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SPECIALE EST EUROPA / VINO

Fatevi un giro a Katarzyna Estate in Bulgaria

 


 

Fatevi un giro a Katarzyna Estate in Bulgaria
Là dove la misteriosa Tracia si proietta in Europa

Dal nostro corrispondente
Mario Crosta

Chi è stato al Vinitaly 2008 avrà certamente trovato delle piacevoli sorprese con i vini dell’Est europeo che ad ogni edizione stanno sempre più conquistando riconoscimenti ed apprezzamenti. Provate dunque a immaginarvi quanto mi abbia reso felice il fatto che al Vinitaly di quest’anno la Katarzyna Estate di Svilengrad in Tracia (Bulgaria) abbia ottenuto la gran menzione per ben tre vini nella categoria dei vini rossi prodotti nelle ultime tre vendemmie. Confesso un’immediata simpatia per via del nome. Oltre a Michal Jozef, di 11 anni, ho una figlia di 3 anni che si chiama appunto Katarzyna Anastazja e poiché cerco e raccolgo per loro fin dalla nascita dei vini significativi che potranno decidere di gustarsi quando avranno compiuto 18 anni, oppure quando si sposeranno, mi sembrava che anche un vino col proprio nome in etichetta per la mia piccolina non sarebbe male, vero? E poi ho scoperto che i loro vini non hanno fatto successo soltanto al Vinitaly 2008, ma anche a Vinaria 2007, guadagnando al debutto ben 2 medaglie d’oro e 4 d’argento, ma avevano già ricevuto altri premi importanti al Mundus Wini 2007. Il che non è poco per una cantina sperduta al confine tra Bulgaria, Grecia e Turchia, cioè quasi a casa del diavolo come si usa dire.

Pubblicato il 02/09/2008

Ma come cavolo avranno fatto a scoprire questo posto? Qui si tratta di una tenuta e di una cantina create di punto in bianco in un ambiente primordiale, uno dei quattro investimenti per un totale di 1.600 ettari (gli altri sono Domain Menada, Domain Sakar e Oriachovitza) fatti qui dalla Belvedere, che è un gruppo francese ben radicato nella Polonia in cui abito, dove fa furore nel settore degli alcoolici.Ridendo e scherzando si parla di ben 12 milioni di Euro già spesi su 15 pianificati e tanto mi è bastato per decidere di rompere il silenzio.

Katarzyna Estate è in Tracia, nel villaggio di Mezzek dell’agro di Svilengrad, alla stessa latitudine della nostra Maremma, ed è immersa come poche cantine al mondo nella natura vergine, preservata fin qui gelosamente su un altopiano che è rimasto disabitato fino ai tempi più recenti, tanto da essere chiamato “terra di nessuno” anche perché per mezzo secolo è stato il confine sud-orientale della guerra fredda tra i Paesi della Nato e quelli del patto di Varsavia. Il clima qui è continentale, ma temperato da influenze mediterranee e dal vento che intiepidisce d’inverno le Sakar Mountains e le East Rodopi Mountains, tanto che raramente la temperatura scende sotto +1ºC. L’estate è molto calda, in quanto questa è la zona più soleggiata della Bulgaria, ma l’inverno è giustamente piovoso (600 mm), anche se può capitare qualche gelata primaverile esattamente come avviene nel nostro Paese nonostante che ci pensino le montagne di Stara Planina a frangere i venti freddi provenienti dalla steppa. Non sorprende quindi proprio nessuno il fatto che da queste parti i Traci coltivavano la vite e producevano vino già oltre 5.000 anni fa. Ma anche i suoli stessi di Katarzyna estate sono un vero tesoro. Si tratta di 365 ettari che sono rimasti praticamente a riposo biologico dalla notte dei tempi fino al giorno d’oggi, di origine alluvionale, sabbiosi, sabbioso-argillosi ed argilloso-calcarei.


