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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Sagrantino di Monfefalco: Bea sfida Arnaldo Caprai

 


 

"Il degustatore mascherato ", o meglio " I degustatori mascherati" saranno i nuovi conduttori dell'ormai affermata rubrica "I Buoni & i Cattivi". Alcuni si chiederanno perchè i giornalisti coinvolti si nascondano dietro una maschera. Semplicemente perchè molte buone firme ormai collaborano con le stesse guide che in questa rubrica dovrebbero idealmente mettere alla gogna, quindi ne deriva un palese conflitto di interessi. Enotime Magazine ha quindi deciso di affidare la rubrica a degustatori seri ed equilibrati che, per ragioni di opportunità, abbiamo deciso di non citare.
L'intento de' "I Buoni & i Cattivi" continua ad essere quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioé un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non é riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Pubblicato: Novembre 2003

ll Sagrantino di Montefalco DOCG 2000 Bea
sfida
il Sagrantino di Montefalco DOCG 25 anni 2000 Arnaldo Caprai

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

“Novembre nuovo guide nuove”.
Questo arrangiato proverbio ci introduce al periodo in cui tutte le guide di settore si presentano al mercato, sventolando le loro bandiere: si tratti di bicchieri, grappoli, stelle, corone, bottiglie ecc. Perciò a partire dalla rubrica di questo mese
cambiamo pagina e ci occupiamo dei nuovi “re per un anno”, cioè di quei vini che staranno al top dell’attenzione fino al prossimo novembre.
Nella fattispecie ci occuperemo di Sagrantino di Montefalco. La piccolissima DOCG nel cuore dell’Umbria, che da alcuni anni sta facendo parlare molto di se, tanto da convincere ad acquistare in zona produttori del calibro di Cecchi e (si dice) Zonin. L’uva Sagrantino è in effetti molto interessante: ha grande struttura tannica ed una buona acidità. Questo le permette di passare al vino una grande potenza unita a ottima longevità. Il rovescio della medaglia parla però di tannini ruvidi, difficilmente addomesticabili anche con il tempoi una ruvidezza che certo non appartiene ad altri vini di altissimo livello. Credo che questa fosse la fotografia del Sagrantino di 6-7 ani fa, ma oggi le cose sono molto cambiate.
Fino a circa 20 anni fa in zona il Sagrantino era soprattutto un vino passito, frutto di una tradizione che si perdeva nella notte dei tempi.
Qualche innovatore (come il nostro “buono” di oggi) iniziò a vinificare le uve fresche ed i risultati gli dettero subito ragione. Oggi la situazione è questa: il Sagrantino di Montefalco è un vino che ha perso la grande rusticità che lo distingueva (pur mantenendo carattere austero) ed è oramai uno dei grandi rossi italiani da invecchiamento. In questi anni i maggiori sforzi sono stati fatti sicuramente in vigna, dove i vecchi vigneti sono stati o saranno a breve gradualmente sostituiti da nuovi impianti di maggiore densità ma soprattutto di maggior equilibrio generale. Ma anche dove le vecchie vigne sono sopravvissute i sistemi di allevamento sono cambiati drasticamente, ed hanno portato le piante a rese in uva adatte a grandi vini.
Anche in cantina ci si è attrezzati a dovere ed è proprio di questi giorni la notizia che il Consorzio del Sagrantino ha commissionato a eminenti enologi uno studio sulle caratteristiche polifenoliche ed aromatiche dell’uva Sagrantino. Ma qualcuno, per arrivare a quella morbidezza pseudo ruffiana che oggi buona parte del mercato richiede, ha seguito strade diverse: dal classico blocco di fermentazione lasciando così alcuni grammi di zucchero residuo (peccato considerato oramai, ahimè, veniale nel panorama enologico italiano) sino all’aggiunta di uve “migliorative” come il prezzemolesco merlot, oramai parte integrante di quasi tutti i vini definiti grandi. Se il problema dello zucchero residuo sta praticamente scomparendo quello del merlot non accenna a diminuire. Personalmente l’ho chiaramente percepito in almeno tre-quattro vini della zona, alcuni anche molto considerati dalla critica. Vedremo il futuro cosa ci riserva: se un grande Sagrantino che sfrutta al meglio gli ancora ignorati limiti di quest’uva oppure un Sagrantino international, sdraiato sulla linea di una omogeneizzazione del gusto del vino che dovrebbe far riflettere molti....

