LA VIGNETTA DEL BUONGUSTAIO
ENOTIME WINE SHOW
NATURALITA' & QUALITA'
SPECIALE EST EUROPA
FUORICASELLO
OLEUM - IL MEGLIO DALLE OLIVE ITALIANE
WINE OUTSIDE
AUTOCTONO
BIOQUALIVINO
BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
AL DI LA' DELLA TAVOLA
SAPORI PERDUTI
SALE IN ZUCCA
ALIMENTAZIONE CONSAPEVOLE
FATTI & SFATTI
DOC
PIANETA UOMO
IL VIAGGIATOR... GOLOSO

BERE INFORMATI

Perchè bere informati
Il vino nella filosofia della Grecia Antica
Perché il vino fa bene
Tutte le cifre del vino italiano
Vino & salute
Corso di degustazione vino
Quale tappo per il vino

MANGIARE INFORMATI

Presentato il rapporto sugli italiani e l'alimentazione
Perché mangiare informati
Carni italiane pregiate
Olio extravergine di oliva DOP e IGP
Il pesce di mare e i suoi segreti
Formaggi italiani
Ortaggi, frutta e cereali
Mangiare biologico
I prodotti protetti
Formaggi spagnoli
Cibo e salute

BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI ROSSI

Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja

 


 

"Il degustatore mascherato", o meglio "I degustatori mascherati" saranno i nuovi conduttori dell'ormai affermata rubrica "I Buoni & i Cattivi". Alcuni si chiederanno perchè i giornalisti coinvolti si nascondano dietro una maschera. Semplicemente perchè molte buone firme ormai collaborano con le stesse guide che in questa rubrica dovrebbero idealmente mettere alla gogna, quindi ne deriva un palese conflitto di interessi. Enotime Magazine ha quindi deciso di affidare la rubrica a degustatori seri ed equilibrati che, per ragioni di opportunità, abbiamo deciso di non citare.
L'intento de "I Buoni & i Cattivi" continua ad essere quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverrà una sfida tra un "BUONO", cioè un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non é riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato più attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potrà verificare i rapporti qualità/prezzo. Buon divertimento!

Pubblicato il 17 Gennaio 2006

Il Barbaresco DOCG Riserva 2000 Asili dei Produttori del Barbaresco
sfida
il Langhe DOC Nebbiolo Sorì San Lorenzo 2001 di Gaja

