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Un vino da servire ghiacciato...

Alimentazione20 Ott 2011

A tavola con le trappole dell'Unione Europea

Forse non maliziosamente, di certo cervelloticamente quando non interessatamente alcune risoluzioni della Comunità europea sono sconcertanti

Mi daterò, ma la parola “trappola”, da inguaribile romantico quale sono mi fa pensare a Frank Sinatra, più precisamente ad un suo hit di grande successo: “The tender trap”. La trappola, in questo caso, è ovviamente, la donna. Non sono affatto tenere però le trappole che l’Unione Europea riserva ai consumatori di cibi e bevande. L’elenco delle stravaganti imposizioni che i signori che albergano (termine più che consono) a Bruxelles e Strasburgo è sconcertante. Scegliendo fior da fiore eccone una breve lista.
 
Frutta e verdure fresche fanno bene alla salute, devono essere presenti a pranzo e cena su tutte le tavole. Così raccomandano non solo i nutrizionisti, ma da secoli ce lo hanno insegnato nonne e bisnonne. E allora ecco che l’Europa abolisce gli standard di qualità minimi per frutta e verdura. Infatti, è entrata in vigore l’abolizione dei modelli minimi di commercializzazione per frutta e verdura col rischio di vendere prodotti di terza e quarta scelta, praticamente di scarto, a prezzi elevati. Lo prevede il Regolamento (CE) n.1221/2008.
Il vino rosato comunitario si ottiene anche mischiando bianco e rosso e stava per essere posto in commercio ovunque se, soprattutto noi italiani, non avessimo innalzato fieri scudi a stoppare questa ignominia.
 
Consoliamoci con una bella assiette di formaggi senza latte. Con una sentenza del gennaio 2009 può essere incorporato fino al 10% di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, è quanto previsto dal regolamento (CE) n. 760/2008 del 31 luglio 2008. Andiamo avanti: chi non ricorda la pandemia della aviaria? Pochi però rammentano che gli avicoli italiani risultarono, purtroppo  a posteriori, quelli assolutamente immuni. Eppure il mediatico panico del pollo con virus aveva preso anche noi con il risultato di mettere in seria crisi il settore. Gli operatori di casa nostra sono stati bravi e corretti e magari si aspettavano un riconoscimento. Illusi, quale riconoscimento? Beccatevi una bella multa. La Commissione Europea, infatti, avviò una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, con una propria decisione con la quale si chiese di eliminare l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne avicola e derivati previsto dalla legislazione nazionale.
Come recita la saggezza degli anziani che ne hanno viste di tutti i colori, è proprio vero che sovente “il mondo gira all’incontrario”.

Ma suvvia, non prendiamocela e brindiamo. Se il rosato frutto di prestidigitazioni non ci soddisfa, niente paura, è in arrivo il vino senza uva. Per effetto della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo del 29 aprile 2008 (Reg. 479/08) è stata autorizzata produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes. Ubriaconi, smettete subito di ingollare fojette e quartini a go go. L’alcol fa male. Se proprio il vostro è un vizio insanabile, Bruxelles vi tende una mano. E’ permesso chiamare vino anche quello in cui attraverso determinate pratiche enologiche viene eliminata parte dell’alcol naturalmente contenuto. Provvedimento insito nella riforma europea del mercato del settore vitivinicolo prevista dal regolamento sulle pratiche enologiche. Nel frattempo sappiate che da tempo sono in libera vendita wine kit atti ad imitare i vini più prestigiosi; possono essere acquistati nei negozi, o attraverso internet per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come Chianti, Barolo, Valpolicella ecc.
 
Commenti da fare a questa carrellata di scempiaggini ce ne sarebbero a iosa. Preso da disgusto, evito, continuando tuttavia a pormi un rovello.
Gli altri 26 Paesi membri della comunità si irriteranno anche loro per le non poche stoltezze che vengono sfornate dal Palazzo belga e alsaziano riguardo il cibo e le bevande che si mettono in tavola e nei bicchieri; tuttavia con un moto d’italico egoismo mi chiedo quanto contiamo noi e che peso abbiamo in quelle sedi?
Gli onorevoli uomini e le donne che gli italiani spediscono Oltralpe – 72 membri in totale di cui 10 assegnati alla XIII Commissione agricoltura e 8 alla X Commissione per il mercato interno e la protezione del consumatore (vedi box)  -  a difendere per 144.084, 36 euro mensili + diaria e fringe benefit vari i nostri alimenti, e stoppare l’invasione di prodotti non esattamente appropriati, quali competenze hanno nel settore, che know-how possiedono in questo contesto così delicato? Alle votazioni di qualsivoglia provvedimento, risoluzione o raccomandazione che dir si voglia, vengono eterodiretti per eseguire ordini delle varie segreterie politiche e dei santuari lobbysti? Si rendono contro (è successo, è successo) ! che approvare direttive sulla convessità delle banane piuttosto che sulla misura standard di carote e cetrioli sono emerite idiozie?
 
Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO): 39 membri
Membri italiani titolari:
Lara COMI (PPE, IT)
Tiziano MOTTI ( PPE, IT)
Gianni PITTELLA (S&D, IT)
Matteo SALVINI (EFD, IT)
Anna Maria CORAZZA BILDT (PPE, SE)
 
Membri italiani sostituti:
Lia SARTORI (PPE, IT)
Pier Antonio PANZERI (S&D, IT)
Oreste ROSSI (EFD, IT)
 
Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI):
Membri italiani titolari:
Herbert DORFMANN (PPE, IT)
Giovanni LA VIA (PPE, IT)
Paolo DE CASTRO (S&D, IT)
Lorenzo FONTANA (EFD, IT)
Giancarlo SCOTTÀ (EFD, IT)
 
Membri italiani sostituti:
Carlo FIDANZA (PPE, IT)
Clemente MASTELLA (PPE, IT)
Sergio SILVESTRIS (PPE, IT)
Salvatore CARONNA (S&D, IT)
Vincenzo IOVINE (ALDE, IT)

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