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PER ENTRARE IN ARGOMENTO....
Oramai lo sanno anche i sassi che uno dei miei vitigni preferiti è il Montepulciano. In lui amo molte cose, in particolare la duttilità. Adatto a grandi vini ( anche per... "interposta bottiglia", visto che ne migrano 400.000 ettolitri ogni anno verso nord!!) riesce ad essere anche piacevolmente giovanile in prodotti più semplici ma non semplicistici. Tutto questo con dei costi per il consumatore piuttosto bassi. Spesso non sono basse invece le rese, sobillate in ciò da forme di allevamento che portano come niente intorno ai 200 quintali per ettaro. Il discorso delle rese riguarda soprattutto l'Abruzzo, ma il Montepulciano è un vitigno che dà il meglio di sè in varie zone. Una di queste è sicuramente la parte bassa delle Marche, il Piceno. Proviene da qui il "buono" di oggi, ma attorno a questo, nel comprensorio che parte da Civitanova Marche ed arriva fino ad Ascoli, troviamo tanti Montepulciano che mostrano potenza e gagliardia da vendere. Questa è considerata la caratteristica principe del vitigno e qui, almeno secondo me, dovremmo fare alcuni distinguo. Nel Piceno il Montepulciano viene quasi sempre piantato in terreni con alte componenti argillose. L'argilla porta sicuramente il vitigno ad esprimere forza, spesso belluina, ma è difficile che gli conferisca finezze aromatiche e gustative, tra l'altro poco richieste dal mercato fino a pochissimi anni fa. Il territorio si presterebbe, grazie alla vicinanza col mare e all'andamento collinare, anche a vini più fini e certamente più intriganti, ma fino ad oggi molti produttori locali preferiscono puntare su vini di grande impatto gustativo però abbastanza semplici al naso. Vini spesso ruvidamente piacevoli, ma forse è giunto il momento di rischiare qualcosa in più. Se saliamo pochi chilometri a nord, nella zona del Conero, possiamo toccare "con bocca" dei Montepulciano sicuramente più fini ed eleganti sebbene (mi spiace dirlo) poco considerati dalla stampa di settore.
Ma ritorniamo a sud ed entriamo nel sancta sanctorum del Montepulciano: l'Abruzzo. Qui troviamo una bella serie di problemi ma anche di opportunità. Prima i problemi. Per ogni ettaro piantato (prezzo medio d'impianto 20/22.000 €) in ogni posizione o terreno, la Regione Abruzzo , tramite l'Unione Europea, eroga tuttora un contributo a fondo perduto di 7.500 €. Questo, visto il forte sviluppo degli anni 1997-2001, ha portato a piantare vigne da ogni parte, anche nei fondovalle inadatti alla vite. Così dove prima c'erano pomodori e zucchine ora troviamo vigneti: il risultato finale è stato quello di abbassare la qualità finale del vino, ma in compenso, vista la fertilità di questi terreni, ne è aumentata enormemente la resa. A questo proposito vi stuzzicherà sapere che il suddetto contributo aumenta leggermente se si adotta come forma di allevamento il GDC (cioè una delle forme più produttive in assoluto), ma diminuisce se si utilizza la spalliera. Comunque il parco vitato abruzzese, grazie a questi contributi (ed al boom del vino) negli ultimi 7-8 anni è stato reimpiantato, spesso male, per oltre il 40%. Dico spesso male perchè non esistendo studi clonali seri sono stati reimpiantati cloni molto produttivi e così adesso si corre seriamente il rischio di disperdere il vecchio patrimonio genetico.
Ma adesso, oltre al danno, la beffa: dato che i contributi devono essere fatturati interamente, sono difficilmente utilizzabili dai piccoli produttori (sotto i due ettari vitati) che hanno sempre adottato la forma "a scambio di lavoro" (io aiuto te e tu aiuti me). Questo non sarebbe un grosso problema se questi produttori non fossero numericamente quasi l'80% dei vignaioli abruzzesi. In tutto questo (come direbbero ad Oxford) "popò di casino" si è innestata anche la crisi del mercato, portando il prezzo di un quintale di buon Montepul ciano d'Abruzzo DOC sfuso a meno di 30 €. Viste queste cifre e visti i costi delle lavorazioni, oggi il viticoltore che conferisce ad altri, cantina sociale o privati, per arrivare ad avere un qualche reddito deve produce come minimo da 200 a 250 quintali per ettaro. Con questi prezzi, a molte cantine sociali abruzzesi conviene sempre di più produrre Mosto Concentrato e Mosto Concentrato Rettificato, stoccare vini e prendere i contributi relativi a queste tre voci. Insomma si fa di tutto fuorché produrre vino. Ma di quello prodotto, come accennato prima, più di 400.000 ettolitri (e stiamo parlando solo di Montepulciano DOC, non di tutto il vino rosso abruzzese!!!) partono dall'Abruzzo in direzione Veneto, Toscana, Friuli e Piemonte. Perchè non controllate quante cantine di queste regioni imbottigliano e vendono Montepulciano d'Abruzzo DOC ?
Ma adesso basta con i problemi e veniamo all'opportunità. Per me è ormai chiaro che il Montepulciano nasce benissimo in zone con grande escursione termica e con terreni dove l'argilla non la fa da padrona. Andate a vedere dove sono i vigneti di Masciar elli e di Valentini e poi mi direte. Una zona che ha queste caratteristiche è quella dell'aquilano, intorno a Popoli. Qui, fino a 30-40 anni fa era concentrata la viticoltura abruzzese. Da qui partivano treni carichi di Montepulciano. Oggi però tra Ofena, Vittorito e comuni limitrofi i produttori di vino si possono contare sulle dita di una mano. In queste zone, con terreni ricchi di scheletro, con buone componenti calcaree, il Montepulciano esprime complessità rimarchevoli. Mi sembra giusto citare un terzo produttore, quel Luigi Cataldi Madonna che, "nell'altiforno" (incrocio tra altipiano e altoforno, viste le temperature che si raggiungono di giorno in estate) di Ofena, ha creato negli ultimi 5 anni vini di assoluto valore mondiale. Quando la viticoltura abruzzese inizierà a piantare di più all'interno e di meno "a vista mare", tutti, dai Francesi agli Australiani, dovranno preoccuparsi seriamente. |