Prima o poi doveva succedere, mi stupisco solo che sia accaduto così tardi. Il vino naturale non esiste, anzi non deve esistere, pena una denuncia per pubblicità ingannevole e frode in commercio come quella che si è vista affibbiare Alessandro Bulzoni, contitolare dell'Enoteca Bulzoni di Roma, posizionata nell'elegante quartiere Parioli e da tempo uno dei punti di riferimento del bere "naturale" della capitale, oltre che buon amico e storico partner nella promozione degli eventi Enotime.
In sintesi i fatti. A fine Giugno si sono presentati in enoteca degli ispettori dell’Ufficio Repressione Frodi del Ministero Politiche Agricole, ma anzichè effettuare un normale un controllo di routine sono andati a colpo sicuro verso le scaffalature dove albergavano molte bottiglie di vini naturali, selezionate tra decine di produttori italiani e stranieri. Gli ispettori hanno ammesso si essere intervenuti in seguito ad una segnalazione ed hanno contestato il fatto che tali bottiglie venissero promosse attraverso un cartello con la scritta ingannevole "vini naturali". E a supporto del verbale hanno prelevato anche alcuni campioni dei produttori presenti.
E dire che ad Alessandro Bulzoni sarebbe bastato accettare l'efficace consiglio di un certo Manilo, che sul Blog Intravino così ha commentato la notizia: "Bastava scrivere Vino de na volta, comunque se ce li hanno mandati vuol dire che lo temono (il vino naturale ndr), io ne sarei orgoglioso...".
Le occasioni per far rispettare la legge anche in passato non sono di certo mancate, visto che l'Italia è piena di eventi ed occasioni che inneggiano al vino naturale, ma è evidente che la mossa è stata pensata a tavolino da una "mente finissima", che in realtà voleva far giungere proprio oggi ai produttori "naturali" un chiaro messaggio trasversale di tipo intimidatorio. Un messaggio che probabilemente ha un antefatto, cioè la scelta di Vinitaly di dedicare un apposito spazio chiamato ViVit che ha sdoganato definitivamente i sognatori del naturale di fronte al mondo enoico che conta, ma che va anche letto nella futura visione della prima vendemmia del vino bio, che verrà prodotto dal 2012 in seguito all'entrata in vigore della nuova e sofferta legislazione sul vino biologico (dai puristi ritenuta legge porcata), che a partire da quest'autunno vedrà partecipare al biobusinnes vinoso anche molti pezzi grossi dell'enologia nazionale.
E i produttori di vini naturali cosa dicono? Per il momento, al di la di qualche lapidaria dichiarazione, nulla di avvincente e di efficace, ma è evidente che le loro goliardiche esternazioni nei confronti dei "produttori chimici", o verso quelli "bio di facciata", d'ora in poi non saranno più tollerate con una semplice alzata di spalle o con un sarcastico sorriso.
I produttori duri e puri (come loro stessi si definiscono spesso) sono avvisati: il loro successo non piace, anzi disturba, anzi ha fatto incavolare di brutto qualche pesce grosso che a fatica riesce a vendere le sue bottiglie in Italia, mentre i peones naturali spopolano e rosicchiano preziose posizioni di mercato.
Un vecchio proverbio sostiene "tanti nemici, tanto onore", ma al di là delle facili battute è evidente che fin quando i produttori "naturali" non riusciranno davvero a far squadra, abbandonando i personalismi ed alcune posizioni folkloristiche in favore di un sano pragmatismo, difficilmente potranno controbattere in modo efficace al fuoco incrociato con cui saranno bersagliati in futuro.
Cari produttori del "vino naturale", forse non ve ne rendete ancora conto ma chi ha escogitato quest'azione in realtà vi sta facendo un grande favore, perchè vi sta obbligando a ragionare da imprenditori, ad uscire dall'angolo dell'approssimazione autoreferenziale ed anarchica, dal dilettantismo. Se le leggi non vi stanno bene è arrivato il momento di fare massa critica, in Italia e in Europa, di cercare efficaci alleanze politiche e di muovervi democraticamente per far riconoscere le vostre istanze. Prima però chiaritevi (e chiarite anche a noi) che cos'è davvero un vino naturale, e poi magari dategli un nome diverso.
