
Se don Abbondio si chiedeva chi fosse Carneade, credo che gran parte degli italiani (compresi parecchi addetti ai lavori) sentendo il nome Efsa, si chiederanno altrettanto. Per esteso questo acronimo significa “European food safety agency” ed è stata istituita nell’ormai lontano 2002 dalla Commissione europea per contribuire alla sicurezza e alla salute dei consumatori dell’UE in ambito alimentare. Per ottenere che l’Italia diventasse sede permanente di questo importante organismo, inaugurato ufficialmente a Parma il 21 giugno del 2005, i nostri politici si sono battuti, diciamo così, come fiere facendo scendere in campo contro la Finlandia - l’altra nazione autocandidata - persino il Presidente del Consiglio che, detto per inciso, per una sua battuta che voleva essere spiritosa ma che si dimostrò al contrario molto infelice, la stampa di tutto il mondo pose l’accento su questo grottesco“incidente” trascurando di evidenziare l’importanza e la delicatezza dell’incarico internazionale acquisito dal nostro Paese.
Dalle nostre parti poi, che generalmente alle Authority siamo allergici salvo invocarle se una questione controversa non ci da ragione, ci fu chi velenosamente si disse amareggiato per la scelta della destinazione sostenendo che era meglio che la scelta cadesse su Helsinki “dove la gente più seria”.
Ma in concreto cos’è di fatto questa Agenzia? Quali sono i suoi obiettivi? Quali le sue funzioni? Quante persone ci lavorano? Com’è ripartito lo staff tra i diversi Stati membri?
Proverò a rispondere succintamente ad alcuni di questi quesiti utilizzando fonti varie e notizie apparse su vari media ancorché sul sito stesso dell’agenzia.www.efsa.europa.eu/it.
Partiamo degli obiettivi riportando quanto affermato da Christine Majaewski, allora responsabile affari istituzionali, e ribadito anche dall’attuale direttore esecutivo Catherine Geslain-Lanéelle; viene quindi precisato che l’Agenzia è nata per contribuire alla salute e alla sicurezza dei consumatori in ambito agroalimentare, ne ha chiarito i compiti consistenti nel fornire alla Commissione europea pareri scientifici per far decidere come regolamentare le filiere.
Nota:per intenderci non si tratta di scoprire taroccamenti e falsificazioni del tipo, ad esempio, quanto è stato scoperto (in data 4 ottobre 2011 !!) dai Nas i cui controlli documentali hanno individuato 320 tonnellate di latte non idoneo alla produzione inviate a due caseifici in provincia di Reggio Emilia e Mantova ed hanno sequestrato 616 forme di formaggio rinvenute nelle vasche di salagione, che sarebbero diventate, al termine del periodo di stagionatura, Parmigiano-Reggiano dal valore commerciale di 350.000 euro. Domanda, il potente Consorzio vigilava? Vigila? Vigilerà?
Tornando a Efsa, è stato evidenziato con forza che trattasi di un entità indipendente cui è chiesto di esprimersi appunto liberamente. Per far ciò è stata messa in campo una rete che coordini i responsabili delle agenzie alimentari delle singole nazioni della comunità e che sviluppi in pari tempo anche legami con le Authority di Giappone, Usa, Australia nonché con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Un lavoro enorme quindi, che coinvolge un esercito di oltre 500 persone prevalentemente scienziati esterni che non operano perciò nella sede dell’Efsa ma presso istituzioni locali competenti del proprio Paese che tuttavia si riuniscono a Parma periodicamente all’interno dei vari comitati scientifici. Sotto il profilo organizzativo, va precisato che questi esperti sono suddivisi in otto gruppi che si occupano di problemi riguardanti l’intera catena alimentare della tavola. Ovviamente l’Agenzia conta anche di personale fisso che opera presso la sede; attualmente sono circa 65 persone con competenze varie sia riguardanti il collegamento con i panel di scienziati esterni sia abilitate a fornire informazioni di base. Tornando alla composizione delle otto aree di ricerca, esse riguardano l’analisi degli additivi e delle sostanze usate nell’alimentazione animale; i rischi biologici contaminanti nella catena alimentare; prodotti dietetici, nutrizione e allergie; additivi aromatizzanti, coadiuvanti e altri materiali a contatto con gli alimenti; Ogm; salute e protezione delle piante e fitoresidui.
Quattro le aree tematiche dell’operatività dell’Agenzia: la prima fonte di ricerca sono i quesiti posti dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dai vari Stati membri ai quali l’Efsa fornisce le risposte sotto forma di parere scientifico. Un esempio? Recentissimamente si è disquisito sulla questione della sicurezza tra pesce d’allevamento e pesce catturato. Mediamente ogni anno sono circa 160 le domande sottoposte ai pareri dell’Agenzia. Seconda area tematica, che pesa per il 30% dei quesiti sottoposti, è la valutazione dei rischi delle sostanze come pesticidi e additivi alimentari. Terzo compito il monitoraggio continuo della Bse, ossia della ben nota “mucca pazza” e di altre patologie animali. L’ultima area riguarda la valutazione degli investimenti per favore il progresso scientifico nel comparto alimentare.
Questo in stringata sintesi la struttura e l’operato di Efsa.
Riguardo la sede, fermo restando che Parma è, non solo nell’immaginario collettivo, una sorta di culla di cibi sani e squisiti, deve dimostrare d’essere altrettanto all’altezza di fornire seri supporti di efficienza, pragmatismo e funzionalità verso questa istituzione trasnazionale. Potrebbe essere retorico sostenere che gli occhi dell’Europa e del mondo intero ci guardano.