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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof

 


 

"I buoni & i cattivi" é una rubrica il cui intento é quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni settimana organizzeremo una sfida tra un "BUONO", cioé un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non é riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, per questo ci sono gli esperti in materia, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Rubrica di Franco Ziliani
Data di pubblicazione: 19/06/2001
L'Alto Adige Pinot nero Barthenau Vigna Sant'Urbano 1997 Hofstätter
è sfidato
dall'Alto Adige Pinot nero riserva 1997 Stroblhof

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Si può iniziare a parlare di una presenza del Pinot nero in Italia solo a partire dalla seconda metà del 1800, quando la varietà è segnalata in Alto Adige, come scrive Edmund Mach, direttore dell'istituto di viticoltura di San Michele all'Adige, nel suo libro "La viticoltura e i vini del Tirolo tedesco" del 1894, nel Collio goriziano, in Oltrepò Pavese, quindi in Trentino. Le origini del Pinot nero risalgono ai primi vitigni nati dalla vitis vinifera e corredati di un patrimonio genetico instabile, soggetto quindi a mutazioni naturali e a variazioni; arrivò in Italia dalla Borgogna dove la "vitis allobrogica" veniva segnalata dal Plinio, grande storico romano, già nel primo secolo avanti Cristo.
Va ricordato che sino a metà degli anni Ottanta a questo vitigno non è mai stata data una grandissima importanza. Il mito della Bourgogne era ben presente nella mentalità di tutti i produttori italiani, ma seri ostacoli di carattere viticolo impedivano di produrre Pinot nero di rilevante personalità. Dalla sovrapproduzione, da vigneti spesso a pergola e quindi inadatti, derivano vini scoloriti, magri privi di tenuta all'invecchiamento.
Lo ricorda bene Franco Bernabei, wine maker consulente in Friuli, Toscana, Oltrepò Pavese, Lazio e Marche, quando racconta che "quando nel 1981 mi sono interessato all'introduzione del Pinot nero in alcune aziende cui collaboravo il materiale offerto dai vivaisti italiani non mi forniva sufficienti garanzie. Dovetti per forza rivolgermi a vivaisti in Borgogna per ottenere il materiale che mi serviva". Per quanto oggi anche in una regione vinicola prestigiosa come la Toscana, in aree importanti come il Chianti Classico e Montalcino, si cerchi di lavorare sul Pinot nero, con grande ambizioni, anche se blasonati i vini diventano ben poco tipici, nel colore, negli aromi, e per un'endemica carenza di eleganza. In Toscana, secondo Bernabei, "se è vero che diversi produttori che avevano cominciato a lavorare sul Pinot nero oggi rinunciano a produrlo, considerandolo troppo difficile e irregolare, è anche vero che per ottenere risultati importanti ci vuole tempo, vigneti di minimo 15 - 20 anni d'età, cosa che non abbiamo ancora". Di grandi Pinot nero è rarissimo parlare, salvo poche eccezioni, anche in zone dove il Pinot nero vanta una lunga tradizione, come l'Oltrepò Pavese, oppure di più recente, qualificata storia, come la Franciacorta. Per tacere del Piemonte ed in particolare di quella zona, l'albese, dove nascono Barolo e Barbaresco.
Solo in Trentino, alcune microaree di alta collina nella zona di Faedo, esprimono Pinot nero al di sopra di ogni discussione. Secondo il winemaker piemontese Donato Lanati, consulente anche della altoatesina, Colterenzio, "la qualità di un buon Pinot nero consiste nei tannini e nei profumi perché gli antociani (le sostanze coloranto n.d.r.) sono in misura piuttosto contenuta. In Italia si trovano molti Pinot neri snaturati, perché si pretende abbiano un sapore concentrato, mentre ciò che rende i migliori Pinot neri dei vini inimitabili sono la finezza dei profumi di cassis e lampone, e l'eleganza dei tannini. Solo in alcune zone dell'Alto Adige si può paragonarlo a quello della Borgogna".
La migliore immagine del Pinot nero italiano oggi è pertanto affidata ai produttori della provincia di Bolzano, al confine con l'Austria, che sui pendii collinari della Bassa Atesina, in località come Pochi, Pinzano e Montagna e soprattutto Mazzon e di Cornaiano si realizzano vini "di terroir" che abbinano ad una buona struttura una notevole eleganza, morbidi, vellutati, ricchi di sfumature aromatiche, fieri di avere le caratteristiche di un vero Pinot noir. Basta citare nomi come Hofstätter, Haas, Colterenzio, Cornaiano, Stroblhof, Haderburg, San Michele Appiano, Gottardi, Niedrist, Lageder (splendido il Krafuss 1998), per avere l'idea di quale aristocrazia del Blauburgunder italiano l'Alto Adige rappresenti. Oggi in Alto Adige la superficie di produzione del Pinot nero copre circa 260 ettari corrispondenti al 7% della superficie coltivata a vino rosso. Le norme di produzione DOC prevedono una produzione massima di 120 quintali per ettaro che andrebbe chiaramente abbassata. Un produttore che al Pinot nero continua a dedicare molte energie, Franz Haas, osserva che "per questo tipo di uva occorre utilizzare il doppio delle cure e delle attenzioni che si adopererebbero per un vitigno comune"

