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SPECIALE EST EUROPA / VINO

Moldova: un gigante dimenticato?

 


 

Moldova: un gigante dimenticato?
Articolo di Mariusz Kapczynski su Rynki Alkoholowe

Dal nostro corrispondente
Mario Crosta

Dopo i due aggiornamenti di Ewa Wielezynska e di Wojciech Bosak sulla Moldova del vino che abbiamo recentemente pubblicato qui e qui, eccovi anche quello di Mariusz Kapczynski, che è stato laggiù con loro, scritto per il mensile polacco Rynki Alkoholowe che vi ho tradotto con grande piacere, anticipandovi che sto già preparando la traduzione delle sue note di degustazione per la prossima edizione. Vi lascio senza indugio alle parole del nostro “kapka” (e alle sue foto fatte nelle cantine della Moldova).

Il traduttore: Mario Crosta

Moldova: un gigante dimenticato?

Già mentre atterriamo a Chiscinau, con l’aereo che sta ancora rullando, dal finestrino vediamo una vigna che lambisce la pista, immersa fra giallastre distese di granturco. È difficile qui fare a meno del vino e della polenta, ma di questo ce ne renderemo conto più tardi, inoltrandoci in immensi territori coltivati a vite e a mais dove si ammirano paesaggi disegnati con soavità e campagne tranquille e colorate. È la Moldova. Devo proprio farlo conoscere, questo Paese, ai lettori di „Rynki Alkoholowe”.

Pubblicato il 08/12/2009

Un piccolo grande Paese
La Moldova è situata nel sud-est dell’Europa, compressa tra la Romania e l’Ucraina. Anche se è un Paese non molto grande (è dieci volte più piccolo della Polonia), rimane comunque una specifica potenza vinicola, piazzandosi subito dopo i primi dieci maggiori produttori di vino del mondo. Non  c’è però da meravigliarsene, perché la Moldova ha un eccellente potenziale climatico e geografico: qui c’è sia la possibilità di produrre molto e sia quella di farlo bene (purtroppo si approfitta raramente di entrambe le chances). Questo clima continentale favorevole fa crescere perfettamente la vite e fa maturare benissimo anche altra frutta e verdura, che qui sono di una qualità veramente fantastica. In questo Paese l’economia si basa molto sull’industria vinicola. Qui la parola „industria” è davvero appropriata, poiché quelle che dominano sono le imprese molto grandi. Sono in pochi a produrre meno di un milione di bottiglie l’anno. È stato il mercato russo, molto ricettivo, a favorire un tale megasviluppo. I vini moldavi sono conosciuti ed apprezzati in Russia da parecchio tempo. Anche se il corso alterno degli avvenimenti ha causato qualche cambiamento, oggi è ancora la Russia il principale acquirente e il suo influsso si fa sentire nettamente.

Uno spaccato di Storia
La storia vinicola della Moldova (cioè di quella parte della Moldavia che si estende tra il Prut ed il Dniestr, nota un tempo come Bessarabia, ndt.) non è molto conosciuta in Polonia, dunque ricapitoliamo un po’ i fatti. I reperti storici ritrovati nel nord del paese in località Naslavcia confermano che qui la vite cresceva già molti milioni di anni fa. Lo testimoniano le tracce fossili di foglie di una vite selvatica, la vitis teutonica, ma anche, per esempio, alcuni resti di vinaccioli datati circa 2.800 anni avanti Cristo e I numerosi residui di anfore e di calici da vino che si possono ammirare nel museo storico di Chiscinau. Tutto dimostra che le terre moldave cominciarono ad essere coltivate a vite 4 o 5 mila anni fa. Si sa che in queste regioni sono arrivati sia i Greci (circa nel III secolo a.C.) che i Romani (circa nel II secolo d.C.). Erodoto, che visitò le colonie greche fondate alle foci del Dniepr e del Dniestr, descrisse nelle sue “Storie” che in quei luoghi era il vino la bevanda più comune. La Moldavia divenne un Principato nel XIV secolo e sviluppò un fiorente commercio con Russia, Ucraina e Polonia proprio mentre sbocciava potentemente la vitivinicoltura, in auge nel XV secolo, sotto Stefano III il Grande. L’occupazione turca della Moldavia e la sua dipendenza dalla Turchia fino al XIX secolo come feudo dell’Impero Ottomano hanno influito notevolmente sul declino della vitivinicoltura e del commercio ad essa legato. Soltanto l’annessione alla Russia della Bessarabia, cioè della parte orientale della Moldavia, determinò nel 1812 il ritorno di queste terre all’antica magnificenza della vitivinicoltura (i dati storici dicono che nel 1837 anno la superficie di tutte le vigne ammontava solo a 14.500 ettari).



