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Un vino da servire ghiacciato...

Vino11 Dic 2007

Trento DOC: il Brut 1995 Zeni sfida il Perle' 2002 Ferrari

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

 

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato l'11 Dicembre 2007

Il Trento DOC Brut 1995 di Roberto Zeni
sfida
Il Talento Trento DOC Perle' 2002 di Ferrari

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

L’ultima volta che ho parlato di bollicine fuori c’erano 40°C e mi stavo sciogliendo dal caldo. Oggi il termometro segna -1°C e c’è un’umidità che spacca le ossa. In queste situazioni quasi limite due calici di grandi spumanti (non dovrei chiamarli “solo” così ma…) hanno fatto il miracolo di riportare almeno la mia temperatura interna ad un livello accettabile. Ma non è il freddo il motivo di questo articolo. Per giorni sono stato incerto a cosa dedicare il pezzo natalizio e stamani ho avuto la folgorazione non sulla via di Damasco, ma su quella di Repubblica, il quotidiano. Al suo interno ho trovato una pagina intera di pubblicità del Trento DOC. Non conosco il prontuario prezzi del grande quotidiano ma dubito abbiano tariffe basse. La paginona pubblicitaria mi ha titillato così due idee di diversa natura: la prima riguarda ovviamente il Trento DOC a cui, in forma completamente gratuita, dedico quest’articolo. La seconda mi porta su una strada molto più scivolosa ed infida, quella della valenza e del valore di una qualsiasi pubblicità nel nostro settore.
La prima cosa che ho pensato appena vista la pagina è stata “Che possibilità abbiamo noi, poveri giornaletti internet di confrontarci con simili colossi?” e inoltre “Che valore ha una pubblicità fatta su un giornale, piccolo o grande, di settore rispetto ad una su un quotidiano nazionale? (tralascio la televisione per amor di patria) e soprattutto “Chi può permettersi una qualsiasi forma  di pubblicità come, dove e quando recupera il suo investimento?” A nessuna delle tre domande so dare una risposta. Per questo rimango con un mal di pancia storico provocato da un dubbio neanche tanto amletico. Se fosse vero che la pubblicità, specie sui giornali di settore rende ben poco al produttore che la fa, per quale motivo viene fatta? Forse per “invogliare” la testata a valutare meglio i suoi vini? Anche a questa quarta domanda non so o non voglio rispondere e passo quindi ad argomenti molto più leggeri, anzi spumeggianti, come i Trento DOC che, oltre ad essere ben promozionati dalla Regione, hanno anche un valore qualitativo non indifferente.
Me ne sono accorto assaggiandoli praticamente tutti e non trovandone praticamente uno al di sotto della sufficienza. Quello però che mi ha colpito in questi vini, che nascono per la maggior parte da uve Chardonnay (ed in piccola percentuale da Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Grigio) è la diversità. Quasi ogni produttore è riuscito a trovare la sua caratterizzazione, che può piacere o no, ma che esiste ed è ben presente. Anche le grosse cantine sociali, ovviamente per i prodotti non proprio “base-base”, marcano una precisa traccia enologica. Forse dal punto di vista del grande mercato questo può essere un difetto, ma, visto che il numero totale di bottiglie prodotte in  zona non supera  i sette milioni, del grande mercato (specie internazionale) ce ne possiamo tranquillamente fregare. Interessante è anche notare che quasi tutte le aziende cercano uno stile che le differenzi dalla cantina storica locale, quel Ferrari che ha fatto da capofila al movimento spumantistico locale (e non solo). C’è chi punta molto sull’ossidazione tipo maison de champagne, che gioca molto sulla potenza, chi su note aromatiche particolari etc. Come detto prima, tutto questo può andare bene, ma il rischio è che si prenda come punto di riferimento la cantina e non la vigna. Se, come penso, nei prossimi anni la produzione di Trento DOC aumenterà, il vigneto Trentino dovrà rispondere con produzioni di alta qualità per evitare un contraccolpo non indifferente. Per questo mi sembra giusto e doveroso richiamare i produttori ad una viticoltura poco o per niente “irrigata” e molto, ma molto curata. Già adesso sono ad un buon livello, ma non vorrei, come successo da tante altre parti, che la “brama” produttiva faccia abbassare il livello qualitativo.