| Oggi è davvero difficile trovare un vino cattivo, ma parallelamente è diventato complicato scoprirne uno realmente "tipico". Infatti gran parte della viticoltura odierna è basata su trattamenti anticrittogamici, diserbanti e concimazioni chimiche che, pur permesse dalla legge, modificano la "vita biologica" dei vigneti azzerando quegli ecosistemi unici ed inimitabili dai quali la vera tipicità si origina. Se a questo si affianca un'enologia tecnologicamente avanzata ma che standardizza il vino il quadro è completo: parlare di tipicità e naturalità diventa sempre più un funambolico esercizio dialettico. Eppure coltivare un’uva naturale, cioè con maggior rispetto per l'ambiente, è soltanto il primo passo, perché il vino è un prodotto di trasformazione che necessita di sensibilità ecologica anche in cantina. Lieviti autoctoni, nessuna presenza di additivi in vinificazione e tecnologia non invadente sono il credo di una nutrita pattuglia di produttori “duri e puri” che in tutto il mondo stanno dimostrando con i fatti che il binomio naturalità e qualità è possibile. | |
| Pubblicato: 02 Novembre 2010 | A cura di Fabrizio Penna |
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Libera Terra Puglia è il nome dell’attività vitivinicola che fa capo ad una cooperativa sociale che opera utilizzando i beni confiscati alla criminalità organizzata pugliese. I soci della cooperativa sono stati individuati per mezzo di un bando pubblico pubblicato dal 18 giugno sino al 7 settembre 2007, alla selezione hanno risposto ottanta persone circa, ma soltanto otto sono stati selezionati per partecipare al periodo di formazione e stage finalizzato all’acquisizione di conoscenze e competenze da spendere all’interno della nuova cooperativa. Attualmente gestisce 50 ettari di terreno, 30 dei quali investiti a vigneto e 20 a seminativo, ubicati nella provincia di Brindisi nei comuni di Mesagne, Torchiarolo e San Pietro in Vernotico. Tutti i poderi sono coltivati in biologico ed in particolare i vigneti, recuperati dopo anni di abbandono, sono allevati con il tradizionale alberello prediligendo il Negroamaro. Nascono due vini rossi (Filari de Sant’Antoni e Hiso Telaray Rosso) e due rosati (Alberelli de la Santa e Hiso Telaray Rosato). |
SALENTO ROSATO IGT ALBERELLI DE LA SANTA 2009 Nasce da uve Negroamaro 100% con coltivazione biologica proveniente dai vigneti aziendali coltivati ad alberello. Dopo la vendemmia nella prima decade di Settembre, i grappoli sono stati diraspapigiati e lasciati a macerare con le bucce a basse temperature per circa 36 ore. Poi il mosto ha completato la fermentazione alcolica in acciaio e una piccola parte in legno con lieviti spontanei, in seguito il vino è maturato per 5 mesi in acciaio, infine è seguito un breve passaggio in legno grande e l’affinamento di 2 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Bottiglie prodotte: circa 11.000 Commenti di degustazione: Il colore è rosato carico mentre al naso presenta una bella intensità olfattiva unita ed una notevole ampiezza che offre una piacevole macedonia di piccli frutti di bosco domiati dal lampone e dalla fragolina a cui si uniscono note di melograno e di amarena. Anche la componente floreale è ben espressa e ricorda l'ibisco e il ciclamino. In bocca presenta una bella sapidità, unita ad una notevole morbidezza e struttura, che aiutano il vino a mantenere un'ottima lunghezza retrogustativa caratterizzata da un tipico fondo amarognolo. Abbinamenti consigliati: Cucina marinara basata su pesci azzurri o comunque molto saporiti, brodetti e zuppe di mare, primi piatti a base di pomodoro e peperoncino, stoccafisso al sugo... Prezzo medio al pubblico: circa 10,50 € Temperatura di servizio: 10-12°C Durata prevista : 2-3 anni |
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Elisabetta Fezzi


