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| " I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione. |
| Articolo di Carlo Macchi | Pubblicato il 13 Marzo 2007 |
Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2003 Le Casalte |
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| PER ENTRARE IN ARGOMENTO.... In febbraio iniziano le anteprime dei più importanti vini italiani; in particolare, poco oltre la metà del mese si presenta al mondo la triade Chianti Classico-Vino Nobile di Montepulciano- Brunello. Stimolati da questo terno enologico ci è sembrato giusto prendere questa volta in considerazione uno dei "tre numeri", in particolare il Vino Nobile di Montepulciano, che non viene messo sotto i nostri miseri riflettori da diverso tempo. Vino storico che ha avuto alti e bassi mica da poco e che da circa 20 anni ha vissuto in pieno la grande rinascita del vino toscano. Oggi a Montepulciano (che si trova a meno di 25 chilometri in linea d'aria da Montalcino) operano una settantina di produttori e di questi oltre cinquanta imbottigliano con un proprio marchio. Il vitigno principe è il Prugnolo Gentile (alias Sangiovese) anche se il disciplinare di produzione autorizza fino ad un 20% di altri vitigni tra cui spiccano, ovviamente, i soliti Cabernet Sauvignon e Merlot. Mi accorgo di aver preso una deriva "saputella/annoiante" e quindi entro subito nel vivo del discorso. |
LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI La sfida odierna mette di fronte una delle realtà più consolidate del territorio ed una piccola azienda che però produce vino da quasi trent'anni. Il "Buono" è Poliziano, azienda nata nel lontano 1961 e che da allora non ha fatto altro che crescere sia quantitativamente che qualitativamente. La dirige Federico Carletti , scusate: ne è l'anima Federico Carletti. Infatti non esiste altra parola per capire la simbiosi che lega Federico a Poliziano, che non sarebbe pensabile senza di lui. Da quando, giovane laureato in agraria, prese in mano l'azienda agli inizi degli anni 80, la sua mano ha plasmato ogni cambiamento, ogni miglioria. Dai pochi ettari vitati iniziali oggi siamo arrivati ad oltre 120. I vigneti storici, piantati fino al 1980 hanno un densità classica (per allora) di 3.300 piante per ettaro, che passa a quasi 5.000 per gli impianti degli anni ottanta/inizio anni novanta e giunge a oltre 6.000 per le ultime vigne. Il vitigno principe è ovviamente il Sangiovese, affiancato da altri vitigni locali, nonché dal Cabernet Sauvignon e dal Merlot. Ma non pensiate che Federico, agronomo di nascita, abbia portato avanti solo sviluppi in vigna. Basta dare un'occhiata alla nuova cantina di fermentazione, terminata alle soglie del 2000, ed a quella nuovissima di maturazione, inaugurata nel 2005. In entrambi i casi non si trova della modernità fine a se stessa, ma un modo moderno per sviluppare al meglio le esperienze di venti anni di appassionato lavoro. In questo è stato affiancato praticamente sin da subito da un grande dell'enologia italiana, quel Carlo Ferrini che oramai è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. I vini prodotti sono tutti rossi; si parte dal Rosso di Montepulciano per arrivare poi al Nobile ed al nostro Asinone. Non memo importanti sono Le Stanze (uvaggio bordolese) ed i vini prodotti nella loro tenuta maremmana. Recentemente si è aggiunto al gruppo anche un Merlot praticamente in purezza che nasce da vigneti della DOC Cortona. Complessivamente entrano in commercio ogni anno circa 600.000 bottiglie. |
| IL BUONO | | IL CATTIVO |
| Vino Nobile di Montepulciano DOCG Asinone 2003 Sin dalla prima uscita del 1983 (dove il vino portava la dizione di "Vigna Asinone Riserva") ad oggi i cambiamenti sono stati ben pochi. Il vino proviene infatti dalla stessa vigna Asinone, posta a circa 350 metri s.l.m.; nel tempo solo alcuni aggiustamenti "estetici", come il nome ridotto ad "Asinone" e la rinuncia al termine Riserva. In verità bisogna ricordare che nell'annata 1993 si passa dalla botte alle barriques ed ai tonneaux. Ma se le uve provengono sempre dal vigneto Asinone, cambiano leggermente le percentuali di Prugnolo Gentile, che nelle annate non eccezionali è affiancato da un 10% di Merlot e di Colorino. Il nostro 2003, nascendo da una vendemmia molto calda e difficile, ha questa