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Salam d'la Juve

Vino12 Giu 2007

Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio

La sfida di Carlo Macchi tra un vino pluripremiato e un emergente!

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 12 Giugno 2007

L'Aglianico del Vulture DOC 2004 Synthesi di Paternoster
sfida
L'Aglianico del Vulture DOC 2004 La Firma delle Cantine del Notaio

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Lo confesso. Se quest'articolo avessi dovuto scriverlo la settimana scorsa avrei scelto un'altra tipologia di vino. Sette giorni fa infatti eravamo in piena calura, mentre oggi (come ormai da quattro giorni) il termometro arriva a malapena a 14°C, piove e l'estate sembra lontanissima. Così ho preso la palla al balzo (pardon le bottiglie) ed eccomi a parlare di quella zona enologica che ogni appassionato di vino dovrebbe visitare, il Vulture. Il perchè ve lo dico subito: prendete morbide colline che diventano quasi altipiani, ponetele ad un'altezza tra i 250 e i 600 metri, date loro un terreno vulcanico dove le componenti di scheletro, sabbia ed argilla variano molto caratterizzando fortemente il "terroir", impiantateci un signor vitigno come l'Aglianico (le cui possibilità sono state attualmente appena intraviste) ed avrete questo meraviglioso comprensorio. Visitando il Vulture mi venivano i mente quelle grandi aziende italiane che sono andate a piantare in Cile o in Argentina, motivando la cosa con terreni vergini, perfetti per la vite. Se facevano un salto nel Vulture risparmiavano tempo e chilometri. Mi venivano in mente anche le zone interne della Sicilia dove nascono alcuni grandi Nero d'Avola; anche lì le altitudini sono importanti, l‘escursione termica giorno-notte notevole, il vento quasi perenne. Mi sembra di avervi vagamente fatto capire quanto sia innamorato del Vulture... per questo ho il diritto di arrabbiarmi quando vedo diverse aziende, nonché le istituzioni (quasi) tutte muoversi in maniera approssimativa e quasi autolesionista.
Se si escludono infatti poche realtà, come i nostri sfidanti ed un'altra decina di ottime cantine, la viticoltura in zona lascia alquanto a desiderare. Molti, troppi vigneti sono tenuti in maniera approssimativa e se a questo aggiungiamo che diversi terreni sono molto produttivi e che l'Aglianico è un vitigno vigoroso, il rischio di produrre 8-10 chili di uva per pianta (con la qualità che potete immaginare) è troppe volte realtà. Se poi andiamo a guardare le cantine spesso si tratta di capannoni industriali con pochissima tecnologia all'interno o di stanzoni più o meno riattati a cantine. Prima avevo prefigurato un mondo quasi bucolico, ma scavando leggermente viene fuori una realtà spesso ruvidamente "agricola" chiusa nel suo piccolo universo, che giudica con freddezza cose come "promozione", "innovazione", "conoscenza di altre realtà enologiche". Volendo essere molto buoni queste cose posso anche sopportarle tra i produttori, ma quando si parla di istituzioni, di coloro che dovrebbero portare per mano le aziende sul mercato, allora, se permettete il termine, mi incazzo. L'elenco delle aziende in Camera di Commercio ha almeno il 60% di indirizzi e-mail sbagliati (non ho voluto, per il ben della pace, controllare gli indirizzi postali), l'ente preposto allo sviluppo agricolo - l'ALSIA - mi risulta che sia commissariato, manifestazioni per la promozione dei vini e del territorio devono essere delegate al buon cuore di qualche produttore. Quest'ultima cosa scatena poi tutta una serie di gelosie e ritorsioni per cui si creano gruppetti di produttori quasi rivali. "Se c'è lui io non ci vengo" è una frase che è risuonata spesso in zona. Si arriva addirittura all'assurdo di non dare i vini per degustazioni organizzate da altri produttori per la paura che il vino possa essere adulterato prima del servizio.
In questo bel casino dovete farmi capire come può un territorio imporsi all'attenzione del mondo. Ma, nonostante tutto, è successo: L'Aglianico del Vulture è un vino di richiamo, anche per acquirenti esteri, che qui trovano qualità a cifre molto ragionevoli. Ed arriviamo così al punto: anche se (spesso, ma non sempre) coltivato in maniera rusticana e vinificato senza tante attenzioni dall'Aglianico nascono vini eccellenti con un prezzo ancora contenuto, specie quando parliamo dei prodotti meno blasonati. Se vi sembra poco...