A metà del XIX secolo la Moldavia si unì con la Valacchia per formare l’Unione dei Principati di Valacchia e Moldavia, che divennero Regno di Romania nel 1866. Le terre orientali e cioè l’odierna Moldova rimasero ancora sotto l’influenza russa, formando il governatorato della Bessarabia e sfruttando in pieno il potenziale di queste terre per la produzione di vino. Nel 1891, secondando la volontà dello zar, si iniziò ad importare e a coltivare una quantità importante di vitigni francesi (Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e altri). Queste vigne però furono più volte devastate dalla fillossera, dall’oidio e da altre malattie. Soltanto l’innesto delle barbatelle su radici americane o selvatiche (introdotto nel 1906) cominciò ad impedire queste distruzioni. I nuovi vitigni introdotti si radicarono molto bene nei terreni moldavi.



Il dopoguerra
Dal 1914 la provincia della Bessarabia (tra i fiumi Prut e Dniestr) è diventata il più importante fornitore di vino della Russia e, come sappiamo, venne annessa nel 1940 fra le altre repubbliche sovietiche come Moldavia. La seconda guerra mondiale aveva nel frattempo rovinato molte vigne. Dopo la guerra, però, la vitivinicoltura si riattivò subito con grande intensità. Il ripristino fu veloce, ci si concentrò di nuovo sui vitigni internazionali. Le coltivazioni aumentavano, il vino si produceva su scala molto vasta (il mercato russo aveva un fabbisogno immenso), basti ricordare che nel 1984 la superficie vitata ammontava già a 258.000 ettari. Un ulteriore importante taglio netto col passato di questa storia vinicola lo si è dato in seguito allo sviluppo della campagna antialcolica promossa da Michail Gorbaciov, quando con la scusa di una miglior causa si sono espiantate le vigne, si sono chiuse le cantine e in tutte le repubbliche sovietiche è crollata paurosamente la vitivinicoltura. Anche la privatizzazione delle terre dopo la conquista dell’indipendenza nel 1911 col nome di Moldova aveva limitato l’attività vitivinicola. La superficie delle coltivazioni era diminuita di nuovo a 145.000 ettari nel 2005 (per tre quarti in mano alle grosse cantine statali ed un quarto ai privati). La maggior parte della produzione però continuava ad essere venduta in Russia con successo. Questo commercio era praticamente senza stress perché il mercato russo si dimostrava ricettivo, poco esigente e creava delle condizioni quasi perfette organizzando la vendita all’ingrosso e su vasta scala.

Non è escluso che proprio questo fatto abbia causato quella leggera oziosità e quel marketing addormentato dei produttori di vino moldavi. E quando è arrivato il colpo è stato all’improvviso. Nel 2006 la Russia applicò l’embargo sui vini e su altri prodotti della Moldova (fu tolto dopo 2 anni). Questa manovra congelò quel mercato e provocò il panico. Vennero fatte in gran fretta delle prove di vendita di vino nei mercati occidentali, che hanno risvegliato un po’ i produttori e hanno mostrato che bisognava rimettere decisamente a posto lo stile prima di riuscire a conquistare quei mercati. Nel frattempo, però, in cantina crescevano enormemente le scorte invendute e non si sapeva più che cosa farne. .

