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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Dolcetto di Dogliani: Pecchenino sfidato da Quinto Chionetti

 


 

"I buoni & i cattivi" é una rubrica il cui intento é quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni settimana organizzeremo una sfida tra un "BUONO", cioé un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non é riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, per questo ci sono gli esperti in materia, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Rubrica di Franco Ziliani
Pubblicato: Marzo 2002
Il Dolcetto di Dogliani San Luigi 2000 Pecchenino
è sfidato dal
Dolcetto di Dogliani 2000 Briccolero Quinto Chionetti

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Il Dolcetto è considerato, giustamente, ancora più della Barbera, il più popolare dei vini rossi piemontesi, quello maggiormente consumato, e quindi più presente, sulle tavole dei normali consumatori di questa grande regione vinicola.
E’ proprio in Piemonte che questo vitigno, (il cui nome può trarre in inganno facendo pensare ad un vino dolce, ma che è dovuto invece solo alla dolcezza degli acini) ha trovato la sua terra d’elezione, ed è amato, a tal punto che ampie aree dell’albese, del doglianese, dell’ovadese, dell’acquese, del dianese, persino dell’astigiano e del Monferrato, dell’Alta Langa delle tume e del Murazzano, trovano nel Dolcetto il proprio fondamento. Ne consegue che consacrate al Dolcetto esistono ben sette DOC (Acqui, Alba, Asti, Langhe Monregalesi, Diano d’Alba, Dogliani, Ovada), oltre alla tipologia Dolcetto della DOC Pinerolese e della DOC Colli Tortonesi. Fuori dal Piemonte il Dolcetto si trova anche in Valle d’Aosta, come vitigno presente in diverse denominazioni d’origine, ed in Liguria, dove il Dolcetto è la varietà principe della DOC Riviera Ligure di Ponente Ormeasco.
Tornando al Piemonte, va fatto notare, con rammarico, che non c’è un ente apposito, un Consorzio, un comitato spontaneo, un’associazione degna di questo nome, che sembri ricordarsi che se il Barolo ed il Barbaresco fanno la noblesse del vino piemontese e la Barbera ne rappresenta da un lato l’anima più popolare e dall’altro quella più innovativa, il Dolcetto costituisce il nucleo duro della produzione vitivinicola piemontese.
Se si considera che le ultime due vendemmie, quella 1999 e quella 2000 (ma anche quella 2001), hanno espresso dei Dolcetto straordinari, sia nell’albese che nelle altre zone di produzione, e che quindi si potrebbe disporre di prodotti ideali per una promozione mirata e consapevole dei propri mezzi, non si può che rimanere stupefatti da tanto silenzio, tale assenza di iniziative in suo favore.
Bisognerebbe fare qualcosa perché il Dolcetto sia convenientemente sostenuto, anche su quei mercati esteri dove il prezzo non stracciato dei vini migliori rischia di metterlo fuori mercato, di farlo apparire solo come una specie di Beaujolais village piemontese, ma con minore immagine e riconoscibilità. La via, a mio avviso, non può sicuramente essere quella di trasformarlo in un surrogato del Barolo, del Barbaresco, del Roero Superiore, dei Langhe Nebbiolo e dei Langhe rosso, come stanno facendo alcuni produttori, sorprendentemente incoraggiati da alcune guide, convinte, chissà perché, che il Dogliani Docg, come si vorrebbe far diventare il Super Dolcetto iperconcentrato e barricato, un vino che fa rischiare a chi lo beve “di slogarsi la mascella” debba essere “non solo un vino comune da tutto pasto, ma importante e longevo”.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Tre bicchieri Vini d’Italia, due stelle e 87/100 della Guida di Veronelli, 14,5/20 della guida I vini d’Italia dell’Espresso, quattro grappoli di Duemilavini A.I.S. e nessuna segnalazione sulle guide di Luca Maroni (78/100 per l’annata 1999) per il Dolcetto San Luigi di Pecchenino. Due bicchieri rosso (quello assegnato ai vini che hanno mancato di poco il terzo) Vini d’Italia, 3 stelle della Guida di Veronelli, 14/20 della guida dell’Espresso, nessuna valutazione per l’annata 2000 su Duemilavini e sulle guide di Maroni, per il Dolcetto di Quinto Chionetti. Queste le valutazioni espresse dai baedeker enologici sui due vini.

