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"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori. Buon divertimento! |
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A cura di Mario Crosta
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Per entrare in argomento..... Facciamo pure gli ottimisti, ma la crisi si sente. L’agenzia ASCA a fine Luglio ha informato il mondo del vino che il consiglio di amministrazione del Consorzio del Chianti Classico, avvalendosi di una misura di stabilizzazione prevista dall'articolo 67 del regolamento CE numero 479/2008 della nuova OCM vino, ha deciso un “blocage”, ovvero la riduzione del 20% dell’immissione di Chianti Classico sfuso sul mercato già a partire dalla vendemmia 2009, per contrastare il calo del prezzo del vino. |
Di norma, i produttori hanno soltanto due strade per farlo: la riduzione delle rese e quindi dell’offerta, oppure… “fantasia, se ci sei, fatti sotto”. Vale a dire: apriti cielo. E così si scopre che qualcuno ha già cominciato per conto suo a vendere “prendi 2 paghi 1” le bottiglie di vini anche tra i più famosi a partire dalle annate non proprio per la quale. Altri hanno messo dei grandi cestini all’ingresso dei negozi con le bottiglie meno conservabili a prezzi di saldo. Ma si tratta pur sempre di quelle trovate della serie “fai da te” che qualche privato adotta in assenza di strategie della sua categoria.
Mancava però finora uno di quei bei rimedi tanto studiati, ponderati, contrattati e poi partoriti chissà perché con quell’immancabile estrema fatica, tipo quelli che dovrebbero essere presi, per esempio, da un’Associazione o addirittura da un Consorzio. In Italia, ovviamente. In Francia no (te pareva…) perché là hanno sempre saputo leggere ciascuno dei regolamenti CE prima e molto meglio di tutti quanti gli altri e in passato hanno adottato spesso il “blocage” in molte delle loro zone vitivinicole, in particolare nella Champagne, regolando l’offerta attraverso una riduzione temporanea del prodotto di annata da immettere sul mercato, in modo da non comprometterne le quotazioni nelle annate più deboli.
Da noi, invece, dove si è sempre applicato un altro principio e cioè “finché la barca va, lasciala andare”, sembra proprio che bisognasse attendere questa crisi per poter destinare una parte della produzione delle annate migliori ad attendere in cantina il momento migliore per farsi avanti. A leggere le dichiarazioni di Marco Pallanti, presidente del Consorzio del Chianti Classico, “lo strumento del blocco delle vendite riguarderà il 20% della produzione di Chianti Classico 2009 che non potrà essere commercializzata e quindi dovrà rimanere presso il produttore per un periodo di 24 mesi a partire dalla data della delibera regionale. Il blocage sarà tuttavia uno strumento flessibile poiché il Consorzio, in quanto soggetto proponente, potrà in qualsiasi momento, anche prima della scadenza dei due anni, chiederne la cessazione totale e parziale”.
Qualcuno ha scritto che questa è la prima iniziativa del genere in Italia. Mi spiace per i soliti cosiddetti bene informati, ma non è proprio così. Questa saggia decisione del consiglio di amministrazione del Consorzio del Chianti Classico ha dei precedenti illustri e perfino da diversi decenni perlomeno nel Piemonte nord-orientale. Ci sono delle Docg, per esempio quella del Gattinara, dove nel disciplinare di produzione, oltre che nella tradizione, “è consentita l’aggiunta, a scopo migliorativo, di Gattinara più giovane a identico Gattinara più vecchio o viceversa nella misura massima del 15%. In etichetta dovrà figurare il millesimo relativo ai vino che concerne in misura preponderante”. E la stessa cosa vale anche per l’altra Docg della sponda opposta del Sesia, quella del Ghemme. Una pratica enologica dettata da esigenze qualitative e non certo da contingenze economiche, ma che è sempre stata adottata con grande soddisfazione di produttori e consumatori.
Poiché il re del Sesia, il Nebbiolo (Spanna), neanche con l’apporto di una piccola percentuale di uve locali, le cosiddette principesse del Sesia e cioè Vespolina e Bonarda (Uva Rara) non riesce tutti gli anni ad esprimere il meglio di se stesso, fin da tempo immemorabile i saggi vignaioli della Valsesia hanno destinato un sesto e a volte anche un quinto della produzione delle annate migliori ad un ulteriore riposo in cantina per aggiungerlo alla bisogna ai vini più deboli di annate successive che hanno bisogno di un “aiutino”, ma di un “aiutino” fatto, allevato e curato al 100% in proprio e non certo quello prestato dietro le quinte da anonimi ed illeciti mosti di provenienza… autostradale!
L’hanno fatto da sempre e l’hanno ribadito nel disciplinare di produzione del loro vino, perciò il Consorzio del Chianti Classico non è che abbia poi scoperto l’America. Anzi, semmai ci sarebbe da sottolineare che quegli incalliti l’hanno sempre fatto contando esclusivamente sulle sole proprie forze, sudando sette camicie, pagando di persona e senza fiatare i debiti contratti con le banche. E tutto solo per amore della qualità del proprio vino e del buon nome della propria azienda sul mercato. Gli va dato atto almeno di questo spirito di sacrificio, di questa vena imprenditoriale, che nessuno gli ha mai riconosciuto, dato il silenzio mediale su queste scelte ingegnose, ma davvero molto difficili, che hanno dovuto fare diverse volte in difesa del loro buon vino.
È proprio Pallanti, infatti, ad aggiungere che ''questa misura comporta naturalmente uno sforzo economico da parte di tutti i produttori, sforzo che potrebbe in alcuni casi risultare particolarmente oneroso se non venisse sostenuto dall’intervento del sistema bancario a copertura della mancata liquidità derivante dall’immobilizzazione del prodotto. Per questo motivo il Consorzio si è attivato per trovare presso i migliori istituti di credito operanti sul territorio vantaggiose forme di finanziamento al fine di sostenere i costi di stoccaggio di ciascuna azienda''.
Bravo. Speriamo che adesso sulle rive del Sesia non se la prendano poi troppo per tutti quei decenni passati nella mancata tutela da parte dei propri Consorzi sugli oneri che hanno dovuto affrontare tanto coraggiosamente ed in perfetta solitudine. Almeno adesso però potranno anch’essi bussare allo sportello dei cosiddetti culi di pietra, ma a pensarci bene lo dovrebbero fare anche i vignaioli di tutto il resto d’Italia, visto che la crisi non colpisce soltanto il Chianti Classico, affinché questi… (mi mordo le dita) funzionari prendano atto della mossa esemplare dei loro colleghi del Consorzio toscano e si attivino immediatamente di conseguenza.


