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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero

 


 

" I buoni & i cattivi " è una rubrica il cui intento è quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non è riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Articolo di Carlo Macchi
Pubblicato il 13 Giugno 2006

L'Alto Adige Santa Maddalena Classico Huck am Bach 2004 della Cantina di Bolzano
sfida
l'Alto Adige Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 2002 di Hofstatter

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Ognuno ha i suoi pallini ed io ho quello della Schiava. Per non essere tacciato di apologia della schiavitù, preciso subito che sto parlando del vitigno altoatesino. Ma i nomi non nascono a caso ed oggi posso dire senza tema di smentita e con un discreto gioco di parole che molti dei produttori altoatesini di Schiava sono schiavi dell'idea che la Schiava sia un vitigno di serie C, da produrre con un profilo sempre basso, da commercializzare silenziosamente e magari nottetempo, solo in Alto Adige. Mi scuso, ma lo sfogo esce dal cuore... DOVETE FINIRLA! La Schiava non merita questo trattamento!!
La Schiava, se piantata e lavorata in zone vocate (tipo la collina di Santa Maddalena), porta a vini unici che, per freschezza, finezza, aromi intriganti e (non ultima) complessità gustativa non hanno paragone nel panorama dei vini italiani. Per questo dovete alzare la testa e pensare alla Schiava con la stessa convinzione che avete per un Gewurztraminer o un Merlot. Non crediate che non capisca le vostre ragioni: fino a 15-10 anni fa l'Alto Adige era il regno della Schiava. La si trovava piantata da tutte le parti, in terreni spesso inadatti, con rese che sfioravano i 300/400 quintali ad ettaro. Fare del buon vino (o anche solo del vino potabile) in queste condizioni era praticamente impossibile. Piano piano l'avete sostituita (anche nelle vostre teste) con vitigni più di moda. Ma oggi, dopo la "deschiavizzazione" a vantaggio di altri vitigni molto più remunerativi, bisogna guardare senza preconcetti al futuro. Prima ho affermato che la Schiava è unica nel panorama nazionale; in effetti, ditemi voi quale vino le si avvicina come tipologia. Non certo i potenti rosati pugliesi o gli altrettanto alcolici Cerasuoli abruzzesi: tanto meno i rossi giovani che nascono un po' dappertutto nel nostro stivale. Tutti questi vini hanno quasi sempre dei profumi meno complessi e un corpo eccessivamente ridondante. Il mercato vuole invece, anche tra i rossi , dei vini semplici da bere, ma non scontati. Inoltre si cercano sempre più dei prodotti "autoctoni" o comunque con chiare connotazioni regionali; vini dalle caratteristiche precise, che nascono solo in determinate zone. Se si entra in questo ordine di idee la Schiava possiede in pieno tutti i requisiti richiesti. È autoctona, particolare, riconoscibile da lontano e viene coltivata in un territorio ristretto. Ma voglio andare oltre; una Schiava è il perfetto connubio tra un bianco ed un rosso giovane. So che farò storcere diverse bocche, ma devo dirlo: la Schiava è il rosato perfetto! Il rosato che in Italia non esiste e che il mercato cerca. Continuiamo pure a chiamarlo con il suo nome o con la denominazione di riferimento (Santa Maddalena, Lago di Caldaro) ma rendiamoci conto che forse la freccia più appuntita nell'arco dei produttori altoatesini è sempre rimasta, pudicamente, dentro la faretra.
Ma se la Schiava non ha dei vini a lei paragonabili, come facciamo a fare il nostro articolo? Dove troviamo un contendente che le assomigli? Al suo interno non è possibile, perchè non esiste a memoria d'uomo una Schiava premiata dalle grandi guide di settore (anche se il direttore della guida del Gambero Rosso, alcuni anni fa, stupì un po' tutti parlandone benissimo, senza però portare a logica conclusione le idee espresse). Dovendo quindi cercare altrove il contendente, abbiamo fatto praticamente il giro d'Italia, per poi tornare sui nostri passi e scegliere niente meno che il vitigno nobile per antonomasia, quel Pinot Nero che, guarda caso sempre in Alto Adige, ha trovato la sua italica culla.
