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I nuovi vini della Repubblica di Macedonia
I nuovi vini della Repubblica di Macedonia Popova Kula Winery e i suoi vini di montagna
Dal nostro corrispondente Mario Crosta
Luglio: tempo di vacanze. E anche quest’anno suggerisco agli enoappassionati un paese dei Balcani da visitare, per diletto e per degustarne i vini. La Republica di Macedonia sta nella parte meridionale della Penisola Balcanica. Piccola (solo 2 milioni di abitanti in 25.713 km², di cui 800.000 nella capitale), ma di rara bellezza, tanto che viene spesso chiamata “la perla dei Balcani”. Infatti ha una cinquantina di laghi meravigliosi (come Ohrid, Prespa e Doiran), una trentina di montagne oltre i 2.000 metri s.l.m. con attrattivi centri invernali (come Popova Sapka, Mavrovo, Kruszevo e Pelister), famose stazioni climatiche (come Katlanowska Banja, Debarska Banja, Negorska Banja e Banja Bansko) e tre parchi nazionali (Mavrovo, Pelister e Galicica) con paesaggi davvero indimenticabili. Oltre al riposo ed al ristoro si possono visitare scavi archeologici, basiliche ortodosse e monasteri ricchi di icone e di affreschi, ma anche moschee e minareti. L’artigianato artistico di valore produce manufatti d’argento, d’oro, di legno e in particolare dei bellissimi tappeti. Per il turismo slow la Macedonia va benissimo, anche perchè si devono sopportare dei tempi di trasporto piuttosto lunghi (in treno anche 6 ore per soli 200 km…) in quanto è un Paese per tre quarti montuoso.
È solo la situazione non troppo stabile in questa parte di Balcani che non attira qui molti turisti dall’estero. L’economia è ancora prevalentemente agricola e pastorale, c’è un’orticoltura abbastanza sviluppata, molta frutticoltura e anche una buona presenza di vigneti.
Le vigne macedoni producono annualmente circa 1 milione e 350 mila ettolitri di vino. I vini macedoni sono buoni ed a buon prezzo. I turisti trovano qui una grande ospitalità nelle cantine, si possono spendere anche due mesi soltanto in degustazioni. Ma non smetterò mai di suggerire sempre e dovunque di abbinare i buoni vini alle buone pietanze. La cucina della Macedonia è quella tipica dei Balcani, che è un po’ diversa dalla nostra, con una distinta influenza delle cucine turca e greca. I piatti più popolari sono il mousaka (a base di carne e patate), il kebab, il burek (tortino farcito di carne o funghi a cui si abbina bene lo yogurt), il gulasch, i fagioli cotti con la cipolla, i peperoni farciti, le carni alla griglia, le trote cucinate coi pomodori e il prezzemolo. Però l’autentica rivelazione è costituita soprattutto dalle ricche insalate di ogni tipo preparate con grande fantasia, che qui derivano dalla cucina greca, e dai popolari pirozki (simile a delle crèpes farcite di carne, formaggio e salsa). Come si vede, anche quella della Macedonia è una cultura gastronomica mediterranea, quindi da sempre i vini fanno la parte del leone a tavola. Ve ne avevo già parlato qualche anno fa in un articolo precedente, ma la situazione è rapidamente migliorata.
Me l’aveva confermato anche Giacomo Corà (il fondatore dell’enoteca N’Ombra de Vin a Milano), che è impegnato da molti anni a ricostruire mezza Varsavia con gran buon gusto ma non fa mistero di conoscere bene i vini di quelle parti, di crederci e di promuoverli. Per questo motivo oggi anche quelli della Macedonia non si trovano più soltanto sui ripiani più bassi dei supermercati, ma fanno capolino perfino nelle enoteche di mezza Europa. C’è una regione, la Tikveshiya, al confine con la Grecia, che ha una tradizione vinicola risalente ai tempi dell’Impero Romano. Purtroppo durante il regime titista, quando la Macedonia veniva governata dalla scelte di Belgrado, si faceva vino di massa, puntando solo sulla quantità. In Tikveshiya c’erano tre enormi cantine statali a fare il vino, quindi l’iniziativa privata era dedicata soltanto alla produzione delle uve da conferire, che doveva garantire degli alti volumi e dei prezzi bassi. Una politica che portò, per esempio nel 1960, a una massa di uve di 120 milioni di kg da trasformare in vino in queste sole tre cantine. Oggi invece ci sono delle cantine private, dei vignaioli che producono ed imbottigliano il proprio vino, sono state recuperate delle antiche vigne, dei vitigni autoctoni che stavano scomparendo, ci sono investimenti notevoli che hanno sviluppato molto la qualità, tanto che ora qui c’è una microregione che viene considerata da molti come una Napa Valley dei Balcani: la microregione di Demir Kapija, una cittadina a 106 km da Skopje e a 65 da Gevgelija, cui si giunge tramite la E75.