Le rovine di Mezzek


Sono terreni eccezionalmente poveri, mai contaminati da qualsivoglia concime, visto che il posto è sempre stato piuttosto un avamposto militare nel corso dei secoli. Queste sono le terre dell’antica Adrianopoli, famosa per la disfatta delle legioni romane dell’imperatore Flavio Valente nell’anno 378 e per quella dei crociati di Baldovino I di Costantinopoli nel 1205 e sembra dunque un miracolo che oggi in questo fazzoletto di terra tanto dimenticato si possano produrre ben 2.000 tonnellate di sanissime uve che vengono trasformate in vini bianchi e rossi da una moderna cantina con una superficie coperta di oltre 24.000 metri quadrati suddivisi in tre complessi progettati modernamente per ottimizzare al meglio le tecnologie. All’esterno la modernità si vede poco, dato lo stile volutamente rustico, ma all’interno si trova il meglio, dalla climatizzazione ai controlli elettronici di processo.


I vigneti di Katarzyna Estate in Tracia

Niente da invidiare a nessuno per quanto riguarda la vinificazione e l’invecchiamento. Il bello è che anche all’interno però non si sente neanche quella che chiamerei “mano pesante” in fatto di modernità, poiché le pareti non sono nude e crude, ma sono state affrescate da numerosi artisti bulgari in tema epico, storico, enoico, bucolico. Da questo punto di vista Katarzyna Estate è davvero un ponte ideale tra la tradizione della Tracia e la cultura europea, ma anche tra il mondo dell’arte e l’enologia, qualcosa di cui andare davvero fieri perché sembra di essere in una vera culla, in un luogo irripetibile, eccezionale, di grande armonia tra l’uomo e la natura, tra il lavoro e la passione, senza spigoli tra il respiro del passato e la proiezione nel futuro. Non giudicateli però dal sito, per carità, che mi fa tanta rabbia per la nudità e l’essenzialità assolutamente fuori posto in questo caso, perché non corrisponde certo alla curiosità degli enonaviganti. Ma un piccolo difetto, a dire la verità, dovevano pure avercelo, o no?  L’importante è che sia rimasto un difetto… virtuale! Quello che conta è che chi visita la tenuta già fin dall’ingresso capisce di essere capitato in un mondo completamente diverso da quello che ci si aspetterebbe, data la povertà e la selvaticità del paesaggio circostante che sono rimaste evidenti soltanto in poche zone del nostro Paese (penso alla Nurra o all’Alta Murgia, ma non solo).

Siamo nel posto più isolato dei Balcani eppure i vigneti sembrano essere stati trapiantati qui dalla Maremma contemporanea, sono puliti, ordinati, curati, tutta un’altra cosa da ciò che si vede un po’ più vicino al mondo enologico abituale, per esempio a Melnik, a Gamza, a Plovdiv, a Mavrud o intorno a Sophia. Va detto infatti che se la superficie vitata della Bulgaria l’anno scorso era ufficialmente intorno ai 135.000 ettari, in realtà nessuno dei più competenti osservatori metterebbe la firma su questo dato, anzi si dice che in realtà gli ettari vitati siano molto meno, non oltre 100.000, perché il resto è in stato di completo abbandono o di liquidazione. Si era davvero esagerato negli anni precedenti con uve di qualità inferiore, rese irregolari e cantine inaffidabili, perciò il sorgere di nuove realtà come questa, dove tutto gira come si deve, è il segno di una vera rinascita in mano alle persone giuste. Hai voglia a parlare di terroir in un luogo che già da sè fa tanto tipico, ma che non sarebbe mai diventato più di una riserva di caccia se non ci fosse stato un intervento umano radicale, mirato, intelligente e professionalmente valido. Il gruppo Belvedere è francese, vero, ma lasciatemi dire con un certo orgoglio che a Katarzyna Estate si avverte anche l’anima polacca, quella che ha fatto di tutto dal maggio 2005 fino al giugno 2007 per creare questo gioiellino e infatti è un polacco l’uomo della Belvedere che ha fortemente voluto realizzare il progetto.