Sul Pinot Nero altoatesino potremmo dire l'esatto opposto della Schiava. Piantato solo in zone vocate, ha subito trovato una sua strada alla grande qualità. In realtà le strade sono due: la prima porta verso un Pinot Nero di matrice borgognona e la seconda verso una connotazione più in chiave altoatesina. In soldoni, le differenze stanno in un'immediatezza aromatica maggiore per il secondo ed in una più insistita complessità generale per il primo. Personalmente preferisco la seconda via, ma devo riconoscere che sono nati e nasceranno ottimi Pinot Nero di formazione più internazionalistica. Ma esistono anche somiglianze tra i due vitigni: entrambi hanno un colore piuttosto scarico (almeno secondo i parametri odierni), una tannicità non certo burbanzosa, una finezza innata. Sono così tante le loro somiglianze che qualche volta in Alto Adige vengono anche assemblati assieme (percentuali 10/90-90/10), da una parte per dare maggiore corpo e profumi alla Schiava, dall'altra per ingentilire Pinot Neri rustici e ruvidi. Ma le differenze restano comunque e sempre marcate: chi pensa al Pinot Nero pensa ai grandi vini, chi punta alla Schiava vuole invece un vino da tutti i giorni. Il mio compito odierno non è certamente quello impossibile (e sbagliato) di colmare a parole le differenze che, nei fatti, ci sono tra i due vitigni. Cercherò, quasi per l'esclusivo bene dei produttori altoatesini, di far comprendere che forse tra i due vitigni non c'è quell'abisso che spesso si crede.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Per riuscire nell'impresa scomodo un "buono" di livello altissimo: una cantina che da oltre cento anni tiene alto il blasone del vino altoatesino. Hofstatter, diretta oggi dal giovane Martin Foradori, è un'azienda che riesce a unire i grandi numeri con la grande qualità. Il tutto non da pochi mesi, ma da quasi 100 anni. Hofstatter è stata una delle prime cantine (se non la prima) in Alto Adige ad adottare il guyot e a sperimentare vitigni fino allora sconosciuti in zona. Il Pinot Nero era uno di questi ed oggi Martin può vantare delle viti vecchissime (fino a 60 anni) nell'altipiano più vocato per il Pinot Nero che esita in regione: Mazon. Ma lasciamo un attimo il Pinot Nero per parlare della cantina in generale. Il motto aziendale potrebbe essere quello di "un occhio al passato ed uno al futuro". Le vigne infatti sono piantate sia a guyot che con i più classici sistemi altoatesini a pergola e la cantina unisce modernità enologica al rispetto delle tradizioni (leggi acciaio termocondizionato per vinificazioni e barrique ma anche botti grandi per le maturazioni). In puro stile altoatesino, dalla cantina escono molti vini di varie tipologie. Tra i bianchi troviamo Chardonnay, Pinot Bianco (anche in versione "super" Villa Barthenau), Pinot Grigio, Gewurztraminer, Riesling, mentre tra i rossi abbiamo Cabernet, Merlot, Lagrein ed ovviamente Pinot Nero. Come vedete, il parco vitato è quello tradizionale. In questo contesto di oltre 50 ettari spiccano qu elli di Villa Barthenau, il vero fiore all'occhiello dell'azienda. I vini prodotti sono molti (quasi 20!!!) per un totale di circa 750.000 bottiglie all'anno.
Scusate il gioco di parole, ma il "cattivo" di oggi sono due, in particolare due aziende cooperative. Infatti la Cantina di Bolzano nasce dalla recente fusione delle cantine sociali Produttori Santa Maddalena e Gries. Il risultato porta ad avere circa 130 ettari vitati (da soci conferitori) ed oltre un milione di bottiglie all'anno, suddivise in oltre 30 etichette. Un numero sicuramente rilevante quest'ultimo, che vede però la stessa tipologia di vino prodotta in linee diverse con prezzi e valori qualitativi diversi. Per i bianchi abbiamo la gamma completa che parte dal Sauvignon per passare allo Chardonnay, al Gewurztraminer, al Silvaner, al Muller-Thurgau, al Pinot Bianco, al Pinot Grigio etc. Sui rossi solito discorso con Lagrein, Cabernet e Pinot Nero in evidenza. Chi crea e guida, dal punto di vista enologico, questa numerosissima pattuglia è l'enologo Stefan Filippi. Con lui ho avuto il piacere di girare (girare è una parola grossa in quanto, con una piccola Panda, ci siamo più che altro districati tra stupendi vigneti a picco sulla valle di Bolzano) per le vigne di Santa Maddalena, apprezzare la loro bellezza e capire come, con giusti accorgimenti viticoli, la Schiava può dare grandi risultati. Ma anche gli altri vigneti, posti a varie altezze, non hanno niente da invidiare a quelli di cantine più blasonate.
Per quanto riguarda i punteggi ottenuti nelle maggiori guide, il Vigna Sant'Urbano 2002 ha avuto Tre Bicchieri dal Gambero Rosso, Cinque Grappoli dall'AIS, Tre Stelle rosse da Veron elli e 17/20 dall'Espresso. L'H uck am Bach ha racimolato solo Tre Grappoli dall'AIS, non viene recensita dal Gambero Rosso, Due Stelle da Veron elli , 14/20 dall'Espresso. Solo Vini Buoni d'Italia va in controtendenza e gli conferisce la Corona.

