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RiflettoMetro21 Mag 2012

C’è un effluvio di tabù alimentari in nome di diete e salutismo

Oggi sull’argomento cibo-salute a dar retta a pseudo nutrizionisti, santoni del fitness, industria alimentare e della cosmesi si rischia la paranoia. Ma molti speculano e guadagnano

Mai come di questi tempi l’argomento di cui si parla, si scrive, si vede e si sente è il cibo. Non esiste nessuna altra parola, neppure termini come politica, sesso, moda o spread per sostenere tutto e il contrario di tutto. «Considerando che tutti noi mangiamo, se a ciò si aggiunge – spiega sul Corriere della Sera la nutrizionista Carla Favaro - la mole di informazioni che arrivano da fonti più svariate (dai produttori di alimenti, da chi fa ricerca in nutrizione, dai consumatori e da chi ha parecchio da guadagnare nel  puntellare certe teorie), il risultato è una tale confusione dove è davvero difficile orientarsi». Ed è ancora più stravolgente quando si parla di alimenti considerati punti fermi della normale alimentazione.
 
Latte? peggio della cicuta.
 
Per esempio il latte, che sino all’altrieri è stato sinonimo di alimento sano e nutriente, primo sostentamento della vita, improvvisamente lo si accusa d’essere causa di tanti disturbi, di intolleranze più o meno comprovate quando non concausa di malattie vere e proprie. Da dove escono queste critiche?
«Le accuse rivolte al latte sono frutto sia di fantasia, sia di deduzioni più aderenti alla realtà scientifica, per quanto non condivisi da tutti – così risponde, sempre dalle pagine del Corriere Andrea Ghiselli, primo ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione -. Chi dice che il latte fa male porta a sostegno della sua tesi il fatto che siamo l'unico animale adulto a consumarlo. Primo: non è vero; secondo:- ironizza -  siamo anche l'unico animale adulto a guidare l'auto e a scrivere sui giornale. Dobbiamo smettere?».
L’industria, ovviamente cavalca, quando non genera più o meno artatamente essa stessa questi timori, ed ecco pronti sugli scaffali, ben pubblicizzati su giornali e TV, un numero sempre più elevato di latti e latticini magri, scremati, parzialmente scremati, privi di lattosio, vitaminizzati, eccetera. In altre parole, più costosi. Tace tuttavia sulla provenienza, sulle tecniche di manipolazione, sugli ingredienti aggiuntivi, ecc. Insomma, pare che le mucche non siano che un optional.
 
Se il latte preoccupa, il pane...

La candida frase attribuita a Maria Antonietta sulla mancanza di pane e l’esortazione a consumare brioche oggi non avrebbe senso poiché entrambi sarebbero out. Il pane bianco e le farine raffinate, da simbolo di agiatezza (quelli della mia generazione ricordano come un prodigio l’avvento del pane bianco) sono alimenti da bandire. È davvero così? Come sempre, dicono gli esperti, non bisogna estremizzare inducendo a credere che alcuni alimenti siano il diavolo (le farine raffinate) e altri l'acqua santa (farine integrali). Non solo non è vero, ma si rischia di trasmettere il messaggio che questi ultimi possano essere mangiati a volontà. Se è pur vero che è bene preferire i cereali di tipo integrale perché più ricchi di alcune vitamine e fibra, è utile tuttavia chiarire che il pane bianco non è molto diverso da quello integrale pur se è leggermente maggiore il contenuto in carboidrati, basta ridurne le porzioni. In ogni caso si sappia che in Italia, contrariamente a quanto si pensi, i carboidrati complessi come quelli di pane, pasta e patate forniscono una quota ancora modesta dell’energia totale necessaria.

Salumi? vade retro.  Carni rosse? cibo da antropofagi.

