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Un vino da servire ghiacciato...

Alimentazione29 Set 2010

La frutta IGP

INDICE DELLA PAGINA

La frutta di qualità
...... Ogni frutto vuol la sua stagione. (Popolare)

L'Italia è una delle più importanti nazioni al mondo per la frutta di qualità ed inoltre ha ottenuto dall'Unione europea anche il riconoscimento di Indicazione geografica protetta (Igp) per circa 15 prodotti. In questa élite di prodotti sono coinvolte sei regioni: tra queste, prevalgono la Campania e l'Emilia Romagna con quattro prodotti, seguite da Toscana e Sicilia con due e da Calabria e Piemonte con uno. I prodotti riconosciuti sono riconducibili ad agrumi (Arancia Rossa di Sicilia, Clementina di Calabria ed il Limone di Sorrento), frutta secca (castagne, marroni e nocciole) e pere (la mantovana e dell'EmiliaRomagna). Inoltre vanno citati l'uva da tavola di Canicattì e la pesca e nettarina di Romagna. Tra la frutta di qualità rientra ovviamente anche la frutta biologica che come tutti i prodotti biologici suscita notevole interesse da parte dei consumatori, che apprezzano sempre più gli aspetti salutistici dell'alimentazione e il rispetto per l'ambiente. torna all'indice di questa pagina

La frutta IGP
...... Quando la pera è matura, non occorre scuoterla. (Popolare)

Arancia Rossa di Sicilia Universalmente apprezzata, la coltivazione degli agrumi in Sicilia è antichissima, impiegata in particolare come ornamento o frutto sacrificale nelle cerimonie religiose. In particolare, questa Indicazione Geografica Protetta è riservata a tre varietà d'arance - Tarocco, Moro e Sanguinello - coltivate nella Sicilia Orientale, nelle province di Catania, Siracusa, Enna, Ragusa. Le Arance Rosse di Sicilia nel corso dei secoli hanno acquisito una forte interazione con l'ambiente di coltivazione, caratterizzato dalla natura vulcanica dell'area di produzione e dal clima particolarissimo di queste vallate. Le notevoli escursioni termiche della zona, infatti, determinano nei pomi, di forma globosa più o meno prominente, un accumulo zuccherino e di pigmenti che conferiscono loro un colore intenso ed un sapore dolce, caratteristico e di accentuata intensità, che le stesse varietà, coltivate altrove, non hanno. torna all'indice di questa pagina

Castagna del Monte Amiata La castanicoltura nell'area del Monte Amiata ha da sempre avuto diffusione grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli. Fin dal XIV secolo negli statuti delle comunità dell'Amiata vi erano specifiche norme per la salvaguardia e lo sfruttamento dei castagni, sia riguardo ai frutti sia riguardo alla legna. Ciò era dovuto al fatto che la castagna è stata per molto tempo quasi l'unica fonte di cibo per le popolazioni montane in alcuni periodi dell'anno. Di conseguenza, nella zona si è creata nel tempo una forte tradizione legata alla castagna. La castagna del Monte Amiata è presente in fustaie di castagno da frutto localizzate nella zona del "Castanetum" del Monte Amiata ubicate nella fascia compresa tra i 350 e i 1.000 metri s.l.m. e coltivate esclusivamente in terreni derivati dal disfacimento di rocce vulcaniche e non, tali da conferire al prodotto in questione speciali caratteristiche organolettiche. La raccolta è effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei, in modo da salvaguardare il prodotto. Le varietà interessate sono quelle correntemente conosciute come il Marrone, Bastarda Rossa e Cecio. La castagna del monte Amiata ha forma ovale con apice poco pronunciato, colore rossastro con striature più scure e sapore delicato e dolce. La zona di produzione si estende ad alcuni comuni in provincia di Grosseto e di Siena. torna all'indice di questa pagina

