
Gli operatori del commercio tradizionale piangono anche nei periodi delle festività e in tempi di saldi, non è chiaro se con lacrime vere o di coccodrillo. Certo, la grave crisi economica in atto e la “cura” Monti mordono con voracità. Tuttavia, a mia memoria i cosiddetti bottegai per una ragione o l’altra (tasse, accise, sviluppo della Gdo, costo del personale, ecc) piangono da sempre, salvo possedere abitazioni quando non interi stabili intestati a nonna Francesca, Suv, il fuoribordo e una manciatina di ‘briccoli’ per la signora che “non ha mai occasioni per sfoggiare”.
Tutto vero, come però è altrettanto vero che i negozianti, o meglio, i canali di vendita si moltiplicano a vista d’occhio. Non si pensi a negozi come le classiche bottege con vetrine e luci più o meno sfavillanti, si tratta nuovi e vecchi punti di vendita che con argomentazioni aggiornate tendono, come i succitati negozi, di perseguire un unico obbiettivo: vendere.
Tra questi canali, quello più antico e tradizionale, opportunamente aggiornato è l’ambulantato che risulta essere in costante crescita.
Sarà pure un lavoraccio, sveglia all’alba, freddo, caldo torrido, pioggia, neve e poi monta e smonta, esponi, ritira. Eppure i banchi degli ambulanti sono aumentati, dal 2002 a oggi di circa 40mila unità per tacere di un numero imprecisato di abusivi. Nello stesso periodo gli operatori attivi nelle vendite porta-porta, per corrispondenza o attraverso i distributori automatici sono aumentati di oltre 6.000 unità. L’Osservatorio nazionale del commercio ha registrato l'attività di 162.938 punti vendita, di cui 103.037 ambulanti con posteggio fisso e 59.901 ambulanti operanti a posteggio mobile o in forma itinerante con un incrementato di 35.936 unità, risultato che è sintesi di una differente dinamica tra le due tipologie di esercizio: una crescita più accentuata degli esercizi a posteggio mobile (+23.738 unità), favorita dalle maggiori liberalizzazioni introdotte nella normativa che regola il settore rispetto all'incremento più attenuato delle attività a posteggio fisso (+12.198 unità). In termini di aree, l'incremento nel Mezzogiorno si distingue per il maggior numero di bancarelle perché – spiegano alla Confcommercio - al Sud l’ambulantato rappresenta un'opportunità occupazionale in un contesto di una annosa precarietà del mercato del lavoro.

Che poi abbiano regolari licenze, permessi, rispetto delle norme igieniche per il food, che rilascino scontrini fiscali, che abbiano bilance tarate e sigillate, ecc, beh questo è un altro discorso. Circa la metà della crescita ha interessato appunto le regioni meridionali: Campania (+5.661 unità), Sicilia (+4.545), Puglia (+2.720). Aumenti di una certa consistenza si sono comunque registrati anche nel Lazio (+3.641), Lombardia (+3.523), Piemonte (+2.569), Veneto (+2.152). Percentualmente il commercio ambulante è distribuito per il 46% al Sud e nelle Isole, per il 36% al Nord e per il 18% al Centro. A tutto ciò, e in tutte le aree, occorre aggiungere un numero, totalmente non conteggiabile di “operatori” con gli occhi a mandorla riforniti con una logistica che neppure la più informatizzata delle imprese ha sin ora mai organizzato.