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Salam d'la Juve

Vino13 Nov 2007

Barolo 2003: Bel Colle sfida Chiara Boschis

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 13 Novembre 2007

Il Barolo DOCG Monvigliero 2003 di Bel Colle
sfida
il Barolo DOCG Cannubi di Chiara Boschis - Pira E. & Figli

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

"Novembre nuovo, guide nuove". Questo improvvisato proverbio vuole sottolineare come il mese dei morti sia anche quello in cui i nostri occhi vengono deliziati dalle nuove guide fresche di stampa. Talmente fresche di stampa che il vostro umile scrivano è riuscito ad averne in mano solo una. Ma non preoccupatevi: i vini premiati sono da diversi giorni su internet e ho attinto da li. Questo mese si tratterà comunque di fare un confronto tra "premiati e non" in quanto i punteggi inferiori al top sono ritrovabili solo sui tomi che mi devono ancora arrivare. Come avrete visto dal titolo oggi si ritorna a parlare di Barolo, dato che erano quasi due anni che non riproponevo una sfida di quello che "dei vini è il re"! Ma prima non posso lasciarmi scappare l’occasione per fare un piccolo commentino sulle guide appena uscite, visto che vi sono state dichiarazioni piuttosto importanti provenienti proprio da quello stesso mondo. Inizio con Carlin Petrini, Presidente internazionale di Slow Food, che alla presentazione della Guida al vino quotidiano dice che "non devono esistere guide per la serie A o per la serie B. I tempi sono maturi per ragionare in un altro modo, che non veda graduatorie di merito ma che sia basato sulla qualità di quanti hanno un corretto approccio con il vino". Sul fronte Gambero Rosso la presentazione della guida coeditata con Slow Food si è mossa su un gioco di "difesa e attacco", dove l’attacco era verso chi "ventilava" (ventilava e basta??????) l’acquisto di una consistente parte del loro pacchetto azionario da alcuni grandi produttori di vino che hanno partecipazioni in banche e giornali importanti (curiosi eh???), mentre la difesa era rivolta a Slow Food, garantendo amore eterno ed imperituro a questo gemellaggio nato oramai da vent’anni. Fabio Rizzari, alla raffinata presentazione della guida dell’Espresso, ha cercato di calmare le acque, garantendo che c’è posto per tutti.
Cosa succede? Proprio nel momento in cui, secondo me, le guide stanno diventando più "umane" aprendo il loro empireo anche a vini da uve e/o denominazioni poco blasonate, si scopre un malumore nemmeno tanto sotterraneo, un dubbio amletico sull’essere o non essere utili, in alcuni casi una paura che il bel castello crolli, seppellendo molti castellani. Per me il problema principale può essere riassumibile nel concetto terra-terra "non c’è più trippa per gatti" o almeno ci sono troppi gatti (alcuni nel frattempo divenuti più grossi ed affamati di una volta) e sempre meno trippa. Lo dissi 3 anni fa nel mio discorso di congedo da curatore di guide (nessuno è perfetto...) che, fino a quando il mondo dell’editoria enogastronomica continuerà a ricercare il proprio sostentamento nello stesso mondo che poi valuta, il rischio di un abbraccio mortale che la strangoli è quasi una certezza. Oggi penso si stia iniziando ad assistere a questo, aggravato da una minor disponibilità finanziaria del settore e da una diminuzione delle vendite non certo impercettibile. Vedremo cosa ci porterà il futuro, ma se la gente non legge o legge meno sia le riviste che le guide il motivo potrebbe proprio essere quello che non gliene frega niente di quello che viene scritto, perché (nel migliore dei casi) è la stessa zuppa riscaldata da quasi 20 anni.
