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Un vino da servire ghiacciato...

Vino13 Mar 2007

Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 13 Marzo 2007

Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2003 Le Casalte
sfida
il Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2003 Asinone di Poliziano

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

In febbraio iniziano le anteprime dei più importanti vini italiani; in particolare, poco oltre la metà del mese si presenta al mondo la triade Chianti Classico-Vino Nobile di Montepulciano- Brunello. Stimolati da questo terno enologico ci è sembrato giusto prendere questa volta in considerazione uno dei "tre numeri", in particolare il Vino Nobile di Montepulciano, che non viene messo sotto i nostri miseri riflettori da diverso tempo. Vino storico che ha avuto alti e bassi mica da poco e che da circa 20 anni ha vissuto in pieno la grande rinascita del vino toscano. Oggi a Montepulciano (che si trova a meno di 25 chilometri in linea d'aria da Montalcino) operano una settantina di produttori e di questi oltre cinquanta imbottigliano con un proprio marchio. Il vitigno principe è il Prugnolo Gentile (alias Sangiovese) anche se il disciplinare di produzione autorizza fino ad un 20% di altri vitigni tra cui spiccano, ovviamente, i soliti Cabernet Sauvignon e Merlot. Mi accorgo di aver preso una deriva "saputella/annoiante" e quindi entro subito nel vivo del discorso.
Durante gli assaggi di febbraio, che hanno coinvolto soprattutto l'annata 2004, penso di aver capito ancora meglio alcune caratteristiche della denominazione. Oramai non credo che a Montepulciano si possa parlare di terroir, ma di "azienda". Infatti i Nobile 2004 (sulla scia anche delle annate precedenti) hanno evidenziato molto la mano del produttore e ben poco le zone di provenienza delle uve. Questo non è assolutamente un male ma c'è il rischio che con pochi produttori presenti sulla piazza le diversità (di stile, di vitigni, di vinificazione, di maturazione, etc) si notino molto a scapito di una chiara tipologia di vino ben riconoscibile sui mercati italiani ed internazionali. Da tempo il Vino Nobile di Montepulciano vuole tirarsi fuori da quella scomoda definizione che lo presenta come una via di mezzo tra Chianti Classico e Brunello e secondo me ci potrebbe anche riuscire. Ma queste diversità tra vari Nobile in commercio non porta certo con chiarezza verso una tipologia di vino, sia che abbia una matrice più internazionale o invece caratteristiche più "ruspantemente" legate al Sangiovese locale. Ma la cosa non finisce qui; tra questi due filoni si inseriscono le "micro scuole" che puntano da una parte a dei Nobile anche troppo rotondi e pacioni (al limite, secondo me, della bocciatura in Commissione d'assaggio della DOCG) e dall'altra a vini scarni ed abbastanza semplici. In questo secondo caso le uve migliori dell'azienda vanno verso le cosidette "Selezioni", in pratica dei super Nobile che in alcuni casi scalzano le Riserve ma in parecchi le affiancano. E proprio le selezioni sono l'altro punto che voglio sottolineare. Se togliamo quelle storiche (con l'Asinone in testa...) molto spesso questi sono vini sicuramente di grande impatto gustativo ma al cui fianco non troviamo né la finezza necessaria né quella impronta di territorialità che li dovrebbe contraddistinguere. Sono vinoni che mostrano un chiaro "Brunello complex" e che possono servire molto all'azienda (per il prezzo a cui vengono venduti) e poco al consumatore per ritrovare le gustose e titillanti caratteristiche del Vino Nobile di Montepulciano.
A questo punto non voglio che pensiate che a Montepulciano, come diceva Bartali, "È tutto sbagliato, è tutto da rifare!". Ben posizionati al centro di queste "tendenze" troviamo un nucleo forte di bravi produttori che, anno dopo anno, presentano dei Nobile molto buoni, veri, aderenti all'idea del Sangiovese e del territorio che dette i natali a Poliziano. La mia disamina (Boia che parolone!) tendeva a mostrare alcune pecche e non a sottolineare il buono che nasce in zona, come per esempio l'ancor buono rapporto qualità/prezzo che molti Nobile si portano appresso. Ma io credo che sia sempre meglio fare la Cassandra, mettendo davanti, soprattutto a chi sul territorio può intervenire, le derive che potrebbero arrecare danno ad una Denominazione piuttosto piccola. La speranza è che le mie parole, se veritiere, non facciano la fine di quelle di Cassandra...

