Bever in vin (o sorbir): l'aperitivo dei tempi andati
Abitudini antiche della bassa cremonese, dove nelle nebbie padane si sfoga la fantasia del nostro affezzionato Lilluccio Bartoli
Per un buon bollito, alla mucca, deve muccadere -anzi, vaccadere- dapprima un qualcosa di spiacevole; tipo un frontale col macellaio che non va tanto per il sottile (coltelli esclusi).
Non che di questo sia contenta, ma comunque va a finire che non sta più nella pelle. Stressata dalle attenzioni in oggetto, accade che si faccia per noi in quattro -i famosi quarti- e che si conceda un bagnetto molto caldo in vasche dotate di manici e in compagnia di carota, sedano e cipolla.
Di solito a tagliarla vengono le lacrime, mai però quanto i tagli alla finanziaria.

(notare, please, la cipolla rossa, d'obbligo, col governo di sinistra)
Da quanto scritto fin qui, si evince che lo scrivente ama gli animali con una certa predilizione per quelli cotti.
Dato che la mucca sta diventando bollito e che in concomitanza si adopera pure a fare il brodo (la cui formula chimica è vacca due o) approfittiamo di quest'ultimo e sfruttiamolo come ouverture dell'opera (manzo-niana?) vertente sui bolliti misti.
A Cremona è d'uso iniziare lo sfruculio dei bolliti, aprendo loro la strada col bever in vin o sorbir che ber si voglia.
Nel brodo per sé solo o in compagnia di qualche rado marubino (o altra pasta ripiena o non) mentre nella pentola si svolge la trama del film "Torna a casa lesso", entra in scena il vino rosso - col ruolo di apripista - alla leccorniosa ex mucca.
![]() Teneri vitelline, future costolette alla milanese, mucche in attesa (ma non incinte) di diventare ex... >>> | ![]() >>> ...e marubini in t(r)iepidante attesa di finire in pentola, in compagnia delle modelle a sinistra |
Qui avviene il battesimo - per immersione, nel brodo, anzi nei tre brodi manzo, gallina, salame - di marubini, tortelli, o similia. Non tutti vengono battezzati in fumanti e occhieggianti ristrette piscine riscaldate e nelle quali vengono fatti affondare bastimenti carichi di aromi, ai quali si aggiungono leggiadre naiadi (galline, salami da pentola e scaramella) sguazzanti felici e che, per osmosi, cedono i loro umori in una girandola di effluvi che, con questa descrizione, dovrebbero giungere fino a te.
Altri vengono cresimati col sacro crisma del burro fuso e ammantati di grana di nostra signora frisona: una signora dalla discutibile moralità, una vera vacca.

La materia prima..... ma anche la materia seconda e pure la materia terza.
Tutti vengono un( i )ti in matrimonio, dopo un eventuale aggiunta di untuoso condimento (chiamata estrema unzione) e sposati a bottiglie di lambrusco, dalla cui unione nasce il bever in vin o sorbir che, ultimo retaggio maschilista, va (leggasi andava) sorbito dai soli uomini in piedi, col volto rivolto al camino (non potevo scrivere con la faccia rifaccia al camino).
Tutto questo per un malcelato pudore nei confronti dell'angelo del focolare che abitualmente soffre di mal di testa per via dell'aureola troppo stretta. Se, un giorno, gli angeli del focolare si decidessero a dimissionare il sorriso da cherubini e col bastone della polenta far sentire il loro peso sul groppone di chi nemmeno considera il loro gravoso lavoro, ne trarrebbero convincenti deduzioni.
Non si scordi, che ai tempi dei romani esisteva lo ius osculi: il pater aveva il diritto a baciare la moglie per saggiarne l'alito e comprovare che dalla cantina il numero delle anfore del vino (piene) era immutato dal più recente inventario. In caso contrario gli ossicini della consorte sarebbero diventati molto friabili.
Questione di accento: botte, bòtte. La differenza è nelle ossa rotte.
Torniamo al nostro aperitivo molto antico e sempre nuovo. Il purpureo colore dell' enoico liquido concorre a marezzare il biondo colore del brodo di riflessi che si possono trovare nei quadri di Chagall; una vera opera d'arte, anzi d'arti (mi pare quelli inferiori) dei vari bipedi e quadrupedi che -ho il sospetto, non consenzienti- hanno dato il loro contributo alla riuscita del tutto.
| Dato che in queste cose non sono un semplici8, ti renderò edotto sulla perfezione di questo bever in vin che, da noi, si usa come aperitivo. Abitualmente si assumono, non passando dall' ufficio assunzioni del personale, alcolici come aperitivo, a stomaco ancora da arredare e con gli enzimi disoccupati. Il vino, nel suo breve viaggio verso sud in tanta e desolante solitudine, subisce un impatto col fegato (l'im..patè di fegato) che, libero dall'intasamento del traffico che abitualmente dirima, gli dà libera circolazione sanguigna. Questo ci obnubila quel tantinello, fino a renderci rotondi i piedi, creandoci non poche difficoltà nella deambulazione e, ancor di più, nell' incappare nella prova del palloncino, davanti ad una pattuglia dei carabinieri, dove si consiglia una prudenziale ritirata al fine di evitare un altro genere di ritiro. | ![]() Simpatici iscritti alla lega antianalcolica, prima della loro iscrizione al club delle patenti ritirate. |
![]() Il brodo e i dadi non da, ma di brodo. | Il sorbir, essendo già una felice coabitazione di grassi che intasano l'epatotraffico, permette al vino di percolare attraverso il coraggioso fegato (se non ha del fegato il fegato...) in maniera quasi omeopatica e questo sì che aumenta la motilità della stomaco rendendo euforici gli enzimi che, infatti, cominciano ad applaudire, smaniosi di mettersi al lavoro senza quell'ottundimento da alcool che avrebbero, se il vino compisse la sua discesa non a braccetto del brodo. Per motivi di cristiana pietà, non dirò nulla su aperitivi analcolici: bevande in bottigliette sulle cui etichette manca la dicitura "Per uso esterno" e dove, al contrario dei vini [iniv ied oirartnoc], la vita latita, essendo bevande morte che mai miglioreranno (come succede ai nostri politici, altra cosa che dobbiamo sorbirci senza il piacere del sorbir). Tutto questo ragionamento unicamente perché la gola è più vicina al cervello che allo stomaco, chissà per quale motivo? |
Lilluccio Bartoli
alias Burt 'O Lee
Lilluccio Bartoli, fotografo dalla nascita, ci ha inviato questo suo mezzo busto. | Lilluccio Bartoli alias Burt 'O Lee sì, faccio danni anche li(nk) |
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