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Salam d'la Juve

Alimentazione20 Mag 2008

Gli amaretti di Mombaruzzo

Carlo Macchi propone una rara specialita' gastronomica artigianale, spiegandola per non farla dimenticare!

Durante gli ultimi anni molte specialità tipicamente artigianali hanno lasciato spazio a produzioni industriali.
Queste ultime derivano sovente da processi tecnologici esasperati, che poco concedono ai sapori originali della materia prima.
La produzione artigianale invece si muove su un altro piano: la difesa del gusto originale.
Naturalmente i prodotti alimentari artigianali non sempre sono costanti (la qualità del latte per un formaggio cambia con il variare delle stagioni e il sapore delle carni per un salume dipende dall'alimentazione del capo di bestiame utilizzato), ma sicuramente sono sempre ricchi di caratteri distintivi.
L'unico modo per non farli scomparire é chiederli, ma prima bisogna conoscerli e assaggiarli per memorizzarne i caratteri. In questa pagina toverai descritta ogni settimana una specialità gastronomica artigianale, un Sapore Perduto selezionato per non farlo dimenticare.

Pubblicato il 20 Maggio 2008
Rubrica di
Carlo Macchi

GLI AMARETTI DI MOMBARUZZO

Ti consiglio quelli di:

Pasticceria Moriondo Carlo,
Pasticceria Moriondo Virginio

 
 

Si abbinano con

Asti DOCG

Ho fatto la prova, la riprova, la prova del nove e quindi sono sicuro di quanto affermo. Ribadisco che la mia sarà un’affermazione che potrebbe sembrare relativa al mondo della gastronomia, ma  in realtà riguarda esclusivamente la matematica applicata. Aggiungo che non mi sono fermato alla sola esperienza personale ma ho anche chiesto ad altri, sottoponendoli alla prova sotto i miei attenti occhi di matematico.

Per questo vi sottopongo con tutta la forza e la solennità del caso quello che potrebbe essere catalogato come “il teorema dell’Amaretto di Mombaruzzo” e che recita: “Data una confezione di amaretti di Mombaruzzo con all’interno x (questa è una delle incognite, visto che stiamo parlando di matematica!) amaretti, qual’è il numero minimo di amaretti che si riesce a mangiare solo, e ribadisco solo, con l’intento di volerli assaggiare?”

Vediamo se siete dei bravi matematici… avete dei dubbi? Non vi volete lanciare? Va bene, vi aiuto io. La risposta al quesito è 3! Il primo amaretto, grazie anche al fatto che non è molto grande (nemmeno il doppio di una moneta da 2 Euro) viene aperto quasi con noncuranza ed è con lo stesso stato d’animo che riceve il primo morso ed un attimo dopo il secondo, che lo fa finire per intero nella vostra bocca.

Assumete allora un’espressione tra lo sconcertato ed il piacevolmente sorpreso, visto che non vi potevate aspettare un qualcosa di tanto buono e morbido. Per questo infilate la mano nel sacchetto e, dicendo “Ma non dovevano essere amari?”, aprite il secondo e ve lo pappate velocemente. A questo punto vi siete fatti un’idea dell’equilibrio tra dolce ed amaro, tra morbidezza e soave croccantezza, tra profumi complessi e stuzzicanti che vi riportano a cose passate e vi sentite in grado di assaggiarlo seriamente, quasi da esperto, per poter dare un giudizio finale non affrettato.

Quindi srotolate il terzo dal suo fine involto cartaceo e lo mettete in bocca. Questo non lascia spazio a dubbi, ma a meditazioni di stampo puramente filosofico; avete infatti appena finito di assaggiare un pasticcino che incarna in sè l’eterna lotta tra il bene (il dolce) ed il male (l’amaro). Questo eterno contrasto, che non ha mai un vincitore ed un vinto, si riassume perfettamente nell’amara dolcezza o nella dolce amarezza del nostro bottoncione di color marrone chiaro che ha anche una storia plurisecolare da narrare.

Pensate che tra matematica e filosofia l’abbia messa giù un po’ troppo dura? Forse avete qualche ragione, ma la scoperta “trinitaria” (cioè non potendone mangiare meno di tre per volta)  dell’amaretto di Mombaruzzo mi ha lasciato tante di quelle piacevoli sensazioni che non si possono descrivere semplicemente ricorrendo a dei sistemi normali. Del resto un prodotto che nasce più di due secoli fa dall’amore tra Francesco Giacinto Moriondo, economo di Casa Savoia, ed una giovane siciliana, che per amore gli donò la ricetta, non può essere visto come una cosa qualsiasi.

Il nostro Moriondo era nativo di Mombaruzzo, paesino dolcemente sdraiato su un bella collina del Monferrato. Da lì era partito e lì ritornò in vecchiaia, mettendosi a produrre questo pasticcino che dopo oltre due secoli è rimasto tesoro di pochissimi pasticceri artigianali che li producono rigorosamente a mano. A questo punto non vi resta che cercare di dimostrare il teorema dell’amaretto di Mombaruzzo, sicuramente una delle tenzoni matematiche più piacevoli che si possano immaginare.

Al momento che vi preparate a farlo vi consiglio di munirvi di una bottiglia di buon Asti DOCG che si sposa alla perfezione col nostro.

L'INDIRIZZO

Per quanto riguarda i produttori non si può sbagliare: ve ne consiglio due, anzi “i” due! Pasticceria Moriondo Carlo, Via Saracco 7, Mombaruzzo (AT) tel. 0141.77003 e Pasticceria Moriondo Virginio, Via Saracco 15, Mombaruzzo (AT) tel. 0141.77004.

Vuoi suggerirmi un prodotto da inserire in questa rubrica? Vuoi inviarmi articoli e recensioni sui Sapori Perduti della tua zona? Scrivimi!

Carlo Macchi

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