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Gli sfidanti di oggi sono forse le punte opposte della zona. Il buono è Caprai, grande azienda e cantina simbolo del Sagrantino, conosciuta in tutto il mondo. Il cattivo è Bea, piccolissima cantina praticamente sconosciuta ai più. A rincarare la dose di diversità c’è da una parte il grande sforzo di marketing e pubblicitario da sempre fatto da Marco Caprai e dall’altra la scelta precisa (completamente in controtendenza) di Paolo Bea di non inviare mai i propri vini alle degustazioni delle varie guide italiane.
Come potete capire siamo agli antipodi ma cerchiamo di approfondire. L’azienda Caprai è diretta da Marco Caprai, figlio di Arnaldo che la fondò nel 1971. Se il Sagrantino di Montefalco è conosciuto e stimato nel mondo buona parte del merito va a questa cantina, con ormai quasi 150 ettari di vigneto suddiviso tra la Docg Sagrantino e le Doc Montefalco e Colli Martani. A fianco di Marco in questo importante progetto enologico c’è il giovane ed ormai famoso enologo Attilio Pagli, che può contare su dei vigneti come dio comanda e su una cantina attrezzata di tutto punto. L’azienda si è sempre posta obbiettivi altissimi e li ha puntualmente raggiunti. Dalle prime sperimentazioni degli inizi anni 90 siamo passati all’individuazione di cloni adatti per il Sagrantino. Il 25 anni è anche frutto di queste ricerche ma tutti i vini aziendali ne hanno risentito in positivo. Sia che si parli del Grechetto dei Colli Martani, o del Montefalco Rosso, oppure del Sagrantino “base” Collepiano.
Complessivamente l’azienda produce ogni anno quasi 600.000 bottiglie. Paolo Bea gestisce invece un’azienda a strettissima conduzione familiare. Il padre conduce i lavori in vigna e lui ed il fratello curano la cantina e le vendite. I loro credo enologico si avvicina moltissimo alle teorie biodinamiche, anche se ancora non riescono ad applicarle in toto. Paolo definisce i suoi dei “vini vivi” e condivide le sue idee assieme ad un piccolo (ma qualitativamente elevato) gruppo di produttori italiani. Per questo in vigna si parla esclusivamente di equilibrio e non ci si preoccupa di diradamenti e potature verdi. Anche in cantina si segue rigorosamnte i ritmi ed i cambiamenti stagionali: Dalle fermentazioni dove rigorosamente le temperature non vengono mai controllate al momento giusto in cui passare i vini all’invecchiamento. Ovviamente non si parla mai di barrique ma di botti di rovere di media grandezza. Accanto al Sagrantino, anche nella versione passita, Bea produce del Montefalco Doc ed un bianco molto particolare. Complessivamente non ottiene, nelle annate più prolifiche, più di 25.000 bottiglie di vino.
Dal punto di vista dei riconoscimenti “guideschi” non esiste confronto, anche perchè, come detto, Bea non invia mai campioni. Comunque Il Sagrantino 25 anni 2000 di Arnaldo Caprai ha ottenuto il Top wine di Veronelli, i cinque grappoli con la guida AIS, i Tre Bicchieri con la guida del Gambero Rosso/Slow Food e 17/20 dall’Espresso. Se non fosse per la strana non segnalazione sulla nuovissima guida "Vini Buoni d’Italia" si tratterebbe di un assoluto plebiscito!

