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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin

 


 

"I buoni & i cattivi" é una rubrica il cui intento é quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni settimana organizzeremo una sfida tra un "BUONO", cioé un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non é riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, per questo ci sono gli esperti in materia, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Rubrica di Franco Ziliani
Pubblicato: Gennaio 2002
Il Barbaresco 1998 Sorì Burdin Fontanabianca
è sfidato dal
Barbaresco 1998 Rabajà Cascina Luisin

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Considerato per lungo tempo come il “fratello minore” del più blasonato e noto Barolo, ma storicamente prodotto in un’area più ridotta e omogenea (4 comuni contro 12), il Barbaresco ha da tempo raggiunto uno status, pienamente meritato, di grandissimo rosso, ottenuto, proprio come il Barolo, dalla vinificazione in purezza di uve Nebbiolo. Gli ultimi vent’anni della sua storia, anche se in passato, soprattutto grazie al lavoro di produttori come Bruno Giacosa, si erano già prodotti vini d’assoluto valore, sono stati decisivi e se il Barbaresco ha potuto conoscere risonanza e rinomanza internazionale, è stato in gran parte per merito del lavoro di un produttore come Angelo Gaja.
Il padre del Sorì San Lorenzo e del Costa Russi ha innovato profondamente lo stile di questo vino, introducendo nuove tecniche di vinificazione e d’affinamento, un nuovo sistema di conduzione del vigneto, e grazie alla sua notorietà è stata la locomotiva che ha portato l’intero mondo del vino a conoscere questa denominazione (Doc nel 1966 e Docg nel 1980) e ad ammetterla nel Gotha dei grandi vini mondiali.
Sull’esempio di Gaja è così progressivamente aumentato dei produttori e molti vignaioli, tradizionali conferitori d’uve alle cantine sociali o agli imbottigliatori, hanno scelto la strada della commercializzazione con propria etichetta, con risultati molto positivi. Anche per l’intera economia della zona, grazie allo sviluppo di numerosi mercati esteri, dove gran parte del Barbaresco è commercializzato.
Nell’ambito del Barbaresco, inoltre, negli ultimi anni si sono verificati fenomeni contraddittori. Va sicuramente considerata come importante, e favorevolmente in controtendenza rispetto alle lentezze che ancora si registrano in terra di Barolo, la definizione delle sottozone (27 a Barbaresco, 21 a Neive, 23 a Treiso, 4 a San Rocco Seno d’Elvio) operata dalle commissioni agricoltura dei rispettivi comuni di competenza, operazione utile a delineare non solo una definizione di carattere geografico sulle zone più vocate, ma a proporre regole di produzione più restrittive rispetto a quelle fissate dal disciplinare. A fianco di questo risultato, facilitato, soprattutto a Barbaresco, da una consuetudine di vinificazione e dalla prassi di commercializzazione per singolo cru, due recenti eventi hanno suscitato interrogativi preoccupanti.
A dicembre 1999 si è svolto, sorprendente testimone muto il Consorzio tutela Barolo e Barbaresco, un sondaggio, che ha interrogato i produttori sull’opportunità di modificare il disciplinare di produzione laddove prevede l’utilizzo di Nebbiolo in purezza. La stragrande maggioranza dei votanti ha respinto l’ipotesi di un’apertura ad un 3% di altre uve, ma solo una percentuale molto ridotta degli aventi diritto al voto si è espressa.
Il secondo episodio, forse in qualche modo collegato al primo, risale al maggio 2000, quando Angelo Gaja, che era stato tra i maggiori sostenitori dell’opportunità di rompere il tabù del Nebbiolo 100% e di ammettere il contributo minimo di altri vitigni nel Barbaresco, e che aveva giudicato negativamente il risultato del referendum, ha improvvisamente deciso, per motivi rimasti misteriosi, al di là delle spiegazioni ufficiali, di declassare i suoi tre cru di Barbaresco, Costa Russi, Sorì San Lorenzo, Sorì Tildin, riservando la Docg Barbaresco al solo vino annata. Il disciplinare di produzione della denominazione prescelta, quella, sicuramente meno prestigiosa, di Langhe Nebbiolo, ammette l’utilizzo di una percentuale sino al 15% di uve dei vitigni autorizzati in provincia di Cuneo.
La decisione del produttore cui indubbiamente il Barbaresco deve la propria consacrazione non è stata seguita da altri produttori, ben consapevoli della maggior forza del patrimonio collettivo che una Docg rappressenta, rispetto ai seppure ben noti marchi aziendali, ma la scelta del re del Barbaresco è stata vista da alcuni come il primo segnale, se non di un disimpegno di Gaja, di una debolezza della denominazione e di un suo possibile, ma non auspicabile, ridimensionamento.
La classificazione delle annate:
Annate eccezionali: 1971 –1985 – 1988 - 1989 – 1990 – 1996 - 1997 – 1998 e 1999
Grandi annate: 1967 – 1970 – 1974 – 1978 – 1979 – 1982 – 1986 – 1993 - 1995
Annate di buon livello: 1968 – 1969 – 1975 – 1980 – 1983 – 1987
Annate medie: 1973 – 1976 – 1981 – 1984 – 1992 – 1994