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

La sfida odierna mette di fronte una delle realtà più consolidate del territorio ed una piccola azienda che però produce vino da quasi trent'anni. Il "Buono" è Poliziano, azienda nata nel lontano 1961 e che da allora non ha fatto altro che crescere sia quantitativamente che qualitativamente. La dirige Federico Carletti , scusate: ne è l'anima Federico Carletti. Infatti non esiste altra parola per capire la simbiosi che lega Federico a Poliziano, che non sarebbe pensabile senza di lui. Da quando, giovane laureato in agraria, prese in mano l'azienda agli inizi degli anni ‘80, la sua mano ha plasmato ogni cambiamento, ogni miglioria. Dai pochi ettari vitati iniziali oggi siamo arrivati ad oltre 120. I vigneti storici, piantati fino al 1980 hanno un densità classica (per allora) di 3.300 piante per ettaro, che passa a quasi 5.000 per gli impianti degli anni ottanta/inizio anni novanta e giunge a oltre 6.000 per le ultime vigne. Il vitigno principe è ovviamente il Sangiovese, affiancato da altri vitigni locali, nonché dal Cabernet Sauvignon e dal Merlot. Ma non pensiate che Federico, agronomo di nascita, abbia portato avanti solo sviluppi in vigna. Basta dare un'occhiata alla nuova cantina di fermentazione, terminata alle soglie del 2000, ed a quella nuovissima di maturazione, inaugurata nel 2005. In entrambi i casi non si trova della modernità fine a se stessa, ma un modo moderno per sviluppare al meglio le esperienze di venti anni di appassionato lavoro. In questo è stato affiancato praticamente sin da subito da un grande dell'enologia italiana, quel Carlo Ferrini che oramai è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. I vini prodotti sono tutti rossi; si parte dal Rosso di Montepulciano per arrivare poi al Nobile ed al nostro Asinone. Non memo importanti sono Le Stanze (uvaggio bordolese) ed i vini prodotti nella loro tenuta maremmana. Recentemente si è aggiunto al gruppo anche un Merlot praticamente in purezza che nasce da vigneti della DOC Cortona. Complessivamente entrano in commercio ogni anno circa 600.000 bottiglie.
Il "Cattivo" di oggi, come nomignolo, grida vendetta al cielo. Non esiste infatti faccia più solare e dolce di quella di Chiara Barioffi, che da alcuni anni (sempre affiancata dal padre Guido) ha preso in mano le redini dell'azienda. La faccia è dolce, ma la mano è ferrea e sotto una guida così decisa questa piccola realtà sta facendo passi da gigante. Mi ricordo la prima visita in azienda e la sensazione che della buona uva venisse "non sfruttata al meglio" (eufemismo... ma oggi mi sento buono) da una cantina caotica e mal disposta. Si parla dei primi anni ‘90 e da allora di acqua sotto i ponti (e di vino nelle botti) ne è passata parecchia. Oggi gli ettari vitati sono quasi 15 ad un'altitudine di circa 350 metri ed ovviamente la parte del leone la gioca il Sangiovese, che nei vecchi vigneti è allevato a guyot mentre nei più recenti (con oltre 4.500 piante per ettaro) si è preferito il cordone speronato. Gli unici altri vitigni a bacca rossa presenti in azienda sono il Canaiolo ed il Mammolo. Alle Casalte non si trovano vitigni internazionali. La cantina, vecchio cruccio aziendale, è stata rimodernata ed oggi è finalmente adatta per una vinificazione senza problemi. Vasche di acciaio per la fermentazione, spesso affiancate da tini tronco-conici, svolgono a menadito il loro compito. In affinamento troviamo soprattutto botti grandi, da sempre preferite dal loro "consigliere enologico", quel grande dell'enologia toscana che è Giulio Gamb elli e che alle Casalte porta la sua esperienza tramite il giovane Paolo Salvi. Ovviamente il vino più importante è il Nobile, affiancato da una selezione, denominata Quercetonda, da un Rosso di Montepulciano, da un vino rosso "di base". Chiude la gamma un bianco da uve Chardonnay, Grechetto, Trebbiano e Malvasia che porta le bottiglie prodotte a quasi 30.000 ogni anno.
Sul fronte dei punteggi ottenuti nelle principali guide di settore, l'Asinone 2003 riceve Tre bicchieri dal Gambero Rosso/Slow Food, 5 Grappoli dall'AIS, Tre Stelle Rosse da Veronelli e 18/20 dall'Espresso. Manca la standing ovation poi siamo a posto! Il Nobile 2003 delle Casalte si porta a casa un Bicchiere dal Gambero/Slow, 4 Grappoli dalla guida dei Sommeliers (che ne conferiscono 5 alla selezione Quercetonda 2003), 15,5 dall'Espresso e 2 Stelle da Veronelli . Adesso rullino i tamburi, scendano in campo i bicchieri (con il vino dentro, non quelli stampati sulle guide) e vediamo cosa succederà.

IL BUONO
IL CATTIVO

Vino Nobile di Montepulciano DOCG Asinone 2003
Poliziano
via Fontago 1, fraz. Stazione, 53040 Montepulciano (SI)
tel. 0578.738172 - fax 0578.738752
E-mail: info@carlettipoliziano.com
Bottiglie prodotte: 25.000
Prezzo medio in enoteca: circa 35 €