Popova Kula
Qui il clima ed i suoli sono ideali per la viticoltura. Questo magnifico posto si trova nella parte sudorientale della regione Tikveshiya, ai piedi dei monti Kozuf, dove il fiume Doshnica, conosciuto per le sue acque pulite e spumeggianti, confluisce nel Vardar. Il paesaggio è veramente pittoresco. Si possono fare stupende passeggiate oppure ci si può divertire con le mountain bikes, le canoe e le arrampicate sulla roccia. In un ambiente così bello non si può che produrre del vino buono. Alle pendici meridionali del monte Velko Brdo, a ovest della cittadina di Demir Kapija, si trova un’antica vigna che agli inizi del XX secolo dava il suo vino ad Aleksander Karadjordjevic, re dei Serbi, dei Croati, degli Sloveni, dei Macedoni. Quel re ebbe il privilegio di poter scegliere personalmente il posto dove mettere a dimora la sua prima vigna nei Balcani, avendo a disposizione un territorio immenso (che andava dalle coste dalmate fino alla Pannonia) e dei competentissimi consulenti francesi. Scelse proprio qui e fin da allora la gente del luogo ha prodotto buoni vini da questo vigneto ed in questa cantina a cui venne dato il nome di Popova Kula, che significa “torre del prete”, costruita per l’occasione.
Sono dei premium wines per i Macedoni, ma costituiscono anche una sorpresa per i turisti, che da tutto il mondo vengono qui grazie alla possibilità di visite guidate e di degustazioni organizzate di 5 vini per gruppi di almeno 4 persone al prezzo di 15 euro a testa (contatti: winetasting@popovakula.com.mk, tel. +389 (0) 2 3216 716, fax: +389 (0)2 3228 78) compreso l’assortimento di formaggi, prosciutti affumicati e cioccolato e una bottiglia a scelta in omaggio. Si possono acquistare direttamente altre bottiglie con uno sconto speciale. Io li ho trovati in Polonia, perché c’è un importatore diretto proprio a Konin, dov’ero due anni fa a lavorare durante la costruzione di una centrale a carbone alta più di cento metri sul lago di Patnow, ma devo dire che sul posto si ha l’opportunità di gustarli davvero al meglio, anche per via dell’ambiente. Il vino non ama viaggiare, si sa, anzi sorprende sempre per la sua freschezza entro la recinzione della sua cantina d’origine, dove può mettere cordialmente i calzoni corti e la canottiera e non è obbligato ad indossare il doppiopetto con la cravatta e l’orologio d’oro…
Popova Kula ha una lunga esperienza di produzione ed oggi può adottare anche le tecnologie più moderne, che permettono di conservare gli aromi fruttati e floreali originari dell’uva, molto ricchi. Sono tutti vini monovitigno, secondo le abitudini del posto.
Bianchi amabili
Sono 2: Temjanika e Chardonnaj. Il vitigno Temjanika è uno di quelli antichi ed in via di estinzione, ma è stato salvato grazie ad un forte impegno. Il suo vino ha il colore giallo del fieno e profuma di miele, pesca, fiori di campo, camomilla, un tenore alcolico sostenuto sul 13,5% e si abbina bene a torte casalinghe al cioccolato ad una temperatura di circa 12 ºC. Lo Chardonnay ha un colore più dorato di quelli cui siamo abituati, si sente il miele, ma dominano gli aromi di mela e di pesca mature, ha un tenore alcolico sul 12,5% e si abbina bene al prosciutto e melone ed alla frutta secca, ad una temperatura più bassa del cugino, sugli 8-9 ºC
Bianchi secchi
Sono 5: Zilavka, Temjanika, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Chardonnay Barrique. Il Temjanika nella versione secca sviluppa aromi fruttati esotici, dall’ananas alla passiflora, tanto intensi da richiedere una temperatura minore di servizio, sugli 8-9 ºC in abbinamento con i formaggi bianchi e gli antipasti saporiti, anche perché il tenore alcolico è sempre sostenuto, sul 13,5%. Lo Zilavka profuma di fiori bianchi ed ha una vena citrina ambiziosa, buon vino da pesce di fiume con tenore alcolico sul 12,5%; lo serivrei freddo sugli 8-9 ºC. Permettetemi di non parlare dello Chardonnay Barrique, grazie. Invece lo Chardonnay secco è un vino potente dal tenore alcolico sul 13,5%, tipo quelli della Provenza dalle parti di Perpignan, Narbonne, Fitou e con una verve che fa rima però con la delicatezza, tipico da pesci di mare e molluschi servito sui 10-11 ºC. Il Sauvignon Blanc non scherza nemmeno lui con la potenza, viaggia oltre il 13% di tenore alcolico, ha dei piacevoli riflessi verdolini che ricordano che è un vino da pietanze di gran freschezza, carni bianche in gelatina, antipasti elaborati, ortaggi, con i suoi ricchi aromi di orto e di fiori bianchi, servito sui 12 ºC.