Castagna di Montella Conosciuto fin dai tempi antichi, di questo frutto castagna eran ghiotti Greci e Romani, che lo importarono in Italia e lo celebravano nelle loro poesie. Questa Igp che prende nome da un Comune in provincia d'Avellino, noto per i suoi castagneti, è riservata ad una varietà principale, la "Pallumina" (min. 90%), e a poche altre (max. 10%), in particolare la "Verdola". Di pezzatura media o medio piccola e forma prevalentemente rotondeggiante con la faccia inferiore piatta, questo frutto a guscio dalla polpa bianca e croccante, di sapore dolce, può essere commercializzato anche allo stato secco, in guscio, sgusciato intero o sfarinato. Coltura tipica delle colline e montagne avellinesi, la castagna ha curiosamente acquistato importanza economica solo grazie allo sviluppo della navigazione a vapore, che consentì la massiccia emigrazione delle popolazioni locali in Usa e Canada, ove viene oggi esportata la metà della produzione; l'altra metà è indirizzata ai mercati nazionali ed europei e alla semilavorazione industriale di pasticceria. torna all'indice di questa pagina

Clementina di Calabria Originaria della Cina e trasferita in India, l'arancia dolce entrò in pompa magna nel bacino mediterraneo nel '500, vari secoli dopo quella amara, introdotta in Sicilia dagli Arabi. In Calabria una delle sue varietà, la "clementina", s'è diffusa a metà del secolo scorso, ha trovato il suo habitat ideale ed ha raggiunto oggi qualità d'eccellenza note nel mondo e riconosciute da questa Igp. è un frutto senza semi, di colore arancio intenso, polpa aromatica, che si distingue da altri perché chiazzato e succoso, con un migliore equilibrio fra zuccheri e acidi. Prodotta con tecniche tradizionali e rispettose dell'ambiente, atte a mantenere un perfetto equilibrio e sviluppo della pianta, la produzione della Clementina è fortemente dipendente dalle condizioni climatiche (infatti è l'unica a maturare molto precocemente, ai primi di ottobre). torna all'indice di questa pagina

Limone di Sorrento La coltivazione del limone nella storia è testimoniata da citazioni in opere di alcuni scrittori quali Teofrasto di Bleso di Lesbo (372287 A.C.), Publio Virgilio Marone (nel 2¡ libro delle Georgiche) e Plinio Scutore, morto all'epoca dell'eruzione del Vesuvio (nella "Naturalis Historia"). La presenza e la produzione del limone nella provincia di Napoli sin dai tempi più antichi è testimoniata dal fatto che tale prodotto era raffigurato in numerosi dipinti e mosaici rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano. La coltivazione del limone nella penisola sorrentina in tale periodo storico è facilmente deducibile, distando Sorrento e Pompei soltanto 30 km, con presenza certa sul territorio di insediamenti romani limitrofi a Pompei ed Ercolano. Successivamente, vi sono state molte altre testimonianze storiche sul proseguimento nel tempo della coltivazione del limone in questa zona come per esempio durante la dominazione Normanna. Inoltre Torquato Tasso (nato a Sorrento), Giovanni Pontano e Giambattista della Porta descrivono in vario modo la presenza di questo agrume. Infine moltissime altre testimonianze (ad esempio, Bonaventura da Sorrento attestava le spedizioni di limoni in tutto il mondo a partire dall'800) dimostrano la prosecuzione della coltura fino ad oggi. Il sistema di coltivazione è quello tipico e tradizionalmente adottato nella zona: le piante vengono allevate sotto impalcature di pali di legno, preferibilmente di castagno, su cui vengono appoggiate le famose "pagliarelle" per proteggere le chiome degli alberi dal freddo e dal vento e anche per ritardare il più possibile la maturazione dei frutti. La raccolta dei frutti inoltre viene fatta a mano poiché è da evitare il contatto diretto con il terreno. torna all'indice di questa pagina

