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Un vino da servire ghiacciato...

Vino19 Apr 2011

Recuperare la benedizione del cibo e il digiuno moderato!

Molte persone hanno dimenticato il valore spirituale dell?alimentazione: è giunto il momento di imparare nuovamente.

Perchè non recuperare la benedizione del cibo e il digiuno moderato?

Perchè non recuperare la benedizione del cibo e il digiuno moderato?
Molte persone hanno dimenticato il valore spirituale dell’alimentazione: è giunto il momento di imparare nuovamente.

Fino a non molti anni fa in tutte le famiglie cristiane era abitudine benedire la mensa e ringraziare per ciò che si consumava. Era un’abitudine saggia, che è utile recuperare. Molti pensano che le benedizioni siano riservate ai sacerdoti, ma dimenticano che la famiglia è una “chiesa domestica” e che i coniugi sono rivestiti, in virtù dei sacramenti del battesimo e del matrimonio, di una funzione sacerdotale. Se in famiglia i genitori sono latitanti la funzione sacerdotale può essere esercitata dai figli. La benedizione della mensa è quindi un atto sacro di elevato valore spirituale che può, anzi dovrebbe, essere esercitato in ogni famiglia.

Una benedizione corretta è sempre basata su un momento “discendente” e su uno “ascendente”. In quello discendente si chiede a Dio di benedire il cibo, chi lo ha preparato e chi si appresta a consumarlo. Si chiede di “spiritualizzare” ciò che ci si accinge ad assumere, creando in questo modo un rapporto diretto tra divinità e materialità. Nella fase ascendente si restituisce la benedizione a Dio attraverso il ringraziamento e, per i più evoluti, la lode. Ecco una benedizione rapida, semplice ed efficace: “Signore grazie per averci donato il cibo che stiamo per ricevere, benedicilo e benedici chi lo ha preparato”.

Una benedizione come questa, oltre a far bene al nostro spirito, può modificare e rivitalizzare profondamente la materia.

Anche chi non è credente o è agnostico è bene effettuare una riflessione sul fatto che il cibo non è per nulla un bene scontato, che ci viene donato, e che alla sua preparazione concorrono molte persone con il loro lavoro. Il ringraziamento a questo punto dovrebbe sgorgare spontaneo, ed il ringraziamento è già una prima forma di benedizione (dire bene)...

 

Anche i più scettici rimarrebbero impressionati dagli studi effettuati dal ricercatore giapponese Masaru Emotu, che ha dimostrato scientificamente, alla fine degli anni ’80, che l’acqua benedetta e successivamente congelata produce bellissimi cristalli dalle forme assai diverse da quelli ottenuti dalla stessa acqua non benedetta. La tecnica consiste nel posizionare una goccia d’acqua in una piccola coppetta di vetro, nel congelarla a -20°C e nell’esaminarla e fotografarla attraverso un microscopio mantenuto in un ambiente a temperatura costante di -5°C. Masaru Emotu ha dimostrato che l’acqua memorizza, come un nastro magnetico, non solo i suoni, ma anche i pensieri, le emozioni e le intenzioni, che vengono successivamente rese palesi attraverso il linguaggio figurativo dei cristalli.

Un famoso esperimento attuato da Masaru Emotu ha prima cristallizzato l’acqua del bacino di Fujiwara, un lago inquinato giapponese, fotografando il cristallo che non mostrava alcuna organizzazione coerente. Poi ha preso la stessa acqua del bacino di Fujiwara dopo che le era stata dedicata una preghiera di benedizione e si è formato un cristallo stupendo, ben ramificato e luminoso. Un risultato analogo si ottiene con la preghiera cristiana, in particolare con il rito della benedizione dell’acqua. Se pensiamo che la maggior parte dei cibi è costituita da acqua dovremmo ben comprendere come possa cambiare la loro struttura intima attraverso la benedizione. Inoltre anche il nostro corpo è costituito prevalentemente da acqua, quindi mangiando con fede e coscienza del cibo precedentemente benedetto veniamo “anche noi benedetti”, cioè riceviamo dentro di noi i benefici effetti derivanti dalla benedizione. È utile quindi benedire qualsiasi cosa, compresi i nostri cari, i nostri amici ed anche… i nostri nemici.


