Anche in tempi di ‘vacche grasse’, ossia quando pochissimi anni addietro il Novello sembrava per la nostra enologia un insperato Klondike, mi domandavo se non fosse tipicamente italiota rincorrere goffamente un fenomeno consolidato e sempre ben promozionato nel mondo intero qual è il Beaujolais noveau. Abbiamo anche noi imitato il rituale del déblocage, ma la realtà è che il nostro Novello rispetto al prodotto francese è costituito da oltre 60 i vitigni autoctoni espressi in una ottantina e passa etichette. Allora, per cominciare si dovrebbe coniugare tutto al plurale, infatti non esiste il Novello ma appunto una massiccia varietà di Novelli, capaci, dicono, “di soddisfare anche i wine lover più esigenti”. Sarà anche vero ma il feeling se non spento del tutto è in ogni caso in preagonia
La ragione principale di questo disamore, sta nel fatto che questo giovane vino da tempo non è più patrimonio pressoché esclusivo della ristorazione ma della GDO e manca di una comunicazione univoca. Come sempre dalle nostre parti, ognuno fa da sé, quindi è ben difficile annunciare al mondo, come con forza fanno da sempre i cugini d’Oltralpe con lo slogan Beaujolais Noveau est arrivèe. Come si fa ad informare il consumatore che è arrivato il vino Novello? Quale se l’offerta è così vasta? Il Novello di Cabernet dell’azienda XY è più Novello della Barbera del produttore ZW? Insomma qual è il Novello? Una bella confusione per noi italiani, pensate per esempio al consumatore inglese o a quello russo. Oggi acquista una bottiglia di Marzemino, domani una di Montepulciano, perbacco è diverso completamente, insomma qual è il Novello italiano? Ne esportiamo, certo che per ora ne esportiamo ma…

Spiegava tempo fa il direttore generale di Veronafiere, nuova sede della vetrina di questi vini, che ”I francesi, vendono in Giappone 11 milioni di bottiglie di Beaujolais ad un prezzo di 15-20 euro la bottiglia. Domanda: non in Giappone, ma a Lugano o a Malta, quale novello italico si esporta? Quello di uve Merlot o della Barbera, del Primitivo, di Nero d’Avola, oppure di Marzemino, Sangiovese, Montepulciano o forse di Cabernet e Teroldego. Sarà, come dicono, un’ampio ventaglio “in grado di soddisfare…eccetera” ma a scapito di un’immagine che identifichi il Vino Novello (italiano). Immagine che appunto non c’è.
Dettaglio: non tutti forse sanno che gli italici Novelli si producono in base agli ordinativi dei grandi retailer; quindi con nessun “rischio d’impresa” da parte di chi li produce. Tante bottiglie si prenotano tante se ne producono. Facile no?
