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Un vino da servire ghiacciato...

Vino04 Set 2001

Tappo di sughero

IL TAPPO DI SUGHERO
COME SI OTTIENE, PERCHE' PUO' DARE PROBLEMI E QUANTO COSTA

decorticatura manuale
della quercia da sughero

Il sughero é un materiale di origine naturale, derivante dalla corteccia di una particolare quercia (Quercus Suber L.) che trova il suo habitat ideale nel bacino del Mediterraneo, ed in particolare in alcune zone dell'Italia (Sardegna), nel sud della Francia e della Spagna, nel nord della Tunisia, del Marocco e dell'Algeria, e nel centro-sud del Portogallo, che pur non essendo una nazione mediterranea possiede condizioni ambientali favorevoli. Ma non tutte le quercie da sughero sono adatte per produrre un buon tappo da vino, infatti attualmente viene utilizzato prevalentemente quello proveniente da Portogallo, Spagna e Italia. In questi 3 Paesi sono state censite circa 160 milioni di "sughere" coltivate in 2.280.000 ettari (dati Ottobre '98), dalle quali si ricavano 382.000 tonnellate di sughero all'anno. Il principale produttore é il Portogallo (55%), seguono la Spagna (35%) e l'Italia (10%). Tutto questo sughero alimenta principalmemente l'industria dei tappi da vino, il cui numero é stimato in 23-24 miliardi di pezzi all'anno, dei quali circa 13 miliardi sono turaccioli monopezzo, mentre la parte restante sono "tappi tecnici", cioé formati da una parte di sughero granulato agglomerato mediante collanti poliuretanici speciali e da una o più rondelle di sughero sottile. Fin qui l'arididà dei numeri, che però permettono di comprendere l'enorme diffusione del tappo di sughero, il cui utilizzo é sensibilmente aumentato negli ultimi vent'anni sia per l'incremento dei vini imbottigliati nei Paesi produttori tradizionali, che per l'espansione di nuove realtà vitivinicole negli Stati Uniti, in Sud America, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda.

Tutta questa domanda potrebbe far pensare che il sughero scarseggi, ma secondo i sugherifici non é vero, infatti la produzione é attualmente sufficiente a garantire un corretto approvvigionamento di materia prima. Per il futuro invece é già in atto un progetto di rimboschimento finanziato dall'Unione Europea che prevede l'impianto di sughere per 80.000 ettari nella Penisola Iberica e di 8.000 ettari in Sardegna, per un totale di 25.000.000 di nuove piante.

Ma quanto tempo occorre ad una quercia da sughero per entrare in produzione? Quasi 40 anni!!! Infatti solo dopo 25-30 anni, appena la pianta ha raggiunto il diametro minimo, viene staccata la corteccia per la prima volta: questo sughero é detto "maschio" e non é adatto per la produzione di tappi. Bisognerà attendere altri 9-10 anni affinché la pianta riformi uno strato sufficientemente spesso di sughero detto "femmina" idoneo allo scopo: dovrà comunque essere scartata la parte di corteccia situata alla base del tronco detta "piede", e i raccolti successivi si succederanno ad intervalli di 8-10 anni.

Molti pensano che a questo punto il più sia fatto, in realtà la parte più delicata inizia solamente ora: ecco schematizzato il lungo tragitto che trasforma una plancia di sughero grezzo in un tappo secondo i dettami del "Codice Internazionale delle Procedure per la Produzione dei Tappi di Sughero" elaborato dalla C.E.Liège (Confédération Européenne du Liège).

plance di sughero lavate e
appiattite dopo la prima bollitura

 


 

fustellatura del sughero
per ricavare il turacciolo monopezzo

 