Ma bando alle ciancie e veniamo al vino. Come detto prima, quest’anno i massimi riconoscimenti sono andati anche a vini di "minore" importanza e, pure all’interno di denominazioni di peso come il Barolo, si è assistito ad una vera e propria "diaspora premiante". In altre parole ognuno ha premiato vini diversi e solo in pochi casi si è constatata una concordanza di riconoscimenti. Per questo ho fatto una piccola e forse fallace indagine ed ho visto che uno dei Baroli 2003 più premiati era il Cannubi della bella Chiara Boschis, mentre il mio "cattivo" di  oggi, il Monvigliero di Bel Colle, non ha ottenuto uno straccio di premio. Quindi ho elevato il Cannubi allo scomodo rango di sfidato, proprio in un’annata che ha tutte le carte in regola per essere messa sotto esame. Sto parlando del 2003, funestata da un caldo torrido da maggio sino a settembre che, nel campo dei grandi rossi, ha dato sino ad oggi vini estremamente alcolici e con tannini grossi e scontrosi come rinoceronti incazzati. Visti i continui blocchi di maturazione, le possibilità di invecchiamento (almeno per il Barolo) non credo vadano oltre i 7-10 anni, con una parte aromatica quasi azzerata ed una eleganza generale praticamente pari alla mia mentre ballo sulle punte. Uno dei pochi punti a favore dei Barolo 2003 è stato il colore, finalmente ritornato a livelli umani, cioè a quel "rubino con unghia aranciata" che sembrava essersi perso tra porpora più adatti ad altre uve e ad altre zone. Per fortuna le eccezioni ci sono state ed i nostri due sfidanti le rappresentano in pieno. Andiamo a conoscerli.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Oggi abbiamo davanti due aziende piuttosto piccole. In particolare la storica cantina Pira, oggi sotto la responsabilità di Chiara Boschis, conta nemmeno tre ettari di vigneto ma tutti in posizioni di grande importanza. Due ettari tra Cannubi e Cannubi San Lorenzo ed il resto a Via Nuova (Terlo) parlano da soli. L’ ingresso di Chiara nella conduzione generale dell’azienda ha portato una vera e propria rivoluzione: intanto sono state vinificate separatamente le uve di Cannubi a Via Nuova, con sistemi di fermentazione dove l’inox termocondizionato è utilizzato per la tumultuosa, mentre si preferisce la barrique per la malolattica e l’invecchiamento. I risultati sono stati sin da subito notevoli, anche perché Chiara è riuscita a miscelare benissimo il terroir con la mano del produttore. Lo dico perché il suo Cannubi 1999 è stato uno dei vini che mi ha fatto fare un figurone. Stavamo degustando alla cieca dei Barolo e, assaggiando il suo, mi venne da dire: "Qui c’è la mano di una donna"! Chi si loda s’imbroda, ma l’ho voluta dire per riconoscere a Chiara una mano precisa ma rispettosa del vigneto, cosa che oggi è sempre più difficile trovare. La cantina è veramente piccola, anche perché ogni anno escono al massimo 18.000 bottiglie di vino suddivise tra i due cru (Cannubi e Via Nuova) una Barbera e poche bottiglie di Dolcetto.
Il "cattivo", alias Bel Colle, ha qualche ettaro di vigneto in più, ma non supera i 10. Bisogna però dire che compra uve da diversi produttori per poi imbottigliarle sotto il proprio marchio. L’azienda nasce nel 1976 e per alcuni anni ha vivacchiato nell’attesa del suo deus ex machina, quel Paolo Torchio che dopo varie esperienze in cantine locali e non, ha trovato qui il suo luogo naturale. La sua lunga esperienza, associata ad una competenza tecnica indubbia, si riflette nelle scelte aziendali, che mai hanno premiato il cosiddetto modernismo. Da buoni tradizionalisti, purtroppo per loro, l’azienda ha sempre curato poco i rapporti con la stampa, tenendo un basso profilo che oggi non paga molto. In azienda, oltre al nostro Barolo si producono una quantità industriale di etichette: si va dai bianchi, come Arneis e Favorita, al Dolcetto, alla Barbera, al Barbaresco (Roncaglie), al vino locale per eccellenza cioè il Pelaverga di Verduno e ad altri due Barolo, uno base ed il cru Boscato. Complessivamente da una cantina essenziale ma perfettamente funzionale, dove l’acciaio serve per vinificare e per l’invecchiamento la botte grande si sposa con un piccolo gruppo di barriques, escono in tutto circa 150.000 bottiglie.
Veniamo alla voce punteggi. Sinteticamente 3 a 0 per il nostro "buono". La Guida dell’Espresso (18.5/20), Veronelli (Tre stelle blu) e l’Ais (Cinque Grappoli) mettono il Cannubi tra i Barolo 2003 premiati, mentre il nostro Monvigliero non batte chiodo. Gli dà un buon punteggio (extra moenia) solo winesurf.it, ma qui taccio perché... non posso farmi troppo spudoratamente pubblicità.