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Le due aziende di oggi sono entrambe di piccole dimensioni, ma danno un quadro esaustivo della storia del Vulture, passata e presente. Il "cattivo" è infatti la famiglia Paternoster , che dal 1925 produce ed imbottiglia il suo Aglianico. Più di ottant'anni di storia, spalmati in quattro generazioni, hanno portato la cantina ad essere il testimone vivente del Vulture. Non vorrei che immaginaste la Paternoster come qualcosa di immobile o un monolite enologico. Tutt'altro! La nuova cantina, posta intorno al vigneto Rotondo, è quanto di più moderno si possa pensare; attrezzata di tutto punto sia per le vinificazioni che per l'invecchiamento, vi trovano posto i classici serbatoi inox, botti di rovere e barriques. Il vitigno principe è ovviamente l'Aglianico, che si estende su quasi tutti i 26 ettari vitati dell'azienda (parte di proprietà e parte in affitto), ma troviamo anche alcune parcelle di Fiano e di Moscato. Dall'Aglianico nascono, oltre al nostro Synthesi, che è praticamente il prodotto base, il Barigliott (un vino giovane e stuzzicante), il Rotondo e il Don Anselmo. Questi ultimi due (in particolare l'ultimo) sono i prodotti di punta dell'azienda, che complessivamente mette in commercio quasi 130.000 bottiglie l'anno.
Al "buono" di oggi, cantina nata da meno di dieci anni ma che ha veramente bruciato le tappe della qualità, mi lega una delle gaffe più tragiche della mia vita. Come curatore di Vini Buoni d'Italia ero sul palco dell'annuale manifestazione per premiare i migliori vini dell'annata. Avevo chiesto che mi fosse dato l'elenco di chi c'era in rappresentanza delle aziende premiate. Così al momento della premiazione delle Cantine del Notaio, leggendo fischi per fiaschi, chiamai sul palco la signora Giulia Trabocchetti e mi vidi arrivare uno spaesato signor Giuratrabocchetti che poi scoprii chiamarsi Gerardo. Proprio a questo signore dall'aria mite si deve comunque lo sviluppo di questa piccola cantina lucana che, nata solo nel 1998, è oggi stabilmente al top della produzione italiana. Il successo sta in due parole: "idee chiare", sia in vigna che in cantina. La vigna (ereditata in buona parte dal nonno) venne sin da subito affidata a Luigi Moio, uno dei maggiori enotecnici conoscitori di Aglianico (se non il maggiore). La base era comunque ottima ed oggi i 27 ettari complessivi, ripartiti in 5 località del Vulture (Maschito, Rionero in Vulture, Ginestra, Ripacandida e Barile) sono un vero esempio per chi vuole coltivare questo vitigno. La cantina unisce il futuro al passato, con una zona modernissima per la vinificazione ed una intelligentemente antica (le grotte nel tufo della cantina di famiglia riattate a dovere) per la maturazione dei vini. Tra questi, oltre al nostro "buono" troviamo altri due Aglianico del Vulture DOC (Il Repertorio ed Il Rogito) e L'Autentica, un vino dolce da uve Moscato e Malvasia. Nonostante i 27 ettari dalle cantine non escono più di 120.000 bottiglie all'anno.
Dal punto di vista dei risultati delle maggiori guide La Firma 2004 ha ottenuto Due Bicchieri Rossi dal Gambero Rosso/Slow Food, Quattro Grappoli dalla guida AIS, Tre Stelle Blu da Veronelli e 16.5/20 dall'Espresso. Synthesi 2004 ha invece ricevuto Due Bicchieri dal Gambero Rosso/Slow Food, Quattro Grappoli dall'AIS, Due Stelle Rosse da Veronelli e 15.5/20 dall'Espresso. Sembra quindi una lotta aperta, ma voglio precisare che il nostro "buono" ha, negli anni scorsi, sempre primeggiato in quanto a premi e punteggi. Per questo è stato scelto, anche se nell'annata 2004 i maggiori consensi sono andati all'altro Aglianico del Vulture, Il Repertorio.