IL BUONO
IL CATTIVO

Dolcetto di Dogliani San Luigi 2000
Azienda agricola Pecchenino
Borgata Valdiberti 59 - 12063 Dogliani CN
Tel. 0173 70686 fax 0173 721863
Prezzo medio in enoteca 13 Euro

Definito da Duemilavini come il “vero trascinatore e caposcuola della nascita del nuovo Dolcetto. Preparatissimo e perfezionista”, coccolato da Vini d’Italia, che da anni lo premia con il suo massimo riconoscimento, Orlando Pecchenino, coadiuvato dal fratello Attilio, è il portabandiera del piccolo drappello di produttori doglianesi (che comprende anche aziende come San Fereolo, San Romano, gli storici Poderi Luigi Einaudi, oggi votati alla causa della modernità, Abbona Marziano, ecc.), che si prefiggono di ottenere lo status di Docg per i loro Dolcetto, o Dogliani tout court, come preferirebbero chiamarli, new wave. Ottenuti puntando sull’estrema concentrazione, spesso sull’affinamento in legno, che è sinonimo di barrique, dei loro vini. Pensati più che per il consumo immediato, per dare il loro meglio, quando ci riescono, dopo una prolungata permanenza in cantina. Quasi fossero dei vini base Nebbiolo, o Barbera, o chissà che altro. I Pecchenino, che ovviamente contano, ça va sans dire, sulla consulenza tecnica di Beppe Caviola, realizzano una produzione media intorno alle 80 mila bottiglie annue, da venticinque ettari di proprietà, e oltre ai Dolcetto, ne producono ben tre diversi, propongono anche un Langhe bianco a base Chardonnay, Arneis e Sauvignon e soprattutto un Langhe rosso, La Castella, che vede la Barbera e un po’ di Nebbiolo coesistere con il Cabernet Sauvignon. Dei tre vini prodotti, quello più semplice e tradizionale, realizzato senza alcun affinamento in legno, e sicuramente il più piacevole (molto di più del celebratissimo Sirì d’Jermu e del Bricco Botti, un nome e un programma) e beverino è il San Luigi, che anche nella versione 2000 si fa apprezzare per il colore rosso rubino vivace, con riflessi violacei, non particolarmente intenso, ma molto brillante, per il naso di buona fragranza floreale che richiama la viola, molto diretto, accattivante, pulito, anche se di non particolare concentrazione. All’assaggio il San Luigi mostra una bella pulizia al gusto, una bocca fresca, un notevole equilibrio, anche se è caratterizzato da una struttura molto più snella e lineare, da vino più semplice, anche se ben fatto, che si fa bere bene, ma senza lasciare l’impressione di una particolare consistenza e ricchezza di frutto. Un buon vino, un Dolcetto di stampo abbastanza tradizionale e di sicura riconoscibilità varietale, ma tutt’altro che un grande vino, da premiare con altissimi punteggi.

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Dolcetto di Dogliani 2000 Briccolero
Azienda agricola Quinto Chionetti
Borgata Valdiberti 44 - 12063 Dogliani CN
tel. e fax 0173 71179
Prezzo medio in enoteca 10 Euro

