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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004

 


 

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 14 Novembre 2006

Il Montepulciano d'Abruzzo DOC 2003 Cerano di Pietrantonj
sfida
il Marche Rosso IGT Kurni 2004 di Oasi degli Angeli

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Oramai lo sanno anche i sassi che uno dei miei vitigni preferiti è il Montepulciano. In lui amo molte cose, in particolare la duttilità. Adatto a grandi vini ( anche per... "interposta bottiglia", visto che ne migrano 400.000 ettolitri ogni anno verso nord!!) riesce ad essere anche piacevolmente giovanile in prodotti più semplici ma non semplicistici. Tutto questo con dei costi per il consumatore piuttosto bassi. Spesso non sono basse invece le rese, sobillate in ciò da forme di allevamento che portano come niente intorno ai 200 quintali per ettaro. Il discorso delle rese riguarda soprattutto l'Abruzzo, ma il Montepulciano è un vitigno che dà il meglio di sè in varie zone. Una di queste è sicuramente la parte bassa delle Marche, il Piceno. Proviene da qui il "buono" di oggi, ma attorno a questo, nel comprensorio che parte da Civitanova Marche ed arriva fino ad Ascoli, troviamo tanti Montepulciano che mostrano potenza e gagliardia da vendere. Questa è considerata la caratteristica principe del vitigno e qui, almeno secondo me, dovremmo fare alcuni distinguo. Nel Piceno il Montepulciano viene quasi sempre piantato in terreni con alte componenti argillose. L'argilla porta sicuramente il vitigno ad esprimere forza, spesso belluina, ma è difficile che gli conferisca finezze aromatiche e gustative, tra l'altro poco richieste dal mercato fino a pochissimi anni fa. Il territorio si presterebbe, grazie alla vicinanza col mare e all'andamento collinare, anche a vini più fini e certamente più intriganti, ma fino ad oggi molti produttori locali preferiscono puntare su vini di grande impatto gustativo però abbastanza semplici al naso. Vini spesso ruvidamente piacevoli, ma forse è giunto il momento di rischiare qualcosa in più. Se saliamo pochi chilometri a nord, nella zona del Conero, possiamo toccare "con bocca" dei Montepulciano sicuramente più fini ed eleganti sebbene (mi spiace dirlo) poco considerati dalla stampa di settore.
Ma ritorniamo a sud ed entriamo nel sancta sanctorum del Montepulciano: l'Abruzzo. Qui troviamo una bella serie di problemi ma anche di opportunità. Prima i problemi. Per ogni ettaro piantato (prezzo medio d'impianto 20/22.000 €) in ogni posizione o terreno, la Regione Abruzzo , tramite l'Unione Europea, eroga tuttora un contributo a fondo perduto di 7.500 €. Questo, visto il forte sviluppo degli anni 1997-2001, ha portato a piantare vigne da ogni parte, anche nei fondovalle inadatti alla vite. Così dove prima c'erano pomodori e zucchine ora troviamo vigneti: il risultato finale è stato quello di abbassare la qualità finale del vino, ma in compenso, vista la fertilità di questi terreni, ne è aumentata enormemente la resa. A questo proposito vi stuzzicherà sapere che il suddetto contributo aumenta leggermente se si adotta come forma di allevamento il GDC (cioè una delle forme più produttive in assoluto), ma diminuisce se si utilizza la spalliera. Comunque il parco vitato abruzzese, grazie a questi contributi (ed al boom del vino) negli ultimi 7-8 anni è stato reimpiantato, spesso male, per oltre il 40%. Dico spesso male perchè non esistendo studi clonali seri sono stati reimpiantati cloni molto produttivi e così adesso si corre seriamente il rischio di disperdere il vecchio patrimonio genetico.
Ma adesso, oltre al danno, la beffa: dato che i contributi devono essere fatturati interamente, sono difficilmente utilizzabili dai piccoli produttori (sotto i due ettari vitati) che hanno sempre adottato la forma "a scambio di lavoro" (io aiuto te e tu aiuti me). Questo non sarebbe un grosso problema se questi produttori non fossero numericamente quasi l'80% dei vignaioli abruzzesi. In tutto questo (come direbbero ad Oxford) "popò di casino" si è innestata anche la crisi del mercato, portando il prezzo di un quintale di buon Montepul ciano d'Abruzzo DOC sfuso a meno di 30 €. Viste queste cifre e visti i costi delle lavorazioni, oggi il viticoltore che conferisce ad altri, cantina sociale o privati, per arrivare ad avere un qualche reddito deve produce come minimo da 200 a 250 quintali per ettaro. Con questi prezzi, a molte cantine sociali abruzzesi conviene sempre di più produrre Mosto Concentrato e Mosto Concentrato Rettificato, stoccare vini e prendere i contributi relativi a queste tre voci. Insomma si fa di tutto fuorché produrre vino. Ma di quello prodotto, come accennato prima, più di 400.000 ettolitri (e stiamo parlando solo di Montepulciano DOC, non di tutto il vino rosso abruzzese!!!) partono dall'Abruzzo in direzione Veneto, Toscana, Friuli e Piemonte. Perchè non controllate quante cantine di queste regioni imbottigliano e vendono Montepulciano d'Abruzzo DOC ?
