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Un vino da servire ghiacciato...

Alimentazione29 Nov 2011

Pesce fresco: prevalentemente straniero e sempre più snobbato sulle tavole degli italiani

In particolare sofferenza il pescato nazionale mentre le importazioni ammontano al 73% del fabbisogno.

Quando andavo “a dottrina”, termine lombardo per indicare la frequentazione di parrocchie e oratori, vigeva il precetto che al venerdì era vietato ai cattolici il consumo di carne obbligando di mangiare dell’altro: raccomandato il pesce. Non erano i nutrizionisti (se c’erano non erano i guru di oggi) che concionavano di salutismo, Omega 3 e grassi insaturi; per i buoni cristiani era un precetto da seguire senza se e senza ma. All’epoca, per chi non abitava in aree marine o lacustri, l’offerta ittica era molto limitata. Ma quale tonno rosso, branzini, spigole, salmone e gamberoni? Merluzzo, sardine sott’olio, acciughe sotto sale e pesciolini fritti così da assolvere l’obbligatorietà del “magro e digiuno”. Scordavo il tonno sott’olio, il meno costoso, oh si di quello sempre in abbondanza disponibile non in misere scatolette ma prelevato da lattone di 10/20 chili così da poterne comprare quanto se ne voleva.
Ai giorni nostri l’offerta ittica, grazie dalla possibilità di conservare, congelare e surgelare qualsivoglia creatura che nasce e si muove nelle acque proveniente da ogni dove, la disponibilità è sterminata. Eppure, stando ai dati elaborati da Ismea relativi al 2010 (ultimo dato disponibile) sulle tavole degli italiani si è registrata una significativa riduzione del consumo di pesce (- 6%) ribadita dall’ allarme lanciato anche da Impresa Pesca (Coldiretti) che evidenziava il pericolo di lasciare i pescherecci italiani pressoché spiaggiati.  
 
Riguardo poi alla bilancia commerciale risulta che in Italia il fabbisogno di prodotti ittici è soddisfatto in larga parte dai mercati esteri, e il salmone gioca un ruolo così importante che l’Istat ha perfino deciso di inserirlo tra i prodotti del famoso “Paniere” preso ad esempio per calcolare il costo della vita.
La propensione all’import – rapporto percentuale tra le importazioni e i consumi apparenti – si attesta da alcuni anni intorno al 73%. Nel 2010, sono state immesse sul mercato nazionale oltre 941 mila tonnellate di pesce, di cui il 21% rappresentato da prodotto fresco, mentre solamente 136 mila tonnellate sono state le vendite all’estero (il 52% circa composto dal fresco).
 
In valore, i numeri che fotografano gli scambi commerciali dell’Italia rilevano un export di 520 milioni di euro e un import di circa 4 miliardi di euro. Il disavanzo della bilancia commerciale mostra un peggioramento dell’11,9% rispetto al 2009.  In particolare, le importazioni sia di prodotti freschi sia di trasformati (di cui fanno parte i congelati, secchi, salati o in salamoia, affumicati, preparazioni e conserve e anche i filetti di pesce fresco) hanno mostrato un incremento percentuale nel 2010 (nel complesso +2,5% in volume, +10,8% in valore), mentre le esportazioni sono cresciute appena dello 0,8% in volume (+6,7% quello del settore
primario, -5,1% le spedizioni all’estero dei prodotti trasformati) e del 4% in valore.
 
Il calo degli acquisti domestici riguarda trasversalmente sia il pesce fresco (-6%) sia quello surgelato (stessa percentuale) che congelato (-5%). La maggiore riduzione riguarda il pesce azzurro: gli acquisti di sarde e alici, ad esempio, sono diminuiti del 13% nonostante le note proprietà e il prezzo modesto. Non va meglio per il pesce bianco con consumi di merluzzetti e naselli in calo del 12%.
Per inquadrare meglio il settore nazionale ecco qualche dato.
Nel 2009 la  produzione, ammontava a circa 475 mila tonnellate, in crescita di appena il 2,2% su un 2008 particolarmente critico, per un valore complessivo di 1,8 miliardi di euro (+5,3%). Dati comprensivi delle attività di acquacoltura. Riguardo infine ai consumi, il 2009, limitatamente agli acquisti domestici, ha chiuso con aumenti in termini quantitativi del 2,9% per il pesce fresco e del 3,4% per quello trasformato. La dinamica positiva non è però stata confermata nel 2010, che ha già mostrato, come prima accennato, un contrazione degli acquisiti che ha sfiorato il 6%.

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