Vini di Popova Kula
Un rosato d’autore
Segnatevi il nome: Stanushina, azzeccato come per una ragazza in fiore. Infatti in zona lo chiamano anche "Makedonsko devojce", che ha appunto quel significato. Un vino che stava scomparendo perché tutti avevano cominciato a espiantare questo vitigno per mettere a dimora i vitigni internazionali e che è stato “salvato” grazie alla lungimiranza di questa tenuta (oserei dire perfino dall'amore verso la propria terra e il proprio lavoro da parte dei dirigenti, dei cantinieri, dei dipendenti tutti che hanno rinunciato a facili guadagni con altri vitigni e hanno fatto sforzi e sacrifici notevoli per mantenere ancora ben viva questo tradizionale compagno delle bevute in grande e allegra compagnia. Popova Kula può ben vantarsi di essere l’unica azienda al mondo che lo produce. Proviene da vigne che si arrampicano in altezza oltre i 600 metri s.l.m. ed è il classico vino macedone da formaggi caprini e pecorini freschi e mediamente stagionati, ma lo vedrei benissimo accompagnare anche le seadas sarde, formaggi al miele. E poi è un rosato, un vino che coi tempi che corrono è anche poco definire d'autore o da amatore in quanto è la prima vittima delle “mode”, anche se come rosato è scuro, perciò scegliete pure la temperatura che vi aggrada a seconda dell’abbinamento e della stagione, perché è il tipico vino di una volta, quello che ha un tenore alcolico per tutti i gusti sul 12%, rinfrescante, beverino, stuzzicante, fragolino, che va servito alle temperatura di cantina (tra i 12 ed i 16 ºC). La bellezza dell’adolescenza. Bravi. Bravissimi!
Rossi
Sono 3 e tutti secchi: Vranec, Merlot, Cabernet Sauvignon. Tutti fanno circa un quadrimestre in legno, non di più e non scherzano proprio in quanto a tenore alcolico, che supera il 13%. Il Vranec è tipico della Macedonia e molto popolare. Di colore porpora intenso, profuma di frutti neri e rossi di bosco ed è un buon vino da umidi e arrosti sugosi, servito a 18-20 ºC. Il Merlot è equilibrato, succulento, speziato, minerale, di color rubino luminoso, che ricorda le ciliegie e le marasche e permane piacevolmente in bocca. Un buon vino da carni non troppo elaborate, carni rosse alla piastra, anche pesci di mare arrostiti o grigliati, roast-beef, servito a 18 ºC. Il Cabernet Sauvignon è di color rubino più scuro, con aromi di ribes, more, amarene, da abbinare a tutte le carni in padella a temperature 18-20 ºC.
Rossi… Perfect Choice
Sono 2 e li chiamano proprio con quel nome in inglese da cui si capisce subito a quali mercati e a quali gusti sono diretti, ma anche come sono vinificati e forzati sia il Vranec che il Cabernet Sauvignon. Potenti (il primo ha un tenore alcolico del 14% e il secondo poco meno), densi, da vendemmia tardiva e perfino un leggero appassimento su graticci, tecnologici direi, abbondanza di legno, malolattica, decantazione obbligatoria, tanto fumo, ma poco arrosto. Per chi ama questo gusto internazionale. Ma non per me. Comunque è un segnale. Anche in Macedonia ormai possono dire “ca’ nisciuno e’ fesso”.
Mario Crosta
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