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Salam d'la Juve

Vino06 Lug 2010

Châteauneuf-du-Pape Réserve des Célestins 1998 Bonneau

Vini e cantine del mondo presentati dal nostro panel di degustazione

 

Sarà che i vini buoni in Italia non mancano davvero, sarà per la nostra sana abitudine quotidiana di abbinarli con raffinato gusto ai deliziosi manicaretti delle cucine regionali, fatto sta che sulle nostre tavole fino a pochi anni fa era molto raro veder comparire dei buoni vini stranieri, ad eccezione dello Champagne, che è sempre stato considerato uno status symbol. Ma l'odierna possibilità di viaggiare di più all'estero fa scoprire ad un numero di consumatori sempre più vasto che il ghiotto mondo enogastronomico non finisce ai confini della nostra patria. La consapevolezza che la qualità è un fenomeno universale si fa sempre più strada e c'è una maggiore curiosità per aromi e gusti nuovi. Enotime Magazine ha pensato di offrire con questa rubrica una finestra ideale su alcune delle produzioni vinicole più significative e curiose dei 5 continenti, attraverso le note di un panel di degustatori, sia amatoriali che professionisti. Wojciech Bońkowski è editore della Guida polacca ai Vini d'Europa, vice caporedattore della rivista polacca WINO e ci consiglia questa volta un vino ancora non importato in Italia, ma che fa parte certamente dell'élite mondiale.

 

 

Domaine Henri Bonneau
Châteauneuf du Pape, Vallée du Rhône, Francia

Ci siamo stappati una bottiglia in buona compagnia. Niente di particolare, uno Châteauneuf-du-Pape del 1998; una buona annata, sì, ma se ne sono bevuti tanti di questi Châteauneuf e le ultime degustazioni indicavano che per i ‘98 si era ormai giunti alla resa dei conti. Non conoscevo questo produttore. Non solo io del resto, in qualche guida non c’è affatto, non ne parla neanche Jefford. Soltanto Parker nel 1987 forse ha scavalcato la siepe per qualcosa del genere. Sia quel che sia, a quanto pare ne valeva la pena, visto il prezzo conveniente cui se l'era procurato Krzysztof: è venuto 40 a testa. Henri Bonneau è una delle maggiori figure della regione, sia per il talento che per la personalità. La sua famiglia si trova a Châteauneuf du Pape dalla fine del XVIII secolo e sono ormai ben 12 generazioni. Nato nel 1938, ha fatto la sua prima vendemmia nel 1956 ed oggi, coadiuvato da suo figlio Marcel e da Michel Roman, coltiva un vigneto di 6 ettari perfettamente situato in uno dei migliori terroir: La Crau. Qui si trovano viti di Grenache molto vecchie, che costituiscono circa il 90% dei ceppi coltivati. Le rese sono molto basse, da 10 a 12 ettolitri per ettaro.

 

CHÂTEAUNEUF-DU-PAPE RÉSERVE DES CÉLESTINS 1998

Henri è un uomo molto modesto e semplice, che fa il vino in modo semplice. Cura personalmente ogni cuvée ed alla Grenache aggiunge piccole quantità di Mourvèdre, Counoise e Vaccarèse. La vendemmia è tardiva, la macerazione non è esagerata, quando finisce la fermentazione nelle vasche di cemento il vino passa in botti tradizionali molto vecchie, dove rimane per molti anni prima di essere imbottigliato.

Commenti di degustazione:

Quando Krzysztof l’ha stappato non preannunciava niente di buono, dal colore scialbo e instabile ad un naso già vecchio: cuoio, terra bagnata, smalto per le unghie. E poi quel tenore alcolico notevole del 14,5%. C’è voluta mezz’ora, ma è migliorato. Si è fatto pieno, con un piatto caldo di bigos con i suoi crauti insaporiti dalla carne, ma dopo un quarto di calice ne avevamo già abbastanza, non si riusciva a finire di berlo. Tannico, minerale, tremendamente potente, però fruttato. Secondo la teoria di chi dice che il vino è come l'uomo, spaventosamente arido e sgradevole, come si potrebbe dire anche del suo autore. Sembrava prima troppo vecchio, poi troppo giovane; forse però non bisognava affrettarsi. Ma chi poteva saperlo, visto che non l’avevamo mai bevuto? Fragole, lamponi, amarene, la Grenache che amo. Un vino senza enologia, non si sa come lo fanno, perché perfino Parker dopo aver saltato la siepe ne ha bevuto soltanto tre bicchieri, l’avranno accolto in tinello ma neanche un passo più in là. La botte, la macerazione, la diraspatura… non si sa niente, non si sa a cosa attaccarsi. Non si sente profumo di cantina, ma di terra, di roccia. A Châteauneuf ci sono dei ciottoli grandi come le uova di struzzo, ma Marek ha avuto il dubbio che venisse forse dalla sabbia, perché in regione c’è anche un posto così, dove di sassi ce n’è di meno. Di meno? Ma se in questo vino ce n’è così tanti che di più non si può! È come succhiare una caramella di pietra con un sottile rivestimento di ciliegia: i denti fanno male, la lingua anche ed il palato pure con questo… pepe di pietra! La forza, la ricchezza senza un filo di zucchero, secco fino al midollo, secco come il barocco. Magari un po’ semplice nel gusto. Nudo com’è nato, come se non l’avessero mai vestito con una camicetta neanche per le fotografie, nato dal niente, nato da sè. Un vino allo stato originale. Un Neanderthal, inconcepibile. Le centinaia di Châteauneuf fin qui bevute non ci hanno preparato per niente ad un vino come questo. Il tatto, la fattura. Fresco eppur non giovane. Un sole al tramonto, brace nelle tenebre. Una vampata di calore dalla pietra dopo il tramonto del sole, brace di sasso. L'uomo è piccolo in confronto al vino.

Abbinamenti consigliati: Con tutte le carni brasate e stufate non è male, o con semplici carni di pollame, di maiale e di agnello arrostite o alla brace e non troppo condite.

Temperatura di servizio: 18 ºC

Durata prevista: + 20 anni dalla vendemmia, ma molto apprezzabile adesso

Fascia di prezzo orientativa: intorno a 300 €

L'importatore dei vini del Domaine Henri Bonneau ancora non c’è, ma si può contattare direttamente la cantina in Rue Joseph Ducos 35, 84230 Chateauneuf-du-Pape, Tel. +33.04.90837308.

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Wojciech Bońkowski

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