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Salam d'la Juve

Vino09 Ott 2007

Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 9 Ottobre 2007

Il Dogliani DOCG 2005 San Fereolo
sfida
il Dogliani DOCG 2005 Papà Celso di Abbona Marziano

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Sono due anni precisi che non parlo di Dolcetto. L’ultima volta è stato dopo la prima manifestazione (Dolcetto&Dolcetto) dedicata a questo vitigno. Oggi, dopo la terza edizione che si è tenuta nei primi giorni di settembre, mi viene voglia di riparlarne per fare il punto sullo stato dell’arte. Mi verrebbe subito voglia di dire che in due anni è cambiato molto poco. Il Dolcetto viene consumato e venduto nel solito triangolo industriale Genova-Torino-Milano. In altre zone dello stivale è praticamente sconosciuto, per non parlare dell’estero, dove se va bene va a traino (come ultima ruota del carro) di Barolo, Barbaresco e Barbera. Il riuscire ogni anno ad organizzare una manifestazione dedicata al Dolcetto non vuol dire infatti che i produttori si sentano uniti da comuni intenti. In primo luogo non esiste una strategia generale di comunicazione e non credo potrà mai esistere perchè il Dolcetto è quasi sempre (eccetto Dogliani) il terzo o quarto vino aziendale. Un mio caro amico, ottimo produttore di Barbaresco, non più di un mese fa mi diceva "Non ne posso più di questo Dolcetto. Mi costa il doppio di tempo in vendemmia e lo devo vendere ad un terzo del Barbaresco. Vedrai che, neanche tanto piano piano, lo tolgo e metto nebbiolo!". Questo modo di vedere le cose è soprattutto dei langaroli (e quindi del Dolcetto d’Alba). Ma chi può dargli torto quando i nebbioli hanno la strada spianata e si vendono a prezzi enormemente superiori senza grossi problemi?
Il Dolcetto di Diano d’Alba, che io reputo comunque la tipologia più aderente alla mia idea di Dolcetto, cioè un vino immediato, fragrante, invitante, profumato (ed a un prezzo medio-basso) ha un numero talmente basso di bottiglie da mettere sul mercato che sembra quasi un vino da amatori. I Dolcetto di Acqui e di Ovada, nonchè dei Colli Tortonesi, mi dispiace dirlo, ma dal punto di vista del mercato non esistono! Esistono alcune buone aziende che in quel territorio fanno Dolcetto, Stop. Rimane il discorso sul Dolcetto di Dogliani e soprattutto sul Dogliani DOCG, fortemente voluto da tutti i produttori locali. Andiamo con ordine: Dogliani è praticamente la porta dell’Alta Langa. Siamo quindi vicini ai cru storici langaroli ma anche completamente staccati. La campagna qui non è un susseguirsi di vigneti, ma boschi e campi hanno il loro spazio. Anche il terreno è diverso, molto più adatto a quel vitigno difficile che è il dolcetto. Chi mi conosce sa che ho sempre visto i vini di Dogliani come delle belle espressioni del territorio ma forse troppo surdimensionati. Più che dei Dolcetti, se mi si consente, il gioco di parole, dei Barogliani. Molti mancavano (e mancano) di bevibilità e soprattutto hanno prezzi che li collocano in fasce di mercato dove la concorrenza è spietata. Ho seguito con una certa apprensione la richiesta e l’ottenimento della DOCG, pensando che se tanto dava tanto i Dogliani DOCG sarebbero stati dei superdolcetto iperconcentrati, monolitici ed ancor meno bevibili di quelli "solo" DOC. Ma chi va al mulino si infarina e così "studiando" Dogliani ho capito ed apprezzato anche altre cose. Per esempio che la zona, pur con alcune contraddizioni, ha un comune sentire. Che l’unico posto in Piemonte dove i produttori di Dolcetto sono abbastanza vicini e solidali è questo e che se si vuole trovare dei produttori che credono fermamente in questo vitigno occorre andare lì. Forse faranno vini per me troppo impegnativi, ma li fanno comunque buoni. Quasi per assurdo, con tutta la loro concentrazione e potenza sono più vini da bere a tavola che in degustazione bendata. Il cibo infatti riesce a trasformarli, dove c’era alcol alto e durezza ti ritrovi bevibilità e rotondità. Anche il NON uso del legno (o il buon uso, finalmente) gioca in favore dei vini doglianesi. Personalmente, in novanta casi su cento preferisco il Dolcetto di Dogliani  DOC al Dogliani DOCG (che è anch’esso dolcetto 100%) ma, vista anche la novità, non posso che consigliare l’assaggio di quest’ultimo, magari partendo proprio dai nostri due sfidanti.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