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

92/100 e tre stelle della Guida Veronelli, nessuna segnalazione su Duemilavini A.I.S. (nonostante la rivista Il Sommelier Italiano gli abbia dedicato una verticale), due bicchieri Vini d'Italia e nessun punteggio, con semplice scheda dedicata all'azienda da Luca Maroni e 92/100 della Weinguide della rivista austriaca Falstaff 2000-2001 curata dal meranese Othmar Kiem per il Pinot nero Villa Barthenau, mentre 90/100 e due stelle Guida Veronelli, nessuna scheda su Duemilavini, due bicchieri Vini d'Italia, 75/100 della Guida dei vini italiani di Luca Maroni e 91/100 della Weinguide Falstaff 2000-2001, sono i punteggi raccolti sulle varie guide dal Pinot nero riserva di Stroblhof.

IL BUONO
IL CATTIVO

Alto Adige Pinot nero Barthenau Vigna Sant'Urbano 1997
Weingut Hofstätter
Piazza Municipio 5 - 9040 Termeno BZ
tel. 0471 860161 fax 0471 860789
E-mail: info@hofstatter.com
prezzo medio in enoteca a partire da 65-70 mila lire

Parlare di Hofstätter significa indicare in assoluto una delle aziende vinicole che maggiormente hanno caratterizzato la recente storia della viticoltura altoatesina. Condotta per alcuni decenni con maestria da Paolo Foradori, trentino giunto in Alto Adige a dimostrare come anche un non tirolese di nascita possa magnificamente ambientarsi nel particolare tessuto sociale, culturale, economico e linguistico della provincia di Bolzano, Weingut Hofstätter, oggi condotta dal giovane e dinamico figlio Martin, anno dopo anno è cresciuta sino a raggiungere le attuali dimensioni: su 45 ettari di proprietà produce mediamente 750 mila bottiglie. L'azienda può contare su tenute in alcune delle più vocate aree vinicole della regione, ma specialmente simbolici sono il Gew�rztraminer Kolbenhof, dalle uve di uno splendido vigneto d'altura in frazione Sella (S�ll in tedesco) a Termeno, ed il Pinot nero al centro di questa sfida, proveniente da vigneti di specialissima vocazione posti in territorio di Mazzon, sulle colline che sovrastano Egna, proprio di fronte a Termeno, ma dall'altra parte della valle. Il Pinot nero di Hofstätter é un vino che negli anni si è costruita la fama di archetipo del Pinot nero altoatesino. La tenuta da cui nasce conta su 22 ettari a vigneto e prende nome da Ludwig Barth von Barthenau, nato nel 1839 a Rovereto, professore di chimica all'Università di Vienna, socio ordinario della Reale Accademia delle Scienze e proprietario della tenuta sin dal 1870. Il Pinot nero Barthenau Vigna Sant'Urbano è espressione di un cru prestigioso collocato nel cuore dell'area vocata di Mazon, dove una parte delle viti, di oltre 60 anni di età, è stata reimpiantata in tempi recenti con il sistema Guyot, con una densità di 6500 ceppi per ettaro. La resa, quasi borgognona, è di 40 ettolitri per ettaro. La maturazione in legno del vino comprende due distinte fasi, ognuna della durata di un anno: la prima in piccole botti di rovere francese e la seconda, consistente in un assemblaggio delle diverse partite, in un'unica grande botte di rovere. Segue l'affinamento di un anno nelle cantine prima della commercializzazione.Per l'annata '97 che stiamo degustando rischiamo di non trovare definizioni e aggettivi abbastanza significativi, tali sono l'eleganza, la complessità, la finezza, la precisa definizione in ogni aspetto raggiunte da questo autentico capolavoro dell'enologia non solo altoatesina, ma italiana. Il colore è splendido, un rubino granato splendente, caldo, di ottima ricchezza e perfetta lucentezza, ma lo scenario sembra disvelare meraviglie già dalla prima impressione olfattiva, che restituisce un vino carnoso, fitto, denso, con un frutto perfettamente maturo (lampone e mirtilli a dominare su tutto), che avvolge e conquista il naso con cento sfumature dolci, giocando sempre su toni vellutati, avvolgenti, elegantissimi, che si aprono leggermente a toni speziati, a ricordi orientali, ad una nota di sottobosco bagnato appena animale che evoca il passaggio rapido, in un bosco, di un capriolo o di un cervo. L'aspetto più esaltante viene però dal gusto, pieno, succoso, di grandissima lunghezza e dolcezza, con pienezza di frutto nervoso e vivo, pulito, preciso, con un velluto che riesce ad accarezzare il palato e sembra dirti, con voce suadente, "sei entrato nel mondo meraviglioso del Pinot nero dell'Alto Adige", e regalarti emozioni su emozioni, souplesse, purezza, equilibrio, armonia senza confini, piacevolezza totale. Un vino letteralmente perfetto.

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Alto Adige Pinot nero riserva 1997
Azienda agricola Stroblhof

Via Piganò 25 - 39057 Appiano BZ
tel. 0471 662250 fax 0471 663644
E-mail hotel@stroblhof.it
prezzo medio in enoteca a partire da 35-40 mila lire

