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Un vino da servire ghiacciato...

Alimentazione20 Gen 2009

L'aglio di Vessalico

Carlo Macchi propone una rara specialita' gastronomica artigianale, spiegandola per non farla dimenticare!

Durante gli ultimi anni molte specialità tipicamente artigianali hanno lasciato spazio a produzioni industriali.
Queste ultime derivano sovente da processi tecnologici esasperati, che poco concedono ai sapori originali della materia prima.
La produzione artigianale invece si muove su un altro piano: la difesa del gusto originale.
Naturalmente i prodotti alimentari artigianali non sempre sono costanti (la qualità del latte per un formaggio cambia con il variare delle stagioni e il sapore delle carni per un salume dipende dall'alimentazione del capo di bestiame utilizzato), ma sicuramente sono sempre ricchi di caratteri distintivi.
L'unico modo per non farli scomparire é chiederli, ma prima bisogna conoscerli e assaggiarli per memorizzarne i caratteri. In questa pagina toverai descritta ogni settimana una specialità gastronomica artigianale, un Sapore Perduto selezionato per non farlo dimenticare.

Pubblicato il 20 Gennaio 2009
Rubrica di
Carlo Macchi

 

 

 

L'AGLIO DI VESSALICO

Ti consiglio quello segnalato da:

Piero Arnaudo e Roberto Marini

 
 

Non si abbina con il vino

La rubrica di questo mese è vietata ai minori di 18 anni, almeno nelle prime 2 righe. Un vecchio detto toscano recita “L’aglio arma il battaglio”, ove per battaglio non si intende il ferro che batte internamente nella campana facendola suonare, ma qualcosa che di ferro non è… purtroppo. Queste virtù quasi taumaturgiche l’aglio se le porta dietro praticamente da sempre. Nell’antico Egitto ci si nutrivano gli schiavi che dovevano fare lavori pesantissimi, come costruire piramidi, in Grecia veniva usato e studiato da Ippocrate (fondatore della medicina moderna) ed addirittura alle Olimpiadi, prima delle gare, gli atleti ne sgranocchiavano qualche spicchio. Questa cosa dello sgranocchiare non vi dovrebbe scandalizzare: per esempio, l’oggetto della nostra rubrica, io me lo sgranocchio. Sto parlando non di un aglio qualsiasi, ma dell’aglio di Vessalico!

Vessalico è un piccolissimo paesino in Valle Arroscia a pochi chilometri da Albenga. Una zona dove il freddo è mitigato dal mare ed il caldo trova sempre i venti dell’Appennino a contrastarlo. In una terra quindi ideale, ma difficilissima da coltivare, questo tipo d’aglio si era trovato alla perfezione, al contrario dei coltivatori che, piano piano, hanno abbandonato la terra e questa coltura perché faticosissima e poco remunerativa. Per fortuna pochi agricoltori liguri, con la cocciutaggine che è spesso prerogativa di questo popolo che si affaccia al mare dall’alto delle montagne, hanno continuato a coltivarlo in piccolissimi appezzamenti strappati alla roccia. Si tramandano i bulbi come se fossero un tesoro di famiglia, conservandoli gelosamente.

Ma perché tutta questa attenzione, direte voi, per un aglio? Metto le mani sui fianchi, come le comari quando stanno per iniziare un rimbrotto e parto. Signori miei, l’aglio di Vessalico ha eccezionali caratteristiche organolettiche (non organo-lettiche, non pensate alle prime due righe!) legate a due serie di fattori. Il  primo riguarda le condizioni pedoclimatiche del territorio, fortemente intersecate con i valori chimici dei terreni e delle acque nonché con i valori termici ambientali e con le relative escursioni. Il secondo è dovuto al comportamento di quei pochi e cocciuti agricoltori; interramento poco profondo dello spicchio bagnato utilizzato come  seme e attenzione certosina per tutto il periodo del suo sviluppo, cioè dall’autunno inoltrato sino a primavera. Ma non ci fermiamo qui; è tradizione che lo stelo, quello che si prolunga naturalmente fuori terra, venga lasciato quasi intero. Questo perché continui a nutrire la parte commestibile, mantenendone per molto più tempo il patrimonio aromatico. Questo ve lo posso garantire perché la mia treccia di teste d’aglio di Vessalico, dopo quasi un anno dalla raccolta, è sempre bella pimpante. L’ho sicuramente pagata una cifra, ma sono stati soldi spesi bene. Ovviamente un prodotto così difficile da coltivare e così a rischio di estinzione non poteva non attirare l’attenzione di Slow Food, che ci ha fatto sopra un Presidio.



A proposito di Presidio, anche se la rubrica lo richiede non riesco a trovare un “presidio alcolico moderato fatto con l’uva”, in altre parole un vino, da abbinare all’aglio. Non me ne vogliano i miei  affezionati lettori, ma oltre un certo limite non è consentito andare. Voi invece andate pure a Vessalico il prossimo 2 luglio per la fiera dell’aglio, manifestazione che risale al Settecento e che allora spande per valli e colli l’odore inconfondibile di un aglio buonissimo.

L'INDIRIZZO

Se invece volete farvelo arrivare a casa telefonate a Piero Arnaudo (tel. 0183.64630, e-mail  arnaudopiero@libero.it) o a Roberto Marini (cell. 338.6710534, e-mail roberto48@libero.it), coordinatori del presidio. Attenti però che ai postini l’aglio piace molto, ecco perché…” Il postino suona sempre due volte”.

Vuoi suggerirmi un prodotto da inserire in questa rubrica? Vuoi inviarmi articoli e recensioni sui Sapori Perduti della tua zona? Scrivimi!

Carlo Macchi

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