Sin dalla prima uscita del 1983 (dove il vino portava la dizione di "Vigna Asinone Riserva") ad oggi i cambiamenti sono stati ben pochi. Il vino proviene infatti dalla stessa vigna Asinone, posta a circa 350 metri s.l.m.; nel tempo solo alcuni aggiustamenti "estetici", come il nome ridotto ad "Asinone" e la rinuncia al termine Riserva. In verità bisogna ricordare che nell'annata 1993 si passa dalla botte alle barriques ed ai tonneaux. Ma se le uve provengono sempre dal vigneto Asinone, cambiano leggermente le percentuali di Prugnolo Gentile, che nelle annate non eccezionali è affiancato da un 10% di Merlot e di Colorino. Il nostro 2003, nascendo da una vendemmia molto calda e difficile, ha questa composizione. La vendemmia è sempre manuale ed in cassette. La fermentazione si sviluppa in tini di acciaio tronco-conici con frequenti follature e rimontaggi. Dopo la malolattica il vino passa in barriques per circa 18 mesi e poi in vetro per alcuni mesi prima di entrare in commercio. Ora è nel mio bicchiere, con quel colore porpora profondo che fa pensare tanto al Colorino. Il naso è molto avvolgente, con bella frutta nera e note boisé eleganti; indubbiamente intrigante, ma abbastanza lontano dal timbro dei Sangiovese che conosco. In bocca l'annata 2003 si sviluppa con il calore previsto, ma anche con una rotonda morbidezza che colpisce. I tannini sono levigati anche se cicciuti e la potenza ben si dispone su tutto il palato. In definitiva un vino molto opulento e complesso a cui manca in parte la ruvida rigorosità del Sangiovese.

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L

A

 

S

F

I

D

A

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Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2003
Le Casalte
via del Termine 2, fraz. Sant'Albino, 53045 Montepulciano (SI)
tel. 0578.798246 - fax 0578.799714
E-mail: lecasalte@libero.it
Bottiglie prodotte: 18.000
Prezzo medio in enoteca. circa 14 €

Dobbiamo subito premettere che il Nobile delle Casalte non è una selezione; non proviene quindi da un solo vigneto. Se avessi voluto fare le cose "regolari", infatti, avrei dovuto prendere in considerazione il loro Quercetonda. Ma come voi sapete adoro le lotte impari, basta che abbiano un chiaro comun denominatore. Per questo avanti con il Nobile 2003 "base", che nasce soprattutto da Sangiovese ma anche da un 15% di Canaiolo e da un 5% di Mammolo. Un vino molto tradizionale che viene vendemmiato a mano e poi fermentato quasi tutto in vasche di acciaio (una piccola parte va in tine tronco-coniche di legno). La fermentazione e la macerazione sono sempre particolarmente lunghe, in piena scuola Gamb elli (anche se Chiara ha "snellito" questa pratica) e poi il vino va a maturare in botti di rovere di media grandezza. Qui permane per almeno 15 mesi, prima di essere imbottigliato, affinato e mandato in commercio. "Commerciando, commerciando", una bottiglia è arrivata fino a me. La stappo e verso il vino nel bicchiere; già dal colore sembra di essere su un'altra tipologia di prodotto. Il rubino si sostituisce al porpora e l'intensità colorante è sicuramente meno intensa. Nel naso, pur essendo davanti ad un vino della calda vendemmia 2003, escono prima le note speziate e floreali e poi quelle di ciliegia matura. Il tutto è intenso e ben dosato. Non siamo di fronte ad un naso che stupisce per potenza, ma a profumi che si fanno, piano piano, strada verso il naso e lo conquistano nel tempo. La bocca è leggermente brusca, ma con tannini di buona fattura. Si sente anche un certo contraltare acidico che porta freschezza al tutto. In definitiva un vino rudemente godurioso, che lascia un bel ricordo di sè.

COMMENTO FINALE: Indubbiamente due vini molto buoni, ma anche molto diversi tra loro. L'Asinone 2003 gioca su uno spettro di sensazioni ben conosciute e riconoscibili: ampiezza, rotondità, complessità aromatica dovuta molto sull'azzeccata scelta dei legni che lo portano naturalmente verso un pubblico più ampio. Anche come scelta di piatti il vino si permette un range notevole. Si parte infatti da primi sostanziosi, come delle opulente lasagne al forno, per passare attraverso tutte le carni rosse di questo mondo e giungere a formaggi di ottima stagionatura. Il Nobile 2003 delle Casalte è invece un puledro di razza, ma abbastanza ombroso. I suoi tannini mal sopportano le mezze misure anche se il naso ti blandisce e ti invita. Personalmente l'ho trovato perfetto su un agnello al forno.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Dal punto di vista meramente qualitativo dovrei chiudere qui la sfida senza un vincitore; entrambi sono infatti ottimi vini anche se la bilancia penderebbe leggermente vero l'Asinone 2003 in virtù di una suasiva, complessa morbidezza. Ma, viste anche le premesse, devo far scendere in campo il fattore S, cioè quella che io percepisco come rispondenza al Sangiovese locale. Considerando anche questo parametro devo dichiarare vincitore il Nobile 2003 delle Casalte, in quanto luminoso esempio di Sangiovese in un'annata molto difficile. L'Asinone ha molte altre frecce al suo arco, non ultima la longevità, che meno di un mese fa mi ha portato a godere di un equilibratissimo 1988. Comunque complimenti ad entrambi e magari ci rivediamo tra 15 anni per una prova del nove.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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