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Salam d'la Juve

Altre Bevande18 Nov 2011

Acque minerali: beviamo ettolitri di… advertising

186 litri annui pro capite significano tre cose, che gli italiani hanno completa sfiducia nel sistema idrico nazionale, che sono stregati dalla pubblicità e che posseggono una buona dose di masochismo

L’acqua minerale è la bevanda più diffusa in Italia. Lo dice un’indagine di GfK Eurisko commissionata da Mineracqua, associazione dei produttori di acqua minerale, che afferma che il 98% delle famiglie italiane acquista acqua minerale più o meno regolarmente per un consumo annuo pro capite di oltre 186 litri. Dato questo che ci pone quale Paese, non solo europeo, con i consumi più elevati. Riguardo alle minerali, dette anche “oro blu”, occorre sapere che sono prodotte e imbottigliate per 12milioni di litri da 165 imprese che generano ben 290 marchi con un giro d’affari per i produttori di oltre 2.100 milioni di euro.(Fonte: stime Bevitalia Beverfood su dati associativi, aziendali e di istituti di ricerca).
 
Al proposito è bene ricordare che i marchi più venduti, che costituiscono una sorta di Eldorado liquido, sono di proprietà di multinazionali straniere: S.Pellegrino (gruppo Nestlè), San Benedetto (gruppo Danone) e la Co.Ge.Di (Rocchetta, Uliveto), che da sole coprono tre quarti del mercato nazionale. L’elvetica Nestlè e la francese Danone sono rispettivamente al primo e secondo posto a livello mondiale tra le imprese del settore. La prima possiede più di 260 brand in tutto il mondo tra cui figurano Vittel, Perrier, San Pellegrino, Levissima, Panna, San Bernardo, Pejo, Recoaro, ecc. Danone possiede invece, tra le altre, Ferrarelle, San Benedetto, Guizza, Vitasnella, Boario, Fonte Viva.

Precisazione: l’acqua minerale costa di media 26/29 centesimi al litro, beninteso se consumata tra le mura domestiche, poiché al bar o al ristorante ma anche al semplice chiosco il prezzo lievita sino a 100 volte. Infatti, dichiara Lino Stoppani, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi, «Il volume d’affari di un bar è costituito mediamente per il 10% dalle minerali». Da rimarcare che invece l’acqua del rubinetto costa 0,001 euro al litro e in molte regioni manco è pagata.  
Una riflessione è utile: siamo un popolo di disinformati, scettici o più realisticamente di scriteriati. In Sicilia si beve acqua minerale che proviene dalla Bergamasca e a Treviso quella di Rionero in Vulture, trasportata da un via vai di camion che percorrono incessantemente lo Stivale intasando strade e autostrade, inquinando l’aria con tonnellate di gas di scarico e consumando un mare di carburante per la felicità dei petrolieri. Per tacere delle enormi quantità di plastica che sarà pure riciclabile (per chi usa questo virtuoso sistema) ma è altrettanto inquinante. Ulteriore dettaglio che alla luce della quotidianità pare trascurabile, la fatica e il disagio di caricarsi pesantissime confezioni dal supermarket a casa di queste acque benedette. Anzi, acque sante. Non è un caso che la maggior parte delle nostre minerali hanno nomi di Santi e Sante. Alleluia !
 

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