Anche se nella scheda che gli è stata dedicata dalla guida dell’A.I.S. romana Duemilavini è stato comicamente definito “con pochi stimoli e arroccato sulle idee sue e del figlio perduto” Quinto Chionetti, 73 anni e passa portati alla grande, continua non solo ad avere una grinta incredibile con idee giuste e ben chiare, ma a rappresentare uno dei grandi vecchi di Langa ed il vero portabandiera e difensore del Dolcetto di Dogliani. Le cui sorti, in compagnia dell’indimenticabile figlio Andrea, ha contribuito a difendere anche negli anni più difficili, quando occorreva salvaguardare i vigneti e innalzare l’immagine del vino, confondendo i prodotti di qualità dai troppi prodotti di massa diffusi anche nel doglianese.
Quinto è rimasto un vignaiolo sostanzialmente tradizionale, completamente dedito, con i suoi cru, il Briccolero ed il San Luigi, ottenuti da 10 ettari di proprietà e da quattro in affitto, alla causa del Dolcetto di Dogliani. I suoi vini, prodotti con un giusto ossequio alla tradizione, sono tutt’altro che antichi, o museali, perché l’attrezzatura tecnica della cantina è impeccabile e Chionetti si avvale, da anni, da quando non era ancora diventato un winemaker di moda e l’enologo dell’anno per taluni, della collaborazione di Giuseppe Caviola, che proprio in questa cantina si è fatto le ossa.
Il suo vino più importante è il Briccolero, vino dotato di un’eccellente tenuta negli anni senza ricorrere a stregonerie enologiche. Colore rubino violaceo molto intenso, ben grasso e denso nel bicchiere, denota una consistenza, una maturità, una ricchezza d’estratti che trova conferma negli aromi, improntati ad una bella fragranza floreale che richiama la viola e la frutta matura, impreziositi da accenni terrori e selvatici di sottobosco e accenni cioccolatosi. Al gusto il Briccolero mostra grande pienezza, carnosità e maturità di frutto, una materia importante, ma bilanciata, una bellissima lunghezza e un’estrema ricchezza di sapore, tutti elementi che andavano a determinare un’estrema piacevolezza al gusto, una naturale facilità di beva.

COMMENTO FINALE: Due vini che si fanno bere con estrema piacevolezza, due validi Dolcetto che testimoniano perfettamente la vocazione di Dogliani e del doglianese (basterebbe ricordare i magnifici Cursalet e Vigna Maestra dell’azienda agricola Gillardi, con vigneti a pochi chilometri da Dogliani, a Farigliano), alla produzione di ben caratterizzati, validissimi vini Dolcetto. Vini che possono benissimo confrontarsi con i migliori Dolcetto d’Alba (il Coste & Fossati di Vajra, il Priavino di Roberto Voerzio, il Bricco di Giuseppe Mascarello, il Solatio di Brovia, il Monte Aribaldo di Cisa Asinari Marchesi di Gresy, il Toni D’Giuspin di Giovanni Viberti, ecc.), oggi in circolazione.
Due Dolcetto che testimoniano perfettamente come non ci sia alcun bisogno, a differenza da quel che sostengono alcune guide, che esaltano “la nascita del nuovo Dolcetto” e le “sperimentazioni” in corso, di trasformare il Dolcetto in un’altra cosa, in “alieni enologici” molto più simili ad un Langhe rosso o a dei vini di stile internazionale, che ad un vino che sulla piacevolezza, sulla facilità di beva, l’immediatezza del comunicare deve continuare a puntare. Mettere un Dolcetto di Dogliani in legno, ovvero in barrique, super concentrarlo, anche con l’uso dei concentratori a freddo sempre più diffusi in Langa, è un completo, totale, assoluto non senso.
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GIUDIZIO COMPLESSIVO: Due buoni, anzi ottimi Dolcetto, molto tipici, varietali, pienamente rispettosi delle caratteristiche di questo magnifico vitigno sinonimo di Piemonte. Due vini che si fanno bere con grande piacere, ma se la graduatoria di valori tra i due vini deve essere quella sancita da Vini d’Italia, con i tre bicchieri al vino di Pecchenino e i due e mezzo al vino di Quinto Chionetti, allora, riprendendo una celebre espressione coniata da un ex presidente, non posso dire che “non ci sto !”. Se c’è un vino che merita il massimo riconoscimento, e il più convinto elogio, per la sua completezza da ogni punto di vista, per la sua costanza qualitativa negli anni, per la tenuta e la capacità d’evoluzione (bevute, di recente, bottiglie di 1997 e 1998 in ottima forma), è proprio il Briccolero. Il San Luigi è un buon Dolcetto base, floreale, fresco, gradevole, ma gli fa difetto proprio quella ricchezza, quella carnosità di frutto, quell’intensità, quell’autentico carattere di terroir che costituiscono la cifra distintiva del Briccolero 2000. E che dovrebbero essere la peculiare caratteristica dei Dolcettoni nouvelle vague…