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Tre bicchieri Vini d’Italia, 92/100 e Super tre stelle Guida Veronelli, 4 grappoli Duemilavini A.I.S., 74/100 di Luca Maroni e 14/20 de I Vini d’Italia – Espresso – Masnaghetti (e 91/100 di Wine Spectator, nella cui classifica dei Top 100 lo scorso anno era entrato il 1997) per il Sorì Burdin di Fontanabianca, due bicchieri Vini d’Italia, 90/100 e due stelle Guida Veronelli, tre grappoli Duemilavini A.I.S., 74/100 di Luca Maroni e 13,5/20 de I Vini d’Italia – Espresso – Masnaghetti per il Rabajà di Cascina Luisin le valutazioni delle guide per i due vini a confronto. La sfida si gioca anche a livello di comuni e di collocazione dei cru, Neive per il vino di Fontanabianca e Barbaresco, un cru storico come il Rabajà, per il vino della Cascina Luisin. Inoltre se a Fontanabianca si ricorre ad un consulente molto noto per la parte enologica, Giuseppe Caviola e alla distribuzione curata dalla Selezione Fattorie di Silvano Formigli, alla Cascina Luisin la famiglia Minuto preferisce curare ogni dettaglio, vinificazione, produzione e commercializzazione.

IL BUONO
IL CATTIVO

Barbaresco 1998 Sorì Burdin Fontanabianca
Azienda agricola Fontanabianca
Via Bordini 15 12057 Neive CN
Tel e fax 0173 67195
E-mail fontanabianca@libero.it
Prezzo medio in enoteca a partire da 65 - 70.000 lire

