Considerare i terreni, come è stato fatto per troppo tempo, come entità prevalentemente edificabili sta facendo riflettere. “Tutto ciò che viene dalla terra, alla terra tornerà”, così recita un veritiero versetto dell’Ecclesiastico. Non si tratta perciò di un poetico ritorno al bucolico ma, seppure con ritardo, alla presa di coscienza di una pressante esigenza economica e sociale.Si sta capendo, finalmente, che la terra utilizzata per l’agricoltura è e sarà sempre di più un bene insostituibile, specie se si considera che nei prossimi 20 anni crescerà di oltre il 50% la domanda mondiale di cibo. Nazioni quali Cina, Corea del Sud, e i ricchi Emirati Arabi, Arabia e la neo-ricca India, nel 2008 hanno acquistato all'estero circa 8 milioni di ettari di terreni agricoli per il proprio approvvigionamento alimentare
E dalle nostre parti? Sembra che al momento non sia il caso d’allarmarsi. Informarsi e approfondire però è quantomeno utile. L'ultimo censimento dell’Istat segnala (per la prima volta) una crescita consistente in Italia della dimensione media delle aziende agricole, passate in 10 anni da una media di 5,5 ettari a quasi otto. Tale interessante fenomeno è dato dalla riduzione del numero di imprese agricole con l'espulsione di quelle marginali (piccoli poderi, campicelli, ecc), ma nel contempo anche per l'accorpamento aziendale realizzato tramite investimenti nel settore di soggetti comunemente esterni al mondo agricolo. Non si tratta soltanto di grandi investitori o fondi, ma anche di professionisti che hanno deciso di cambiare standard di vita realizzando, ad esempio, attività agrituristiche ed altri progetti da sviluppare nel settore rurale.Il bicchiere si può reputare mezzo pieno oppure mezzo vuoto secondo l’angolo di lettura. Di positivo, l’oggettiva modernizzazione del comparto e il coinvolgimento di energie giovani in agricoltura senza tuttavia tacere la costante lievitazione del prezzo dei terreni. Problema che unitamente alla pesante crisi economica in atto, che non sarà breve, fungono da freno alle giovani leve che scelgono, o vorrebbero scegliere definitivamente il mondo agricolo.
