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Un vino da servire ghiacciato...

Vino28 Nov 2011

L’enologia italiana è sbarcata in Giappone

Fanno bene alle esportazioni eventi come questo ma occorre anche pensare ai consumi interni che sono in discesa libera

Nei giorni scorsi, precisamente il 21 novembre ultimo scorso, a Tokio c’erano quasi tutti i vigneron di casa nostra per un evento che già il titolo spiega quanto Bacco  abbia radici antiche in quello che usualmente (e ottimisticamente) viene ancora chiamato il Belpaese. Infatti, nella nostra ambasciata, presenti Tv e i maggiori media specializzati, i protagonisti della settimana enologica in Giappone hanno fatto passerella raccontandosi: sono sfilati l’Enoteca Italiana, Federdoc, i Consorzi Vino Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Tutela Vini Soave, Franciacorta, la Provincia Autonoma di Trento e Vinitaly. Una cadeau, apprezzato perlopiù per il simbolismo che rappresentava, è stata la degustazione di due bottiglie speciali appositamente ideate dall’assemblaggio di quaranta vitigni autoctoni (venti a bacca bianca e venti a bacca rossa) di 20 regioni, per celebrare i 150 anni di Unità d’Italia.
 
Promotori dell’evento: l’Ambasciata d’Italia unitamente alla Sezione Promozione degli Scambi (ex ICE) con il finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Lo scopo, illustrare agli operatori del settore varietà e qualità dei vini italiani, stimolarne il loro interesse onde educare il consumatore giapponese alla cospicua varietà della produzione italiana che vanta, appunto, 3000 anni di storia. Nel corso della settimana previsti 25 eventi con la partecipazione di 50rappresentanti di aziende vitivinicole e dei 15 Consorzi ed Enti del mondo enoico nazionale, segnatamente: Enoteca italiana di Siena, FederDoc, Consorzio Chianti Classico DOCG, Consorzio Brunello di Montalcino DOCG, Consorzio Vino Nobile di Montepulciano DOCG, Consorzio Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Consorzio Tutela Vini Soave,  IGM - Istituto del vino italiano di qualita’ Grandi Marchi, Consorzio Tutela Franciacorta, Simply Italian Great Wines, U.VI.VE. - Unione Consorzi Vini Veneti DOC, Provincia Autonoma di Trento e Trentino Sprint, Vinitaly, Consorzio Tutela Vini DOC Friuli Grave, Consorzio Tutela Vini Collio e Caruso. Ben 25 ristoranti italiani di Tokyo affiancano l’iniziativa, promuovendo in modo speciale i nostri vini durante tutta la settimana dell’evento che prevede wine-tasting, seminari, presentazioni, degustazioni, concorsi per chef e sommelier, promozione presso supermercati, cene-degustazioni. Le molteplici iniziative in programma sono realizzate grazie anche alle forti alleanze attivate con gli importatori giapponesi che contribuiranno sia alla loro realizzazione che diffusione mirata ai consumatori con buona propensione all’acquisto, agli operatori del settore e addetti alle vendite, a giornalisti, media e opinion makers.
 
Che facciano bene al nostro export vinicolo questo tipo di iniziative è evidente dai risultati. In pari tempo, tuttavia, i dati dei consumi interni dicono che la discesa non si arresta. Proprio recentemente un noto titolare di una ultra-famosa Casa vinicola, (che pur ottiene eccellenti risultati di vendite nel mondo), rifletteva proprio sul calo dei consumi interni chiedendosi e chiedendo se non fosse il caso di cominciare finalmente a parlare direttamente con il consumatore finale e con quelle che vengono chiamate dal marketing le responsabili acquisti, e non solo con distributori, grossisti, fiere et similia. Lo dovrebbe fare, in primis, il Mipaaf erodendo magari qualche spicciolo a manifestazioni internazionali in verità non sempre mirate. Personalmente sostengo, che lo dovrebbero però fare proprio gli stessi produttori che, come in altri comparti dell’alimentare, camminano da sempre sparpagliati. Un fatto è assodato, il cliente non è solo il grossista, il mercante o il ristorante stellato e non, è soprattutto il signor Rossi o la signora Maria, che sono e restano centrali e abbisognano d’essere informati, desiderano gli si parli direttamente e non tramite intermediari più o meno (più) interessati. I mezzi ci sono e sono tanti. Laborioso vero? Certo, ma più che altro, credo, utopico.

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