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| " I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione. |
| Articolo di Carlo Macchi | Pubblicato il 10 Luglio 2007 |
Il Franciacorta DOCG Monogram Millesimato 1998 di Castel Faglia |
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| PER ENTRARE IN ARGOMENTO.... Chi l’ha detto che per parlare di spumante deve esserci Babbo Natale alle porte? Il vostro scrivino (forma sincretica quanto mai banale di "scrivente sul vino") ha passato la scorsa settimana nelle due zone italiane più importanti per le bollicine (quindi Franciacorta e Trentino) e, nonostante la calura estiva, ha goduto come un riccio nell’assaggiare almeno 300 spumanti. Per questo ho deciso di dedicare il pezzo di luglio, solitamente riservato ai bianchi, a vini sempre dello stesso colore ma con in più delle fini bollicine. 14 milioni! Non preoccupatevi, non sto dando i numeri per le troppe bollicine degustate, ma solo comunicando il numero totale di bottiglie che Franciacorta DOCG e Trento Classico DOC arrivano a produrre. In particolare il Trento DOC sopravanza di poco (circa 400.000 bottiglie) la Franciacorta, ma buona parte della produzione trentina è concentrata nello storico marchio Ferrari. |
LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI Almeno per il buono non si sbaglia, è proprio una grande cantina, anzi, a sentire gli ultimi dati è la più grossa in Italia. Sto parlando di Cavit, lanciata verso gli ottanta milioni di bottiglie prodotte, cantina cooperativa che riesce a lavorare grandi numeri e piccole partite, grazie ad una diversificazione mirata ed intelligente. La sede la possono vedere tutti quelli che arrivano a Trento lungo l’Autostrada del Brennero. Ma quella è solo la punta dell’iceberg, anche se fare una passeggiata nei loro magazzini di stoccaggio serve a capire il termine "una montagna di vino". Le loro linee produttive coprono sia la grande distribuzione che la ristorazione, con una grossa fetta del mercato fatta all’estero. Le linee di punta, quelle che a noi interessano maggiormente, spaziano praticamente su tutti i vitigni che il Trentino può dare ed hanno trovato la loro "casa" in quel meraviglioso Maso Torresella, che fa bella mostra di sè in quel luogo incantato che è Toblino con la Valle dei Laghi. Non lo dico per dire: la visita di questa piccola valle vale da sola un viaggio in Trentino. Proprio la linea Masi Trentini presenta vini di livello più alto, seguita dai Millesimati e da quelli di Bottega Vinai. Gli spumanti hanno un posto a parte. Alla base vi sono quattro vini metodo Charmat, mentre più in alto si pongono tre metodo classico: oltre al nostro "buono", l'Altemasi Graal Brut Riserva, ci sono anche l’Altemasi Millesimato ed il Cantus, che nascono entrambi da sole uve chardonnay. Parlare della loro cantina, anzi delle loro cantine, mi sembra quasi fuori luogo; la tecnologia impera dovunque, anche se il gran numero di entità produttive porta ad un controllo umano molto più accentuato di quanto si possa pensare. |
| IL BUONO | | IL CATTIVO |
| Trento Classico DOC Altemasi Graal Brut Riserva 1997 Può sembrare solo piaggieria parlare (e bene) di un vino prodotto in 9.800 bottiglie da una cantina che ne sforna decine di milioni. In realtà è molto più difficile per un pachiderma che per una lepre mettersi a correre velocemente. Questa corsa veloce, alias Graal 1997, nasce da progetti a monte molto precisi. Intanto i vigneti: posti in alto ed in zone vocate, come la Val di Cembra ed il comune di Roverè della Luna. La Cuvée è composta da un 70% di Chardonnay ed un 30% di Pinot Nero. Le uve sono raccolte in cassette e poi vinificate in serbatoi di