composizione. La vendemmia è sempre manuale ed in cassette. La fermentazione si sviluppa in tini di acciaio tronco-conici con frequenti follature e rimontaggi. Dopo la malolattica il vino passa in barriques per circa 18 mesi e poi in vetro per alcuni mesi prima di entrare in commercio. Ora è nel mio bicchiere, con quel colore porpora profondo che fa pensare tanto al Colorino. Il naso è molto avvolgente, con bella frutta nera e note boisé eleganti; indubbiamente intrigante, ma abbastanza lontano dal timbro dei Sangiovese che conosco. In bocca l'annata 2003 si sviluppa con il calore previsto, ma anche con una rotonda morbidezza che colpisce. I tannini sono levigati anche se cicciuti e la potenza ben si dispone su tutto il palato. In definitiva un vino molto opulento e complesso a cui manca in parte la ruvida rigorosità del Sangiovese. | °°°°° L A
S F I D A °°°°° | Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2003 Dobbiamo subito premettere che il Nobile delle Casalte non è una selezione; non proviene quindi da un solo vigneto. Se avessi voluto fare le cose "regolari", infatti, avrei dovuto prendere in considerazione il loro Quercetonda. Ma come voi sapete adoro le lotte impari, basta che abbiano un chiaro comun denominatore. Per questo avanti con il Nobile 2003 "base", che nasce soprattutto da Sangiovese ma anche da un 15% di Canaiolo e da un 5% di Mammolo. Un vino molto tradizionale che viene vendemmiato a mano e poi fermentato quasi tutto in vasche di acciaio (una piccola parte va in tine tronco-coniche di legno). La fermentazione e la macerazione sono sempre particolarmente lunghe, in piena scuola Gamb elli (anche se Chiara ha "snellito" questa pratica) e poi il vino va a maturare in botti di rovere di media grandezza. Qui permane per almeno 15 mesi, prima di essere imbottigliato, affinato e mandato in commercio. "Commerciando, commerciando", una bottiglia è arrivata fino a me. La stappo e verso il vino nel bicchiere; già dal colore sembra di essere su un'altra tipologia di prodotto. Il rubino si sostituisce al porpora e l'intensità colorante è sicuramente meno intensa. Nel naso, pur essendo davanti ad un vino della calda vendemmia 2003, escono prima le note speziate e floreali e poi quelle di ciliegia matura. Il tutto è intenso e ben dosato. Non siamo di fronte ad un naso che stupisce per potenza, ma a profumi che si fanno, piano piano, strada verso il naso e lo conquistano nel tempo. La bocca è leggermente brusca, ma con tannini di buona fattura. Si sente anche un certo contraltare acidico che porta freschezza al tutto. In definitiva un vino rudemente godurioso, che lascia un bel ricordo di sè. |
COMMENTO FINALE: Indubbiamente due vini molto buoni, ma anche molto diversi tra loro. L'Asinone 2003 gioca su uno spettro di sensazioni ben conosciute e riconoscibili: ampiezza, rotondità, complessità aromatica dovuta molto sull'azzeccata scelta dei legni che lo portano naturalmente verso un pubblico più ampio. Anche come scelta di piatti il vino si permette un range notevole. Si parte infatti da primi sostanziosi, come delle opulente lasagne al forno, per passare attraverso tutte le carni rosse di questo mondo e giungere a formaggi di ottima stagionatura. Il Nobile 2003 delle Casalte è invece un puledro di razza, ma abbastanza ombroso. I suoi tannini mal sopportano le mezze misure anche se il naso ti blandisce e ti invita. Personalmente l'ho trovato perfetto su un agnello al forno.
GIUDIZIO COMPLESSIVO: Dal punto di vista meramente qualitativo dovrei chiudere qui la sfida senza un vincitore; entrambi sono infatti ottimi vini anche se la bilancia penderebbe leggermente vero l'Asinone 2003 in virtù di una suasiva, complessa morbidezza. Ma, viste anche le premesse, devo far scendere in campo il fattore S, cioè quella che io percepisco come rispondenza al Sangiovese locale. Considerando anche questo parametro devo dichiarare vincitore il Nobile 2003 delle Casalte, in quanto luminoso esempio di Sangiovese in un'annata molto difficile. L'Asinone ha molte altre frecce al suo arco, non ultima la longevità, che meno di un mese fa mi ha portato a godere di un equilibratissimo 1988. Comunque complimenti ad entrambi e magari ci rivediamo tra 15 anni per una prova del nove.
Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!
Carlo Macchi