IL BUONO
IL CATTIVO

Sagrantino di Montefalco DOCG 25 anni 2000
Arnaldo Caprai
Loc. Torre
06036 Montefalco (PG)
tel.0742378802 - fax 0742378422
mail: info@arnaldocaprai.it
Prezzo medio in enoteca: circa 60 Euro
Bottiglie prodotte 35.000

Prendete le migliori uve di Sagrantino che la più importante azienda di Montefalco, possa produrre, vinificatele con le cure e l’attenzione che solo una cantina completamente termocondizionata possa dare. Mettete il vino in barriques nuove e tenetecelo per almeno 18 mesi ed avrete il più famoso Sagrantino che si possa immaginare. Queste tre righe sono veritiere ma riduttive dell’impegno profuso dall’azienda per produrre il loro vino di punta che, sin dalla prima uscita è abbonato a tutti i premi possibili immaginabili. Marco Caprai è giustamente fiero di questo prodotto, nato per celebrare i 25 anni dell’azienda, che il padre Arnaldo fondò (con soli due ettari di vigna) nel 1971. I primi anni furono improntati all’autoconsumo ed all’utilizzo della grande casa padronale per i fine settimana. Negli anni 80’ la cosa inizia ad allargarsi sino alla completa riconversione del 1989, anno in cui il giovanissimo Marco prese in mano l’azienda. Tra i molti meriti di questa cantina c’è l’aver creduto sin da subito nei vitigni autoctoni, pur avendo avuto la possibilità di sperimentarne altri. Ma veniamo al nostro Sagrantino 25 anni dell’annata 2000, caratterizzata da picchi di calore effettivamente superiori alla media. Il suo colore è un porpora estremamente concentrato, di una densità e profondità che ricorda l’inchiostro. Il naso è per ora molto coperto dal legno e tutte le gamme aromatiche presenti riportano alle caratteristiche delle ottime barriques usate. La gamma aromatica è indubbiamente ampia ma purtroppo non si riescono a percepire segnali aromatici relativi al vitigno di provenienza. In bocca questo Sagrantino scioglie tutti i suoi cavalli, per adesso molto selvaggi, sia che si parli della stratosferica struttura tannica, sia del giusto livello di acidità. La lunghezza è impressionante e chiude con delle note che ci riportano a quelle del legno sentito in precedenza. In conclusione un vino di grande importanza che dovrebbe vivere ancora per molti anni in bottiglia prima di essere stappato.

°°°°°

L

A

 

S

F

I

D

A

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Sagrantino di Montefalco DOCG 2000
Azienda Agricola Paolo Bea
Località Cerrete n°8
06036 Montefalco (PG)
tel.0742378128 - fax-0742371070
Prezzo medio in enoteca: circa 60 Euro
bottiglie prodotte:14.000 circa

Sulla minuziosa etichetta di questo Sagrantino, tra le molte cose scritte in piccolissimi caratteri si legge in maiuscolo “IL VINO è VIVO”. Questa è la grande fede della famiglia Bea, che li porta ad un atteggiamento tra il rispettoso-accondiscendente e lo scientifico-fatalista. Tutte queste parolone vogliono dire in soldoni che i Bea non seguono assolutamente le “normali” tecniche enologiche ed agronomiche. Le loro vigne sono ben tenute ma non sono certamente quei giardini dove pochissimi grappoli superstiti hanno tutto lo spazio di questo mondo. Se la pianta un anno (fermo restando le potature corte e l’assoluta mancanza di concimazione chimica) vuole produrre di più, vuol dire che si sente in grado di farlo e quindi, perchè intervenire. Il loro Sagrantino nasce con questa filosofia che li porta a tenerlo sulle fecce per quasi 40 giorni e poi (perchè deve pulirsi e capire il succedersi delle stagioni) in acciaio per due inverni ed un estate. Da qui passa in botte media per circa 12 mesi e, dopo averlo imbottigliato senza nessuna filtrazione o stabilizzazione, resta10 mesi in bottiglia prima di andare in commercio. In altre parole siamo di fronte ad un vino molto particolare, che abbiamo degustato con molta curiosa apprensione. Il colore è un rubino brillante che promette a breve note aranciate sull’unghia. Il naso non può essere definito in altro modo se non un rapporto di odio-amore. L’odio-amore del degustatore per il prodotto. Infatti una certa riduzione iniziale va purtroppo sempre messa in preventivo. Superata quest’impasse ti senti arrivare dal bicchiere note molto particolari ed intense che vanno dalla frutta nera matura alla liquirizia, passando per l’odore di carne fresca e erbe officinali. Come potete capire è un naso che ti intriga e ti invoglia a ricercare sempre di più. In bocca il vino è di ottima potenza ma con una ritrosia acida che non crea scompostezza ma freschezza, conferendo al vino nerbo e continuità. I tannini sono leggermente ruvidi, senza assolutamente essere toccati dal legno. E’ ovviamente molto lungo e chiude con sentori fruttati di grande livello. Un vino che non esiterei a definire “dalle grandi particolarità”.