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Il “buono” di oggi, per quanto ha fatto per le bollicine e per lo sviluppo del vino trentino andrebbe fatto anche santo. Essendo molto difficile conferire però la santificazione ad una intera famiglia, soprassiedo e mi limito a parlare, da misero peccatore, della quasi-santa famiglia Lunelli, che si scrive così ma si legge Ferrari. Chi di voi è passato sull’autostrada del Brennero avrà sicuramente buttato l’occhio verso quella cantina che è sicuramente una tra le maison spumantistiche più famose d’Italia. Nata nel 1902 per mano di Giulio Ferrari, nel 1952 passò a Bruno Lunelli e successivamente, nel 1969, ai figli. Se il periodo pionieristico, coincidente con la gestione di Giulio Ferrari, produsse qualità ma non certo numeri ragguardevoli, il passaggio alla famiglia Lunelli ha portato (gradatamente) anche questo secondo risultato. Oggi sono quasi 5 milioni le bottiglie di spumante che escono dalle loro cantine. Ma prima di uscire i vini devono entrare le uve: quelle dei Ferrari provengono tutte da vigneti trentini solo in parte di proprietà, visto che i loro 120 ettari non potrebbero assolutamente soddisfare il fabbisogno. L’uva più usata è lo Chardonnay, anche se in cantina arrivano anche piccole partite di Pinot Nero, che confluiscono nei due Rosé della casa. Gli spumanti bianchi sono però figli esclusivamente di quest’uva, che raggiunge elevatissime vette di qualità a Maso Panizza (dove nasce il Giulio Ferrari) ma anche ottimi o buoni livelli nelle molte altre parcelle che confluiscono in cantina.
A proposito di cantina: anche se tutti parlano, a ragione, della grande maestria di Mauro Lunelli, durante una recente visita ho avuto il piacere di conoscere Ruben Larentis, il giovane tecnico che gestisce de facto tutte le varie fasi di spumantizzazione. Ho apprezzato molto il suo equilibrio e la sua competenza. Il risultato della visita si può riassumere in una parola: semplicità. In casa Ferrari, a partire dalle fermentazioni per passare alla presa di spuma ed alla maturazione dei vini, si cerca di fare le cose nella maniera più semplice (ma non semplicistica) possibile. La cantina è funzionale, ben organizzata ma non scenografica o hollywoodiana. Non manca niente ma la tecnologia non è ostentata. L’unica cosa su cui si spinge è forse la storia dell’azienda, ma come dargli torto… Grande importanza si dà alla degustazione dei vini ed ai conseguenti assemblaggi. Questi determinano poi i prodotti che dovranno andare in commercio. A parte il Giulio Ferrari ed il nostro Perle’ altri 5 spumanti escono da casa Ferrari. In primo luogo il Ferrari Brut, che fa la parte de leone dal punto di vista quantitativo con più di tre milioni di bottiglie prodotte. C’è poi il Maximum Brut, proposto anche nella versione demi-sec ed i due Rosé. I milioni di bottiglie sono quasi 5, ma non contenti i Lunelli hanno allargato i loro orizzonti sia in Toscana che in Umbria. La tenuta Podernovo a Terricciola e Castelbuono a Montefalco rappresentano l’ingresso della famiglia Lunelli nel mondo dei rossi.
Definire “cattivo” il Presidente degli enologi trentini non è certo un bel cominciare, specie se siamo di fronte ad una persona affabile e gentile. Ma il nostro gioco ha bisogno anche di questo. Dal punto di vista storico Zeni è stata fondata addirittura prima della Ferrari, nel 1882, dal primo Roberto Zeni della dinastia. Ma se i Ferrari si sono specializzati sin da subito nelle bollicine, la famiglia Zeni vi è giunta col tempo, privilegiando i vini rossi, bianchi e dolci. A partire dalle acquisizioni dell’avo (soprattutto nella piana Rotaliana) sino alla più recenti di Maso Nero, gli Zeni hanno sempre avuto il pallino della vigna e della cura del vigneto. La difesa di alcune uve autoctone come  la Nosiola e la riscoperta di altre (Rossara in primis) vanno a braccetto con la produzione di Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon e Müller Thurgau. Tra i rossi il ruspante vitigno principe della Piana Rotaliana, il Teroldego, si declina accanto al vitigno internazionale che da sempre significa eleganza, il Pinot Nero. Chiude il cerchio il Moscato Rosa ed una interessante produzione di Pinot Bianco e, più recentemente, di Teroldego passito. In questo mondo di vini fermi il nostro Brut trova compagnia solo nell’Arlecchino, una Nosiola metodo charmat. Ma non si può tacere della loro storica attività di distillazione, rivolta sia alle proprie vinacce che a quelle di fortunati amici. Come potete capire siamo di fronte ad un’azienda poliedrica, modernamente attrezzata ma anche molto legata alla terra. Nonostante tutti i vini citati la produzione non arriva a 200.000 bottiglie all’anno.
Dal punto di vista dei riconoscimenti il Perle’ Brut 2002 ha ottenuto i Tre Bicchieri dal Gambero Rosso/Slow Food, Quattro Grappoli dall’AIS, 17/20 dall’Espresso e Due Stelle da Veronelli. Il Trento DOC Brut 1995 di Zeni invece si è fermato molto più in basso conquistando Due Bicchieri Rossi dal Gambero Rosso/Slow Food ed Una Stella da Veronelli: non viene citato dalla Guida AIS e dall’Espresso. Adesso andiamo a vedere come si comportano in assaggio.