Chi mi conosce sa che sono persona equilibrata, quindi non penso affatto che solo i "cosidetti vini naturali", come li ha battezzati con una pilatesca definizione il giornalista Davide Paolini, posseggano la patente dei buoni, belli e giusti. Anzi, avolte è persino vero il contrario. Ma in questo caso mi sento di lanciare una provocazione: se pubblicizzare un vino come naturale è diventato reato, mi dichiaro anch'io colpevole e sono pronto ad essere arrestato! E tu?



Francesca
03 luglio 2012
ore 12.02
Sono d'accordo con l'autore dell'articolo: prima di tutto bisognerebbe chiarirsi su cosa significa "vino naturale", poichè detto così non significa nulla di chiaro, ed è vero che può essere ingannevole proprio perchè non è preciso.
Fabrizio
04 luglio 2012
ore 20.13
Segnalo un bell'articolo di Maurizio Gily su MilleVigne http://millevigne.it/_blog/MILLEVIGNEBLOG/post/LA_VIA_DEI_CANTI_DEL_VINO_NATURALE/
Carlo Tabarrini
05 luglio 2012
ore 13.00
Mettiamo gli ingredienti obbligatori !! non c'è bisogno d'altro.
Mario Crosta
09 luglio 2012
ore 15.07
E' il segno evidente che questi vini cominciano a dare fastidio alle industrie vinicole che riforniscono i supermercati di ciofeche ormai invendibili a chi si e' fatto un po' di gusto. Certo che la solerzia di questi fannulloni che non hanno altro da fare he dar fastidio alle persone per bene, di questi scaldfasedia che abusano del loro potere per riportare
DomenicoBI
10 luglio 2012
ore 11.43
Sig. Penna sono assolutamente in accordo con Lei, in Italia fin da troppo tempo forse da tempo i produttori agricoli a tutti i livelli sono andati e vanno avanti da soli e non si capisce mai veramente bene cosa sia buono in senso salutistico soprattuttto e cosa no. Fare squadra è la soluzione per farsi valere, far capire le proprie ragioni, far cultura e trasmetterla al consumatore che poi fará la scelta e soprattuttto per dare un segnale importante: in questa Italia l'unico vero settore trainante è stato, è e sarà sempre l'agricoltura e tutto ciò che vi ruota intorno. Fare squadra per fare conoscenza e farsi sentire. Buon lavoro a Lei e al suo team
Lucia
11 luglio 2012
ore 10.21
Spicca l'assenza di commenti da parte dei produttori naturali, eppure la provocazione mi sembra proprio rivolta a loro...
terry
11 luglio 2012
ore 11.04
Caro Fabrizio, lo so io perche' i produttori naturali a vario titolo non si fanno sentire! Questa storia mi ricorda tanto la protesta contro il divieto di zuccheraggio (allora consentito nel resto dell'UE) dell'associazione Vini di Collina nei primi anni '90: qualche centinaio di produttori si riuni' alla Certosa di Pavia per mettere simbolicamente una bustina, dicasi una bustina, di zucchero dentro un tino con 4 dita di mosto, in pratica autodenunciandosi. Ricordo che i produttori ridevano perche' si conoscevano tutti tra loro e individuavano subito i poliziotti in borghese mescolati alla folla. Ce n'erano quasi quanti ad una partita di calcio! Ma il giorno dopo ridevano di meno, perche' parecchi di loro, soprattutto veneti e piemontesi, si trovarono la Repressione in cantina! In Italia ha sempre funzionato cosi', dai tempi di "colpiscine uno per educarne 100"... Magari saro' pessimista, ma temo che non solo i produttori non si faranno sentire, ma neanche qualche altro enotecaro si fara' venire il vezzo di dedicare uno scaffale ai "vini naturali". Altro che fare squadra!
Fabrizio
11 luglio 2012
ore 18.35
Effettivamente la provocazione era proprio rivolta ai produttori "naturali". Da anni stimo la pulizia etica di molti di loro, di qualcuno stimo anche i vini, ma sul piano della comunicazione e della comunione d'intenti sono all'anno zero. Spero non sottovalutino questo segnale, altrimenti molti di loro si troveranno nei guai! Cara Terry, non credo che abbiano timore di parlare, ma semplicemente non sappiano bene cosa dire...