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Salam d'la Juve

Alimentazione20 Feb 2007

Butòon de pajass

Una nuova ode suina ricca di grufolate poetiche dell'ormai leggendario... Lilluccio Bartoli!

"Butòon de pajass"
Ovvero, salciccia abbottonata in doppio petto, nel senso che il petto e la pancia diventan doppi.

Povero porcello, lo sfruttano proprio tutto; del maiale non si butta via niente (e della maiala, nemmeno il numero di telefono). E' un albero da sfrutto che viene sfruttato parecchio, gli si toglie la buccia e la sua polpa diventa una macedonia che variamente speziata e conciata a dovere (dov'è questa località?, o dovevo dire dov'era?) si appalesa sotto le molteplici forme leccorniose di insaccati che preludono a conviviali particolarmente ghiotti, dove i commensali non si peritano di certo innanzi al perito immolatosi alla bisogna: mors sua, vita -larga- mea.

(Sono certo che, tra i miei fans, i crapuloni gourmands gongoleranno. Alcuni mi hanno mandato dei complimenti imbarazzanti e li esorto a continuare esagerando indecentemente e senza ritegno alcuno. Se poi ci si dovesse trovare con le zampucce e gli zampetti sotto e sopra el tàaol.... sono arruolabile, insultabile e facilmente rapibile nella mia bottega di Cremona e con già la bavaglia al collo.)

Tra i primi boccioli manducabili dello scotennato, in pole position, sulla griglia -non di partenza- figurano i butòon de pajass, ovvero salamella affettata rudemente e distrattamente messa a sguazzare gioiosa in un guazzetto di burro, porri, conserva (senza serva non serve) fino ad assumere l'aspetto dei bottoni di pagliaccio, quei grandi dischi sul costume di scena che i clown usano per i loro spettacoli e che altri clown hanno sul doppio petto quando appaiono in tv parlando di politica.
Panem et circenses; nel caso dei butòon de pajass, suggerisco polenta senza circenses.
Se qualcuno (o qualcdue) non ha ancora afferrato l'aspetto dei butòon de pajass provi ad immaginare l'iconografia del Pierrot Lunaire e si soffermi sui bottoni del suo costume, di certo la lacrima che lo contraddistingue è dovuta al fatto che ha appena tagliato le cipolle.

Taluni irrorano col vino i butòon de pajass durante la cottura; personalmente mi adopero affinché ciò avvenga -e generosamente- non tanto durante la cottura, ma dopo la fine, quando accanto al piatto staziona una bottiglia di lambrusco che in mia presenza è sempre in fase calante come la luna del Pierrot Lunaire, inducendo il fegato a non rivolgermi più la parola perché rivendica diritti di riposo sindacale, ferie non godute et similia.

>>> Butòon de pajass, mentre vanno a farsi friggere. (c'è di certo un posto libero anche per lo scrivente)

Scrivo dei butòon de pajass perché sono stato invitato ad una festa del maiale. E' probabile che il suino mi rubi il ruolo di protagonista. I miei denti, alla sola idea, non hanno ancora smesso d' applaudire. La festa del maiale è una poesia scritta più che a strofe , a scrofe, (battuta very verri nice!)


Il porcello, prima che gli facciano le scarpe....e dopo.

Scrivesi festa, pronunciasi funerale e trattandosi di funerale di un familiare che ha affrontato della morte a fronte della mortadella, sono disposto a lutto, pur di presenziare da pari a pari  alle esequie  (ex equo: ecco perché da pari a pari) di un ex suino. E' pane per miei denti e con la mortadella è la morte sua, certo non mia. Più che una dimostrazione d'affetto è da affettato, passaggio obbligato per tramutarsi da scontroso a squisito, come lo diventò, quando, trasferendosi da Abbiategrasso a Grosseto (in Maremma maiala) incontrò  la donna -si fa per dire-  della sua vita.


Et voilà i confini della Maremma maiala: a nord la catena delle braciole nella regione lombare, ad est il
capocollo, ad ovest il culatello, a sud -coi piedi a mollo nell'acqua, già salata, ma non ancora bollente-
lo zampone. Notare, pliiiis, il budello dell'autostrada, soffermandosi sul particolare del casello d'uscita.

Al primo incontro si preparò dopo un bel bagnetto nell' acqua calda con carota sedano e cipolla (perché era cotto di lei) fischiettando il motivo del film "Torna a casa lessi" (film recitato da cani che hanno visto tutti: cani e porci).
Quand' erano a  tavola (molto prima di esserci in veste di antipasti)  lui le faceva affettuosamente il piedino (col piede di porco) e la voleva sempre accanto alle altre posate (così d' avere cucchiaio coltello e phorchetta sempre vicini) e poter parlare del suo sogno d' andare in Sudamerica dove metter su casa in Cile: il porcile. L' idea di finire in medio oriente dove tutti lo avrebbero salutato con "Salam!" gli faceva venire l'Arabia.
Ricordo d'aver fatto io le foto per il passaporco.

