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Un vino da servire ghiacciato...

Vino08 Mag 2007

Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato l' 8 Maggio 2007

Il Montecucco Sangiovese DOC Riserva 2004 Lombrone di Colle Massari
sfida
il Morellino di Scansano DOC 2004 Poggio Valente della Fattoria Le Pupille

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Sono incerto su come iniziare questa sfida. Da una parte vorrei subito lanciarmi nel tema "Sangiovese e Maremma, anzi provincia di Grosseto", dall'altra però mi sembra giusto dare spazio alla piccola rivoluzione che potremmo riassumere nella frase: "Essere più guidaioli delle guide". Mi spiego meglio. Per la prima volta da che porto avanti questa rubrica parlerò di un "cattivo" che deve essere ancora dichiarato tale. Infatti il Lombroso 2004 è imbottigliato, ma non è ancora in commercio; ci entrerà a gennaio 2008 e sarà quindi recensito solo nelle nuove guide che usciranno a ottobre. Non resistendo alla voglia di invertire, almeno in parte, i fattori, spero che il risultato sia comunque ligio alla filosofia della rubrica. Il mio pazientissimo direttore spero scuserà questa fuga in avanti che però porta comunque a parlare di due vini fatti in denominazioni confinanti nonché della stessa annata e (se si eccettua un 3% di Alicante nel Poggio Valente ) con lo stesso vitigno.
Ma veniamo al tema lanciato all'inizio. Fino a pochi anni fa quando si parlava di Maremma veniva in mente subito e solo il Morellino di Scansano. Questo è sicuramente il vino storico del territorio ed è stato anche il primo strumento con cui i nuovi produttori arrivati in loco (non li possiamo chiamare parvenue in quanto pieni non solo di soldi, ma anche di esperienza enoica) si sono cimentati. E' un vino che è molto cambiato negli ultimi 10-15 anni, in cui lo sviluppo in numero di ettari della denominazione ha dovuto spesso fare i conti con la ricerca di una tipologia comune. Oggi con la DOCG l'elevata diversificazione dovrebbe placarsi e le diversità divenire solo delle caratteristiche diverse date dai terroir . Spero che questa non sia solo una pia speranza perchè sulle colline intorno a Scansano si trovano ottimi sangiovese che non aspettano altro di essere elevati a sistema. In questo ipotizzato sviluppo una mano dovrebbe per assurdo darlo l'aumento delle temperature medie; infatti con questo scenario i vitigni piantati perchè di moda, Merlot in testa, rischiano di produrre vini cotti e marmellatosi, mentre il Sangiovese, che qui è di casa, riesce ad adattarsi meglio (se coltivato a dovere). Accanto però alla zona del Morellino che molti conoscono c'è anche quella, molto meno conosciuta, del Montecucco. Siamo praticamente alle spalle di quella che viene definita Maremma, in un territorio collinare vastissimo (molto più grande della DOCG Morellino) che arriva sino alle falde del Monte Amiata, sfiora Montalcino e prosegue verso nord per diverse decine di chilometri.
In questo burbero susseguirsi di colline bellissime troviamo poco più di 40 produttori di vino con nemmeno 500 ettati di vigneto. Una pulce nel mare enologico toscano, ma una pulce che sta crescendo velocemente, nonostante questa sia una terra dura, difficile da lavorare, regno (come del resto la Maremma) della mezzadria fino alla fine degli anni Sessanta e poi spesso abbandonata per scappare a lavorare in fabbrica. Chi è rimasto a coltivarla ha mantenuto la multicoltura: quindi cereali, vigna e magari un piccolo gregge di pecore. Contadini di quelli DOC, il cui vino non veniva imbottigliato ma traslocava, andando a dare man forte a denominazioni più blasonate. Oggi i pochi produttori presenti, quasi tutti molto piccoli ma con alcuni innesti "blasonati", stanno cercando di trovare la giusta direzione. Non è detto che ci arrivino subito, ma hanno dalla loro dei territori per niente toccati dai caldi venti marini, con altimetrie che garantiscono notti fresche e probabilmente (vista la montagna alle spalle) qualche precipitazione in più. In teoria quindi un territorio con grosse potenzialità che già oggi ha superato la fase pionieristica, che solo alcuni anni fa presentava vini improbabili, spesso difettati o con scarsissimo appeal. Oggi i Montecucco sono vini puliti e spesso piacevoli, anche se la tipologia Rosso (che può avere anche solo il 60% di Sangiovese) è più un vino internazionale che altro. Ma la parte della denominazione che mi interessa è il Montecucco Sangiovese che ha quasi sempre quella giusta ruvidità che ben si affianca a potenze ben foderate di grassezza. In questa tipologia, in cui il