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Sarà che i vini buoni in Italia non mancano davvero, sarà per la nostra sana abitudine quotidiana di abbinarli con raffinato gusto ai deliziosi manicaretti delle cucine regionali, fatto sta che sulle nostre tavole fino a pochi anni fa era molto raro veder comparire dei buoni vini stranieri, ad eccezione dello Champagne, che è sempre stato considerato uno status symbol. Ma l'odierna possibilità di viaggiare di più all'estero fa scoprire ad un numero di consumatori sempre più vasto che il ghiotto mondo enogastronomico non finisce ai confini della nostra patria. La consapevolezza che la qualità è un fenomeno universale si fa sempre più strada e c'è una maggiore curiosità per aromi e gusti nuovi. Enotime Magazine ha pensato di offrire con questa rubrica una finestra ideale su alcune delle produzioni vinicole più significative e curiose dei 5 continenti, tutti vini importati in Italia che potrai trovare nelle principali enoteche della nostra penisola. Elisabetta Fezzi è enologa e cura alcune rubriche di Enotime |
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A cura di Elisabetta Fezzi
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Chateau La Tour Haut-Brion Sulla riva sinistra della Garonna (nella parte nord-occidentale della regione della Gironda) si trovano le Graves, un altopiano dai suoli di sabbia e ciottoli. L’AOC più famosa è quella di Pessac-Léognan, dove si trova il famoso Château Haut-Brion, fondato addirittura all’inizio del XVI secolo da Jean Pontac e che appartiene dal 1935 ai discendenti dell’allora ambasciatore USA a Parigi, cioè al Domaine Clarence Dillon. Negli anni successivi la famiglia Dillon acquistò anche Château La Mission Haut-Brion, Château Laville Haut-Brion e Château La Tour Haut-Brion. Quest’ultima tenuta risale al tardo medioevo ed i suoi 7 ettari e mezzo vitati sono considerati una parte del vigneto della famosa (già nel 1540) maison Rostating. A metà del XVIII secolo passò quindi a Guillaume Joseph Saige, poi ai fratelli Cayrou, ai Coustau, ai Woltner e infine fu venduta nel 1983 dalla Duchessa de Mouchy, allora presidente dell’azienda, al Domaine Clarence Dillon. Gli attuali proprietari hanno cominciato subito a ristrutturarla, per sfruttare meglio il terroir. Si trova infatti in una posizione sull’altipiano dove attecchisce meglio il Cabernet, per via dei suoli più poveri, che hanno meno argilla e meno sabbia. Ma lo stile è invece ricco, sottolineato dalla magnifica serra, la scuderia, il giardino inglese, il parco con le sequoie importate dall’America, l’orto botanico…. |
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CHÂTEAU LA TOUR HAUT-BRION 1999 È un classico cru Classe de Graves, ma per emergere ha dovuto sgomitare parecchio per guadagnare consensi e differenziarsi con una propria, solida identità fra i tanti fratelli e cugini maggiori che ha intorno. Le uve da cui proviene sono per più di metà Merlot e quasi metà Cabernet Sauvignon, con un piccolo ma importante apporto di Cabernet Franc e sono raccolte rigorosamente a mano. Fermenta in grandi tini di acciaio inossidabile a temperatura controllata e matura per 20 mesi in barriques per un terzo nuove, sotto le cure dell’enologo Jean Delmas. Il vino è chiarificato tradizionalmente con l’albume fresco. Commenti di degustazione: Lo stile è lo stesso del primo vino del vicino Château Haut-Brion, con un bouquet elegante di piccoli frutti rossi. È un po’ meno complesso, ma è fine ed armonioso. Un bel vino di medio corpo, con una struttura equilibrata, note di ribes nero e rosso con ricordi di caffè e tabacco. I tannini sono moderati da una buona acidità e nel finale il goudron è sempre preciso e pulito. Abbinamenti consigliati: Per gli amanti delle grigliate di verdure e di carni, con le patate cotte sotto la cenere e i formaggi di media stagionatura abbrustoliti in terracotta al forno di legna, ma anche anguille e calamari alla brace. |
Temperatura di servizio: Servire a 18 °C
Durata prevista: + 15-20 anni dalla vendemmia
Fascia di prezzo orientativa: 125 €
Importatore dei vini di Château La Tour Haut-Brion: N’ombra de vin, via San Marco 2, 20100 Milano, tel. 02.6599650, fax 02.6551653, sito www.nombradevin.it, e-mail: info@nombradevin.it
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