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Le vigne di Zielona Gora
Le vigne di Zielona Gora Articolo di Roman Grad su vinisfera.pl
Dal nostro corrispondente Mario Crosta
Quando abbiamo cominciato questa rubrica della viticoltura estrema, qualcuno ci ha detto ridendo e scherzando che il mondo è lastricato di pie illusioni. Invece il clima in pochissimi anni è seriamente cambiato, gli incroci sperimentati con successo a Jaslo hanno dimostrato ottima affidabilità e l’attività dei nostri amici pionieri ha di fatto rimesso in pista l’enologia polacca che dormiva da qualche secolo. Non soltanto si sono piantate vigne e si sta facendo vino praticamente in tutta la Polonia, ma anche le storiche vigne già esistenti al confine con la Germania hanno ripreso quell’antico vigore che appena pochi anni fa sembrava destinato a restare soltanto nei libri di storia. Per me è un grande piacere presentarvi Roman Grad, il Presidente dell’Associazione Vitivinicola di Zielona Gora in Polonia e vignaiolo di razza, traducendovi un suo recente articolo pubblicato su vinisfera.pl del collega Mariusz Kapczynski, che è anche l’autore delle due foto.
Il traduttore: Mario Crosta
La prima autentica citazione delle vigne di Zielona Gora risale al 1314. Secondo la tradizione locale, però, la data della prima importazione di vitigni è quella del 1150, tanto che nel 1900 Grünberg festeggiò appunto il 750º anniversario della sua vitivinicoltura. I vignaioli forestieri che secoli prima erano giunti qui per accasarsi fra i residenti Slavi sembra provenissero dalla Bassa Franconia. Lo testimonierebbe il fatto che il dialetto della popolazione dei dintorni di Würzburg dimostra, specialmente nella pronuncia, una distinta somiglianza con il dialetto della Bassa Slesia nella sua variante di Zielona Gora. La prima relazione in cui compaiono i nomi dei vitigni coltivati risale invece al XV secolo. Nel 1466 il principe di Glogow, Enrico IX della casata dei Piast della Slesia, introdusse qui dei nuovi ceppi provenienti dall’Ungheria, dal Tirolo e dalla Franconia, tra i quali godeva maggior fama quello che veniva dalla cittadina di Termeno ai piedi delle Dolomiti.
Da allora in poi il traminer è sempre stato coltivato a Zielona Gora fino ai nostri giorni. Risale certamente allo stesso periodo anche l’importazione dall’Ungheria del sylvaner, il secondo dei ceppi che sono stati per secoli alla base dell’enologia locale. Sono successive invece le notizie che riguardano gli altri importanti vitigni messi qui a dimora, tra i quali bisogna nominare soprattutto blauer spätburgunder, ruländer, gelbschönedel, blauschönedel, müller-thurgau, ma anche il riesling, sebbene coltivato su scala minore. La regione di Zielona Gora (chiamata Ostdeutsches Weinbaugebiet) era giudicata come quella più settentrionale (52°56') della superficie vitata produttiva del mondo. Malgrado la sua sfavorevole posizione geografica, Zielona Gora è diventata la località in cui è sorta la più antica cantina di produzione degli spumanti tedeschi, la Grempler & Co. e alcune distillerie tedesche di brandy: la Albert Buchholz A.G. (che era la più grande di quei tempi), la famosa Heinrich Raetsch A.G. e anche la succursale di fama mondiale della Weinbrennerei Scharlachberg GmbH Bingen am Rhein che produceva qui una delle marche di brandy più popolari, lo Scharlachberg Meisterbrand. Dopo la seconda guerra mondiale qui c’era la più grande cantina di vini della Polonia, la Lubuska Wytwornia Win.
