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Salam d'la Juve

Alimentazione01 Nov 2010

Carni italiane pregiate

L'Italia dei sapori: "Carni e salumi"

INDICE DELLA PAGINA

La Denominazione di Origine Protetta e l'Indicazione Geografica Protetta

Il marchio della DOP
Denominazione di Origine
Protetta

 

 

Il marchio della IGP
Indicazione Geografica
Protetta

Denominazione di Origine Protetta
Indicazione Geografica Protetta

La politica della qualità nel comparto agroalimentare nasce nei primi anni Novanta con l'adozione dei Regolamenti comunitari 2081/92 sulle Dop (Denominazioni di origine protetta) e Igp (Indicazioni geografiche protette) e 2092/91 sull'agricoltura biologica. Il marchio Dop, secondo la normativa comunitaria, è attribuito ai "prodotti agricoli e alimentari, le cui caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvenga nel luogo di origine". Occorre quindi che tutte le fasi del processo produttivo siano realizzate in un'area geografica delimitata. L'Igp, invece è conferita ai prodotti agricoli o alimentari, le cui qualità e caratteristiche o la cui reputazione siano attribuibili all'origine geografica e la cui produzione, e/o trasformazione, e/o elaborazione avvenga nell'area geografica determinata. è sufficiente pertanto che una sola fase del processo produttivo avvenga in una determinata area. Con l'adozione del Regolamento che disciplina le Dop e le Igp, la Ue ha inteso valorizzare e tutelare la qualità e la tipicità di alcune produzioni; inoltre, ha cercato di andare incontro alle crescenti esigenze di informazione del consumatore e di sostenere il mondo rurale, soprattutto nelle zone marginali e svantaggiate dell'Unione europea. La Comunità ha voluto inoltre favorire l'evoluzione di sistemi di controllo della qualità basati sul rispetto di specifiche norme produttive stabilite dai disciplinari di produzione. Si tratta di regole, istituzionalmente codificate, che devono essere rispettate dai produttori per permettere loro di apporre il marchio Dop o Igp, identificato e tutelato in tutta l'area della Comunità. Il rispetto delle regole, a garanzia dell'imparzialità e della trasparenza delle procedure di controllo, è assicurato da appositi organismi di certificazione che, previa autorizzazione degli Stati membri, verificano la rispondenza dei prodotti al disciplinare di produzione. Ad oggi, sono state registrate in ambito comunitario 111 denominazioni italiane Dop e Igp, le quali comprendono sia produzioni agricole che agroalimentari. Le produzioni registrate sono presenti in tutte le regioni italiane e sono suddivise in sei comparti principali. Quello dei formaggi, delle carni fresche e trasformate, dell'ortofrutta e cereali, degli oli extravergini di oliva, dei condimenti e degli oli essenziali. I formaggi rappresentano il gruppo leader con 30 denominazioni, seguiti dall'ortofrutta e cereali con 28, dalle carni fresche e trasformate con 26, dagli oli extravergini di oliva con 24, dai condimenti (aceti balsamici tradizionali) con 2 e dagli oli essenziali con 1. Quanto alla suddivisione per regione, il numero maggiore di denominazioni è presente in EmiliaRomagna (20 denominazioni) e, a seguire, in Lombardia (18) ed in Veneto (13). Dall'esame della suddivisione del numero di denominazioni per regione, si evince anche che circa il 70% di esse ha come area di produzione zone del Nord Italia, mentre nel CentroSud risiedono poco più del 30% dei prodotti. torna all'indice

Carni di qualità
Carne fa carne. (Popolare)

