Vino e salute: AIDS & vino, un'alleanza inedita
Antiossidanti e flavonoidi del vino al servizio della medicina, ovvero il "paradosso
francese" applicato alla ricerca di una cura per l'infezione da HIV.
La notizia
viene dalla Francia, dove al recente Congrès mondial de la vigne et du vin è
stata presentata una ricerca - probabilmente la prima nel suo genere - nella
quale viene evidenziato come le proprietà antiossidanti del vino possano aiutare
a inibire il virus HIV nei suoi primi stadi.
Insieme ai farmaci antivirali, uno o due bicchieri di vino al giorno possono
prolungare il periodo di latenza del virus, e al tempo stesso accrescere
l'appetito, offrendo al paziente anche un certo supporto psicologico.
A sostenerlo è Martin Edeas del reparto di biochimica dell'ospedale "Antoine
Béclère" di Parigi, uno dei maggiori centri di ricerca francesi sull'infezione da HIV.
Edeas, che è anche uno dei direttori dell'International society of antioxidants in
nutritions and health (Inah), sostiene che secondo lo studio da lui condotto le
combinazioni di polifenoli e flavonoidi presenti nel vino inibiscono l'infezione da
HIV fino all'80 per cento. Tali elementi inoltre limiterebbero la tendenza della
malattia a resistere alla terapia farmacologica.
Tuttavia, Edeas pone l'accento sul
fatto che il bere due bicchieri di vino va considerato solo come un coadiuvante
della terapia principale applicata al paziente.
"Lo studio è incoraggiante", è stato il commento di Serge Renaud, dell'Università
di Bordeaux, lo stesso che nel
1992 scrisse a proposito dei benefici di un uso
moderato di vino nell'ormai famoso paradosso francese. "Questa ricerca
potrebbe costituire una svolta nello studio dell'HIV".
Sia Edeas sia Renaud concordano però sul fatto che si è solo agli inizi dello
studio: la ricerca va completata con osservazioni lunghe e pazienti. Il lavoro di
Edeas è solo una delle conseguenze di quello dello stesso Renaud, che per
primo si occupò dei benefici del vino: gli studi che ne sono poi seguiti hanno
infatti indicato che le proprietà antiossidanti del vino riducono il rischio di
malattie cardiache, del cancro e dell'insorgere del morbo di Alzheimer.
D'altra parte, anche in materia di antiossidanti le ricerche non sono finite: la
varietà di questi elementi e del perché funzionino in un certo modo continua a
essere studiata.
Edeas ha in ogni caso dimostrato che diversi antiossidanti (per esempio il
tocoferolo) inibiscono il virus dell'Aids. Non solo: stando alla sua ricerca - una
delle molte che vengono condotte nell'ospedale parigino in materia di lotta
all'Aids - flavonoidi e polifenoli, noti "spazzini" dei radicali liberi, se combinati
con i farmaci antivirali possono costituire un nuovo approccio terapeutico.
Come si sa, il virus dell'HIV è latente per un certo numero di anni, (anche venti):
poi all'improvviso esplode. Ad attivarlo intervengono una serie di fattori, tra cui
l'anamnesi familiare del soggetto, l'alimentazione, il fatto di essere o meno
fumatore, lo stile di vita e altre abitudini.
Una volta attivato, il virus aggredisce il
corpo della persona con una violenza e una velocità impressionanti. Per questo,
dice Edeas, "la terapia del vino" è utile nelle prime fasi della malattia perché
estende il periodo di latenza, mentre non è più efficace quando ormai il virus è
entrato in azione".
Elisabetta Tosi