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Franco Ziliani

ARCHIVIO ARTICOLI SEZIONE: BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
VINI SPUMANTI
  Trento DOC: il Brut 1995 Zeni sfida il Perle' 2002 Ferrari
Metodo classico: Castel Faglia sfida Cavit
Spumante: Gavi La Scolca sfida Franciacorta Bellavista
Alto Adige Arunda Vivaldi sfida Franciacorta Bellavista
Brut Ris. 1996 Garofoli sfida Gran Cuvée Brut 1999 Bellavista
Franciacorta: Monte Rossa sfidato da Barboglio De Gaioncelli
Monsupello Brut Nature sfidato da Velenosi Brut
Ris. Fondatore Ferrari sfidato da Cuvée Pojer & Ssandri
Franciacorta DOCG: Uberti sfidato da Cavalleri
VINI ROSSI
  Barolo 2003: Bel Colle sfida Chiara Boschis
Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano
Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio
Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille
Rosso Piceno Sup. 2003: De Angelis sfida Velenosi
Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano
Bolgheri 2003: Argentiera sfida il Sassicaia
Salento: il Terra 2003 sfida il Graticciaia 2001
Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004
Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero
Valpolicella Superiore: Antolini sfida Tenuta S. Antonio
Brunello di Montalcino 2000: Soldera sfida Fanti
Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja
Chianti Classico: Le Cinciole sfida Il Molino di Grace
Dolcetto 2004: Fratelli Savigliano sfida Pecchenino
Nero d'Avola 2002: Feudo Montoni sfida Firriato
Rosso Conero: Marchetti sfida Fattoria Le Terrazze
Aglianico del Vulture: Cantina di Venosa sfida Basilisco
Nebbioli: Roero 2002 Deltetto sfida Barolo 1999 Clerico
Cannonau: il Carnevale Sedilesu sfida il Turriga Argiolas
Supertuscan 2000: Le Pergole Torte sfida Carbonaione
Valpolicella Superiore: Meroni sfida Romano Dal Forno
Teroldego Rotaliano 2001: Donati sfida Foradori
Vino Nobile di Montepulciano: Salcheto sfida Fattoria del Cerro
Barbaresco DOCG 2000: Marchesi di Gresy sfida Gaja
Sagrantino di Monfefalco: Bea sfida Arnaldo Caprai
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfida Siro Pacenti
Sangiovese di Romagna: Drei Donà sfida San Patrignano
Lagrein Dunkel: C.P. Andriano sfidata da C.P. Termeno
Rosso Piceno: Saladini Pilastri sfidato da Azienda Ciù Ciù
Salento IGT: Masseria Monaci sfidato da Santi Dimitri
Montepulciano d'Abruzzo: Illuminati sfida Masciarelli
Chianti classico: La Massa sfidato da Castellare di Castellina
Barolo DOCG Bussia '98: Prunotto sfidato da F.lli Oddero
Merlot in famiglia: Ronchi di Manzano sfidato da Livon
Dolcetto di Dogliani: Pecchenino sfidato da Quinto Chionetti
Tagli bordolesi: Colterenzio sfidato da Loredan Gasparin
Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin
Montepulciano d'Abruzzo: Masciarelli sfidato da Agriverde
A. A. Cabernet Sauvignon: Tedeschi sfidato da Tiefenbrunner
A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof
Gravello Librandi sfidato da Simposia Masseria Monaci
Veneroso Tenuta Ghizzano sfidato da S. Leopoldo Il Poggione