Ma adesso basta con i problemi e veniamo all'opportunità. Per me è ormai chiaro che il Montepulciano nasce benissimo in zone con grande escursione termica e con terreni dove l'argilla non la fa da padrona. Andate a vedere dove sono i vigneti di Masciar elli e di Valentini e poi mi direte. Una zona che ha queste caratteristiche è quella dell'aquilano, intorno a Popoli. Qui, fino a 30-40 anni fa era concentrata la viticoltura abruzzese. Da qui partivano treni carichi di Montepulciano. Oggi però tra Ofena, Vittorito e comuni limitrofi i produttori di vino si possono contare sulle dita di una mano. In queste zone, con terreni ricchi di scheletro, con buone componenti calcaree, il Montepulciano esprime complessità rimarchevoli. Mi sembra giusto citare un terzo produttore, quel Luigi Cataldi Madonna che, "nell'altiforno" (incrocio tra altipiano e altoforno, viste le temperature che si raggiungono di giorno in estate) di Ofena, ha creato negli ultimi 5 anni vini di assoluto valore mondiale. Quando la viticoltura abruzzese inizierà a piantare di più all'interno e di meno "a vista mare", tutti, dai Francesi agli Australiani, dovranno preoccuparsi seriamente.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Il detto "piccolo è bello" si confà perfettamente al "buono" di oggi. Oasi degli Angeli, dei giovanissimi Eleonora Rossi e Marco Casolanetti, è infatti l'archetipo e la quintessenza dell'azienda a conduzione familiare. Ma non vi vengano in mente cantine mezzadrili, portate avanti con rabberciata grossolanità. Qui tutto è studiato nei minimi particolari, ispirandosi anche a principi difficili cime qu elli biodinamici. Più che Oasi degli Angeli potrebbe essere ribattezzata Oasi della Vite, tanta è la cura che Marco mette nel suo vigneto. Cura che non cede a nessun compromesso. Prima di tutto siamo di fronte a vigne molto vecchie (alcune di quasi 40 anni) con sesti d'impianto superiori addirittura ai 10.000 ceppi per ettaro, portate sempre a vendemmia con rese bassissime. La cantina è piccola ma perfettamente attrezzata, visto anche che il Kurni è l'unico vino prodotto. Più che vino potrebbe essere definito sunto, perchè questo Montepulciano in purezza, di cui ogni anno vanno in commercio meno di 6.000 bottiglie, è il meglio del meglio di ben 10 ettari di vigneto. Come il meglio del meglio lo si trova nel ristorante del loro agriturismo, aperto solo nel fine settimana. Cene con prodotti del territorio, ma cucinati a regola d'arte da Eleonora. Una serata da loro, in compagnia della cucina di Eleonora e del vino di Marco, vi metterà dell'umore giusto per sfidare il mondo.
Il "cattivo" di oggi il mondo non lo vuole sfidare: Nicola Pietrantonj, che gestisce l'azienda assieme alle figlie Roberta e Alice, è una persona schiva ma con le idee molto chiare. La sua famiglia produce vino da quasi 200 anni e ne ha viste di tutti i colori. Non c'è bisogno di parlare con lui, basta visitare l'azienda per capirlo. Una bella fetta di storia della viticoltura abruzzese si trova all'interno delle sue mura. Botti centenarie, torchi ultracentenari, cisterne gigantesche foderate da mattonelle di murano al cui interno si sono tenuti anche dei concerti. Tutto da loro trasuda passato, ma un passato fatto di conquiste, di voglia di fare, di grande unione familiare. Oggi la famiglia è molto al femminile, perchè due delle tre sorelle sono entrate in pianta stabile in azienda. Con loro è arrivata anche la giusta dose di modernità. I loro vini sono però quanto di più classico ci si possa aspettare da una cantina abruzzese: una prima linea dal prezzo molto concorrenziale, una linea intermedia fatta di buoni vini a prezzi sempre controllati ed il top di gamma, che andremo ad assaggiare. In entrambe le linee troviamo sia il Trebbiano, sia il Cerasuolo, sia il Montepulciano d'Abruzzo, per un totale di quasi 700.000 bottiglie all'anno in partenza dalla parte moderna della cantina, dove barriques e vasche in acciaio termocodizionato sembrano stare in ascolto delle storie che le vecchie botti ogni tanto, magari di notte, raccontano.
Per quanto riguarda i punteggi ottenuti sulle principali guide di settore devo chiedere parzialmente venia. Infatti non tutte sono in commercio e quindi si conoscono solo i vini che hanno raggiunto i massimi allori. Tra questi c'è il Kurni 2004 che ha avuto 3 Bicchieri da Gambero/Slow Food, 5 Grappoli dall'AIS, 18/20 dall'Espresso e 3 Stelle da Veronelli . Un vero plebiscito. Il Cerano 2003 si deve accontentare di molto poco. Infatti nelle due guide che ho adesso a disposizione non trova spazio: né sul Gambero, né sull'Espresso. Pare proprio che non possa esservi lotta.