IL BUONO
 
IL CATTIVO

Talento Trento DOC Brut Perle' 2002
Ferrari
via Ponte di Ravina 15, 38040 Trento
tel. 0461.972311 - fax 0461.913008
E-mail: info@ferrarispumante.it
Bottiglie prodotte: 480.000
Prezzo medio in enoteca: circa 26-28 €

Questa scheda inizia dove di solito finiscono le altre, alle bottiglie prodotte. Questo perché il nostro “buono” viene prodotto in quasi mezzo milione di esemplari! Non solo non si tratta di una produzione di nicchia, ma la stragrande maggioranza delle aziende spumantistiche italiane non arrivano, sommando tutti i vini prodotti, a questa ragguardevole cifra. Intendiamoci: non è che, visto che se ne fanno tante bottiglie, passerò sopra ad una qualità inferiore. Al contrario, dato che il vino è veramente buono mi sembrava giusto sottolineare questo particolare non trascurabile. Nasce esclusivamente da uve Chardonnay vinificate a temperature controllate. Queste provengono solo da  appezzamenti di proprietà dell’azienda. Al termine della fermentazione alcolica iniziano gli assaggi che continuano sino a quando non si decide la cuvée adatta. Fatto questo il vino va in bottiglia dove avviene la presa di spuma e l’affinamento per almeno 48  mesi. Dopo la sboccatura, con una piccola aggiunta di liqueur, il vino riposa qualche altro mese e poi entra in commercio. Nel mio bicchiere controllo il suo bel colore paglierino ma soprattutto la trama delle bollicine, veramente fine e persistente. Il naso non è certo esplosivo: si lascia avvicinare poco a poco e ti colpisce soprattutto per la finezza con cui ti sottopone, di volta in volta, aromi floreali e di frutta bianca, il tutto armonizzato da note leggermente tostate e metalliche. Complessità è forse la parola che lo rappresenta. In bocca la spuma sembra seta pur avendo bella consistenza e notevole lunghezza. Non gioca le sue carte sulla potenza, ma sulla finezza e l’eleganza. Proprio un bel bere e, devo confessarvi, ribere!

