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Forse le riunioni
dellOrganizzazione Mondiale del Commercio WTO servono soltanto a
fare da obiettivo per delle grandi manifestazioni di protesta, seguite
regolarmente dalla distruzione di gran parte dei locali, dei negozi e
degli uffici bancari nei centri storici delle grandi città proposte
come sedi. Sono decenni, infatti, che nonostante gli accordi, gli impegni,
le cause legali e tutto ciò che fa notizia e produce tanta carta,
gli USA continuano imperterriti a consentire la vendita di prodotti taroccati,
cioè veri e propri falsi, che si richiamano in etichetta ai prodotti
italiani. Non è soltanto il vino a soffrirne, ma anche parmigiano,
pasta, mozzarella ed altre squisitezze, insomma quanto di meglio il nostro
Paese offre allenogastronomia mondiale. Per quanto riguarda il vino,
ho letto su Winereport che un recente studio realizzato da Nomisma per
Indicod ha accertato che il giro daffari relativo ai falsi vini
italiani venduti negli Stati Uniti ammonta a 541 milioni di dollari ed
è quindi superiore di molto a quello dei veri vini italiani, stimato
in 397 milioni di dollari. Il fatto è ben noto alle autorità
commerciali di tutti i Paesi del WTO. Anche ad Est si falsificano da molto
tempo i vini più noti degli altri Paesi europei, specialmente in
Ucraina ed in Romania, come ho ricordato in altri articoli sulle pagine
di Enotime. Ma il fenomeno è in rapida crescita, come dimostra
il caso seguente, citato da un articolo di Rino Giacalone sul giornale
La Sicilia in dicembre e ripreso con gran tempismo da tutti
i magazines on-line del settore vini, che riporto immediatamente.
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