IL BUONO
IL CATTIVO

Marche Rosso IGT Kurni 2004
Oasi degli Angeli
c.da S. Egidio 50, 63012 Cupra Marittima (AP)
tel. 0735.778569 - fax 0735.77869
E-mail: info@kurni.it
Bottiglie prodotte: 5.500
Prezzo medio in enoteca: circa 65 €

Il Kurni è un vino inconfondibile. Quando facciamo gli assaggi bendati dei rossi marchigiani viene regolarmente il momento in cui qualcuno alza il naso dal bicchiere ed esclama "Kurni!". Non ci si può sbagliare. Solo questo prodotto estremo porta con sè profumi di mora e marasca degni delle migliori confetture al mondo. Solo questo vino che nasce da vigne vecchissime e sosta in legni nuovi per molti mesi sembra un prodotto appena svinato. Solo questo concentrato di idee e di filosofia esprime al naso la più irriverente gioia di vivere. Come accennato, nasce da vigneti vecchissimi, allevati a Gobelet (quasi un alberello) con densità superiori alle 10.000 piante e con rese di meno di 250 grammi per pianta. In cantina fermentazioni attente e lunghe, stazionamento in barriques per almeno 14-16 mesi ed imbottigliamento senza filtrazione sono solo dei passi dovuti. Marco infatti, seguendo il metodo biodinamico, sembra fare solo ciò che il vino gli chiede. Lui, in cantina, è garzone del suo vino, a cui obbedisce senza fiatare. E quasi senza fiatare lo verso nel bicchiere. Il colore è porpora vivo, quasi impenetrabile. Il naso è assolutamente esplosivo: sembra che un carro di frutta stia per cadervi addosso. Questa ridondanza, unita all'altissima gradazione alcolica ti fa pensare a vini di altre zone, come un Amarone o un Grange Hermitage (non scomodo questi vini a caso...). In bocca non trovo altro termine che "riempiente". La sua grana tannica, unita a tutto quel bendiddio liquido ti rende il cavo orale praticamente inaccessibile fino a che non lo hai gustato e deglutito. E dopo che lo hai ingerito ti rimane in bocca per un tempo interminabile: la sua lunghezza è quasi disarmante. Certo è che vini del genere rasentano la categoria dei "vini da meditazione" e difficilmente possono essere apprezzati da neofiti. Forse il suo limite è proprio questo: ci vuole maestria per goderlo, è un vino imponente ma non immediato, almeno in bocca.