Nell’archivio statale di Zielona Gora sono conservati gli atti comunali del periodo 1538-1945, gli atti del distretto (Kreisausschuss zu Grünberg) del periodo 1906-1941, i documenti del catasto (Katasteramt zu Grünberg) dal 1864 al 1945 e quelli del tribunale circondariale (Amtsgericht zu Grünberg) dal 1608 al 1940, che costituiscono materiali interessanti per le ricerche storiche sull’enologia locale. Nell’insieme degli atti comunali di Zielona Gora c’è un determinato gruppo di di documenti (sono in tutto ventidue volumi degli anni dal 1750 al 1925) che riguardano la coltivazione delle vigne e dei frutteti. La cronaca manoscritta del sindaco Karl August Bergmüller, riguardante la storia della città dal 1800 al 1865, contiene delle notizie molto interessanti sulle vendemmie, sulla produzione di vino e sule condizioni climatiche. Invece negli atti della polizia edilizia (Baupolizei) si possono ritrovare le documentazioni tecnico-progettistiche di numerose case e cantine della città. Bisogna sottolineare che l’ultimo dopoguerra è stato cruciale per le viti che crescevano in luogo. Allora c’è stata una vera e propria selezione naturale perché la maggioranza delle vigne è rimasta completamente priva di un’assistenza professionale. In particolare non c’è stata alcuna difesa dalle malattie fungine per diversi anni, che sono una delle cause fondamentali della selezione dei ceppi, e poi ci sono state le gelate da primato dell’inverno 1955/56, con un minimo assoluto delle temperature a -29,5 °C. Sono passati 60-70 anni di abbandono e le viti di maggior valore fioriscono ancora. Molte di queste piante sono dei veri e propri monumenti della natura che si fanno notare per le misure davvero inconsuete (circonferenze medie dei ceppi da 45-40 cm, con estremo a 71,5 cm). Da queste preziose piante (e da tutte le altre che abbiamo rintracciato in città fra i resti delle vigne che un tempo erano tedesche) oggi stiamo riuscendo a creare una collezione ampelografica locale dei vari vitigni.
Una bella vigna di Zielona Gora
L’effetto di questo lavoro è riconducibile a una vera e propria continuazione della selezione condotta a Zielona Gora negli anni trenta del XX secolo dai vignaioli tedeschi, da cui è nata una collezione di alcune decine di vitigni e di cloni. Le barbatelle ricavate da alcuni di questi antichi ceppi hanno già prodotto dei grappoli che sono stati vendemmiati nel 2002 e nel 2003, confermandosi come materiale riproduttivo ancora utilizzabile commercialmente. Miroslaw Kuleba, l’autore del libro”Ampelografia di Zielona Gora”, cominciò i suoi lavori allo scopo di paragonare, soprattutto sotto l’aspetto della generosità e della qualità dei vini, il valore degli antichi cloni coltivati a Zielona Gora rispetto ai cloni degli stessi vitigni ottenuti contemporaneamente negli istituti enologici occidentali. L’autore ha descritto in modo particolarmente perspicace il periodo della grande fioritura dell’enologia locale, che nel secolo XIX va dagli anni venti fino quasi alla fine del secolo, ma anche il periodo della caduta di questo settore di produzione così importante per la città, che ha avuto luogo nei primi decenni del XX secolo. E poi ha brevemente descritto anche l’epoca della coltivazione dell’uva e della produzione di vini a livello industriale a Zielona Gora dopo il 1945. Dopo la seconda guerra mondiale le vigne a Zielona Gora avevano una superficie di circa 140 ettari.
