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La politica della qualità nel comparto agroalimentare
nasce nei primi anni Novanta con l'adozione
dei Regolamenti comunitari 2081/92
sulle Dop (Denominazioni di origine protetta) e Igp
(Indicazioni geografiche protette) e 2092/91 sull'agricoltura
biologica. Il marchio Dop, secondo la normativa comunitaria, è attribuito ai "prodotti
agricoli e alimentari, le cui caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente
all'ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione
e elaborazione avvenga nel luogo di origine". Occorre quindi che tutte le
fasi del processo produttivo siano realizzate in un'area geografica delimitata.
L'Igp, invece è conferita ai prodotti agricoli o alimentari, le cui qualità e caratteristiche o
la cui reputazione siano attribuibili all'origine geografica e la cui produzione, e/o trasformazione,
e/o elaborazione avvenga nell'area geografica determinata. è sufficiente
pertanto che una sola fase del processo produttivo avvenga in una determinata area.
Con l'adozione del Regolamento che disciplina le Dop e le Igp, la Ue ha inteso valorizzare
e tutelare la qualità e la tipicità di alcune produzioni; inoltre, ha cercato di andare
incontro alle crescenti esigenze di informazione del consumatore e di sostenere il mondo
rurale, soprattutto nelle zone marginali e svantaggiate dell'Unione europea. La Comunità
ha voluto inoltre favorire l'evoluzione di sistemi di controllo della qualità basati sul rispetto
di specifiche norme produttive stabilite dai disciplinari di produzione. Si tratta di regole, istituzionalmente codificate, che devono
essere rispettate dai produttori per permettere
loro di apporre il marchio Dop o Igp, identificato e
tutelato in tutta l'area della Comunità.
Il rispetto delle regole, a garanzia dell'imparzialità e della
trasparenza delle procedure di controllo, è assicurato da appositi organismi di certificazione
che, previa autorizzazione degli Stati membri, verificano la rispondenza dei prodotti
al disciplinare di produzione. Ad oggi, sono state registrate in ambito comunitario
111 denominazioni italiane Dop e Igp, le quali comprendono sia produzioni agricole che
agroalimentari. Le produzioni registrate sono presenti in tutte le regioni italiane e sono
suddivise in sei comparti principali. Quello dei formaggi, delle carni fresche e trasformate,
dell'ortofrutta e cereali, degli oli extravergini di oliva, dei condimenti e degli oli essenziali.
I formaggi rappresentano il gruppo leader con 30 denominazioni, seguiti dall'ortofrutta
e cereali con 28, dalle carni fresche e trasformate con 26, dagli oli extravergini di
oliva con 24, dai condimenti (aceti balsamici tradizionali) con 2 e dagli oli essenziali con
1. Quanto alla suddivisione per regione, il numero maggiore di denominazioni è presente
in EmiliaRomagna (20 denominazioni) e, a seguire, in Lombardia (18) ed in Veneto (13).
Dall'esame della suddivisione del numero di denominazioni per regione, si evince anche
che circa il 70% di esse ha come area di produzione zone del Nord Italia, mentre nel
CentroSud risiedono poco più del 30% dei prodotti. torna all'indice
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