Vino Nobile di Montepulciano: Poliziano sfidato da Valdipiatta
Merlot: Fattoria di Petrolo sfidata da Rosa Bosco
Morellino di Scansano: Le pupille sfidato da Moris Farm
Flaccianello della Pieve Fontodi sfidato da A Sirio San Gervaso
S. Leonardo S. Leonardo sfidato da M. Zanella Ca' del Bosco
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfidato da Lisini
A. A. Lagrein: Colterenzio sfidato da H. Plattner Waldgries
Sagrantino: Colpetrone sfidata da Antonelli San Marco
Merlot Planeta sfidato da Nambrost Tenuta di Ghizzano
Fontalloro Felsina sfidato da Sangioveto Badìa a Coltibuono
Taurasi: Feudi San gregorio sfidato da Mastroberardino
Chianti classico: Castello di Brolio sfidato da Castello di Ama
Valtellina Sforzato: Rainoldi sfidato da Triacca
Amarone: Brunelli sfidato da Tedeschi
Salento rosso: Cosimo Taurino sfidato da Vallone
Barolo: Cordero di Montezemolo sfidato da Cascina Ballarin
VINI ROSATI
  Montepulciano Cerasuolo: Zaccagnini sfidato da Pietrantonj
VINI DOLCI
  Marsala Florio sfida Pantelleria Moscato Passito Murana
Passiti: l'Aleatico dell'Elba sfida il Moscato di Pantelleria
Vinsanto toscano: Selvapiana 1997 sfida Avignonesi 1992
Recioto della Valpolicella: Venturini sfidato da Tedeschi
Recioto di Soave: La Cappuccina sfidata da Pieropan
Aureus Niedermayr sfidato da Essenzia Pojer & Sandri
VINI BIANCHI
  Bianchi del Sud: Benito Ferrara sfida Planeta
Il Carso Vitovska Zidarich sfida il Breg Anfora Gravner
Gavi di Gavi 2004: Nicola Bergaglio sfida Villa Sparina
Verdicchio: Accadia sfida Bucci
Fiano 2004: Luigi Maffini sfida Feudi di San Gregorio
Vernaccia di S. Gimignano: Vagnoni sfida Panizzi
Alto Adige Sauvignon: Terlano sfida S. Michele Appiano
Trebbiano d'Abruzzo: Nicodemi sfida Valentini
Vernaccia di S. Gimignano: Montenidoli sfida La Mormoraia
Sauvignon del Friuli: Pierpaolo Pecorari sfida Villa Russiz
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Grancasale sfida Massaccio
Soave DOC: Vicentini Agostino sfida Inama
Chardonnay: Cervaro della Sala sfidato da Lama di Corvo Rivera
Alto Adige Gewürztraminer:Colterenzio sfida Cantina di Termeno
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Bonci sfidato da Moncaro
Super Pinot bianco: Mauro Drius sfidato dalla Cantina di Terlano
Uvaggi friulani: Lis Neris sfidato da Russiz Superiore
Chardonnay 2000: Planeta sfidato da San Lorenzo
A. A. Sauvignon: Peter Dipoli sfidato da C.P. Cornaiano
Trentino Pinot bianco: Longariva sfidata da Ist. Ag. S. Michele
Frascati Superiore: Castel de Paolis sfidato da Fontana Candida
Chardonnay Les Crêtes sfidato da Terre di Franciacorta Gatti
Soave classico superiore : Gini sfidato da Coffele
Tocai friulano: Vigne di Zamò sfidato da Ronchi di Manzano
Collio sauvignon: Venica sfidata da Russiz Superiore
Verdicchio Castelli Jesi: Umani Ronchi sfidato da Cimarelli
Chardonnay friulani: Dorigo sfidato da Pierpaolo Pecorari
A. A. Gewürztraminer: C.P. Termeno sfidata da C.P. Cornaiano
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