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Salam d'la Juve

Vino17 Mag 2011

Altri vini rumeni che vanno per la maggiore

Finalmente non soltanto ricerche sul posto

 

Dal nostro corrispondente
Mario Crosta

 

L’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi balcanici produttori di vino si è visto ancora poco, almeno in Italia, se guardiamo bene sugli scaffali delle enoteche e dei supermercati. C’è molto di più in Germania ed in Gran Bretagna, ma da noi arriva soltanto qualche bottiglia. Non credo che sia dovuto alla difficoltà di contatto o di lingua, poiché sul Web si trovano ormai tutte le maggiori cantine dell’Europa orientale e basta cliccare su “traduci questa pagina” per mandare a buon fine la ricerca. Nell’importazione di vino brillano piuttosto le massicce presenze dei colossi enologici d’oltreoceano accanto ad alcune assenze davvero inspiegabili, per esempio la completa mancanza di vini decenti dalla Romania, dalla Moldova e dalla Bulgaria, che sono dei grandi produttori di vino piuttosto vicini, a soli 1.000 chilometri e non a 14.000 oltre l’oceano come il Cile o addirittura dall’altra parte del mondo come il Sudafrica e l’Australia. So che iniziare ad importare da aziende balcaniche non è così semplice. Qualcuno dei lettori infatti mi scrive ogni tanto chiedendo una mano, anche se nei miei articoli ci sono tutti i riferimenti e non ho mai null’altro da aggiungere perché non mi occupo di vino per lavoro, ma sono soltanto un enoappassionato come tanti. Il successo di quei vini non dipende infatti dalla vicinanza geografica, ma da altri fattori, tra cui il gusto che risulta per la maggior parte di essi piuttosto addolcito dagli zuccheri naturali residui secondo la loro tradizione e le loro cucine, ma anche il prezzo delle bottiglie di maggior qualità, che spesso non è ad una sola cifra e ciò mi sembra eccessivo.

Una bella occasione per conoscere e degustare dei vini rumeni di buona fattura, anziché andarli a cercare laggiù di persona col lanternino, l’ha data una recente degustazione a Varsavia presso l’ambasciata della Romania, su invito dell’Istituto Rumeno di Cultura. Gran parte dei 6 milioni di ettolitri di vino prodotti in media ogni anno in Romania (sarebbero 800 milioni di bottiglie se fossero tutti imbottigliati) è molto povera di qualità e non vale perciò la pena di occuparsene. Ma i suoi vini migliori, quelli che hanno finalmente cambiato registro dopo la caduta del regime e a seguito di investimenti privati importanti, non sono molto conosciuti e si presentano sporadicamente a qualche fiera. La degustazione di Varsavia è stata quindi ancora più importante perché dimostra che in Romania qualcosa comincia a muoversi per convincere i consumatori stranieri che finalmente c’è uno sforzo governativo su uno dei loro principali prodotti. Hanno presentato solo quattro produttori, tra cui la joint-venture italo-rumena Vinarte di cui avevamo già parlato in numerosi precedenti articoli. Ma prima non si sostenevano proprio per nulla le esportazioni, non si organizzavano degustazioni, non si spedivano nemmeno campioni di bottiglie e in quelle condizioni risulta impossibile conoscere uno dei sistemi di classificazione più assurdi al mondo, dove in 8 regioni vitivinicole si contano più di 50 denominazioni d’origine di vini che a un enoappassionato occidentale non mostrano quelle biodiversità e quelle notevoli differenze organolettiche cui è abituato invece negli altri Paesi vinicoli. Nonostante molte bevute e confronti con quelle degli amici del panel polacco di degustazione non mi sento in grado di esporvi delle vere e proprie differenze, per esempio, tra Sarica-Niculitel e Istria-Babadag oppure tra Valea Lui Mihai e Silvaniei.

 

Hyperion Feteasca Neagra
Cramele Halewood, Ploiesti

Cramele Halewood, sorta nel 1949, è la più vecchia azienda vitivinicola della regione Dealu Mare, dove ha una tenuta di 280 ettari ottimamente soleggiati su dolci colline nell’agro di Ploiesti, con vaste cantine sotterranee. Oggi fa parte, tramite la Domenile Halewood che ne ha altri 120 anche nelle regioni di Sebes e Murfatlar, del gruppo inglese Halewood International, fondato nel 1978 da John Halewood, insieme con altre 30 sparse per il mondo. Mi ha particolarmente colpito l’Hyperion Feteasca Neagra, fermentato in acciaio inossidabile, maturato 12 mesi in barrels nuove e affinato per altri 12 in vetro. Penso che sia uno tra i vini rumeni più costosi. Ha uno stile levigato e pulito, un colore rubino granato, aromi di uvaspina viola, prugna rossa, ciliegia, non sovrastati dalla vaniglia del rovere americano. Di medio corpo, morbido, equilibrato, con tannini fini, vellutato. Tenore alcoolico 14,5%. Medaglia di bronzo al Decanter World Wine Awards e all'International Wine Challenge.