Parlo del presidente Krzysztof Trylinski, che appena può viene qui a respirare una boccata d’aria e a dare ulteriori impulsi agli uomini ingaggiati nella scalata al successo. La filosofia dello staff che è stato scelto persona per persona un po’ come si fa con le cieliegine sulla torta non poteva che essere affine a quella degli appassionati polacchi di vino e cioè a qualcuno rimasto incuriosito e affascinato dal vino, ma un vino molto vicino soprattutto all’ideale, al modello da manuale, alla natura, al profumo della terra e con il quale il nuovo non può che integrarsi senza disturbare, senza sopraffare. Le uve sono raccolte e selezionate a mano, la vinificazione avviene per gravitazione fin dal ricevimento alla cantina, c’è un uso di acciaio inossidabile che per queste parti è una novità assoluta e c’è un saggio ricorso al moderato uso dei legni alla francese, senza esagerare e comunque studiato bene, con un lungo affinamento in bottiglia in tunnel attrezzati per almeno un centinaio di migliaia di bottiglie. Non c’è niente di lasciato al caso, insomma, oppure all’improvvisazione o alle cosiddette mode. La cantina è ancora troppo giovane, ma molto promettente almeno per la serietà e la passione che sono indiscutibilmente evidenti. Thierry Haberer, l’enologo consulente che cura i vini di Katarzyna Estate fin dalla prima vendemmia imbottigliata, quella del 2006, è la chiave di un gran rispetto collettivo della tradizione che sa avvantaggiarsi di ogni chance offerta dalla tecnologia moderna.


I vini di katarzyna Estate


Le tipologie sono diverse, in grado di soddisfare gusti diversi:

First Vintage
Sette uve e precisamente 83,7% Cabernet Sauvignon, 9,3% Merlot, 5% Mavrud, 1,8% Tempranillo, 0,1% Syrah e 0,1% Cabernet Franc. Potente, ma armonioso. Uno stile senz’alcun dubbio ricercato, la prima carta da visita di questa cantina.

Question Mark
Taglio bordolese di Cabernet Sauvignon e Merlot, pieno e delicato.

Twins
Cabernet Sauvignon & Cabernet Sauvignon. La scelta del nome è davvero azzeccata, come il motto “Dio li fa e poi li accoppia”, infatti è un asemblaggio di due interpretazioni diverse di vinificare il Cabernet Sauvignon, diciamo una gara tra due enologi che si abbracciano però al foto-finish.

Halla Merlot
Ovvero il Merlot in purezza, un vino che è fatto un po’ da tutte le cantine che esportano e non soltanto da oggi, anche se ognuna alla sua maniera. E questo è davvero pulito e dignitoso.

Mezzek White Soil
Una serie di ben quattro vini monovitigno (Cabernet, Merlot, Mavrud e Chardonnay) provenienti dai terreni intono a Mezzek, le famose terre bianche della tenuta, quelle che caratterizzano dei vini equilibrati non soltanto qui, ma anche in altre parti del mondo (mi viene in mente Eger in Ungheria, ma anche Zola Predosa sopra Bologna e Sella & Mosca ad Alghero). Una serie di proposte cosiddette “in purezza” anche se non c’è proprio da giurarci. Sono certamente dei vini ben fatti per la ristorazione, succosi ed equilibrati.

Contemplation
Tre diversi vini ad un livello più impegnativo: due bianchi (Sauvignon e Chardonnay) con una sedia da meditazione in etichetta ed un bel rosso Triple Red (cioè da tre uve: Cabernet Sauvignon, Merlot e Mavrud) che invece l’etichetta la dovrà pur cambiare prima o poi, perché non rende proprio un buon servizio al contenuto.

Mario Crosta

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