Si coltivavano i vitigni traminer bianco e rosa, sylvaner, portugieser, pinot noir e riesling. Tra i vitigni da dessert si distinguevano i polacchi chrupka d’oro e rosa, ma anche krolowa winnic (la regina dei vigneti). Le vigne appartenevano in maggioranza alla cantina Lubuska Wytwornia Win, in parte al Liceo di Frutticoltura, dove insegnava tra l’altro Grzegorz Zarugiewicz che negli anni del primo dopoguerra si curava delle vigne di Zielona Gora. Grazie a lui, ma anche a Wladyslaw Sobolewski, Mieczyslaw Kaszuba e ad altri specialisti potevamo a quei tempi bere dei buoni vini di Zielona Gora come Monte Verde, Pinot Blanc, Cinzano, Kora Lubuska e anche un vino bianco secco della tipologia “da messa”. Purtroppo, in seguito alla ristrutturazione dell’economia polacca, la Lubuska Wytwornia Win venne liquidata come molte altre cantine di Zielona Gora. Gli ultimi grappoli di questo complesso vitivinicolo furono vendemmiati all’inizio degli anni settanta nella vigna vicino a via Krosnienska. Da anni alcuni, invece, si stanno notando le attività di reintroduzione della tradizione vitivinicola nella nostra città, grazie ai tentativi fatti dall’Associazione Vitivinicola provinciale e dall’Associazione nazionale dei Vitivinicoltori che nel giugno del 2006 si sono unificate in un’unica organizzazione e cioè l’Associazione Vitivinicola di Zielona Gora, che è appoggiata anche dalle autorità cittadine. Sono stati organizati dei cicli di addestramento alla professione di vitivinicoltore, si sono messe a dimora molte barbatelle nelle aiuole comunali e nelle rotonde stradali, si è inaugurato il parco viticolo sul Colle del Vino appena sotto la serra delle palme. L’Associazione coopera attivamente con i vignaioli di Germania, Boemia, Slovacchia e Ungheria, organizzando conferenze comuni, scambio di esperienze e manifestazioni culturali. Da più di 150 anni, ogni anno in città vengono organizzate le tradizionali parate degli Sponsali della Vendemmia che, dopo il 1945, hanno continuato ad arricchirsi di una serie di spettacoli e manifestazioni a carattere turistico, sportivo e culturale. Accanto alle parate che per una settimana festeggiano tradizionalmente la vendemmia (una grande kermesse che si tiene normalmente nella seconda settimana di settembre) ci sono anche avvenimenti come il Mercatino dei Vini di Zielona Gora, la Festa del Vino Giovane, il Ballo Carnevalesco del Vignaiolo e un corollario di incontri e di concorsi di vini.
Evidentemente non si può parlare neanche per sogno di un ritorno alla tradizione se non si creano delle nuove vigne. Halina e Wojciech Kowalewski di Vigna Kinga a Stara Wies vicino a Nowy Sad hanno aperto la strada e sulle loro tracce si sono poi trovati anche Danuta e Marek Krojcig con una nuova vigna di tre ettari a Gorzykow, Miroslaw Kuleba a Swidnica, Malgorzata e Jarek Lewandowski con Vigna Lesna a Proczek vicino a Zabor), Malgorzata e Roman Grad con Vigna Julia a Stary Kisielin e qualcun altro ancora nei dintorni di Zielona Gora. Da alcuni anni l’hobby della vitivinicoltura è una passione per molti proprietari di piccoli appezzamenti ricreativi che producono anche dei vini gustosi, riportando spesso dei successi nei concorsi enologici. I piani di creazione di fattorie agrituristiche che aumenterebbero il fascino turistico della nostra regione hanno davvero delle solide basi con un così largo interesse per la vitivinicoltura e per la produzione di vino. Esistono dei piani seri in questo campo, testimoniati dal fatto che una scuola media superiore locale ha aperto l’iscrizione alla prima classe di studi enologici, ma anche dalla realizzazione di alcuni progetti turistici come la Strada del Vino e del Miele, il Paese Verde del Divertimento e del Vino, la Strada dei Monumenti Vinicoli. E per finire, bisogna augurare ai vignaioli di Zielona Gora che la legislazione polacca possa creare per loro delle condizioni favorevoli in modo che il vino locale raggiunga velocemente le tavole delle osterie tipiche della nostra città. Un brindisi agli ospiti del nostro Giardino di Bacco, ma anche alla faccia di quei vigliacchi che non hanno creduto nella rinascita dell’enologia di Zielona Gora: tre volte “alla salute”!
Roman Grad
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