COMMENTO FINALE: Due grandi cavalli di razza, con caratteristiche molto diverse. Vini che possono essere amati o odiati e che comunque non possono lasciare indifferenti. Il 25 Anni colpisce per la straordinaria opulenza e la grandissima potenza, mentre Bea ti sorprende sempre, ti spiazza con i suoi cambi di aromi e con la sua “finissima rusticità” al palato. Entrambi possono essere abbinati a grandi piatti di selvaggina o a formaggi molto stagionati. Il mio consiglio è comunque quello di attendere molti anni prima di decidersi ad aprirli.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Questa volta non ho molti dubbi. Bea vince a mani basse grazie ad una maggiore complessità aromatica e soprattutto ad una più spiccata riconoscibilità del vitigno Sagrantino. Il 25 anni è quel che si dice un vinone, ma molto internazionalizzato, forse troppo perfetto e troppo poco caratterizzato da quegli “splendidi errori” che il Sagrantino si porta dietro. L’unico problema che ho riscontrato in Bea è la leggera riduzione all’inizio, che potrebbe essere evitata con pratiche enologiche assolutamente consentite ai biodinamici. Sarà bene porci rimedio, specie quando una bottiglia arriva a costare quelle cifre!!

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

ARCHIVIO ARTICOLI SEZIONE: BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
VINI SPUMANTI
  Trento DOC: il Brut 1995 Zeni sfida il Perle' 2002 Ferrari
Metodo classico: Castel Faglia sfida Cavit
Spumante: Gavi La Scolca sfida Franciacorta Bellavista
Alto Adige Arunda Vivaldi sfida Franciacorta Bellavista
Brut Ris. 1996 Garofoli sfida Gran Cuvée Brut 1999 Bellavista
Franciacorta: Monte Rossa sfidato da Barboglio De Gaioncelli
Monsupello Brut Nature sfidato da Velenosi Brut
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Franciacorta DOCG: Uberti sfidato da Cavalleri
VINI ROSSI
  Barolo 2003: Bel Colle sfida Chiara Boschis
Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano
Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio
Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille
Rosso Piceno Sup. 2003: De Angelis sfida Velenosi
Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano
Bolgheri 2003: Argentiera sfida il Sassicaia
Salento: il Terra 2003 sfida il Graticciaia 2001
Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004
Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero
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Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja
Chianti Classico: Le Cinciole sfida Il Molino di Grace
Dolcetto 2004: Fratelli Savigliano sfida Pecchenino
Nero d'Avola 2002: Feudo Montoni sfida Firriato
Rosso Conero: Marchetti sfida Fattoria Le Terrazze
Aglianico del Vulture: Cantina di Venosa sfida Basilisco
Nebbioli: Roero 2002 Deltetto sfida Barolo 1999 Clerico
Cannonau: il Carnevale Sedilesu sfida il Turriga Argiolas
Supertuscan 2000: Le Pergole Torte sfida Carbonaione
Valpolicella Superiore: Meroni sfida Romano Dal Forno
Teroldego Rotaliano 2001: Donati sfida Foradori
Vino Nobile di Montepulciano: Salcheto sfida Fattoria del Cerro
Barbaresco DOCG 2000: Marchesi di Gresy sfida Gaja
Sagrantino di Monfefalco: Bea sfida Arnaldo Caprai
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfida Siro Pacenti
Sangiovese di Romagna: Drei Donà sfida San Patrignano
Lagrein Dunkel: C.P. Andriano sfidata da C.P. Termeno
Rosso Piceno: Saladini Pilastri sfidato da Azienda Ciù Ciù
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Montepulciano d'Abruzzo: Illuminati sfida Masciarelli
Chianti classico: La Massa sfidato da Castellare di Castellina