IL BUONO
IL CATTIVO

A.A. Pinot Nero Barthenau Vigna Sant'Urbano 2002
Joseph Hofstätter
Piazza Municipio 7, 39040 Termeno (BZ)
tel. 0471.860161 - fax 0471.860789
E-mail: info@hofstatter.com
Bottiglie prodotte: 18.000
Prezzo medio in enoteca: circa 40 €

Il nostro buono ha un segreto di Pulcinella: Mazon. Questo altopiano, dove anche altri produttori (Gottardi su tutti) hanno i loro vigneti, è sicuramente il territorio più vocato per il Pinot Nero in Alto Adige. Vi sono anche altre zone molto buone, ma a Mazon, anno dopo anno, si ottengono sempre risultati notevoli. Se poi ci mettiamo che il vigneto Sant'Urbano si presenta con piante vecchie anche 60 anni (e con le nuove reimpiantate a 6.500 ceppi per ettaro) si può capire come il prodotto che vi nasce debba per forza essere di livello. Anche in un'annata difficile come il 2002 Mazon non ha tradito le attese, presentando vini forse meno ampi ma di sicura eleganza e complessità. La vendemmia viene fatta in casse, scegliendo solo i grappoli perfettamente maturi. Al suo arrivo in cantina oltre l'80% delle uve viene diraspato mentre il resto rimane intatto. Il tutto fermenta per una decina di giorni, con un controllo accurato delle temperature, che evitano picchi deleteri per i profumi. La maturazione avviene sia in barrique che in botte; in particolare il primo anno in vasi piccoli ed il secondo in contenitori grandi. Dopo l'imbottigliamento il vino riposa quasi un altro anno e poi entra in commercio. Guardare il colore di un Pinot Nero mi dà sempre sensazioni piacevoli: rubino giustamente brillante, senza le smaccate tonalità di tanti vinoni. Il naso è leggermente incerto, ma poi si apre con le gamme tanto famose: fiori, rosa, ma anche liquirizia, terra fresca, fragola, lampone. Un bellissimo naso dove il legno gioca un ruolo importante ma non sovradimensionato. In bocca la finezza è grande e non si percepisce la tannicità; questo porta a sentire il vino con rotonda morbidezza, che però è mantenuta lineare dall'acidità. Quanto è bello poter gustare un vino senza che questo si attacchi al tuo palato e lo riduca come un campo arato (notate la rima). Il Vigneto Sant'Urbano 2002 è come una donna bella ed elegante senza bisogno di troppo trucco o di abiti pomposi. Un vino quindi da sposare, in toto.