Cosa c’è di più energeticamente tosto di una bella bistecca, cruda, cotta al sangue piuttosto che ben cotta? Semplice da cucinare, olio, poco sale, qualche ago di rosmarino: una sferzata di salute. Ora è diventata uno degli alimenti maggiormente messi sotto accusa. «Questi giudizi - risponde Alfredo Vanotti, professore in Dietetica e nutrizione alla Facoltà di Medicina dell’Università Statale e Università Bicocca di Milano - sono stati influenzati dalle recenti indicazioni sulla prevenzione dei tumori dell’Istituto americano per la ricerca sul cancro, che consigliano, per chi mangia carni rosse (ovine, suine, bovine, compreso il vitello) di limitarne il consumo a persona a un massimo di 500 grammi alla settimana compreso l’eventuale consumo di carni lavorate (come i salumi)».. Ma noi quanta ne mangiamo? Stando ai dati rilevati dall’Inran, i consumi medi di carni rosse fresche e lavorate, a livello di popolazione, superano le raccomandazioni americane. Si può accettare il consiglio di alternare le carni rosse con quelle bianche, avvicendandole con pesce, legumi, uova e formaggi, ok, ma poiché noi (fortunatamente) non ci strafoghiamo alla stregua degli americani di tonnellate di bisunti hamburger a tutte le ore del giorno e della notte, gettare allarmi sulla chianina mi sembra, questo si, preoccupante. Altri ripetuti allarmi provenienti da fonti non esattamente controllate riguardano il comparto salumi dove sic et simpliciter ci viene ammonito di evitarli. «A questo riguardo – precisa il professor Vanotti - ci sono alcune domande da porsi: un prosciutto doc o una bresaola (che peraltro salume non è) possono essere messi sullo stesso piano di salsicce e bacon? È ben diverso, infatti, mangiare saltuariamente una porzione da 50 grammi di salumi (prevista anche dalle «Linee guida per una sana alimentazione»), e mangiarne porzioni maggiori, magari tutti i giorni, perché dedichiamo sempre meno tempo alla cucina». Le modifiche di abitudini alimentari radicate possono avvenire solo gradualmente: la vera educazione alimentare inizia dall'osservazione del contenuto (sempre più povero!) del carrello della spesa di una famiglia, modulandone progressivamente la composizione negli anni.

Zucchero? puro veleno.
 
Dulcis in fundo, termine azzeccato per chiosare, lo zucchero, più precisamente gli zuccheri: sono davvero un ‘veleno’ come è stato detto? «In giuste proporzioni - risponde Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi, Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica - lo zucchero non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, andando ai primordi, sono proprio gli zuccheri che hanno permesso all'uomo di distinguere le cose buone (dal sapore dolce) da quelle velenose (amare). Considerati i problemi metabolici e la diffusione delle malattie del benessere, è evidente che il consumo di zucchero debba però essere moderato. Un esempio pratico? Non metterne mai nel caffè più di un cucchiaino; invero gli autentici gourmet lo bevono amaro così da assaporare aroma e profumi. Detto ciò, per concludere non vorrei che questa pur superficiale disamina fosse in qualche modo interpretata contro l’eccellente lavoro della maggior parte di nutrizionisti e dietologi. Innegabile tuttavia che le mele marce, ovvero i cialtroni, esistono in ogni comparto. E’ di pochi giorni fa la notizia apparsa sulla stampa riguardo il medico nutrizionista francese Pierre Dukan , padre della dieta estrema (micidiale la sua “fase d’attacco”) più trendy ma anche più controversa, che ha fatto un mea culpa pubblico chiedendo d’essere cancellato dall’Ordine dei medici.
Insomma, se l’assioma animale-uomo ha qualche validità, basterebbe che quantomeno riguardo l’alimentazione ci comportassimo come appunto fanno gli animali: sanno quando mangiare, cosa mangiare, quanto mangiare e quando, sino che non sono a posto con il loro stomaco e la loro pancia, si astengono di ingerire anche il cibo per loro più stuzzicante.

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