sangiovese può variare dall'85% al 100% credo che stia il futuro di questa denominazione. Futuro che passa per un logico incremento qualitativo che non può e non deve disgiungersi da una marcata riconoscibilità del vitigno di riferimento. In altre parole: Montecucco deve evitare di cadere (in parte, con il Rosso, c'è già caduta) nell'errore di spersonalizzare il Sangiovese come in parte è successo nel Morellino. Visto il ristretto numero di ettari vitati, la caratteristica di questa nicchia dovrebbe essere proprio quella di salvaguardare una tipologia di vino ruvido (all'inizio) ma invitante, che trova sempre estimatori. Il Morellino da parte sua dovrebbe in primo luogo migliorare la qualità dei prodotti di base (in diversi casi piuttosto bassa) e, visto che la furia di piantare si è fermata, fare un bello screening delle vigne attuali per capire cosa dover produrre in futuro. Sono sicuro che con un Consorzio all'altezza e con una rigorosa attuazione della DOCG, il Morellino potrà fare tanta strada.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Le due aziende odierne sfuggono entrambe alle normali classificazioni. Il "buono", la Fattoria Le Pupille, vista l'affabilità dei proprietari e la conduzione quasi famigliare che Elisabetta Geppetti ha saputo darle, potrebbe essere definita come una piccola realtà maremmana. Poi vai a guardare meglio e trovi oltre 70 ettari di vigneto, più di 500.000 bottiglie all'anno, un secondo marchio aziendale dedicato quasi esclusivamente alla DOC Capalbio ed allora ti accorgi di aver fatto male i conti. I conti li ha fatti invece benissimo Elisabetta, che fin dagli inizi degli anni ottanta ha guidato questa che oramai è l'azienda di riferimento per il Morellino. Prima accennavo alla scarsa qualità dei Morellino base. Per fortuna questo problema non ha mai sfiorato il vino della Geppetti che anzi si è fatta conoscere grazie ad un Morellino d'annata sempre profumato, di buona struttura e giusta serbevolezza. Questa matrice le ha permesso poi di crescere sino alle vette del Saffredi (uvaggio tra Cabernet Sauvignon, Merlot ed Alicante) e del nostro Poggio Valente, senza dimenticare i bianchi come Poggio Argentato (Sauvignon e Traminer) e i vini da dessert, dove con il Solalto (Semillon, Traminer e Sauvignon) ha stupito molti. Non ci dobbiamo scordare SoloMaremma, azienda nata da una costola delle Pupille, che produce e commercializza rossi di ottimo livello. Non credo che la bontà dei vini possa spiegarsi solo con una buona conduzione enologica anche se i nomi di Christian le Sommer e Sergio Bucci parlano da soli. Dietro a tutto c'è un progetto tranquillo, nato nel tempo e cresciuto col tempo senza eccessi. Ci sono idee chiare e molti vigneti che hanno età adeguate per produrre vini di livello.
Il "cattivo" potenziale di oggi, riguardo all'età dei vigneti non può dire la stessa cosa. Colle Massari nasce infatti poco meno di dieci anni fa, grazie a Claudio Tipa. Forse ai più questo nome non dirà molto, ma se invece lo trasformo nello "zio di Alinghi" allora le cose cambiano. La sorella di Tipa è infatti la madre di quel Bertarelli che ha vinto la scorsa Coppa America e che tra poco la difenderà a Valencia. Questo solo per farvi capire quale potenziale sta alle spalle di questo progetto, partito in una zona (allora) secondaria della Toscana e che adesso è arrivato ad avere quasi 70 ettari di vigneto posizionati tra i 300 ed i 350 metri s.l.m. dominati da un castello da favola e circondati da "solo" 1.200 ettari di bosco. Lo stesso "potenziale" ha portato nel 2002 a prendere in affitto Grattamacco a Bolgheri, che non è certo l'ultima azienda arrivata. Ma torniamo al Montecucco. Attualmente accanto al Rosso, al Rosso Riserva ed al nostro Lombrone l'azienda produce anche dei bianchi a base Vermentino di cui uno, l'Irisse, mi ha semplicemente stupito in un recente assaggio. Come semplice, ma perfettamente funzionale, è la cantina su quattro livelli , messa in mano ad un enologo come Maurizio Castelli. In futuro l'azienda arriverà a produrre molte bottiglie ma per adesso annualmente ne escono soltanto 160.000, soprattutto di Montecuccco Rosso e Rosso Riserva.
Per quanto riguarda i punteggi delle guide posso solo parlarvi di quelli relativi al Poggio Valente 2004 che ha preso Tre Bicchieri sul Gambero Rosso/Slow Food, Tre Stelle Blu su Veronelli, Quattro Grappoli sulla guida AIS e 16/20 dall'Espresso. Di Colle Massari posso solo dire che fino ad ora l'azienda non ha ricevuto alti punteggi in nessuna guida: potremmo anche metterci a fare un totopunteggi... ma forse è meglio lasciar perdere.