acciaio inox per poi rimanere in parte in queste ed in parte in barriques non di primo passaggio. La presa di spuma avviene dopo alcuni mesi e si protrae in bottiglia per almeno 4 anni. Alla sboccatura viene aggiunto solo zucchero di canna e poi il vino rimane ancora in affinamento prima di entrare in commercio. Eccolo nel bicchiere: un bel color paglierino dorato con delle bollicine fini e persistenti. Il perlage è veramente intenso, anche se i miei calici non sono proprio quelli "regolamentari" per gli spumanti. Al naso spunta prima di tutto la crosta di pane, subito seguita da frutti bianchi (pesca ed albicocca) e da sentori di fiori. In bocca stupisce soprattutto per l’austera cremosità, che lo porta ad essere lungo, armonioso e soprattutto ancora molto fresco. La chiusura è asciutta e netta, lasciando il palato pulito e pronto per un secondo (pardon terzo...) sorso. | °°°°° L A
S F I D A °°°°° | Franciacorta DOCG Monogram Millesimato 1997 A sentire Sandro Cavicchioli non c’è niente di più semplice che produrre vini spumanti. Basta avere delle buone uve ed una cantina semplice ma attrezzata. Per il nostro millesimato le cose sono proprio andate così; uve raccolte in cassette (75% Chardonnay, 25% Pinot Bianco), una vinificazione in vasche di acciaio a temperature piuttosto basse (16/17°C) e poi, dopo un periodo in vasca, si passa al tiraggio e poi a lunghi anni sopra i lieviti. Non esiste altro liqueur che lo zucchero e lo stesso vino per questo prodotto che mi sto versando nel bicchiere. Il colore non è proprio brillantissimo: ha infatti alcune tonalità dorate leggermente evolute. Il perlage è fine e consistente. Il naso invece non ha niente di evoluto, anzi: fiori, note minerali, crosta di pane ed una particolare nota che ricorda il pesce fresco appena pescato. Può sembrare negativa, ma vi garantisco che è spettacolosa per finezza. Quindi grande gamma aromatica, ma è in bocca che questo vino mi conquista. Parte equilibrato ed elegante ma non finisce praticamente mai. Ha una freschezza ed un’eleganza che mi fanno venire voglia del secondo sorso quando ho ancora il primo in bocca. Non ci sono tracce di quelle dolcezze franciacortine sopra accennate: il vino è invece quasi austero, anche se rotondamente piacione. Quasi quasi... prima mi fisco la bottiglia e poi scrivo l’articolo! |
COMMENTO FINALE: Buoni, buoni, buoni, BBBUONI!!!! Potrei anche chiudere così, ma un minimo di rigore professionale mi impone di andare avanti. IL Graal 1997 è uno spumante dove tutto è al suo posto: tutto è ben fatto ed ogni componente si trova perfettamente centrata. Non lo utilizzerei per degli antipasti, ma per piatti importanti, come dei Canederli al ragù di cervo o semplicemente per del buon formaggio Puzzone di Moena. Il Monogram 1997 è forse un vino meno perfetto, ma di un carattere incredibile. Personalmente potrei abbinarlo anche con una semplice boccata d’aria (ogni scusa è buona per berlo...), ma lo vedo perfetto per un coniglio alla cacciatora o per una spettacolare cernia al forno.
GIUDIZIO COMPLESSIVO: Cosa vi devo dire: pur riconoscendo la perfetta armonia del Graal 97 e la sua grande bevibilità, non posso che dare la vittoria al Monogram 97 soprattutto a causa del più classico dei colpi di fulmine. Chiamatela affinità elettiva, chiamatela feeling ma, come dice Proietti, “A me mi piace!” e parecchio, aggiungo io. Cerco di mantenere ancora un’ombra di serietà per concedere comunque l’onore delle armi allo sconfitto che ha inciampato in un vino dal carattere assolutamente particolare. In chiusura una preghiera: non aspettate Natale per assaggiarli!
Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!
Carlo Macchi