  • sosta all'aperto delle plance per minimo 6 mesi per la stagionatura: l'ideale é almeno un anno.
  • prima selezione per eliminare le plance macroscopicamente attaccate da microorganismi (macchia gialla)
  • prima bollitura in acqua pulita attorno ai 100°C per almeno un'ora per eliminare le sostanze idrosolubili, aumentare lo spessore e migliorare la morbidezza ed elasticità.
  • stabilizzazione postbollitura da 2 a 4 settimane che consente al sughero di essere appiattito e asciugato.
  • seconda selezione che permette di eliminare eventuali alterazioni (sughero verdonato) e classificazione delle plance in classi secondo spessore e qualità.
  • seconda bollitura in acqua pulita attorno ai 100°C per almeno mezz'ora per aumentare lo spessore e raggiungere la consistenza ideale per il successivo taglio.
  • fustellatura per ottenere il tappo grezzo.
  • primo lavaggio dei tappi in acqua pulita per eliminare le polveri.
  • secondo lavaggio in acqua ossigenata o acido peracetico o acido sulfamico o con metabisolfito per pulire e disinfettare i tappi. Alcuni di questi trattamenti da soli sono insufficienti e vanno associati; il più efficace é quello con acqua ossigenata che potrebbe lasciare residui di perossidi tollerati nell'ordine di 0,2 milligrammi/tappo. I perossidi presenti nei tappi possono provocare microossidazioni ai vini, ma con apposite procedure possono essere neutralizzati completamente.
  • eventuale immersione in un bagno colorante per uniformare il colore dei tappi: sconsigliabile ma permesso.
  • nei tappi ad elevata porosità eventuale colmatura dei pori con una miscela di polvere di sughero e colla per migliorarne l'aspetto e ottenere una migliore tenuta della tappatura.
  • eventuale applicazione di un rivestimento colorato superficiale con prodotti a base di caucciù per migliorare l'aspetto e la tenuta del tappo.
  • selezione definitiva in classi omogenee
  • rivestimento con particolari siliconi elastomeri che lubrificano il tappo e facilitano la sua introduzione nel collo della bottiglia e la successiva estrazione.
  • stoccaggio dei tappi in locali con umidità compresa tra il 50 e il 65%
  • confezionamento in sacche sterili.
Questo rigido capitolato é stato messo a punto da un gruppo di studio formato da esperti Internazionali nell'ambito del "Progetto Quercus" finanziato dall'Unione Europea, che ha studiato dal 1993 al 1996 tutti gli aspetti della produzione e della lavorazione del sughero: il disciplinare é stato presentato il 22 Novembre 1996 a Parigi. Queste operazioni basilari possono ulteriormente essere perfezionate dai singoli sugherifici con procedure specifiche, per esempio qualcuno pellicola il tappo con un microfilm plastico che isola il sughero dal contatto con il vino, qualcun'altro sottopone i tappi già confezionati ai raggi gamma per sterilizzarli ulteriormente...............
Scorrendo la sequenza di queste operazioni ci si rende conto che dietro ad un buon tappo da vino si cela moltissimo lavoro, infinite attenzioni, tecnologie sofisticatissime, e una buona dose di sostanze chimiche estranee al sughero. Ognuna delle fasi precedentemente esposte, se non eseguita correttamente, può dare origine ad alterazioni della materia prima e a successive cessioni al vino. Vengono considerate fisiologiche cessioni nell'ordine del 3 per mille per i tappi monopezzo e dell'1 per mille per quelli tecnici, ma in generale sono accettate percentuali di rischio medie dell'1,5 per cento.

Mediamente il costo di un buon "tappo tecnico" parte dalle 100 lire al pezzo per arrivare alle oltre 400, mentre un "tappo monopezzo" di qualità non può costare meno di 300 lire per superare in alcuni casi le 800-1000 per turaccioli particolarmente selezionati e lunghi.

A questo punto chi aveva del sughero solamente una visione poetica e bucolica probabilmente ora lo considererà sotto un'altra luce, magari con rinnovato rispetto!!

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1 Commento

  • enzo

    02 febbraio 2012

    ore 08.05

    sono enzo romano, rappresentante della colombin sugheri da piu' di venti anni, lavoro in abruzzo e molise, ottima disquisizione tecnica, leggere sfumature non condivise da me, l'unica cosa certa e' che la chiusura con il sughero non potra' mai essere sostituita, il sughero sara' sufficiente fini alla fine dei giorni, quello che mi gratifica e' l'intelligenza dei produttori enologici ha capito dopo sette anni che tutto cio' che e' plastica deve essere abolito, cosa che stanno facendo, per tanti motivi.