L

A

 

S

F

I

D

A

A.A. Santa Maddalena Classico Huck am Bach 2004
Cantina di Bolzano
Via Brennero 15, 39100 Bolzano
tel/fax 0471.289110
E-mail: info@cantinabolzano.com
Bottiglie prodotte: 30.000
Prezzo medio in enoteca. circa 8-9 €

Voglio narrarvi una storiella. La prima volta che organizzai gli assaggi di Schiava per una guida di settore, ricevetti un incredibile complimento dal tecnico della camera di Commercio di Bolzano. "Siete i primi che non valutate la Schiava in base all'intensità di colore ed al corpo". Con questo voleva dire che molti si parametravano alla Schiava come se avessero di fronte un Sagrantino o un Merlot. In quegli assaggi (ed anche in qu elli degli anni successivi) uscì alla grande l' Huck am Bach. Questo vino, che nasce sulle rotonde colline di Santa Maddalena, rappresenta la strada da seguire per presentare al meglio la Schiava. Intanto il territorio, con un esposizione a Sud ed un'altezza che varia dai 250 ai 450 metri. Poi le rese, contenute intelligentemente intorno ai 90-100 quintali/ettaro (rese inferiori, infatti, con il sistema a pergola porterebbero a Schiave troppo strutturate e poco eleganti). La vinificazione (in rosso, quindi con le bucce) si sviluppa in circa 8-10 giorni, in vasche di acciaio termocondizionato; al termine il vino passa in botte grande per alcuni mesi per poi essere imbottigliato ed andare in commercio. Non vi ho detto che questo Santa Maddalena non è Schiava in purezza: ha infatti un 10% di Lagrein che gli conferisce austerità ed un po' di colore. Ma il colore non è importante, pur se con il suo rubino brillante il vino, che ora è nel mio bicchiere, si presenta con tutte le carte in regola. Il naso è floreale (ad oltre un anno dalla vendemmia!!) con note che richiamano la fragola ed il lampone. Si sentono anche note terrose (forse sarà il Lagrein) e leggermente speziate. Forse non è potentissimo, ma è armonico e lineare. La bocca parte su una freschezza marcata per poi far sentire una lieve pungenza tannica. Ma è solo la sensazione di un attimo; si ritorna a percepire l'acidità mista al calore alcolico. Ad un certo punto mi accorgo che queste sensazioni hanno un nome: corpo! L' Huck am Bach non è un vino esile, anche se per molti, abituati a pugni enologici travestiti da vino, può sembrarlo. In bocca è persistente e chiude con grande finezza ed armonia, giusto un filino amarotico per darci un bel ricordo di sè.

COMMENTO FINALE: Sono proprio felice di quest'assaggio. Mi sono trovato di fronte a due vini antichi, ma modernamente concepiti. Il Sant'Urbano incarna l'idea del Pinot Nero in ogni sua sfaccettatura. Colore sussurrato, naso austero ma suadente, bocca elegante, lunga, soddisfacente fino in fondo. L' Huck am Bach mi riporta indietro nel tempo, alle merende in campagna accompagnate da vini freschi e profumati. Vini che venivano goduti in libertà, con gioia. Per questo abbinerei l' Huck am Bach a tutti i panini di questo mondo, a tutti i piatti semplici ma sostanziosi e profumati che vi possono venire in mente. Uno su tutti: la mozzarella in carrozza. Il Sant'Urbano ambisce invece sia a secondi complessi sia a piatti ben marcati dalla tradizione: per esempio, io l'ho messo accanto ad una fiorentina alta 4 dita ed il risultato è stato esaltante.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Adesso casca l'asino: deve cascare. Devo scegliere tra i due contendenti! Ma come posso scegliere tra due inni alla gioia enologica, tra due espressioni vere di territorio e vitigno, tra due eponimi del bel bere, tra due alfieri della purezza? La scelta non può essere fatta e quindi dichiaro un salomonico pareggio. Questo non vuol dire che i due vini siano uguali, ma che la Schiava, quando è ben fatta, può rivaleggiare con un vitigno nobile come il Pinot Nero nei campi della duttilità, della freschezza, dell'aromaticità e dell'eleganza. Nei prossimi giorni parteciperò al Concorso delle Schiave che, come ogni anno, si svolge in Alto Adige: spero di trovare conferme a quanto detto.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualit per le prossime sfide? Scrivimi!