Stroblohof è un'azienda molto più piccola rispetto ad Hofstätter e può contare su quattro ettari scarsi collocati, in splendida e vocatissima posizione in una delle più belle aree di Appiano monte, dove trent'anni fa Josef Hanny creò, nella locanda dove già nell'Ottocento si ospitavano e rifocillavano con salumi e vino fatti in casa gli ospiti, un ristorante e una piccola azienda agricola. Oggi lo Stroblhof è diventato un albergo di gran tono e squisita ospitalità, un meraviglioso posto dove soggiornare gustando la quiete del panorama collinare circostante e dei castelli e residenze patrizie disseminati sul territorio, ma col passare del tempo si è formato, tra gli intenditori, una solida fama di boutique winery (ventimila circa le bottiglie prodotte ogni anno) in grado di ottenere vini bianchi (Gew�rztraminer, Chardonnay e Pinot bianco "Strahler") e rossi (Lago di Caldaro scelto Burgenleiten e Pinot nero) di grande personalità. Dal 1995 l'azienda (che conta anche su una bella Enoteca aperta dalle 19 all'una di notte dove si possono degustare ottime etichette di tutto il mondo), è condotta direttamente da Andreas Nicolussi-Leck, marito di Rosemarie Hanny e ottimo conoscitore della viticoltura locale, e infatti i risultati non si sono fatti attendere, in termini di ulteriore carattere e tipicità varietale, di eleganza e complessità, acquisite dai vini. La punta di diamante della produzione, giunto con l'annata 1997 a bissare il mito di un celeberrimo 1990, è sicuramente il Pinot Nero riserva, prodotto per la prima volta nel 1970 e oggi giunto ad una disponibilità di 3850 bottiglie scarse, contro le 3200 del Pinot nero "base" Pigeno, che nasce da uve provenienti da un vigneto di 7000 metri quadrati esposto a sud-est posto a 500 metri di altezza su terra rossa con strati di porfido, con una produzione contenuta in 45 ettolitri per ettaro. La fermentazione e la macerazione del vino si è protratta per dodici giorni e l'affinamento, in piccoli fusti di rovere francese, metà nuovi, metà di secondo passaggio, si è protratto per 14 mesi, seguito da tre mesi in acciaio prima dell'imbottigliamento e da un anno in bottiglia prima della commercializzazione. Colore rubino - granato di bellissima intensità, splendente, di magnifica lunghezza, questo Pinot nero mostra nei profumi uno spiccato, caldo, elegante, carattere varietale, con un fruttato succoso e maturo, ma mai marmellatoso e ancora pieno d'energia, che richiama la ciliegia, i lamponi, i mirtilli, con un ricordo suadente di spezie, legni orientali e incenso a completare un bouquet variegato e fitto. La bocca è piena, concentrata, dolce sin dal primo assaggio, con tannini ben rilevati e presenti ma morbidi, rotondi, che regalano grande persistenza carezzevole al vino, una estrema fruttuosità e piacevolezza che non stanca e continua a regalare emozionanti sfumature. Eccellente equilibrio, grande finezza, vitalità, per un Pinot nero da applausi, facile da amare e da capire.

