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Salam d'la Juve

Agricoltura10 Feb 2012

In 10 anni diminuite del 32,2% le aziende agricole (- 8% superficie) e del 51,5% quelle viticole (-12% superficie)

 
I dati del 6° censimento generale dell’agricoltura evidenziano una preoccupante diminuzione delle aziende unito ad un salutare accorpamento delle superfici

Il profilo che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura è il risultato di un processo pluriennale di concentrazione dei terreni agricoli e degli allevamenti in un numero sensibilmente ridotto di aziende. Infatti, alla data del 24 ottobre 2010 in Italia risultano attive 1.630.420 aziende agricole e zootecniche di cui 209.996 con allevamento di  bestiame destinato alla vendita: rispetto all’anno 2000 la riduzione del numero di aziende è del  32,2%. Nel complesso, la Superficie Aziendale Totale (SAT) risulta pari a 17.277.023 ettari e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) ammonta a 12.885.186 ettari. In dieci anni la SAT è diminuitadell’8% e la SAU del 2,3%. Gli animali allevati sono 5,7 milioni di bovini (-6,1% rispetto al 2000) 9,6  milioni di suini( +11,6%) 7,5 milioni di ovini e caprini (-3,2%) e 195,4 milioni di avicoli(+14,1%).     
 
Meno aziende, ma di dimensioni più ampie   La dimensione media aziendale è passata, in un decennio, da 5,5 ettari di SAU per azienda a 7,9 ettari  (+44,4%). Ciò è conseguenza di una forte contrazione del numero di aziende agricole e zootecniche  attive (-32,2%), cui ha fatto riscontro una diminuzione della superficie coltivata assai più contenuta (- 2,3%). L’effetto delle politiche comunitarie e dell’andamento dei mercati ha determinato l’uscita di  piccole aziende dal settore, favorendo la concentrazione dell’attività agricola e zootecnica in unità di  maggiori dimensioni e avvicinando il nostro Paese alla struttura aziendale media europea.  Anche la dimensione media aziendale in termini di SAT aumenta rispetto a quanto rilevato dal  Censimento del 2000, passando da 7,8 a 10,6 ettari. Tuttavia, in valore assoluto, la SAT complessiva  diminuisce (-8%) assai più della SAU (-2,3%), segnale di un processo di ricomposizione fondiaria che  ha trasferito alle aziende agricole attive nel 2010 prevalentemente le superfici agricole utilizzate dalle  aziende cessate e, in misura minore, i terreni investiti a boschi annessi alle aziende o non utilizzati.  Oltre la metà della SAU totale (54,1%) è coltivata da grandi aziende con almeno 30 ettari di SAU  (5,2% delle aziende italiane), mentre nel 2000 quelle al di sopra di questa soglia dimensionale  coltivavano il 46,9% della SAU ed erano il 3% del totale.  
 
Dimezzate le aziende con meno di un ettaro  Le aziende con meno di 1 ettaro di SAU diminuiscono del 50,6% e rappresentano nel 2010 il 30,9%  del totale delle aziende agricole italiane,  mentre erano il 42,1% nel 2000.       
 
In Sardegna le più estese, in Liguria le più piccole  Con una dimensione media di 19,2 ettari di SAU per azienda, la Sardegna presenta la dimensione  media aziendale maggiore, superando la Lombardia (18,4 ettari). I valori minimi si registrano in  Liguria (2,1 ettari di SAU per azienda), Campania e Calabria (4), Puglia (4,7). Tutte le regioni del Sud  hanno una dimensione media inferiore a quella nazionale, ad eccezione della Basilicata (9,9 ettari di  SAU per azienda).    
 
Oltre la metà delle aziende è concentrata in cinque regioni  E’ la Puglia la regione con il maggior numero di aziende agricole (oltre 275mila), seguita dalla Sicilia  (219mila), dalla Calabria (138mila), dalla Campania (137mila) e da Veneto (121mila). In queste cinque  regioni opera il 54,6 per cento delle aziende agricole italiane.   Il 46% della Superficie agricola utilizzata si concentra in Sicilia (1.384.043 ettari), Puglia  (1.280.876),  Sardegna (1.152.756) Emilia-Romagna (1.066.773) e Piemonte (1.048.350 ).     
 
Meno numerose ma più grandi anche le aziende zootecniche  Anche per il settore zootecnico i dati provvisori segnalano una tendenza alla concentrazione degliallevamenti in un numero minore di aziende, ma di maggiori dimensioni. Le aziende zootecniche   risultano equamente distribuite tra le ripartizioni geografiche anche se emergono specializzazioni  regionali. L’incidenza del settore zootecnico su quello agricolo nel suo complesso varia da regione a  regione. A Bolzano alleva animali il 48,3% delle aziende agricole, in Lombardia  il 39,7%, in Valle  d’Aosta il 38,6% e in Sardegna  il 33,4%. In Puglia, al contrario, solo il 2,2% delle aziende agricole è di  tipo zootecnico.     
 