Progettavano una vita insieme nella nuova casa  (una casa dove poter appendere, non dei prosciutti, ma un suo ritratto osè: la Maial desnuda)   lui avrebbe messo su pancetta e voleva che lei facesse un po' di soldi con la fessurina sulla schiena come aveva visto su tutti i salvadanai a forma di porcellino. Lei accolse gioiosa la sua richiesta e fece molti soldi  con la fessurina posizionata diversamente. La storia finì quando la porcella chiese la parcella, e lui  le disse "porca puttana".

La festa la si fa (notare le note, please: la si fa, note dolenti per il porco) da quando la miseria aveva più libera circolazione di oggi (ecco perché si dice porca miseria) , il grasso del maiale era l' unico "unto" usato in cucina e solo in casi estremi (vedi estrema unzione) infatti, a quei tempi, non c' era certo il pericolo del colesTirolo - Alto Adipe (e con questa fesseria faccio una magra figura così sembro più snello).

Il porcello quando diventa pericolosa arma da taglio


La mia foto, cioè fatta da me, usando una speciale pellicola a raggi X (non sono io!, anche se mi assomiglia) che traccia il profilo del suino.
Strana festa, quella del maiale, il festeggiato, abitualmente dissente dall' esserlo, ed esprime tutto il suo disappunto quando è fatto oggetto delle attenzioni del "masalèer-norcino" (un incrocio tra macellaio e lanciatore di coltelli con diritto di precedenza -trattandosi di un incrocio- per quest' ultimo) infatti non è così scemo d' aver le fette di salame sugli occhi per non capire che lo stanno prendendo per il culatello e che si trova in un mare di guai.
Se fosse in una montagna di guai -dato che lo stanno prendendo per il culatello- la montagna sarebbe il Kiappa 2 nella catena dell' Himayala, montagna che, per essere scalata, abbisogna di qualcosa di pìu pesante della maglieria intima di marca (vedi Robe di Kiappa).

Torniamo al mare di guai al quale prestare molta attenzione (e poi farsela restituire -se si presta l' attenzione poi si restituisce- non so se rendo l' idea, dato che nessuno me l' ha prestata) e quindi, come si dice da noi "stare alla gatta" (ovvero prestare  attenzione, e daje col prestare!) perchè tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampone. La gatta è un felino e il salame di Felino (sono due cose diverse) hanno qualcosa in municipio, cioè in comune: la pelle; infatti sia il Felino che la gatta, sono da pelare. 

In questo mare vorrebbe prendere il largo, ma il masalèer invece di fargli prendere il largo, va a prendergli il lardo e così, rapinato del grasso (tipico caso di grassazione) griderà inutilmente al lardo! al lardo!

Il lavoro del masalèer è quasi religioso: all' oratorio un prete malaticcio, il curato, lo vedeva sempre presente all' ora di cotechismo dove apprendeva che le reliquie partivano dal sangue di San Gennaro per arrivare al prosciutto di San Daniele (con San Secondo a fargli da spalla) e con la benedizione di San Giovese.
Sarà una premura del "masalèer" sfilargli il maglioncino di setole (il pig maglione), fatto con la porcellana  (porcell lana) e a mettere in ordine i suoi ossicini sentendosi prima sp-ossato poi di strutto.
Tuttavia la sua riottosa contrarietà viene poi meno, affievolendosi via via in lucaniche et simili, uscendo dalla festa non malconcio , ma ben concio (quindi conciato per le feste) con dovizia di droghe e spezie alle quali, in seguito, si sentirà particolarmente legato......... con appropriati lacci suin generis.

Quando è di....... strutto, non si
può dire che è a corto di liquidi

Lilluccio Bartoli
alias Burt 'O Lee


Lilluccio Bartoli, ci ha anche inviato questo suo mezzo busto.

Lilluccio Bartoli alias Burt 'O Lee

Lilluccio Bartoli, fotografo dalla nascita,amico per la pelle, anzi per la cotica del "nimàal" e strenuo estimatore dei derivati suineschi.
E' insultabile nella sua bottega di C.so Matteotti 37 a Cremona (0372 28439) 

www.bartoliclick.com

sì, faccio danni anche li(nk)

bartoli.evirgola@libero.it

Hai qualche storia simpatica da inviarci? Scrivici e la pubblicheremo!!

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