Vino "anticolesterolo" senza effetti secondari
La drammatica attualità delle statine è un'occasione per riconoscere alla bevanda di Bacco una "farmacovigilanza" di almeno quattromila anni
Chi, tra i partecipanti del 72° Eas Congress (congresso della Società europea per lo studio dell'aterosclerosi svoltosi nel maggio di quest'anno a Glasgow) avesse esaminato con attenzione i titoli delle comunicazioni scientifiche, avrebbe potuto notare, in mezzo ai numerosi nomi di farmaci per abbassare lipidi e colesterolo nel sangue, anche il nome di una molecola presente nel vino, il resveratrolo.
Studio sofisticato In effetti, per la prima volta, un sofisticato studio di biologia molecolare condotto in collaborazione tra l'Università di Milano (Dipartimento di anatomia e Istituto di patologia generale) e l'Ospedale San Raffaele, dimostrava l'attività di questa sostanza nella prevenzione dell'aterosclerosi, attraverso la modificazione del segnale proveniente dall'esterno di cellule endoteliali umane (quelle che si trovano all'interno dei vasi sanguigni) e diretto a far funzionare alcuni geni e a inibirne altri. Tenendo conto che le dosi di resveratrolo utilizzate erano molto basse, equivalenti a quanto contenuto in due bicchieri di vino rosso, non è difficile vedere in questi dati la conferma di una possibile prevenzione della malattia cardiovascolare attraverso il moderato consumo giornaliero di vino.
Riduzione colesterolo Va sottolineato tuttavia che tale meccanismo di azione non riguarda, in questo caso, una riduzione del colesterolo, pure coinvolto nella formazione della placca aterosclerotica (una sorta di "tappo" che aderendo e infiltrando l'endotelio finisce per ostruire la circolazione sanguigna). A tale scopo, invece, viene sempre più utilizzata una classe di farmaci, le statine, di cui tanto si parla in questi giorni. Questi sono in grado di diminuire il colesterolo LDL, il quale a sua volta è il bersaglio delle "cellule spazzine" del sangue, i macrofagi. Rigonfi di lipidi fagocitati, queste cellule aderiscono anch'esse all'endotelio e contribuiscono in misura determinante alla formazione della placca. Da questo punto di vista, le statine sono molto utili: a minore quantità di particelle LDL corrisponde una minore quantità di macrofagi adesi alla lesione aterosclerotica. A questo punto ci si potrebbe domandare se esistono dei modi alternativi (o complementari) per contrastare questa patologia. Per esempio: che ruolo ha l'alimentazione? E il vino?
La dieta mediterranea Per quanto riguarda l'alimentazione, il consiglio è, come noto, di limitare notevolmente il consumo dei grassi saturi (carni grasse, formaggi, burro ecc.) e di privilegiare invece il consumo di frutta, verdura e carboidrati (pasta, pane integrale) e pesce; in altre parole, seguire quella che è stata definita "dieta mediterranea" che, come è noto, prevede anche il consumo di olio di oliva e di vino. Proprio questi due alimenti hanno dimostrato, sia sperimentalmente sia sull'uomo, una notevole azione protettiva, ma attraverso un meccanismo diverso. Il colesterolo LDL è particolarmente dannoso quando è ossidato. Esso infatti non solo può danneggiare le strutture cellulari ma è anche "inghiottito" più avidamente dai macrofagi, andando quindi ad aggravare sempre più la lesione aterosclerotica.
Olio e vino rosso Ebbene, due sostanze contenute nell'olio di oliva (solo in quello extravergine), il tirosolo e l'idrossitirosolo, si sono dimostrate capaci di inibire l'ossidazione delle LDL. Per quanto riguarda il vino, è stato confermato recentemente nell'uomo quanto già osservato sperimentalmente e cioè che i polifenoli contenuti nel vino rosso riducono significativamente l'ossidazione delle LDL. La validità di una dieta mediterranea, completa dei due suoi tipici elementi, olio e vino rosso, resta quindi di attualità anche nella prevenzione del danno aterosclerotico.
Le virtù del bianco Resterebbe ancora da chiarire il ruolo del vino bianco, su cui ben poca ricerca è stata fatta. Tuttavia, da uno studio condotto dal Dipartimento di anatomia dell'Università di Milano e dal Dipartimento di neuroscienze dell'Università di Pisa, risulta che i vini bianchi in esame, Riesling dalla Germania e Tocai e Verduzzo dal Friuli, contenevano una forte quantità di tirosolo e possedevano un'azione modulatrice nei confronti di alcune citochine, molecole "messaggere" tra una cellula e l'altra, coinvolte nei fenomeni infiammatori e aterosclerotici. In attesa di poter approfondire queste ricerche, i primi dati indicano che anche il vino bianco riveste un ruolo non trascurabile nel contesto di una dieta equilibrata.
Effetti secondari In conclusione, è giusto riconoscere che la ricerca medica ha messo a punto farmaci importanti per la cura delle malattie legate a un eccesso di colesterolo LDL e che tali farmaci, sotto stretta sorveglianza del medico, si possono continuare a utilizzare con buoni risultati; è altrettanto utile ricordare che il vino non è un farmaco, non serve nella cura delle malattie, semmai nella loro prevenzione, e contiene una quantità di alcol di cui si deve tener conto, in considerazione della sua tossicità; ma è anche giusto sottolineare che, mentre dobbiamo sempre essere vigili sugli effetti secondari di farmaci la cui immissione sul mercato risale a pochi anni fa, dobbiamo riconoscere al vino una "farmacovigilanza" di almeno quattromila anni, e non è poco.
Alberto Bertelli
(Dipartimento di anatomia umana Università di Milano Presidente sottocommissione "Nutrition et santé" - Oiv)
