Letame
DOC premiato con apposito concorso nel modenese
Ora anche al prezioso concime viene dedicata una ribalta in grado di valorizzarlo
e promuoverne nuovamente l’utilizzo.
“Un successo che gratifica organizzatori, agricoltori e allevatori quello del concorso su “Il miglior letame, cibo della terra” voluto dalla Provincia nell’ambito della sagra del Parmigiano Reggiano e che si è svolto a Lama Mocogno (MO) domenica 1° Ottobre. Il primo premio è andato all’allevatore Sergio Serradimigni di Montefiorino (MO) e tantissima gente ha assistito alla premiazione. Partendo da questa esperienza, il nostro territorio si prepara ad ospitare anche appuntamenti internazionali. L’esperienza apre anche la strada ad altri appuntamenti molto importanti per il nostro territorio. Il Congresso Mondiale voluto dalla Federazione Internazionale dei Movimenti dell’Agricoltura Biologica (Ifoam) è infatti vicino: Modena si prepara ad ospitarlo e a diventare nel 2008 capitale mondiale del biologico”.
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La notizia
soprariportata è uscita qualche giorno fa sulla Gazzetta di Modena
e mi ha fatto dapprima sorridere e poi riflettere. Sulle prime mi sono
detto che ormai ogni occasione era buona per creare concorsi e premiazioni
paesane con immancabile mangiata e bevuta finale, ed ho anche malignato
che in questo caso si trattava del classico concorso di m . . . a! A Lama Mocogno è anche intervenuto il ricercatore e agronomo Pasquale Spallacci, responsabile scientifico e collaboratore per programmi di ricerca regionali, nazionali e internazionali: “Il letame - oggi spodestato dai concimi chimici - comporta per il terreno un aspetto nutritivo migliore arricchendolo con sostanze organiche e migliorandone le caratteristiche fisiche. Rivalutarlo significa ripensare e ricostruire l’azienda agricola come un organismo vivente, dove il letame ha un importante ruolo riproduttivo grazie a strumenti e aree tecniche attrezzate”. |
Produrre un buon letame non è cosa facile e presuppone in primo luogo un allevamento del bestiame a regola d’arte, cioè senza utilizzare antibiotici, ormoni anabilizzanti e simili porcherie che purtroppo abbiamo scoperto dalle cronache essere sovente presenti in molte stalle. il letame non è un rifiuto o semplicemente un escremento bovino, ma una vera e propria risorsa ed patrimonio del mondo agricolo: letame deriva dal latino volgare “laetare”, cioè allietare, da cui laetàmen: preziosa risorsa che allieta i campi fertilizzandoli.
Infatti un buon letame ben decomposto perde completamente ogni carattere dell’escremento fresco, compreso lo sgradevole odore. Un buon letame maturo anzi profuma e non a caso il mio professore di agronomia lo chiamava “burro nero”, definizione che farà sorridere o stortare il delicato nasino a qualche contadino inurbato o ai cittadini incalliti, ma che stapperà consensi a tutti coloro che il letame maturo l’hanno nella loro vita toccato almeno una volta.
Il letame è vita per la terra perchè è ricchissimo di microorganismi batterici indispensabili per perpetuare la fertilità del terreno e rappresenta un benefico apporto di humus, tanto che nei vecchi libri di agraria le dosi consigliate variavano dai 300 ai 700 quintali ad ettaro, anche se le tabelle aggiungevano enfaticamente che più ce n’era e meglio era. Antica saggezza contadina
ormai irrimediabilmente perduta? |
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Fabrizio Penna
Direttore Enotime Magazine