Netta la prevalenza dei bovini  Le aziende con bovini sono 124 mila e, sebbene in calo rispetto al 2000 (-27,7%), rappresentano il  59,2% delle aziende zootecniche complessive. Il numero di capi allevati è pari a 5,7 milioni (-6,1%  rispetto al 2000). Oltre la metà delle aziende (50,2%) e quasi i tre quarti del patrimonio bovino  (70,4%) sono localizzati nelle regioni e province autonome del nord Italia. In particolare, le regioni a  maggiore vocazione zootecnica bovina risultano la Lombardia con 15 mila aziende e 1,5 milioni di capi allevati, il Veneto con 13 mila aziende e 826 mila capi e il Piemonte con 13 mila aziende e 816  mila capi. Nel complesso queste tre regioni detengono circa il 55 per cento del patrimonio bovinoitaliano.  In forte crescita rispetto al 2000 appare il settore bufalino, con un complesso di 358 mila capi concentrato in Campania (261 mila capi allevati in 1.406 aziende) e Lazio (63 mila capi, 590 aziende).  Le due regioni detengono il 90,4% del bestiame totale.         
 
Molti più terreni in affitto e in uso gratuito  Pur essendo ancora basata su unità aziendali di tipo individuale o familiare (96,0%), la struttura  agricola e zootecnica mostra evidenti segnali di cambiamento in quasi tutte le 16 regioni e province  autonome. Nel 95% dei casi, il conduttore gestisce direttamente l’attività agricola e nel 65,5% i  terreni sono di proprietà sua o dei suoi familiari; tuttavia, la struttura fondiaria è molto più flessibile  rispetto al passato, grazie al maggior ricorso a forme diversificate di possesso dei terreni, orientate  sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito.  La tendenza all'aumento dei terreni in affitto, già verificata  in alcune aree del Paese nel precedente  Censimento, è divenuta un vero e proprio boom: la SAU in affitto cresce del 52,4%, quella in uso  gratuito del 76,6%. Nel 2010 la SAU in affitto o in uso gratuito arriva a rappresentare il 39,4% del  totale delle 16 regioni e province autonome (era il 24,5% nel 2000).     
 
In crescita il ricorso alla manodopera extra familiare   Sebbene si confermi l’importanza del conduttore nell’attività agricola della propria azienda (tale  figura rappresenta il 42,6% delle persone costituenti manodopera aziendale), il carico di lavoro  aziendale si sta spostando dalla manodopera familiare ai lavoratori dipendenti in forma continuativa  o saltuaria (”altra manodopera aziendale”). Quest’ultima passa dal 18,6% della forza lavoro  complessiva al 21,6%, mentre quella familiare si riduce dall’81,4% al 78,4%.    
 
Cresce la “quota rosa”  La diminuzione delle aziende a conduzione femminile tra i due censimenti è minore rispetto al calo di  quelle a conduzione maschile (-29,6% contro -38,6%). La quota di aziende condotte da donne passa  così dal 30,4% al 33,3%. Aumenta, anche se di poco (dal 20,9% al 21,9% del totale), il peso dei  conduttori di genere femminile in termini di giornate lavorate. Il carico di lavoro delle donne  conduttrici rimane tuttavia contenuto nelle 58 giornate standard lavorate mediamente nell’annata  agraria 2009-2010, rispetto alle 104 prestate dai conduttori di genere maschile.          
 
Sale la percentuale di giovani capoazienda  Nonostante il calo complessivo delle aziende agricole, si rafforza la quota di capoazienda con meno di  30 anni (2,5% nel 2010, contro 2,1% nel 2000); la stessa tendenza si riscontra per i capoazienda con  meno di 45 anni (18,6% nel 2010, contro 18,2% nel 2000). Inoltre, guardando all’intera distribuzione  per età, nel 2010 la classe 55-59 anni rappresenta la classe mediana (quella che divide la popolazione  in due parti uguali), a testimonianza di una quota maggiore di giovani a capo delle aziende agricole  (nel 2000 la classe mediana era quella 60-64 anni).    
Aumenta il grado di istruzione dei capoazienda  Il Censimento del 2010 evidenzia un innalzamento del livello di istruzione dei capoazienda rispetto al  2000, come sintesi della riduzione di chi non possiede alcun titolo di studio o ha soltanto la licenza  elementare, e dell’aumento del peso dei  titoli di studio più elevati. Nel 2010 oltre il 60% dei  capoazienda possiede almeno la licenza di scuola media inferiore (nel 2000 erano poco più del 40%),  mentre circa il 5% di loro ha una specializzazione in ambito agrario (erano meno del 3% nel 2000).    
 
La viticoltura arretra  Dimezzato il numero delle aziende vitivinicole che passano da 791.091 nel 2000 a 383.645 nel 2010 (-51,5%). In diminuzione anche l’estensione del “vigneto Italia”, che si riduce dai 717.333 ettari del 2000 ai 632.140 del 2010 (-12%).
Le Regioni che fanno registrare un calo più consistente della superficie vitata sono il Lazio che tra 2000 e 2010 perde il 45,7% della sua estensione vitata (da 29.533 a 16.082), la Liguria, che passa da 2.391 ettari a 1.327 (-45,1%) e la Basilicata da8.736 a 5.508 (-40,6%).
Le regioni italiane dove, invece, gli ettari coltivati a vigneto crescono a due cifre sono il Trentino Alto Adige, che passa dai 13.864 del 2000 ai 15.323 del 2011 (+12%) e il Friuli Venezia Giulia dove gli ettari salgono da 17.804 a 19.668 (+10%). Sostanzialmente stabile il Veneto (da 73.780 a 73.708), e flette davvero di poco l’estensione a vigneto della Lombardia (22.070 nel 2000 contro i 21.991 del 2010, per un -0,4%).

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