DOC è una magica sigletta entrata ormai a far parte del lessico comune degli italiani non solo per parlar di vino. | ![]() |
| Pubblicato: 2 Marzo 2010 | In collaborazione con Naturalmente Italiano |
Rosso Conero Doc | |
Presentazione | Riferimento geografico della zona di produzione è il Monte Conero, un promontorio staccato dalla dorsale appenninica, che si erge dalla costa bassa a sud-est di Ancona per immergersi precipitosamente in Adriatico. La leggenda racconta che si tratta dell'ultimo resto dell'antica Adria, una sorta di Atlantide che si estendeva sino alla Dalmazia e che è poi sprofondata nell'Adriatico. Le origini di questo vino risalgono a molti secoli fa: vi è traccia di un monastero di Benedettini dove, con le uve raccolte alle falde del Conero, si produceva uno splendido rosso. Forse furono loro a dare il nome attuale al vino, derivandolo dall'appellativo che i greci davano al corbezzolo o "ceraso marino", che cresce sui fianchi del Conero. Ma al Rosso Conero viene anche riferito un giudizio elogiativo di Plinio il Vecchio che, nella sua "Naturalis Historia", laddove parla dei vini del versante Adriatico, ricorda che tra essi particolare fama godevano quelli "anconetani". Ma, a raccontare dei vini del Conero, è anche Giacomo Leopardi, il celeberrimo poeta dell'Infinito, marchigiano (nato e vissuto a Recanati), nei suoi pensieri, rimasti poco conosciuti, sul vino e l'ubriachezza. Dalla prevalenza del vitigno Montepulciano derivano le caratteristiche del prodotto: un colore rubino carico, un intenso profumo vinoso, pieno, fruttato e l'inconfondibile sapore ricco di corpo, asciutto, determinato e insieme vellutato e armonico. |
Tipologia | Il Rosso Conero è un vino da pasto. |
Zona di produzione | La Doc Rosso Conero viene prodotta nei comuni di Ancona, Camerano, Offagna, Sirolo, Numana, e parte del territorio dei comuni di Osimo e Castelfidardo, in provincia di Ancona. |
Descrizione | Il Rosso Conero è prodotto con uve del vitigno Montepulciano. Possono concorrere alla produzione di questo vino anche le uve provenienti dal vitigno Sangiovese, purché in misura non superiore al 15% del totale. |
Come si produce | Il metodo di produzione del Rosso Conero Doc prevede che l'uva venga pigiata e solfitata e poi destinata alle fasi di fermentazione e macerazione. In particolare, il mosto ottenuto dalla pigiatura viene messo a fermentare con la vinaccia. La temperatura che raggiunge la massa provoca la 'fermentazione tumultuosa', così definita in quanto il vino sembra bollire, e consente il passaggio delle sostanze polifenoliche dalle bucce al vino, che dopo breve tempo si colora. La svinatura, poi, permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino, che viene anche sottoposto ai travasi necessari a separare la frazione limpida dalla feccia e a eliminare altre eventuali sostanze solide. La fase finale del processo produttivo prevede l'affinamento e l'invecchiamento, la stabilizzazione e l'imbottigliamento. |
Caratteristiche | Questo vino ha un colore rosso rubino intenso con sfumature violacee appena pronto, volge al granato con tendenza all'arancio con la maturazione; l'odore è intenso, persistente, vinoso se giovane, mentre attenua tali caratteri lasciando emergere nella maturità odori fruttati tendenti al floreale; il gusto è secco, sapido, asciutto, tannico ma acquista morbidezza con la maturazione, divenendo vellutato nella piena maturità; armonico e persistente, con delicata tendenza amara, propone al gusto sentori di frutti e fiori rossi appassiti; la gradazione alcolica minima è di 11,5 gradi. |
Riferimenti normativi | Il riconoscimento della Doc Rosso Conero è avvenuto con DPR del 21.07.67 modificato dai DPR del 12.01.77 e del 20.10.90. Quest'ultimo ha sostituito per intero il disciplinare di produzione. |
Come si consuma | Il Rosso Conero, se giovane, si abbina piacevolmente a cibi succulenti, grassi, aromatici, anche a tendenza dolce. Più maturo, si accosta bene ai primi piatti di pasta ripiena (tortellini, agnolotti, ravioli ecc.) e ai primi conditi con salse rosse, anche di carne; è consuetudine abbinarlo allo stoccafisso all'anconetana. Il tipo più strutturato si abbina felicemente anche con arrosti di carni rosse, cacciagione, brasati. Appena pronto, si offre intorno ai 16 °C in un calice bordolese mentre, se lungamente maturato, si serve a 20°C in un calice ballon. Si consuma anche parecchio invecchiato (sei-otto anni). |
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