Masaru Emoto

Un’altra sana abitudine, quasi ormai scomparsa, è quella di digiunare saltuariamente. Naturalmente anche se molte persone dovrebbero ridurre il consumo di cibo, non è assolutamente necessario ricorrere a soluzioni estreme come le diete proibitive o il digiuno totale, da sperimentare eventualmente sotto stretto controllo medico.
Infatti con il digiuno totale prolungato il rischio è quello di “cannibalizzare i propri muscoli” e di deprimere eccessivamente il proprio metabolismo pagandone poi a lungo le conseguenze.
Il digiuno parziale o attenuato presenta invece risvolti positivi quando viene applicato con razionalità. Per esempio dopo un pasto eccessivamente abbondante è sicuramente utile seguire un breve periodo di disintossicazione attuando una dieta ipocalorica ricca di liquidi e verdure. L’importante è associare a questi alimenti anche una piccola quantità di carboidrati e di proteine, queste ultime ricavate da pesci o carni magre, più un’esigua quantità di grassi crudi. Altrimenti è sufficiente alzarsi regolarmente da tavola quando si ha ancora un po’ di fame e tener presente che un po’ di moto non guasta mai.


Enzo Bianchi, Priore della Comunità Monastica di Bose

Infine esiste il digiuno spirituale. Molte religioni chiedono di osservare, durante particolari periodi dell’anno, un blando digiuno, soprattutto con lo scopo di purificare la mente ed il corpo dall’eccessiva dipendenza dal cibo. Ne sono la prova il digiuno durante la Quaresima dei cristiani e quello durante il Ramadan dei musulmani. Nel caso dei cristiani il digiuno può essere effettuato semplicemente modificando le proprie abitudini alimentari, ed escludendo volontariamente alimenti dai quali si è troppo dipendenti (caffè, alcolici, cioccolato, ecc.), oppure può essere effettuato sostituendo il pasto abituale con semplice pane e acqua, oppure saltando il pasto. Qualche sacerdote suggerisce anche un salutare digiuno dalla televisione, dai videogiochi e… dal parlar per niente. Qualsiasi sia la modalità si tratta di un ottimo esercizio psicologico e spirituale, che consente di controllare le pulsioni istintuali più basse e di ripristinare una corretta scala di valori. Così come non si può dare il giusto valore a ciò che possediamo abitualmente, è altrettanto vero che non si può gustare davvero un cibo al quale ogni tanto non sappiamo rinunciare!

Comunque il digiuno non va inteso come una penitenza meritoria e tanto meno va praticato in modo ostentato, ma al contrario nel segreto: solamente così si viene indotti e porsi le domande essenziali, tra le quali perchè mangio, come mangio, cosa mangio? So di essere ciò che mangio? Il rapporto con il cibo è l'ambito primario nel quale ciascuno di noi è chiamato alla lotta essenziale, passando dalla logica del consumo a quella della comunione.
“Il digiuno cristiano vuole quindi essere un cammino di liberazione - sostiene Enzo Bianchi, Priore della Comunità Monastica di Bose - passando dall'alienazione degli idoli e dei poteri seducenti alla libertà. Per fare questo occorre saper dire dei no, sapersi privare di qualcosa e vivere tutto questo non solo a livello intellettuale ma anche con il corpo. Io sono il corpo, io sono ciò che mangio, e nella padronanza della mia oralità vivo la padronanza del bisogno purificando il mio desiderio. Se siamo più liberi e meno dominati dal cibo diventiamo più disposti ad ascoltare la parola di Dio”.

Ma il digiuno cristiano ha anche un’altra valenza che riguarda i rapporti tra i fratelli, perchè digiunando il cristiano è spontaneamente portato a dare agli altri, cioè a condividere ciò di cui si è privato aprendo maggiormente la porta del cuore e scoprendo che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
Giova però ricordare che Gesù disse: «Ascoltate e intendete: non quello che entra nella bocca contamina l'uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l'uomo!» (Matteo 15:11)

Tutte lezioni da imparare e sulle quali ogni tanto meditare…

Fabrizio Penna

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