Barolo DOCG Bussia '98: Prunotto sfidato da F.lli Oddero
Merlot in famiglia: Ronchi di Manzano sfidato da Livon
Dolcetto di Dogliani: Pecchenino sfidato da Quinto Chionetti
Tagli bordolesi: Colterenzio sfidato da Loredan Gasparin
Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin
Montepulciano d'Abruzzo: Masciarelli sfidato da Agriverde
A. A. Cabernet Sauvignon: Tedeschi sfidato da Tiefenbrunner
A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof
Gravello Librandi sfidato da Simposia Masseria Monaci
Veneroso Tenuta Ghizzano sfidato da S. Leopoldo Il Poggione
Vino Nobile di Montepulciano: Poliziano sfidato da Valdipiatta
Merlot: Fattoria di Petrolo sfidata da Rosa Bosco
Morellino di Scansano: Le pupille sfidato da Moris Farm
Flaccianello della Pieve Fontodi sfidato da A Sirio San Gervaso
S. Leonardo S. Leonardo sfidato da M. Zanella Ca' del Bosco
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfidato da Lisini
A. A. Lagrein: Colterenzio sfidato da H. Plattner Waldgries
Sagrantino: Colpetrone sfidata da Antonelli San Marco
Merlot Planeta sfidato da Nambrost Tenuta di Ghizzano
Fontalloro Felsina sfidato da Sangioveto Badìa a Coltibuono
Taurasi: Feudi San gregorio sfidato da Mastroberardino
Chianti classico: Castello di Brolio sfidato da Castello di Ama
Valtellina Sforzato: Rainoldi sfidato da Triacca
Amarone: Brunelli sfidato da Tedeschi
Salento rosso: Cosimo Taurino sfidato da Vallone
Barolo: Cordero di Montezemolo sfidato da Cascina Ballarin
VINI ROSATI
  Montepulciano Cerasuolo: Zaccagnini sfidato da Pietrantonj
VINI DOLCI
  Marsala Florio sfida Pantelleria Moscato Passito Murana
Passiti: l'Aleatico dell'Elba sfida il Moscato di Pantelleria
Vinsanto toscano: Selvapiana 1997 sfida Avignonesi 1992
Recioto della Valpolicella: Venturini sfidato da Tedeschi
Recioto di Soave: La Cappuccina sfidata da Pieropan
Aureus Niedermayr sfidato da Essenzia Pojer & Sandri
VINI BIANCHI
  Bianchi del Sud: Benito Ferrara sfida Planeta
Il Carso Vitovska Zidarich sfida il Breg Anfora Gravner
Gavi di Gavi 2004: Nicola Bergaglio sfida Villa Sparina
Verdicchio: Accadia sfida Bucci
Fiano 2004: Luigi Maffini sfida Feudi di San Gregorio
Vernaccia di S. Gimignano: Vagnoni sfida Panizzi
Alto Adige Sauvignon: Terlano sfida S. Michele Appiano
Trebbiano d'Abruzzo: Nicodemi sfida Valentini
Vernaccia di S. Gimignano: Montenidoli sfida La Mormoraia
Sauvignon del Friuli: Pierpaolo Pecorari sfida Villa Russiz
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Grancasale sfida Massaccio
Soave DOC: Vicentini Agostino sfida Inama
Chardonnay: Cervaro della Sala sfidato da Lama di Corvo Rivera
Alto Adige Gewürztraminer:Colterenzio sfida Cantina di Termeno
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Bonci sfidato da Moncaro
Super Pinot bianco: Mauro Drius sfidato dalla Cantina di Terlano
Uvaggi friulani: Lis Neris sfidato da Russiz Superiore
Chardonnay 2000: Planeta sfidato da San Lorenzo
A. A. Sauvignon: Peter Dipoli sfidato da C.P. Cornaiano
Trentino Pinot bianco: Longariva sfidata da Ist. Ag. S. Michele
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Chardonnay Les Crêtes sfidato da Terre di Franciacorta Gatti
Soave classico superiore : Gini sfidato da Coffele
Tocai friulano: Vigne di Zamò sfidato da Ronchi di Manzano
Collio sauvignon: Venica sfidata da Russiz Superiore
Verdicchio Castelli Jesi: Umani Ronchi sfidato da Cimarelli
Chardonnay friulani: Dorigo sfidato da Pierpaolo Pecorari
A. A. Gewürztraminer: C.P. Termeno sfidata da C.P. Cornaiano
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