Brut Imperial
Pivnitele Rhein & C. Azuga, Azuga

Sempre allo stesso gruppo inglese appartiene anche questa piccola cantina, Rhein Azuga (con agriturismo, pensione e ristorante) che risale al 1872, diventata “supplier of Romania’s royal court” ed in particolare di re Michele primo, che amava le bollicine. Infatti è la più antica cantina rumena nella produzione di vini metodo classico, fa dei metodo classico interessanti con etichetta propria, ma ne produce anche altri tre per la più grande cantina della valle di Prahova. Buono il Brut Imperial, 100% Chardonnay, con il remouage fatto ancora tradizionalmente a mano. Attualmente questa cantina gestisce anche un ristorante da 90 posti ed una pensione con 15 camere in un bel parco di 2 ettari, offre ai visitatori un eccellente tour delle strutture e accetta visite per degustazioni in gruppo di almeno 6 persone. Questa località fra i monti Bucegi è infatti una delle più belle dei Carpazi, con pista da sci olimpica e festival di folk tradizionale, concerti di musica, danze popolari.


Terra Romana cuvéè Charlotte
SERVE, Comuna Ceptura

Non ci allontaniamo ancora dai capitali occidentali investiti in Romania per parlare del gruppo SERVE (Société Euro Roumaine des Vins d’Exception), creato nel 1994 dal conte francese Guy Tyrel de Poix, quello dello champagne Piper-Heidsieck e del Domaine Peraldi in Corsica. Per via di una climatologia simile a quella della Borgogna, a Urlati-Ceptura nella montagnosa regione Dealu Mare ha già reimpiantato in concessione 80 ettari che diverranno 130 nel 2013 (vinifica anche le uve di una quarantina di ettari in regione Babadag, verso il mar Nero). Fra i suoi vini mi è piaciuto il Terra Romana cuvée Charlotte, un taglio di Cabernet Sauvignon, Feteasca Neagra e Merlot che è maturato alla francese, appunto, in barriques nuove. Colore rubino intenso, aromi di ciliegie mature e note di cannella, torrone, muschio. Morbido, di corpo medio, ricco di tannino, con finale minerale, terroso, persistente. Medaglia d’argento al Decanter World Wine Awards.


Merlot Ceptura
Cramele Rotenberg, Ceptura de Jos

Ci manteniamo in zona, dove l’antica cantina a gravitazione dei Rotenberg (due piani in superficie ed il resto sottoterra, quindi niente pompaggi) vinifica separatamente le uve di ciascuna delle 6 parcelle in 25 ettari coltivate a Merlot tra i villaggi di Ceptura e Fantanele, tutte viti vecchie, almeno 25 anni, con rese molto basse, intorno ai 50 quintali per ettaro. Selezione e vendemmia manuale, vinificazione in tini tradizionali, niente filtrazione, chiarificazione con albume solo quando necessario. Mi è piaciuto il vino del 2006, un rosso molto robusto, con note di ciliegia scura, frutti di bosco rossi e ricordi di cioccolato, perfino di espresso. Viene da una lunga fermentazione ed è affinato in botti di rovere rumeno tostate al punto desiderato per non cedere tannini duri, per un periodo che varia tra i 9 e i 24 mesi a seconda dell’andamento dell’annata e della vinificazione. Tenore alcoolico sui 14%. Anche questo è uno dei vini rumeni più cari, premiato con medaglia d'argento al Mondiale del merlot di Lugano nel 2010.