L'Ovale di Sorrento (o Limone di Massalubrense) ha forma ellittica, dimensioni mediomediogrosse e un peso non inferiore a 85 grammi. Il colore della buccia è giallo citrino ed è di spessore medio. La polpa è di colore giallo paglierino con tessitura media. Il succo infine è di colore giallo paglierino abbondante e con elevata acidità. L'area di produzione si estende a tutta la penisola sorrentina e all'isola di Capri. Marrone del Mugello Se già i Romani ottenevano castagne nei terreni del Mugello, è in pieno Medioevo che la produzione (con particolare riferimento ai marroni) si amplia e diventa, almeno fino alla metà del '900, un'insostituibile fonte alimentare e di reddito per le popolazioni locali, tanto da meritare al castagno l'appellativo familiare di "albero del pane". Dopo qualche decennio d'abbandono, dovuto allo spopolamento delle montagne ed all'inurbamento, al cambiamento delle abitudini alimentari ed alla comparsa e diffusione del cancro corticale sulle piante, oggi nuovamente i secolari castagneti di questo tratto della provincia fiorentina, sono protagonisti d'una produzione di qualità riconosciuta sia dalla Igp, sia dalla domanda crescente del mercato. Appartenenti ad una serie di ecotipi locali, tutti riconducibili alla varietà Marrone Fiorentino, e coltivati in un'area verde di 3.322 ettari, ad un'altezza variabile fra i 300 e i 900 metri, i castagneti del Mugello producono annualmente dai 20mila ai 30mila quintali di marrone. torna all'indice di questa pagina

Il Marrone del Mugello ha polpa bianca, croccante, gradevole, dal sapore dolce, con superficie quasi priva di solcature ed è commercializzato fresco in guscio, allo stato secco in guscio, sgusciato, sfarinato o dopo altre trasformazioni. Marrone di Castel del Rio Rinomata sin dai tempi dell'Alto Medioevo e testimoniata da numerosi manoscritti conservati negli archivi locali, la castanicoltura riveste fondamentale importanza nella provincia di Bologna intorno a Castel del Rio; tant'è vero che dall'800 si svolgono in questo circondario (che in 550 ettari fornisce circa 6.000 quintali l'anno) affollate sagre e fiere in onore del Marrone. Un'importanza evidenziata anche dal fatto che il 70% degli operatori economici locali ricava il suo reddito dalla filiera delle castagne. La Igp per questo prodotto di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce, con superficie quasi priva di solcature, è ottenuta da alberi costituiti dalla specie castanea sativa Milì, rappresentata da tre varietà: "Marrone domestico" (che costituisce i castagneti di nuovo impianto), "Marrone nostrano" e "Marrone di San Michele". torna all'indice di questa pagina

Nocciola del Piemonte Originaria dell'Asia Minore e coltivata nella nostra penisola già al tempo dei Romani, fu all'inizio del secolo scorso che la produzione piemontese di nocciole aumentò, in seguito alla domanda di pasticcieri e industrie dolciarie locali e oggi rappresenta una voce rilevante dell'economia regionale. La Igp, riservata alle nocciole coltivate su colline e montagne (fra i 250 ed i 700 metri d'altezza) delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, designa il frutto della varietà "Tonda Gentile delle Langhe", che ha forma subsferoidale, guscio di medio spessore e color nocciola mediamente intenso; seme di forma variabile e colore più scuro del guscio, tessitura compatta e croccante, sapore e aroma finissimo e persistente. è commercializzata in guscio o sgusciata. torna all'indice di questa pagina

Nocciola di Giffoni è noto che in Campania la nocciola è di casa da sempre, tanto è vero che molte antiche testimonianze romane la indicano come il territorio iniziale in cui si sviluppò la coltivazione di questa pianta e la produzione di questo frutto, detto anche "Avellana", dal nome d'una nota cittadina campana. A Giffoni poi, paese del salernitano che dà il nome all'Igp, la corilicoltura è attività importante e diffusa già dalla fine del '700, grazie all'origine vulcanica e fertile dei terreni, al clima mite, alle pregiate caratteristiche morfologiche ed organolettiche delle nocciole locali (in particolare la "Tonda di Giffoni"), che motivano una forte richiesta da parte delle industrie dolciarie. La "Nocciola di Giffoni" ha dimensioni medie; guscio di colore marrone e striature più scure; seme di forma subsferica di calibro non inferiore a 13 mm.; polpa di colore bianco, consistente e assai aromatica. è immessa sul mercato in guscio o sgusciata. torna all'indice di questa pagina