I due contendenti di oggi sono aziende medio piccole, dove il "buono" fa la parte del gigante. Infatti Marziano Abbona, nella sua cantina recentemente rinnovata (eufemismo per dire rifatta da capo a piedi) che si trova sulla statale che collega Dogliani  a Monchiero, arriva a produrre circa 250.000 bottiglie. Anche se il Dolcetto è il vino del cuore, l’azienda spazia su tutta la tipologia langarola con tre tipi di Barolo (Terlo Ravera, Pressenda ed il nuovo Cerviano), un Nebbiolo, un Barbaresco (Faset), due Barbera nonché alcuni bianchi da Arneis e Chardonnay. Tutto questo proviene dai quasi 45 ettari di proprietà e da un lavoro costante e certosino. Basta guardare le gigantesche mani di Marziano per capire che il loro "luogo naturale" è la campagna. Ci parli e lui non riesce a stare fermo, ha sempre un milione di cose da fare e per fortuna c’è la signora Mara che pensa a quello che viene definito "promozionale" e "commerciale".  La cantina venne fondata nel 1970 e da allora è stato tutto un crescere sino a giungere alla struttura odierna, che dal punto di vista enologico è in mano a quel Beppe Caviola che è stato il capofila dei Dolcetti moderni. Modernità dunque in cantina, ma anche tradizione, a partire proprio dal Dolcetto da loro più amato, quel Papà Celso che è salito a Dogliani DOCG e che oggi entrerà in singolar tenzone con quello di San Fereolo, alias Nicoletta Bocca.
Dovreste conoscerla Nicoletta: una bella signora con lo sguardo leggermente triste ed irrequieto. Vive tra Milano ed un posto da sogno, la sua azienda vinicola. La prima volta che andai da lei rimasi senza fiato. Dall’alto del suo cucuzzolo si domina il mondo! Mentre mi beavo di tanta bellezza lei sembrava quasi non vederla, dicendo "Questo è un posto difficile per viverci". Ero pronto a dirle "Allora ci vengo io!" ma non mi sembrò il caso, anche perchè lei non l’ha acquistata da tantissimo (inizi anni novanta) e preferisco fargliela godere in pieno. Ho usato il termine cucuzzolo non a caso, infatti alcuni suoi vigneti sono quasi al limite del ribaltamento e richiedono un  grande lavoro manuale. Sono tre le zone in cui Nicoletta ha dei vigneti: San Fereolo, Valdibà e San Luigi, tutti e tre nomi importanti per chi conosce un po’ la zona. Alcuni dei suoi appezzamenti hanno età venerabili, dai 40 ai 60 anni, mentre altri sono più recenti ed esiste anche un piano per sviluppare l’azienda con 4-5 nuovi ettari di vigneto. Attualmente gli ettari di proprietà sono 10 e portano ad una produzione di circa 45.000 bottiglie, soprattutto incentrata sul Dolcetto anche se dalla cantina escono due Langhe Rosso, uno fatto con Barbera (Austri) ed uno con Nebbiolo. Dicevamo i Dolcetto: oltre al nostro Dogliani DOCG  troviamo anche il Valdibà DOC ed un Superiore DOC.
Andiamo a vedere come i nostri Dogliani sono stati trattati dalle guide di settore. In primo luogo una precisazione: quando ero curatore di una guida, i vini di Dogliani erano sempre gli ultimi ad essere assaggiati. Questo se volevi averli imbottigliati e non campioni da botte. Per questo assaggiavi sempre dei vini "sbattutelli" mentre le altre guide lavoravano con campioni da botte (anche se non lo dicevano). Speriamo che con la DOCG, che permette al vino di avere più tempo, questo problema vada a risolversi. Comunque veniamo ai punteggi. Il Papà Celso ha ottenuto Tre Bicchieri dal Gambero Rosso /Slow Food, Quattro Grappoli dall’AIS, 15.5/20 dall’ Espresso e Due stelle da Veronelli. San Fereolo ha avuto Due Bicchieri Rossi dal Gambero/Slow, Quattro Grappoli dall’ AIS, 16.5/20 dall’Espresso e non viene valutato da Veronelli. Dicevo prima dei campioni per le guide: forse questo problema con la DOCG si risolverà ma ne è nato un altro. Chi li chiama Dogliani Superiore, chi Dolcetto di Dogliani DOCG, chi (giustamente) solo Dogliani. Cari curatori di guide, state attenti a non fare confusione.