Merlot Prestige
Domeniul Coroanei Segarcea, Segarcea - Dolj

Nella regione Oltenia c’è un’altra cantina a gravitazione, con quattro piani sottoterra, fondata nel 1884, che è entrata nelle grazie e nelle proprietà della casa reale: Domeniul Coroanei Segarcea. La famiglia reale di Romania ha sempre apprezzato i suoi vini per il loro carattere tradizionale e nazionale in una riuscita combinazione tra la più antica arte artigianale e le tecnologie d'avanguardia. Oggi è il barone Mihai Anghel che continua a lavorarci con lo stesso spirito ed ha già investito milioni di euro nei 300 ettari per qualificare meglio i 2 milioni di bottiglie che mediamente produce. Dal 2006 hanno reimpiantato 200 ettari in questo vigneto particolarmente adatto ai rossi, tanto che alla prima esposizione fatta a Bruxelles uno di questi ha ottenuto subito la medaglia d’oro. Mi è piaciuto il Domeniul Coroanei Segarcea Merlot Prestige, intenso e complesso, colore rubino scuro con aromi di ribes rosso e nero, note di frutta passita come uva e datteri, anch’esso con ricordi di cioccolato, perfino di espresso. L'attacco è dolce, ma ben bilanciato da acidità e mineralità. Il finale è piacevole e lungo.


Busuioaca del Bohotin Autentique
Crama Basilescu, Urlati

Crama Basilescu produceva con successo dei famosi metodo classico a Urlati agli inizi del secolo scorso, ma lo stato nel 1945 costrinse la famiglia a trasferirsi a Mizil, confiscandone le terre. Solo nel 1990 i discendenti di Nicola Basilescu sono stati in grado di recuperarne una parte e sono tornati nei vigneti di Urlati soltanto nel 2008. Sono circa 100 ettari a Hooker (60 vocati in gran parte ai rossi) e a Pietroasele (40 vocati in gran parte ai bianchi). Ma la miglior bottiglia bevuta è stata invece il rosato, anzi un rosé de gris, un vino amabile e adorabile prodotto dal vitigno Busuioaca de Bohotin, una delle meraviglie della Romania, una varietà locale molto antica che ottiene elevate concentrazioni di zuccheri producendo vini dolci e abboccati molto equilibrati, aromatici e complessi, di colore giallo dorato o ambrato scuro, ma in questo caso di un colore rosato tra il salmone e la foglia di cipolla. L’aroma ricorda il miele con la mela cotogna e la pesca bianca mature, in una perfetta armonia di zucchero, alcool ed acidità. Un vino espressivo ed equilibrato, con un guizzo di fragolina nel finale ed un bel fondo mandorlato.


Sarba
Crama Girboiu, Focsani

Un altro vitigno locale, ottenuto per libera impollinazione del Riesling Italico dal ricercatore Popescu, è il bianco Sarba, di cui circola l’ottima versione di Crama Girboiu. I vini prodotti da questa cantina della regione Vrancea sono apparsi sul mercato soltanto due o tre anni fa, ma l'investimento (in realizzazione grazie a progetti Sapard e Fadr, insieme con una società italiana) su 400 ettari riconvertiti e reimpiantati è stato avviato nel 2005, con l’acquisto dei primi 50 ettari della tenuta Cotesti che un tempo apparteneva alla famiglia dello scrittore Duiliu Zamfirescu. Livia, che dà il nome alla linea in cui si colloca questo vino, è la figlia del titolare Constantin Girboiu e fa la direttrice del marketing. Il Sarba bianco ha una specificità seducente, esotica, grazie a un minimo residuo zuccherino naturale tutto tipico tra 2 e 3 g/l. Al naso è dolce con aromi di rose, passiflora, mele golden, melone giallo. In bocca è minerale, ben strutturato, con una bella acidità e una leggera nota piacevolmente mandorlata nel finale.


Varius Sauvignon Blanc
Senator Wine, Focsani

Va spesa qualche parola anche su Senator Wine, perché sono vini che si troveranno più facilmente in offerta nei supermercati occidentali in quanto vengono da ben 800 ettari nelle zone a denominazione Husi (Moldavia), Vrancea (tra Moldavia e Muntenia), Insuratei (Muntenia) e Tirol (Banat), un enorme progetto per milioni di bottiglie che i fratelli George e Lucian Neacsu hanno cominciato nel 1997 comprando le uve, ma che dal 2003 è diventato il più esteso della Romania. L’azienda è dunque in piena formazione, le vigne non sono ancora a posto e si vede anche dalla qualità piuttosto ineguale dei vini, che ha bisogno ancora di crescere (magari con la nuova cantina che nasce grazie ai fondi europei). Per ora sono dei vini senza pretese per il consumo quotidiano. Uno solo però non mi è dispiaciuto, il Varius Sauvignon Blanc, ben fatto, con il tipico carattere del vitigno e note di uvaspina bianca, sambuco, foglia di peperone. In bocca è fresco, pulito, lungo, con un bel fruttato di mele.

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1 Commento

  • Marzia

    28 gennaio 2012

    ore 16.21

    Mi chiedevo se il dato citato di 800 milioni di bottoglie annue prodotte in Romania é supportato da dati reali.