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Montepulciano d'Abruzzo DOC 2003 Cerano
Pietrantonj
via San Sebastiano 38, 67030 Vittorito (AQ)
tel/fax 0864.727102
E-mail: info@vinipietrantonj.it
Bottiglie prodotte: 13.000
Prezzo medio in enoteca. circa 12 €

L'ultima volta che ho visitato Pietrantonj sono tornato a casa con un regalo unico, la loro marmellata d'uva fatta in casa. Posso garantirvi, facendo testimoniare i miei figli, che si tratta di un prodotto assolutamente unico. Il Cerano è un po' meno unico (la signora Pietrantonj non riuscirà mai a preparare 13.000 barattoli di marmellata), ma ha sempre un suo carattere preciso. Nasce ogni anno dagli stessi vigneti molto vecchi, dove la resa è mantenuta attorno ai 90 quintali per ettaro. Di solito viene vendemmiato molto tardi, per permettere una migliore maturazione fenolica. La vinificazione è quanto di più tradizionale possa esserci. Vasche in acciaio, rimontaggi, controllo della temperatura non asfissiante, macerazioni lunghe. Una parte va poi in barrique ed una parte in botte grande, dove rimane per quasi due anni. Come vedete, nessuna tecnologia d'avanguardia, un giusto equilibrio in vigna. Il risultato è qui davanti a me. Prima però un inciso: se il Kurni viene sempre riconosciuto, altrettanto avviene per il Cerano quando assaggiamo i Montepulciano. Le sue note aromatiche sono infatti caratteristiche. Mi viene quindi spontaneo partire da quelle: menta, timo, ma anche marasca, liquirizia, rabarbaro, in un mix che per me è veramente eccezionale. I profumi non sono prorompenti come nel Kurni, ma più pacati, eleganti. Una nota sul colore, il solito porpora brillante, per poi passare subito alla bocca, dove una grana tannica importante si sposa ad una vena acida che equilibra e rende fresco il tutto. E pensate che è un 2003, annata calda per antonomasia. La bocca è morbida ma importante con quella finezza che contraddistingue da sempre questo vino. Non sarà muscolare come il Kurni, ma riesce ad essere lungo grazie alla sua elegante freschezza. La classica bottiglia che, una volta in tavola, finisce velocemente.

COMMENTO FINALE: Non vedo l'ora di finire l'articolo per portarmi le due bottiglie a casa per cena. Purtroppo non avrò piatti adatti al Kurni, che preferirebbe cose toste, tipo del cervo in salmì o un cinghiale in umido. Però forse con quel Monte Veronese DOP di 24 mesi che mi hanno portato da poco riuscirò nell'impresa. Il Cerano è invece più adattabile e sono convinto che l'amatriciana in programma avrà un vino perfetto in abbinamento. Potreste anche provarlo sul più semplice pollo arrosto del mondo e vi troverete benissimo, oppure andare su un bel brasato e la soddisfazione sarà comunque totale.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Qui casca l'asino. Il problema è che mi piacciono tutti e due... Cerchiamo di ragionare. Il Kurni è indubbiamente più imponente, più d'impatto ma nello stesso tempo difficile da domare e soprattutto da abbinare durante una cena. Il Cerano segue un profilo leggermente più basso, però volutamente. Da una parte un vino irripetibile per terroir e volontà del produttore, dall'altra un vino unico semplicemente perchè nasce così, senza estremizzare le cose. Per questo il Cerano vince il confronto, per la sua semplice unicità, che unita alla sua garbata finezza lo rende il perfetto connubio tra Montepulciano importante e Montepulciano bevibile e, visto anche il prezzo, Montepulciano comprabile.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualit� per le prossime sfide? Scrivimi!

Carlo Macchi

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