IL BUONO
IL CATTIVO

Dogliani DOCG 2005 Papà Celso
Abbona Marziano
borgata San Luigi 40, 12063 Dogliani (CN)
tel. 0173.721317 - fax 0173.70999
E-mail: abbona@abbona.com
Bottiglie prodotte: 35.000
Prezzo medio in enoteca: circa 13 €

Il Papà Celso proviene da vigneti posti a quasi 500 metri s.l.m., dal Bricco di Doriolo. L’età dei vigneti varia dai 15 ai 30 anni: questi sono allevati a guyot con una densità di circa 5.000 piante per ettaro. Vendemmia manuale e poi fermentazione in vasche di acciaio per non più di 7 giorni a temperature mai superiori ai 30°C. La maturazione avviene sempre in vasche di acciaio, stando molto attenti al problema principe dei dolcetti in affinamento: la riduzione. Con il Dogliani DOCG la maturazione si allunga e quindi il vino può esprimersi in tempi più adatti alla sua struttura. Ora è qui davanti a me, con la sua bella etichetta. Il colore è praticamente inesistente, nel senso che il porpora è talmente intenso che tende al nero. Il naso è concentrato ma si percepiscono note leggermente vegetali e balsamiche con innesti di lampone e frutta nera. Indubbiamente intrigante, non riesce ancora ad esprimersi appieno. In bocca si scopre una potenza notevole ed un’alcolicità pronunciata ma anche una buona bevibilità. Peccato solo per quel tannino leggermente asciugante che però potrà migliorare con il tempo. Sinceramente, pur prendendo atto della stazza del vino, mi aspettavo maggiore durezza, anche se l’alcol molto alto tende a renderlo leggermente meno gradevole.

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L

A

 

S

F

I

D

A

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Dogliani DOCG 2005 San Fereolo
San Fereolo
borgata Valdibà 59, 12063 Dogliani (CN)
tel/fax 0173.742075
E-mail: sanfereolo@sanfereolo.com
Bottiglie prodotte: 10.000
Prezzo medio in enoteca. circa 12 €

Anche il vino di Nicoletta nasce in vigneti piuttosto alti, tra i 350 ed i 450 metri. Ma non viene da un solo territorio, bensì da un uvaggio che può variare di anno in anno. La vendemmia è manuale e la vinificazione avviene sia in vasche di acciaio che in tini di legno per circa 8 giorni. La maturazione avviene in un primo periodo sulle fecce e poi resta in affinamento fino all’estate succesiva. Un breve periodo di bottiglia e poi il vino va in commercio. Adesso lo verso e mi accorgo che sembra uguale, almeno nel colore è uguale al Papà Celso. Il naso in un primo momento mi ha fatto penare ma poi si è aperto con belle note fruttate, forse leggermente meno complesse dell’altro ma molto più intese. In bocca si innesta un’altra marcia: finalmente non solo alcol e tannini astrigenti, che contraddistinguono diversi Dogliani (non solo DOCG) ma anche lunghezza e complessità. Finalmente un dolcetto che non vuole solo stupire il mondo menando sganassoni a destra e sinistra, ma un vino ben fatto, dove gli equilibri sono importanti, che potrebbe anche farmi ricredere sulle possibilità di invecchiamento (migliorando) dei vini locali.

COMMENTO FINALE: Allora... la parte abbinamento merita un discorso attento. Un Dogliani con la struttura dei nostri due può reggere fino al cinghiale in umido o alla cassoela, ma riesce anche ad essere intrigante con piatti molto più leggeri. Oramai è tardi ma provate il Papà Celso con una fresca panzanella e poi mi saprete dire. Il San Fereolo lo vedo morire felice tra le braccia di una carbonara e se l’abbinamento non vi sembra poetico io me ne strafrego perchè stasera sarà proprio questa la fine che farà. Siamo di fronte a vini sanguigni e quindi i piatti devono essere ruspanti!

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Se parto dal concetto che un Dogliani in degustazione bendata deve essere anche bevibile, non posso che far vincere San Fereolo 2005 in ragione di una rotondità e di un tannino molto più avvolgente e fine. Papà Celso si fregia delle sue spigolosità, che probabilmente lo faranno maturare per alcuni anni, ma io preferisco il presente. Presente che da alcuni annetti dà ai vini di Nicoletta una marcia in più nell’immediato... speriamo anche che si mantengano come i suoi 2000 e 2001 da me assaggiati di recente.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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