È tempo di cambiare
Anche se non fa parte delle più forti correnti vinicole, in Europa orientale la Moldova rimane comunque un gigante produttivo che osserva gli altri mercati con un occhio sempre più attento. Perciò non si può più evitare qualche indispensabile cambiamento di stile, la ristrutturazione della produzione e via dicendo. I produttori moldavi studiano con grande interesse i mercati ceco, polacco e cinese. Sono stati fatti importanti investimenti russi e americani che, per esempio, anche nel solo 2004 hanno creato 20 joint ventures. Sei importanti cantine moldave sono state comprate da investitori stranieri. La superficie vitata nel 2008 ammontava a quasi 159.000 ettari. Ancora nel 2005, su 153 imprese, in gran maggioranza private, 70 si dedicavano alla coltivazione e alla vendita di sole uve, 17 soltanto alla produzione e all’imbottigliamento di vino, mentre 66 conducevano invece entrambe queste attività. In Moldova sono importanti anche le piccole vigne sotto casa, perché qui si produce moltissimo per il proprio consumo. E questi vini possiedono una forte tipicità locale. Anche se l’eccessiva facilità e regolarità di cooperazione con la Russia hanno ritardato un po’ lo sviluppo e l’apertura di nuove tendenze enologiche, si vede però che in Moldova si stanno facendo dei cambiamenti. Si fa un uso sempre maggiore di tecnologie moderne e di nuovi impianti, si investe molto e si ingaggiano enologi occidentali. Alcune cantine sono cooperative, altre si uniscono anche in corporazioni o associazioni (per esempio Moldova Wine Guild).



Il maggiore acquirente rimangono sempre la Russia e gli altri paesi dell’ex URSS come Ucraina, Bielorussia, Kazachistan. Fra i paesi europei principali ci sono Polonia, Romania, Boemia, Germania, Lituania e Inghilterra. Oltre all’Europa si vende in USA, Cina e Israele.

“Boh trojcu lubit?”
In Moldova si bevono circa 28 litri di vino pro capite l’anno. La produzione è concentrata nelle mani di circa 40 produttori principali. Qui si fanno parecchi spumanti metodo classico. Sul mercato non mancano i vini dolci e amabili, che in questo Paese sono tradizionali, ma nemmeno i rossi liquorosi rinforzati (di tenore circa 16%) e dolci come il Kagor. L’uva base di questi vini è il Cabernet Sauvignon. Come ho già ricordato, in Moldova si beve molto e volentieri il vino delle vigne domestiche. Anche se raramente questi vini sono buoni (come affermano i Polacchi domiciliati in Moldova e non soltanto loro) ci si può abituare molto facilmente a questo stile amatoriale. In generale però parecchi vini commerciali in Moldova si mantengono sul livello normale, non sorprendono perciò con espressioni troppo esagerate o raffinate. In ogni caso qui il potenziale è immenso. Le possibilità che qui si celano si possono intravvedere degustando una selezione di vini di buoni produttori oppure prendendo un calice di vino d’autore. In questo momento si dice che siano solo tre, piccoli, ma valenti e orientati a modo loro verso nuove direzioni. I loro vini sono di buona classe, vendibili in qualsiasi enoteca e potrebbero coraggiosamente costituire un interessante ornamento o complemento di qualche cantinetta da intenditori. Hanno un loro stile, una sostanza, vengono prodotti in piccole partite esclusive di poche migliaia di bottiglie. In questo caso la differenza la fa già la scala della produzione. In questa „piccola grande trojka” c’è Constantin Stratan, l’enologo che ha la responsabilità dei vini della cantina Dionysos-Mereni. Recentemente ha cominciato a fare del vino con una sua etichetta. Con grande successo: nei suoi vini si vede normalmente una formazione ed un approccio d’autore. Durante la degustazione a noi è piaciuto per esempio il suo vino Equinox che è riuscito a guadagnarsi la fama e la Storia. È già talmente conosciuto che si vende senza nessun problema nei buoni ristoranti ed alberghi locali. Il prezzo per una bottiglia va da 135 a 150 MDL (da 8,25 a 9,25 euro circa). Constantin fa sempre ricerca, sperimenta vitigni autoctoni e si propone di vinificare nel miglior modo possibile, non fuggendo dalla tipicità locale. Fa il vino con il vitigno locale Rara Neagra, per esempio: chissà se in futuro potrà diventare uno dei modelli moldavi di vino. Tra questi spiriti enologici irrequieti bisogna ricordare anche Georghe Arpentin, un enologo che si è formato in Francia. I suoi vini riflettono già una buona reazione e un’inquietudine creativa. Spero che questi vignaioli si facciano notare ed apprezzare velocemente. Credo anche che i prossimi cambiamenti nell’enologia moldava dipendono almeno in parte anche da loro.


Mariusz Kapczynski

 

 

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