IL BUONO
IL CATTIVO

Aglianico del Vulture DOC La Firma 2004
Cantine del Notaio
via Roma 119, 85028 Rionero in Vulture (PZ)
tel. 0972.723689 - fax 0972.725435
E-mail: info@cantinedelnotaio.it
Bottiglie prodotte: 40.000
Prezzo medio in enoteca: circa 33 €

Gerardo mi perdonò subito per quella gaffe macroscopica, tanto che ci abbiamo scherzato in momenti successivi. Ma quando si parla dei suoi vini gli scherzi cessano e non solo per i nomi austeri e notarili che li caratterizzano. Son i vini stessi che incarnano l'austerità dell'Aglianico anche se moderne tecniche di vinificazione l'hanno ammorbidita e resa più abbordabile. La Firma è il vino che incarna questo processo: raccolta delle uve a fine ottobre primi di novembre, fermentazione in vasche termocondizionate con lunghe macerazioni (oltre 25 giorni) e poi un anno in barriques di primo e secondo passaggio. Il risultato è un vino dal colore porpora cupo impenetrabile; il naso, abbastanza marcato dal legno, presenta note di caffè, frutta nera, spezie e cacao. Indubbiamente potente, non è ancora molto espressivo nel vitigno. In bocca il tannino ruvido e fitto dell'Aglianico si ammorbidisce non perdendo niente della sua naturale potenza. Chiude lunghissimo anche se gli chiederemmo forse minore esplosività e maggiore eleganza.

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L

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S

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I

D

A

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Aglianico del Vulture DOC 2004 Synthesi
Paternoster
corso A. De Gasperi 86, 85022 Barile (PZ)
tel. 0972.770224 - fax 0972.770658
E-mail: info@paternostervini.it
Bottiglie prodotte: 80.000
Prezzo medio in enoteca. circa 11 €

In un recente colloquio telefonico Vito Paternoster si lamentava che ogni anno doveva fare i salti mortali per consegnare alle guide i nuovi vini. Io gli consigliai di "saltare" un anno in modo da dare tempo alle normali spigolosità dell'Aglianico di arrotondarsi. In effetti i rossi di casa Paternoster hanno sempre i tannini ben in mostra. Anche il nostro Synthesi non sfugge alla regola. Nasce in vigneti tra i 400 ed i 600 metri , vinificazione tradizionale con almeno 10 giorni di macerazione per poi andar a maturare quasi tutto in botti grandi (solo il 20% in barriques di secondo passaggio). Il risultato è un vino dal colore rubino che subito al naso ti colpisce per delle gamme che vanno dai fiori (ginestra, camomilla) alla frutta rossa, a note speziate dove escono anche note di pepe. In bocca il tannino è vivo, ma anche l'acidità dice la sua, rendendo il vino fresco, ma non spigoloso. Chiude con bella eleganza e con un ricordo di "campagnola" tannicità che lo rende ancora più appetibile.

COMMENTO FINALE: La giornata è rimasta sempre bella fresca e quindi mi sono potuto godere i due vini in tutta tranquillità. La Firma è indubbiamente un vino pacioso e pieno, pur mostrando grande struttura tannica. Perfetto per un buglione d'agnello ma anche per formaggi erborinati. Synthesi è un vino più duttile, leggermente più esile, più elegante, ma anche qui i tannini si sentono. Forse sono addirittura più in mostra, ma danno grazia al vino. Una carbonara ce la vedo perfetta: personalmente ho fatto la prova con un brodetto di pesce ed il risultato mi h convinto.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Questa volta non ci sono dubbi: pur apprezzando molto la grande pienezza de La Firma 2004, che credo abbia bisogno di almeno 2 anni di bottiglia per dare il meglio di sè, la mia preferenza va al Synthesi 2004 per un insieme di motivi che partono dalla grande rispondenza al vitigno e, passando per una fermezza tannica brusca ma non eccessiva, arrivano ad una fresca piacevolezza. Ma sono i profumi qu elli che mi hanno colpito di più: fiori e frutta accanto a note balsamiche e quasi terrose danno un carattere molto particolare al vino. Anche il fatto che costa un terzo dell'altro non è certo disprezzabile. In definitiva credo comunque che la sfida venga vinta dall'Aglianico, questo grande vitigno estremamente malleabile (se ben lavorato!) che in futuro ci stupirà molte, molte volte.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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