IL BUONO
IL CATTIVO

Morellino di Scansano DOC 2004 Poggio Valente
Fattoria Le Pupille
loc. Piagge del Maiano, 58040 Istia d'Ombrone (GR)
tel. 0564.409517 - fax 0564.409519
E-mail: lepupille@tin.it
Bottiglie prodotte: 42.000
Prezzo medio in enoteca: circa 23 €

Il Poggio Valente, prodotto in oltre 40.000 esemplari, non può certo definirsi un vin de garage e questo gli rende ancora più merito. Nasce da un uvaggio atipico, dove un 97% di Sangiovese sposa un 3% di Alicante. A questo proposito vorrei chiedere ufficialmente ai produttori che utilizzano questo vitigno di far sapere al mondo se il loro è l'Alicante originario della Spagna o invece l'Alicante Bouschet, un incrocio creato nel 1855 da Enrico Bouschet. Tutto questo solo per chiarezza ampelografica. Ma torniamo al nostro vino che matura per 14 mesi in barrique prima di essere messo in commercio. In generale l'annata 2004 non è certamente marcata da vini estremamente potenti: vedremo se il Poggio Valente segue questa strada. Il colore è il classico porpora profondo; passiamo subito al naso, che mostra grande potenza e notevole gamma aromatica. Si possono notare sentori balsamici, di frutta nera, di tabacco e di spezie piuttosto ben amalgamati. Non vi trovo tutta la profondità che mi aspettavo, ma per adesso quella che c'è basta ed avanza. In bocca si dispiega morbido anche se il tannino è presente e concentrato. Molto piacevole ed armonico, forse un briciolo di nerbo in più gli avrebbe giovato in futuro.

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L

A

 

S

F

I

D

A

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Montecucco Sangiovese DOC Riserva Lombrone 2004
Colle Massari
loc. Poggi del Sasso, 58044 Cinigiano (GR)
tel. 0564.990496 - fax 0564.990498
E-mail: info@collemassari.it
Bottiglie prodotte: 3.300
Prezzo medio in enoteca. circa 34 €

Parlando con un collega di questa sfida mi sono sentito dire "Anche te adesso vuoi andare a Valencia a vedere la Coppa America?". Voglio premettere quindi che odio andare in barca a vela (anche in barca, se è per questo) e che per me le regate in televisione sostituiscono meravigliosamente qualsiasi sonnifero. Detto questo buttiamoci sul Lombroso, Sangiovese in purezza che ho assaggiato circa un mese fa e di cui oggi ho stappato la seconda bottiglia. Il vino nasce da una selezione certosina, dimostrata anche dal numero di bottiglie prodotte. Il colore è un rubino intenso ma non estremamente profondo. Il naso mi attrae oggi come un mese fa; accanto ad eleganti note tostate spuntano erbe officinali, ciliegia, timo. Sinceramente il vino gioca molto sui terziari e ricorda, neanche tanto da lontano, il cugino Brunello. In bocca è pastoso ed armonico, ma con un tannino giustamente ruvido ed una freschezza di base che lo porterà lontano. Questa freschezza contrasta un po' con la terziarizzazione del naso. Torno un attimo sulla grana del tannino; raramente ne ho trovata di così intrigante e suadente, ma nello stesso tempo arcigna e austera. Proprio un bel melange che non potrà che migliorare tra qualche mese, quando andrà in commercio.

COMMENTO FINALE: Nonostante le giornate siano da vini bianchi, questi due rossi mi hanno dato belle soddisfazioni. Il Poggio Valente 2004 è elegante e pacioso ma con una notevole persistenza e profondità. Si adatta perfettamente al piatto maremmano per antonomasia, quel cinghiale in umido che oramai viene proposto anche per ferragosto. Come abbinamento particolare consiglierei una tortilla di patate e cipolle. Proprio quella spagnola, alta 4 dita e con le patate cotte in olio precedentemente aromatizzato con aglio. Il Lombroso è una bella immagine di Sangiovese abbastanza all'antica con una ruvidezza ed un naso dove la frutta cede il posto ai terziari. Brunelleggia molto pur essendo ancora troppo giovane per farlo. Non trovo abbinamento migliore che un arrosto girato d'uccellini ma anche un ottimo formaggio come il Ragusano stagionato sarebbe perfetto, con la sua dolcezza che mitigherebbe l'austerità tannica del vino.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Cosa posso dire? Le mie preferenze andrebbero da una parte... ma visto il particolarissimo tipo di sfida non posso che decretare un salomonico pareggio. Il Poggio Valente 2004 è un vino del presente che potrà avere un buon futuro, il Lombroso 2004 è un vino del futuro in bocca e del presente al naso: solo il tempo (e qualche prossima guida in uscita...) saprà dirci di più. Adesso possiamo valutare solo il prezzo dei due vini che depone nettamente a favore del Poggio Valente. Infatti 34 € per un Montecucco (anche se Riserva) mi sembrano veramente tanti.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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