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MANGIARE INFORMATI / OLIO

Olio extravergine di oliva DOP e IGP

 


 

INDICE DELLA PAGINA

L'olio extravergine di oliva

Cosa sono la DOP e la IGP

 
L'olio extravergine di oliva italiano di qualità

E' l'ingrediente base della cucina italiana; il pilastro della dieta mediterranea; il difensore della nostra salute, che combatte le malattie meglio di altri condimenti animali e vegetali. Parliamo di olio, di cui siamo i maggiori produttori nel mondo, con ben 180 milioni di ulivi o poco più, disseminati lungo tutta la penisola, eccezion fatta per Piemonte e Valle d'Aosta. In passato si riteneva che l'ulivo fosse stato introdotto in Italia dai Greci, durante il regno di Tarquinio Prisco; oggi si sa che già gli Etruschi un paio di secoli prima ne praticavano la coltivazione intensiva. Tanto che nella Roma imperiale divenne quasi un'industria e i cronisti ne descrivono ben 15 varietà diverse. Nell'ambito dell'ampio ventaglio degli oli extravergini di qualità rientrano anche gli oli a Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta). Si tratta, come già detto, del riconoscimento della denominazione d'origine a livello comunitario. Attualmente l'Italia nel comparto degli oli d'oliva ha 23 Dop ed una Igp.

La presenza dei marchi Dop e Igp è attualmente l'unica garanzia per il consumatore dell'origine certificata delle produzioni offerte. Soltanto le confezioni che si fregiano del bollino di riconoscimento comunitario assicurano l'origine tipica delle produzioni. Inoltre, i disciplinari di produzione adottati assicurano un alto standard qualitativo ed un impatto ambientale ridotto. è importante acquistare l'olio extravergine d'oliva perché è ottenuto dal frutto dell'ulivo soltanto mediante processi meccanici ed altri processi fisici che consentono al prodotto di mantenere inalterate le proprietà nutritive e organolettiche originarie dell'oliva.

Come si stabilisce la qualità degli oli extravergini? Attraverso le analisi chimicofisiche, che accertano la reale composizione della materia grassa, insieme al suo grado di acidità, e dall'esame organolettico, dove si esamina il prodotto dal punto di vista sensoriale (vista, olfatto, gusto). Nel gergo degli assaggiatori, vi sono alcuni aggettivi che qualificano sapori e profumi dell'olio, descrivendono la qualità: è amaro (con vari gradi di intensità) l'olio realizzato con olive verdi non del tutto mature, oppure ottenute dal succo del fogliame aggiunte nel frantoio (espediente utilizzato per "rafforzarne" il colore o, a volte, per "rinvigorirlo"); è dolce l'olio che, nelle varie fasi dell'assaggio, rivela costantemente all'esperto tutta la sua pienezza, equilibrata ed armonica; è fruttato l'olio che ha la fragranza e il sapore dell'oliva fresca, nel pieno della sua maturazione (un olio così, ha maggiori sostanze antiossidanti ed affronta meglio il tempo); è mandorlato l'olio che all'assaggio lascia in bocca un sentore di mandorle dolci (di solito proviene da oli dolci realizzati con frutti più che maturi); è piccante l'olio (di solito, un fruttato) dal sapore intenso e vigoroso, che stuzzica i palati forti. torna all'indice

Il marchio della DOP
Denominazione di Origine
Protetta

 

 

Il marchio della IGP
Indicazione Geografica
Protetta

Denominazione di Origine Protetta
Indicazione Geografica Protetta

La politica della qualità nel comparto agroalimentare nasce nei primi anni Novanta con l'adozione dei Regolamenti comunitari 2081/92 sulle Dop (Denominazioni di origine protetta) e Igp (Indicazioni geografiche protette) e 2092/91 sull'agricoltura biologica. Il marchio Dop, secondo la normativa comunitaria, è attribuito ai "prodotti agricoli e alimentari, le cui caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvenga nel luogo di origine". Occorre quindi che tutte le fasi del processo produttivo siano realizzate in un'area geografica delimitata. L'Igp, invece è conferita ai prodotti agricoli o alimentari, le cui qualità e caratteristiche o la cui reputazione siano attribuibili all'origine geografica e la cui produzione, e/o trasformazione, e/o elaborazione avvenga nell'area geografica determinata. è sufficiente pertanto che una sola fase del processo produttivo avvenga in una determinata area. Con l'adozione del Regolamento che disciplina le Dop e le Igp, la Ue ha inteso valorizzare e tutelare la qualità e la tipicità di alcune produzioni; inoltre, ha cercato di andare incontro alle crescenti esigenze di informazione del consumatore e di sostenere il mondo rurale, soprattutto nelle zone marginali e svantaggiate dell'Unione europea. La Comunità ha voluto inoltre favorire l'evoluzione di sistemi di controllo della qualità basati sul rispetto di specifiche norme produttive stabilite dai disciplinari di produzione. Si tratta di regole, istituzionalmente codificate, che devono essere rispettate dai produttori per permettere loro di apporre il marchio Dop o Igp, identificato e tutelato in tutta l'area della Comunità. Il rispetto delle regole, a garanzia dell'imparzialità e della trasparenza delle procedure di controllo, è assicurato da appositi organismi di certificazione che, previa autorizzazione degli Stati membri, verificano la rispondenza dei prodotti al disciplinare di produzione. Ad oggi, sono state registrate in ambito comunitario 111 denominazioni italiane Dop e Igp, le quali comprendono sia produzioni agricole che agroalimentari. Le produzioni registrate sono presenti in tutte le regioni italiane e sono suddivise in sei comparti principali. Quello dei formaggi, delle carni fresche e trasformate, dell'ortofrutta e cereali, degli oli extravergini di oliva, dei condimenti e degli oli essenziali. I formaggi rappresentano il gruppo leader con 30 denominazioni, seguiti dall'ortofrutta e cereali con 28, dalle carni fresche e trasformate con 26, dagli oli extravergini di oliva con 24, dai condimenti (aceti balsamici tradizionali) con 2 e dagli oli essenziali con 1. Quanto alla suddivisione per regione, il numero maggiore di denominazioni è presente in Emilia Romagna (20 denominazioni) e, a seguire, in Lombardia (18) ed in Veneto (13). Dall'esame della suddivisione del numero di denominazioni per regione, si evince anche che circa il 70% di esse ha come area di produzione zone del Nord Italia, mentre nel CentroSud risiedono poco più del 30% dei prodotti. torna all'indice

 

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