ARCHIVIO ARTICOLI SEZIONE: BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
VINI SPUMANTI
  Trento DOC: il Brut 1995 Zeni sfida il Perle' 2002 Ferrari
Metodo classico: Castel Faglia sfida Cavit
Spumante: Gavi La Scolca sfida Franciacorta Bellavista
Alto Adige Arunda Vivaldi sfida Franciacorta Bellavista
Brut Ris. 1996 Garofoli sfida Gran Cuvée Brut 1999 Bellavista
Franciacorta: Monte Rossa sfidato da Barboglio De Gaioncelli
Monsupello Brut Nature sfidato da Velenosi Brut
Ris. Fondatore Ferrari sfidato da Cuvée Pojer & Ssandri
Franciacorta DOCG: Uberti sfidato da Cavalleri
VINI ROSSI
  Barolo 2003: Bel Colle sfida Chiara Boschis
Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano
Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio
Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille
Rosso Piceno Sup. 2003: De Angelis sfida Velenosi
Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano
Bolgheri 2003: Argentiera sfida il Sassicaia
Salento: il Terra 2003 sfida il Graticciaia 2001
Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004
Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero
Valpolicella Superiore: Antolini sfida Tenuta S. Antonio
Brunello di Montalcino 2000: Soldera sfida Fanti
Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja
Chianti Classico: Le Cinciole sfida Il Molino di Grace
Dolcetto 2004: Fratelli Savigliano sfida Pecchenino
Nero d'Avola 2002: Feudo Montoni sfida Firriato
Rosso Conero: Marchetti sfida Fattoria Le Terrazze
Aglianico del Vulture: Cantina di Venosa sfida Basilisco
Nebbioli: Roero 2002 Deltetto sfida Barolo 1999 Clerico
Cannonau: il Carnevale Sedilesu sfida il Turriga Argiolas
Supertuscan 2000: Le Pergole Torte sfida Carbonaione
Valpolicella Superiore: Meroni sfida Romano Dal Forno
Teroldego Rotaliano 2001: Donati sfida Foradori
Vino Nobile di Montepulciano: Salcheto sfida Fattoria del Cerro
Barbaresco DOCG 2000: Marchesi di Gresy sfida Gaja
Sagrantino di Monfefalco: Bea sfida Arnaldo Caprai
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfida Siro Pacenti
Sangiovese di Romagna: Drei Donà sfida San Patrignano
Lagrein Dunkel: C.P. Andriano sfidata da C.P. Termeno
Rosso Piceno: Saladini Pilastri sfidato da Azienda Ciù Ciù
Salento IGT: Masseria Monaci sfidato da Santi Dimitri
Montepulciano d'Abruzzo: Illuminati sfida Masciarelli
Chianti classico: La Massa sfidato da Castellare di Castellina
Barolo DOCG Bussia '98: Prunotto sfidato da F.lli Oddero
Merlot in famiglia: Ronchi di Manzano sfidato da Livon
Dolcetto di Dogliani: Pecchenino sfidato da Quinto Chionetti
Tagli bordolesi: Colterenzio sfidato da Loredan Gasparin
Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin
Montepulciano d'Abruzzo: Masciarelli sfidato da Agriverde
A. A. Cabernet Sauvignon: Tedeschi sfidato da Tiefenbrunner
A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof
Gravello Librandi sfidato da Simposia Masseria Monaci
Veneroso Tenuta Ghizzano sfidato da S. Leopoldo Il Poggione