IL BUONO
IL CATTIVO

Barolo DOCG 2003 Cannubi
Chiara Boschis - Pira E. & Figli
via Vittorio Veneto 1, 12060 Barolo (CN)
tel. 0173.56247 - fax 0173.56344
E-mail: piracb@libero.it
Bottiglie prodotte: 7.000
Prezzo medio in enoteca: circa 45 €

Prendete due appezzamenti per complessivi 2 ettari a Cannubi, regalateli ad un barolista e questo (o questa) sarà la persona più felice del mondo (e vorrei anche vedere…). Immaginatevi quando Chiara, fresca di laurea in economia, si è ritrovata questo bendiddio tra le mani che le dava la possibilità di seguire quella che era sempre stata la sua passione. Passione fa rima con rivoluzione e questa è avvenuta in azienda. Maggiori attenzioni nel vigneto, divisione delle uve dei due cru, fermentazioni brevi a temperature controllate con frequenti rimontaggi e follature per circa 7 giorni, malolattica e successivamente affinamento in barrique nuove per circa 2 anni. Imbottigliamento senza filtrazione, un anno di bottiglia e poi via in commercio. Tutto questo ha portato ad un vino che, sia grazie alla proverbiale freschezza e finezza dei terreni dei Cannubi, che alla mano elegante ma decisa di Chiara mi era già piaciuto molto in un precedente assaggio. Adesso lo verso nuovamente nel bicchiere. Il colore è rubino leggermente aranciato, un colore che mi riporta ad alcuni anni addietro, quando non ci si vergognava di avere colori che non fossero porpora intenso. Il naso, pur molto alcolico, è giocato su fini note floreali dove il legno riesce a dare complessità senza sovrastare. La bocca è ampia, non aggressiva. Conduce verso un tannino rotondo ma giustamente e barolescamente ruvido. In  complesso proprio una bella interpretazione che ha preferito rimanere leggermente sotto traccia più che esagerare e ritrovarsi, come tanti, un vino crudo ed ingestibile.

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L

A

 

S

F

I

D

A

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Barolo DOCG 2003 Monvigliero
Bel Colle
fraz. Castagni 56, 12060 Verduno (CN)
tel. 0172.470196 - fax 0172.470940
E-mail: info@belcolle.it
Bottiglie prodotte: 10.000
Prezzo medio in enoteca. circa 23 €

Voglio definitivamente rovinare la mia già scarsa reputazione langarola e sostenere che tra i due cru, Cannubi e Monvigliero, ci sono diverse assonanze. Entrambi hanno forti componenti calcaree e una buona percentuale di argilla. Forse Cannubi è leggermente più sabbioso ed ha sicuramente esposizioni diverse ma, alla fine dei salmi, molto spesso i vini dei due vigneti si assomigliano. Riescono infatti ad esprimere più velocemente al naso quei profumi floreali che sono la quintessenza del Barolo. Entrambi poi possono virare verso note di cacao che danno grande complessità ai vini. Ma soprattutto tutti e due mostrano tannini fermi ma eleganti, che si affinano ma mantengono austerità negli anni. Il Barolo 2003 Monvigliero di Bel Colle riassume in sè molte di queste caratteristiche. Nasce da una vinificazione tradizionalissima, con un controllo quasi empirico della temperatura. Svolge la malolattica in vasca per poi passare in legno grande (35-40 hl) per i canonici due anni. Dopo l’imbottigliamento ed un 6-8 mesi di bottiglia viene messo in commercio. Eccolo qui: color rubino con lieve aranciato e subito via al naso, dove fiori ed anche note tartufesche che introducono ai terziari creano un connubio veramente notevole. Il legno, da buo direttore d’orchestra, si limita a dirigere e mai a comparire. In bocca la trama tannica è fitta, austera, ma non scomposta o esagerata. I tannini si srotolano eleganti e la lunghezza non ha sbavature in chiusura. Un vino che si presenta quasi in maniera dimessa ma poi ti sorprende per complessità ed ampiezza.

COMMENTO FINALE: Il Cannubi di Chiara Boschis ed il Monvigliero di Bel Colle sono due facce della stessa medaglia, che si chiama equilibrio in annate difficili. Uno tende più verso la modernità, con maggiori sviluppi del legno, l’altro si rivolge più pacatamente verso la tradizione. Entrambi però danno e daranno grandi soddisfazioni in tavola. Il Cannubi lo sposo immediatamente al classicissimo brasato al Barolo, ma lo vedrei benissimo anche su formaggi molto stagionati e, per assurdo (ma neanche tanto), su un bel baccalà fritto e ripassato in padella col pomodoro. Il  Monvigliero, grazie ad una sua maggiore duttilità lo vedrei anche su dei primi importanti, come una sontuosa amatriciana, ma la morte sua è l’agnello al forno.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Egregio direttore: il suo fido scudiero nonché misero redattore si rifiuta di tagliare una delle due teste. Dalla parte del Cannubi troviamo maggiore complessità e forse un minimo di nerbo in più, dalla parte del Monvigliero colpisce la finezza olfattiva e la perfetta conduzione di bocca. Per questo mi sporgo oltre la balaustra che delimita il confine del nostro giochino e, in pieno stile pugilatorio, alzo il braccio di entrambi i contendenti. Pareggio, ma... come dicevano gli antichi... in cauda venenum. Forse bisognerebbe tenere presente il fatto che con quello che spendi per una bottiglia di Cannubi ne compri due di Monvigliero!!!

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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