Famiglie di viticoltori da generazioni, i Pola ed i Ferro, proprietari della Fontanabianca, coltivano 10 ettari di vigneto specializzato a Neive, nella zona del Barbaresco, per una produzione intorno alle 50 mila bottiglie complessive. La notorietà dell’azienda è arrivata negli ultimi cinque anni, grazie ad un notevole rinnovamento introdotto nei sistemi di produzione.
I vigneti sono ubicati in tre diverse posizioni, sfruttate per singole realtà di vitigno: Chardonnay e Arneis in zone più "fresche", Nebbiolo, Dolcetto e Barbera in perfetta esposizione solare.
Il Barbaresco che abbiamo assaggiato si produce, solo nelle migliori annate, da un'attentissima selezione delle uve più mature e sane del vigneto Bordini (Burdin in dialetto), composto da vecchie viti esposto a sud su terreno calcareo. L’Atlante delle vigne di Langa (ed. 2000) lo definisce “un magnifico, e raro per il comune di Neive, sorì del mattino (n.b. Il nome "Sorì" (a sole) è una parola recuperata dal dialetto e sta ad indicare la zona migliore e ben esposta di un vigneto), orientato a sud-est verso il Borgo Antico di Neive: la terra è chiara e il pendio è ripido: due presupposti importanti per la produzione di vini fini e strutturati”.
La fermentazione e la macerazione variano secondo le caratteristiche di ogni annata, ma sono sempre molto lunghe per avere una ottima concentrazione. Dopo la malolattica il vino viene riposto a maturare in barrique di Allier e Tronçais, in parte nuove e il resto usate.
Alla degustazione, rigorosamente effettuata, come sempre, alla cieca, il Sorì Burdin ha mostrato un colore piuttosto intenso, rubino scuro, concentrato profondo, un naso molto fitto, carnoso, dove accanto a note di cuoio, liquirizia, selvatiche, ad accenni speziati, tipiche del Nebbiolo, emerge soprattutto un frutto denso, polputo, molto compatto e concentrato, che richiama la prugna e l’amarena e tende alla confettura.
In bocca la concentrazione di frutto è altrettanto spiccata, con grande persistenza, maturità e dolcezza, con una struttura tannica ben sostenuta e una rotondità, una plasticità, quasi, del vino che non mancheranno di entusiasmare gli amanti, anche in un vino a base Nebbiolo, della morbidezza, e della totale carenza di quegli spigoli che, lo si voglia o meno, fanno il carattere di un Barbaresco e di un Barolo.

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Barbaresco 1998 Rabajà Cascina Luisin
Azienda agricola Cascina Luisin
Rabajà 23 12050 Barbaresco CN
Tel e fax 0173 635154
Prezzo medio in enoteca a partire da 55-60 mila lire

Quasi novant’anni di storia, circa sette ettari di proprietà ed una produzione, confidenziale e accurata, intorno alle 35 mila bottiglie, Cascina Luisin è uno di quei nomi che senza alcun contributo mediatico, da sempre costituisce una garanzia per tutti gli appassionati del buon vino. Lo stile dell’azienda, con la sola eccezione della Barbera d’Alba affinata in barrique e “tribicchierata” con l’edizione 1997, è rigorosamente tradizionale e basato su un semplice segreto: la dotazione di grandi vigneti (che a Luigi e Roberto Minuto, suo figlio, non mancano di certo), e la pazienza, l’accuratezza, la meticolosità, senza ricorrere a scorciatoie tecniche, nelle vinificazioni. Effettuate ricorrendo a vasche d’acciaio e di cemento, (ebbene sì), per la fermentazione e a grandi botti di rovere di Slavonia per la maturazione.
Del resto, quando si ha la fortuna, come nel loro caso, di avere due ettari e mezzo sulla collina del Rabajà a Barbaresco, una delle aree più vocate e prestigiose per la coltivazione del Nebbiolo, “maestoso cru (…) uno dei vigneti più noti e celebrati di tutto il Barbaresco”, in gradi di esprimere un vino “contemporaneamente elegante e potente, fine e di razza, longevo, ma anche accattivante e giovane, un grande vino che ha nell’equilibrio la sua dote migliore”, come annota l’Atlante delle vigne di Langa, non si devono di certo fare salti mortali. Ma solo cercare di ricavare ottimi vini rispettosi del terroir, come i Minuto e altre aziende, tra cui basta citare Bruno Giacosa e la Produttori del Barbaresco, cercano scrupolosamente di fare.
All’assaggio il Rabajà 1998 ha mostrato un bellissimo colore, rubino vivace, di bella freschezza con tendenza a virare sul granato, e soprattutto una straordinaria eleganza e pulizia nei profumi, intensi, ma fragranti e fini, giocati sulla frutta (prugna e ciliegia sotto spirito su tutto), ma impreziositi da sfumature di rosa passita, cannella, funghi secchi, amaretti, e, su tutto, note calde di terra, a dare un inconfondibile suggello nebbioloso al vino.
Il gusto non è giocato sulla concentrazione e sulla potenza, che pure ci sono, ma soprattutto sulla fluidità e sulla finezza del vino, su un meraviglioso equilibrio tra le parti, su una struttura tannica terroso – polverosa, con venature minerali, sostenuta ma bilanciata, che dà carattere, vigore, ma contemporaneamente freschezza e assoluta piacevolezza al vino. Una bottiglia importante, ma che si beve con una facilità, una naturalezza, una gioia davvero incredibili.