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L

A

 

S

F

I

D

A

°°°°°

Trento DOC Brut 1995
Roberto Zeni
via Stretta 2, fraz. Grumo, 38010 San Michele all’Adige (TN)
tel. 0461.650456 - fax 0461.6507480
E-mail: robezen@tin.it
Bottiglie prodotte: 5.000
Prezzo medio in enoteca. circa 21 €

Non ci siamo sbagliati con l’annata! Il vino è proprio del 1995 e quindi ha la bellezza di 12 anni. Il perché vada solo adesso in commercio è un mistero, ma forse Roberto ha deciso di aspettare il momento in cui, a dispetto degli anni, fosse veramente pronto. Nasce dal 90% di uve Chardonnay ed un 10% di Pinot Nero, raccolte in due appezzamenti diversi Le prime sono coltivate a pergola trentina, le seconde a guyot. La vendemmia è avvenuta nei primi giorni di settembre e, raccolte in cassette, le uve sono arrivate in cantina. Qui hanno fermentato a temperature tra i 18 ed i 20 °C e successivamente hanno svolto anche la fermentazione malolattica. A circa 8 mesi dalla vendemmia il vino è andato in bottiglia e lì è rimasto sino al 2004, quando è stato sboccato e completato con la liqueur d’expedition. Adesso, dopo ben 12 anni il vino è davanti a me. Il colore è paglierino dorato ed il perlage è intenso, anche se non finissimo. Il naso è veramente notevole con un “ingorgo” di profumi veramente unico: pesca matura, miele, crosta di pane e canditi sono i primi che mi tornano in mente, ma potrei continuare. In bocca… sono rimasto a bocca aperta: difficilmente ho trovato tanta potenza ed eleganza fuse assieme, tanta pienezza e lunghezza, ma anche equilibrio e freschezza fusi assieme. Mi devo ancora riprendere dal mix di sensazioni che difficilmente ho trovato in un vino spumante. Ora ho capito perché ha aspettato 12 anni, perché tutta questa potenza aveva bisogno di tempo per essere domata! Un vino spumante che potrà dare grandi soddisfazioni anche tra 10 anni.

COMMENTO FINALE: Dicevo all’inizio che ogni azienda di spumanti trentini sembra aver trovato una sua precisa caratterizzazione. In questi due casi la cosa è lampante: il Perle’ Ferrari gioca sulla finezza, su una spuma morbida ed elegante, affiancata da una complessa freschezza e da una gamma aromatica giocata su grandi sentori floreali. Il Brut 1995 è invece un’esplosione di aromi fruttati e di potenza ben imbrigliata. Un vino forse eccessivo ma giovanissimo dopo ben 12 anni e completamente godibile. Il primo può essere abbinato a tutto ma io lo vedrei con qualcosa di particolare e non necessariamente pescato: sto pensando a dei megaravioli maremmani di ricotta e spinaci conditi con burro fuso o su del coniglio in tegame con patate. Il Brut 1995 di Zeni provatelo su pesci di lago, come la carpa regina in porchetta o delle semplici  tagliatelle con salsa di luccio.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: “Eppure sei proprio tu quello che ami i vini eleganti”. Questa frase continuava a girarmi in testa mentre stavo pensando a queste ultime righe. In effetti io preferisco i vini eleganti ma in questo caso devo fare un’eccezione. Ammetto di essermi innamorato ed anche se il Perle’ è un grande vino, prodotto in grandi numeri e che io berrei dalla mattina alla sera… all’amore…“Amor, ch'a nullo amato amar perdona / mi prese del costui piacer sì forte / che, come vedi, ancor non m'abbandona”. In effetti devo scomodare il sommo poeta per farvi capire quale forza, nonostante la bontà del Perle’ 2002, mi spinga a premiare il vino di Roberto Zeni. La stessa forza con cui vi faccio tantissimi auguri di Buon Natale!

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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