Pera dell'Emilia Romagna Coltivato sin da epoche preistoriche e proveniente dalle regioni caucasiche, i primi dati storici sulla coltura del pero e sulla diffusione dei suoi frutti in questa regione risalgono a dopo l'anno Mille. L'area in questione presenta terreni ricchi di sostanza organica (anche grazie alle numerose tracimazioni del fiume Po) e risulta quindi ideale per tale produzione tradizionale e di alto livello qualitativo. Inoltre la produzione di questa Igp riveste anche un'importanza quantitativa, tant'è che dalle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna si ricava circa la metà del prodotto italiano di settore. Questa Pera è prodotta nelle seguenti varietà: Abate Fetel (sapore dolce), Cascade (sapore dolce), Conference (sapore dolce), Decana del Comizio (sapore dolce aromatico), Kaiser (polpa fine e succosa, fondente, di buon sapore), Max Red Barlett (sapore dolce aromatico), Passa Crassana (sapore dolce),Williams (sapore dolce aromatico). torna all'indice di questa pagina

Pera Mantovana La zona tradizionalmente conosciuta come Oltrepò mantovano è da sempre vocata ad una pericoltura di qualità, poiché questi terreni di pianura sono altamente fertili. Comunque è soltanto dal '900 che, migliorate le strutture di mercato, di trasporto e di conservazione, questo tipo di coltivazione è decollata, raggiungendo significativi risultati in termini di quantità e qualità. La Igp designa esclusivamente le seguenti varietà (in parentesi è indicato il loro sapore ed il periodo di commercializzazione), coltivate e raccolte con sistemi tradizionali, per ottenere frutta di qualità: Abate Fetel (dolce; 20 settembre10 febbraio), Conference (dolce; 15 ottobre30 maggio), Decana del Comizio (dolce aromatico; 30 settembre30 marzo), Kaiser (polpa fine e succosa, fondente, di buon sapore; 15 settembre15 marzo), Max Red Bartlett (dolce aromatico; 20 agosto10 novembre) e William (dolce aromatico; 10 agosto10 novembre). torna all'indice di questa pagina

Pesca e Nettarina di Romagna Il pesco è oggi presente in tutte le regioni italiane, ma nell'antichità, promossa dai Romani, fu l'Emilia Romagna ad averne la primogenitura della sua coltivazione; e qui, ove le pesche si producono sin dal '300, questa produzione tipica della pianura riveste particolare importanza economica. Anzi, l'area (province di Ferrara, Bologna, Forlì e Ravenna) è talmente vocata al pesco, da offrire circa un quarto della produzione totale italiana di settore e un buon prodotto per l'esportazione. Ottenute con tecniche tradizionali e rispettose dell'ambiente, ecco le varietà impiegate, per la Pesca: (a polpa gialla) Dixired, Elegant Lady, Fayette, Flavorcrest, Glohaven, Maycrest, Mernì Gem Free 1, Red Haven, Spring Lady, Springbell, Springcrest, Suncrest; (a polpa bianca) Duchessa d'Este, Iris Rosso, Maria Bianca, Rossa di San Carlo. Per la Nettarina: (a polpa gialla) Early Sungrand, Fantasia, Flavortop, Independence, Maria Aurelia, Maria Emilia, Maria Laura, May Grand, Nectaross, Sprin Red, Stark Redgold, Venus, Weimberger; (a polpa bianca) Caldesi 2000. torna all'indice di questa pagina

Uva da tavola di Canicattì Nel territorio comprendente le province di Agrigento e di Caltanissetta, la coltura e la cultura della vite vantano una tradizione più che secolare. Una vocazione e tipicità sorretta dal sapiente utilizzo di tecniche specializzate, in presenza di un clima spiccatamente mediterraneo che influisce positivamente sui vitigni. L'introduzione dell'uva da tavola "Italia", che è alla base di questa Igp, risale invece all'inizio del secolo scorso, quando questa varietà cominciò il suo lento adattamento ai terreni ed al clima del Canicattese. L'uva in questione, di altà qualità, ha grappoli mediograndi, acini grossi, con polpa carnosa e croccante; è dolce con aroma delicato di moscato e presenta un gusto gradevole e colore dal giallo dorato al giallo pallido; è commercializzata in Italia per circa il 60% e in Europa e fuori per il restante 40%. torna all'indice di questa pagina

 

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