COMMENTO FINALE: Due signori Barbaresco, profondamente diversi per impostazione, stile e personalità. Inutile nascondere come io abbia preferito, per il mio gusto e per la mia idea di un grande vino base Nebbiolo, il Rabajà di Cascina Luisin, più elegante e persino floreale nei profumi, più terroso, e variegato del vino di Fontanabianca. Un bel vino, più selvatico, carnoso, polputo, diretto, più potente e caldo, sicuramente più rotondo al gusto, più immediato e diretto nel modo di proporsi, ma a mio avviso troppo perfetto, controllato, programmato in tutte le sue componenti per riuscire ad emozionare. Quantomeno il sottoscritto e la sua, incolpevole, ma dotata di un gusto ben preciso, soprattutto su Barbaresco e Barolo, consorte.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Con il suo stile, molto più vicino al gusto internazionale, il Sorì Burdin è naturale che possa piacere, agli addetti ai lavori, molto di più del Rabajà, vino di saldo carattere, non privo di qualche spigolo e di un’acidità più spiccata. Non condivido assolutamente, però, il punto di vista delle guide. Se la piacevolezza, l’eleganza, l’equilibrio, la complessità, la non riduzione ad un solo elemento, ovvero potenza e concentrazione, hanno ancora un senso nel mondo del vino del vino e per me l’hanno ancora, eccome, soprattutto nel mondo dei grandi rossi albesi, il Rabajà di Cascina Luisin, 4500 bottiglie contro le 9000 del Sorì Burdin, ma un prezzo leggermente meno alto, è superiore. Senza ombra di dubbio.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Franco Ziliani

 

ARCHIVIO ARTICOLI SEZIONE: BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
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Metodo classico: Castel Faglia sfida Cavit
Spumante: Gavi La Scolca sfida Franciacorta Bellavista
Alto Adige Arunda Vivaldi sfida Franciacorta Bellavista
Brut Ris. 1996 Garofoli sfida Gran Cuvée Brut 1999 Bellavista
Franciacorta: Monte Rossa sfidato da Barboglio De Gaioncelli
Monsupello Brut Nature sfidato da Velenosi Brut
Ris. Fondatore Ferrari sfidato da Cuvée Pojer & Ssandri
Franciacorta DOCG: Uberti sfidato da Cavalleri
VINI ROSSI
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Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano
Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio
Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille
Rosso Piceno Sup. 2003: De Angelis sfida Velenosi
Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano
Bolgheri 2003: Argentiera sfida il Sassicaia
Salento: il Terra 2003 sfida il Graticciaia 2001
Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004
Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero
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Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja
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Dolcetto 2004: Fratelli Savigliano sfida Pecchenino
Nero d'Avola 2002: Feudo Montoni sfida Firriato
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Aglianico del Vulture: Cantina di Venosa sfida Basilisco
Nebbioli: Roero 2002 Deltetto sfida Barolo 1999 Clerico
Cannonau: il Carnevale Sedilesu sfida il Turriga Argiolas
Supertuscan 2000: Le Pergole Torte sfida Carbonaione
Valpolicella Superiore: Meroni sfida Romano Dal Forno
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Vino Nobile di Montepulciano: Salcheto sfida Fattoria del Cerro
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Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfida Siro Pacenti
Sangiovese di Romagna: Drei Donà sfida San Patrignano
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Tagli bordolesi: Colterenzio sfidato da Loredan Gasparin
Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin
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A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof
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Vernaccia di S. Gimignano: Montenidoli sfida La Mormoraia
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Alto Adige Gewürztraminer:Colterenzio sfida Cantina di Termeno
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Bonci sfidato da Moncaro
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