COMMENTO FINALE: Standing ovation convinta per questi due Pinot nero che rendono onore all'assoluta vocazione vinicola dell'Alto Adige su questa difficile varietà e che dimostrano come, dimenticando il non produttivo e inutilmente frustrante confronto con la Borgogna (altra storia, altri climi, altri terroir, altro mercato), in provincia di Bolzano si sia tracciata una solida via italiana ed europea al Blauburgunder. Grande il riserva di Stroblhof, ma non si può che definire grandissimo il Barthenau, dotato di tutte quelle caratteristiche, quelle sottigliezze, quelle sfumature, nel profumo e nel gusto, che ogni esigente appassionato pretende da un Pinot nero. Entrambi affinati in legno, i vini dimostrano comela barrique, abbinata ad una grande materia prima, ad una contenuta resa per ettaro, ad un solido savoir faire viticolo ed enologico, e ad una grande annata come il 1997, non faccia danni al vino, ma lo aiuti ad esprimersi. Va piuttosto rilevata l'assoluta assurdità (eufemismo...) della mancata concessione, da parte di Vini d'Italia e di Duemilavini,del massimo punteggio disponibile ai due vini. Molto più attenta e realistica la Guida Veronelli nell'assegnare le sue super tre stelle al Sant'Urbano e 90/100 al Pinot nero di Stroblhof..

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Le 40-45 mila e le 70 minimo rispettivamente necessarie per aggiudicarsi in enoteca i vini di Stroblhof e di Hofstätter ci sembrano corrispondere in pieno, visto il valore, al rapporto prezzo - qualità. Più fresco, fruttato e fragrante il riserva di Stroblhof, più carnoso, potente, più dolce quanto a frutto il Barthenau, destinato ad una tenuta nel tempo (ricordiamo una magnifica bottiglia di 1991, degustata con piena soddisfazione, lo scorso anno), forse superiore. Per apprezzarli al meglio consigliamo preparazioni a base di carne, selvaggina e cacciagione in particolare (sella di capriolo e costolette di cervo il top), ma anche pollame nobile con funghi, oppure formaggi semi stagionati non piccanti a pasta semidura, terranno una magnifica compagnia a questi capolavori.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualità per le prossime sfide? Scrivimi!

Franco Ziliani

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