Vino Nobile di Montepulciano: Poliziano sfidato da Valdipiatta
Merlot: Fattoria di Petrolo sfidata da Rosa Bosco
Morellino di Scansano: Le pupille sfidato da Moris Farm
Flaccianello della Pieve Fontodi sfidato da A Sirio San Gervaso
S. Leonardo S. Leonardo sfidato da M. Zanella Ca' del Bosco
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfidato da Lisini
A. A. Lagrein: Colterenzio sfidato da H. Plattner Waldgries
Sagrantino: Colpetrone sfidata da Antonelli San Marco
Merlot Planeta sfidato da Nambrost Tenuta di Ghizzano
Fontalloro Felsina sfidato da Sangioveto Badìa a Coltibuono
Taurasi: Feudi San gregorio sfidato da Mastroberardino
Chianti classico: Castello di Brolio sfidato da Castello di Ama
Valtellina Sforzato: Rainoldi sfidato da Triacca
Amarone: Brunelli sfidato da Tedeschi
Salento rosso: Cosimo Taurino sfidato da Vallone
Barolo: Cordero di Montezemolo sfidato da Cascina Ballarin
VINI ROSATI
  Montepulciano Cerasuolo: Zaccagnini sfidato da Pietrantonj
VINI DOLCI
  Marsala Florio sfida Pantelleria Moscato Passito Murana
Passiti: l'Aleatico dell'Elba sfida il Moscato di Pantelleria
Vinsanto toscano: Selvapiana 1997 sfida Avignonesi 1992
Recioto della Valpolicella: Venturini sfidato da Tedeschi
Recioto di Soave: La Cappuccina sfidata da Pieropan
Aureus Niedermayr sfidato da Essenzia Pojer & Sandri
VINI BIANCHI
  Bianchi del Sud: Benito Ferrara sfida Planeta
Il Carso Vitovska Zidarich sfida il Breg Anfora Gravner
Gavi di Gavi 2004: Nicola Bergaglio sfida Villa Sparina
Verdicchio: Accadia sfida Bucci
Fiano 2004: Luigi Maffini sfida Feudi di San Gregorio
Vernaccia di S. Gimignano: Vagnoni sfida Panizzi
Alto Adige Sauvignon: Terlano sfida S. Michele Appiano
Trebbiano d'Abruzzo: Nicodemi sfida Valentini
Vernaccia di S. Gimignano: Montenidoli sfida La Mormoraia
Sauvignon del Friuli: Pierpaolo Pecorari sfida Villa Russiz
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Grancasale sfida Massaccio
Soave DOC: Vicentini Agostino sfida Inama
Chardonnay: Cervaro della Sala sfidato da Lama di Corvo Rivera
Alto Adige Gewürztraminer:Colterenzio sfida Cantina di Termeno
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Bonci sfidato da Moncaro
Super Pinot bianco: Mauro Drius sfidato dalla Cantina di Terlano
Uvaggi friulani: Lis Neris sfidato da Russiz Superiore
Chardonnay 2000: Planeta sfidato da San Lorenzo
A. A. Sauvignon: Peter Dipoli sfidato da C.P. Cornaiano
Trentino Pinot bianco: Longariva sfidata da Ist. Ag. S. Michele
Frascati Superiore: Castel de Paolis sfidato da Fontana Candida
Chardonnay Les Crêtes sfidato da Terre di Franciacorta Gatti
Soave classico superiore : Gini sfidato da Coffele
Tocai friulano: Vigne di Zamò sfidato da Ronchi di Manzano
Collio sauvignon: Venica sfidata da Russiz Superiore
Verdicchio Castelli Jesi: Umani Ronchi sfidato da Cimarelli
Chardonnay friulani: Dorigo sfidato da Pierpaolo Pecorari
A. A. Gewürztraminer: C.P. Termeno sfidata da C.P. Cornaiano
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