Carne bovina fresca

Nell'ambito dell'agricoltura italiana un ruolo di primaria importanza è rivestito dalle carni bovine. L'elevato livello dei consumi interni però comporta una dipendenza dall'estero abbastanza sostenuta, poichè si ricorre alla produzione nazionale soltanto per il 62%. Poiché peraltro molti capi vengono allevati in Italia, ma in realtà provengono dall'estero, tale percentuale scende sotto al 50%. Quanto alle provenienze, ben il 60% dei capi importati è di origine francese. Il consumo medio annuo procapite di carne bovina in Italia è di circa 25 kg. Di questi, meno della metà è composto da carne di provenienza italiana, soprattutto carne di vacca e di vitello. Il resto proviene dall'estero. In questo contesto, la quota di mercato delle carni di qualità italiane non è molto alta. Queste carni provengono da allevamenti che rispettano il benessere del bestiame in armonia con l'ambiente circostante. A questo piccolo segmento di mercato si stanno interessando sempre di più le Associazioni di produttori, i Consorzi, l'industria ed i supermercati. Carne di qualità italiana ad esempio è la carne proveniente da cinque razze la Chianina, la Marchigiana, la Romagnola, la Maremmana e la Podolica. Essa è tutelata dal Consorzio 5R detentore dell'omonimo marchio di qualità. Anche altre Associazioni di produttori come il Coalvi in Piemonte e la Bovinmarche nelle Marche hanno adottato analoghi marchi di qualità. I supermercati inoltre hanno già da qualche tempo introdotto sui propri scaffali carni di qualità utilizzando propri marchi (ad esempio la Coop ha adottato il marchio "Prodotti con amore" e la Conad quello "Pascolo del sole"). Ma anche la grande industria (ad esempio la Plasmon con "le Oasi ecologiche") risulta sempre più orientata verso la trasformazione di carni di qualità ed al rispetto dell'ambiente. L'Italia nel '98 ha inoltre ottenuto da parte della Unione Europea la Igp (Indicazione geografica protetta) per le carni di Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale. L'Igp ha sostituito il marchio 5R e ciò ha comportato maggiori vincoli da rispettare. Poiché il rispetto di tali vincoli comporta adempimenti ancora non attuati inerenti sia alla restrizione dell'area di produzione sia ai controlli, non vi è stata ancora immissione sul mercato di carni a marchio Igp, tuttavia il potenziale produttivo è notevole. Ritornando al Consorzio 5R, esso è stato il primo in Italia ad adottare una certificazione elettronica della qualità della carne, comunicando volontariamente al consumatore il "percorso" che la carne effettua prima di arrivare nel piatto. Infatti, quando il consumatore acquista la carne,trova in etichetta tutte le informazioni sull'animale da cui proviene la carne stessa (ad esempio, il luogo di nascita, di allevamento, l'allevatore, ecc.). torna all'indice

Caratteristiche della carne di qualità

Gli elementi a cui il consumatore deve prestare attenzione sono tre:

  • Tenerezza. La carne, come ogni altro alimento, va masticata bene, ma per favorire la sua assimilabilità deve essere tenera. La tenerezza della carne è la risultante dell'elemento genetico e del rapporto tra età dell'animale macellato e maturazione della sua carne. Le razze italiane producono una carne magra che resta tenera se il capo viene allevato secondo una crescita controllata e macellato nel giusto periodo di sviluppo; al contrario, una crescita rallentata incrementa eccessivamente i connettivi della carne e la indurisce, mentre una crescita accelerata accumula grassi nelle fibre muscolari.
  • Colore. Sull'aspetto cromatico della carne incidono l'età del capo, la sua alimentazione, condizioni e tecniche di macellazione, la sua frollatura. Infatti l'animale deve essere macellato nel giusto periodo di maturazione, mentre le sue carni vanno frollate in ambienti e per periodi adeguati; tanto è vero che un bovino macellato in ritardo (oltre i 1820 mesi) darà carne dai toni più scuri e meno invitanti all'occhio di chi la mangia.
  • Sapore. Il gusto è un dato importante per ogni cibo. Per quanto riguarda la carne esso è ricavato dalla combinazione dei fattori nutrizionali a cui sono sottoposti gli animali: alimentandoli infatti con prodotti naturali (fieno e cereali), si svilupperanno armonicamente quelle componenti biochimiche che determinano e caratterizzano il sapore della carne. Comunque gli esperti ricordano che per ottenere una carne davvero sapida è necessario che i suoi sughi devono sempre rimanere al suo interno. torna all'indice

Digeribilità delle diverse carni

Tempo necessario (in ore) per assimilare 100 grammi di:

  • Prosciutto: h 1,40.
  • Vitello: h 2,50.
  • Manzo: h 3.
  • Agnello: h 3.
  • Maiale: h. 3,15.
  • Pollo: h 3,15.
  • Tacchino: h 3,30.

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Codice d'identità delle carni fresche

Per molti è ancora una novità con cui familiarizzare, ma si tratta di una delle innovazioni del mercato che aiuterà i consumatori a capire e scegliere. è il codice che ogni taglio di carne avrà come carta d'identità, è assegnato dal macello e servirà a riconoscerne l'anzianità, la provenienza e la qualità. Esso è composto da due lettere ed un numero; - la prima lettera indica la categoria:
  • A sta per vitellone,
  • B per toro,
  • C per manzo,
  • D per vacca,
  • E per giovenca.
- la lettera successiva indica la qualità del prodotto:
  • S sta per superiore,
  • E eccellente,
  • U ottima,
  • R buona,
  • O abbastanza buona,
  • P mediocre.
- il numero indica il tenore di grasso contenuto:
  • 1) molto scarso,
  • 2) scarso,
  • 3) medio,
  • 4) abbondante,
  • 5) molto abbondante.
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