| Oggi è davvero difficile trovare un vino cattivo, ma parallelamente è diventato complicato scoprirne uno realmente "tipico". Infatti gran parte della viticoltura odierna è basata su trattamenti anticrittogamici, diserbanti e concimazioni chimiche che, pur permesse dalla legge, modificano la "vita biologica" dei vigneti azzerando quegli ecosistemi unici ed inimitabili dai quali la vera tipicità si origina. Se a questo si affianca un'enologia tecnologicamente avanzata ma che standardizza il vino il quadro è completo: parlare di tipicità e naturalità diventa sempre più un funambolico esercizio dialettico. Eppure coltivare un’uva naturale, cioè con maggior rispetto per l'ambiente, è soltanto il primo passo, perché il vino è un prodotto di trasformazione che necessita di sensibilità ecologica anche in cantina. Lieviti autoctoni, nessuna presenza di additivi in vinificazione e tecnologia non invadente sono il credo di una nutrita pattuglia di produttori “duri e puri” che in tutto il mondo stanno dimostrando con i fatti che il binomio naturalità e qualità è possibile. | |
| Pubblicato: 14 Dicembre 2010 | A cura di Fabrizio Penna |
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Agli inizi del '900 Gaetano Calabretta sposa donna Grazia e insieme comprano i primi terreni e risistemano quelli ereditati. Agli inizi degli anni trenta buona parte della produzione è venduta al nord dove la famiglia possiede due negozi a Santa Margherita Ligure e a Rapallo. Alla fine della seconda guerra mondiale il figlio Salvatore subentra nella coltivazione dei vigneti ai genitori e, sposatosi con donna Concetta, anch’ella proveniente da una famiglia di viticoltori, amplia e rilancia l’azienda di famiglia. Negli anni novanta Massimo e Massimiliano Calabretta, rispettivamente padre e figlio, con investimenti mirati riorganizzano la cantina e commercializzano i vini. Gli 11 ettari di vigneti coltivati in biologico sono posizionati sul versante nord dell’Etna, tra i comuni di Randazzo e Castiglione di Sicilia a 750 metri s.l.m., impiantati prevalentemente a Nerello mascalese, Nerello cappuccio, Carricante e a Minnella e coltivati biologicamente. Il terreno nero lavico, l’età media della vigna (circa 80 anni con alcuni ceppi che arrivano a 200 anni, in buona parte su piede franco), la forte escursione termica tra il giorno e la notte e l’elevato irraggiamento solare diurno rendono uniche le uve che sono raccolte verso la metà d’ottobre e che sono fermentate con i lieviti autoctoni. Vini prodotti: Etna rosso, Etna Rosato, Etna bianco e Sicilia igt Carricante. Bottiglie prodotte: circa 100.000. Aderisce a: Triple A |
ETNA ROSSO DOC 2003 Nasce da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio con coltivazione biologica provenienti dai vigneti aziendali coltivati ad alberello. Dopo la vendemmia nella seconda prima di Ottobre, i grappoli sono stati diraspapigiati, posti in serbatoi di acciaio evinificati con una breve macerazione acontatto con le bucce. Poi il vino è maturato per 48 mesi in botti da 75 e 50 hl, poi è stato assemblato in acciaio e affinato in bottiglia per un altro anno prima della commercializzazione. Bottiglie prodotte: circa 15.000 Commenti di degustazione: Il colore è granato non molto intenso. Al naso presenta ampi sentori floreali dominati dalla rosa e dalla violetta, con sentori di marmellata di mora che si accompagnano a note di prugna e di carruba. In bocca è apparentemente modesto, ma poi si apre e impegna completamente la bocca, con un mirabile equilibrio tra alcol, estratti, tannini ed acidità. Elegante e di grande lunghezzaretrogustativa anche il finale. Un rosso etneo di grande eleganza e tipicità. Abbinamenti consigliati: Paste con carni e verdure, capretto al forno, agnello in umido, formaggi stagionati e saporiti. Prezzo medio al pubblico: circa 16,50 € Temperatura di servizio: 17-19°C Durata prevista : + 10 anni |
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Elisabetta Fezzi