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Per fortuna non erano buoni! Mi riferisco ai Barbaresco 2002 assaggiati in anteprima quasi 8 mesi fa ed oggi sul mercato. Chi non riesce a capire la mia gioia di fronte ad una serie di vini non certo al livello della Denominazione, deve andare indietro nel tempo sino al 2002 e ripensare a che tragica vendemmia sia stata. Acqua e grandine in quantità industriali hanno funestato praticamente tutto il periodo di raccolta. Chi, come me, era in Langa in quei giorni ha visto tanti di quei grappoli dimezzati dalla grandine o pieni di muffa o gonfi di acqua come palloncini da perderne il conto. Così era praticamente impossibile fare del buon Barbaresco con un'annata simile ma.... in cantina tutto è possibile. Per fortuna, quindi, molto pochi tra i vini assaggiati avevano corpo e potenza impensabili per un 2002. Questo ha rivalutato ai miei occhi una denominazione chiacchierata (come del resto quella del Barolo!) per una continua e quasi inarrestabile perdita di identità. In realtà i pochi colli del Barbaresco hanno vissuto una grande espansione che si è bruscamente interrotta intorno all'anno 2000. Risale proprio al 2002 uno studio attento che dimostra come Barbaresco, nell'arco di 4-5 anni, abbia prodotto "una vendemmia in più", sia cioè passato da 2 a 3 milioni di bottiglie nel periodo 1996-2001, trovandosi così con un surplus di prodotto proprio nel momento di contrazione del mercato. Questo riguardo ai numeri, ma il discorso non può non cadere sulle caratteristiche del prodotto imbottigliato. Da una parte si trovavano vini iperconcentrati e supertannici, inespressi al naso e troppo ridondanti in bocca. Dall'altra vini morbidi, quasi suadenti, ben marcati da legni piccoli e con spigoli tannici smussati. La ruvida finezza del Barbaresco era quasi un ricordo che pochi produttori conservavano (e conservano ancora, per fortuna!) come un cimelio. I profumi del Nebbiolo erano (e sono ancora in molti casi) coperti da barriques o da profumi che sono parenti soltanto alla lontana delle finezze di questo vitigno, provenienti forse da nuove forme di vinificazione sulla cui validità potrebbe esserci da ridire. Nello stesso momento le cantine si ingrandivano o si creavano ex-novo, puntando su un continuo rialzo dei prezzi che anche i più sgamati speculatori di borsa avrebbero definito improbabile. Poi è arrivata la logica crisi e molti si sono trovati con le cantine nuove e belle ma piene di vini duri e difficili, divenendo così facile preda dei soliti imbottigliatori "rampanti". Questi hanno potuto mettere sul mercato (tanto per fare un esempio, quello tedesco) dei Barbaresco a 7-8 €, dando un'altra bella mazzata alla zona. Dopo questo "bagno di sangue" credo che molti si siano domandati cosa volevano fare ed in alcuni casi quest'esame di coscienza ha riportato a Barbaresco più umani, forse meno ruffiani ma sicuramente più in sintonia con il territorio e più facilmente connotabili. Assaggiando oggi alcune Riserve 2001 ancora in botte l'idea è che, finalmente, l'Araba Fenice del Barbaresco stia risorgendo dalle sue ceneri e presenti al mondo quei profumi, quell'eleganza e quei tannini "ruvidamente fini" che le sono sempre stati congeniali. Un bel banco di prova sarà anche l'entrata in commercio del 2003, annata opposta alla precedente a causa di temperature sahariane da maggio a ottobre. Speriamo di trovarci di fronte a vini più caldi e pronti, come l'annata comanderebbe; sarebbe un segnale forte per ribadire che, anche a Barbaresco, il vino si fa in vigna.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Se, come in un cruciverba, si domanda ad un qualsiasi langarolo il nome di un produttore di quattro lettere, sono convinto che il 101% farà il nome di Gaja. La sua fama è talmente radicata e meritata che non teme concorrenza. I suoi Barbaresco hanno resa famosa nel mondo questa piccola denominazione e fatto crescere sia il numero di produttori che le bottiglie vendute ai quattro angoli della terra. Da quando Giovanni Gaja a fine ottocento vendeva vino nella sua Osteria a Barbaresco la famiglia ha fatto passi da gigante verso l'alta qualità. Angelo ha messo gli ultimi mattoni a questa dinastia familiare, sia in vigna (dove oramai si viaggia per i 90 ettari vitati tra proprietà ed affitto) sia in cantina che nei rapporti con il pubblico. Ha capito che per vendere un vino a certi prezzi non basta che sia buono, deve essere anche "unico", essere desiderato come una donna bellissima ma giustamente ritrosa. Dalle sue cantine escono prodotti che hanno fatto la storia dell'enologia piemontese ed italiana degli ultimi 25 anni e che sono sempre sinonimi di altissima qualità. Ma la sfida non si è fermata al Nebbiolo ed ha toccato prima vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon e Chardonnay, per poi uscire dal Piemonte ed approdare in Toscana dove ha applicato le proprie regole a vini come il Brunello di Montalcino ed i Supertuscan bolgheresi. Se ci mettiamo anche l'importazione di molti vini esteri il cerchio si chiude su un'azienda tra le migliori in Italia e nel mondo. Nella sua cantina, continuamente rinnovata, trovano posto vasi vinari in acciaio termocondizionato per le fermentazioni, nonché barriques e botti per l'affinamento. La produzione annua si attesta intorno alle 300.000 bottiglie, prevedendo anche vini di minore importanza come un sempre piacevole Dolcetto. Bisogna dare atto a Gaja di fare scelte coraggiose, come quella di non mettere in commercio il Barbaresco 2002, giudicato (per noi a ragione) non all'altezza del nome.
Da chi ha puntato tutto sul proprio nome passiamo a chi gioca ogni carta su un nome che ne racchiude molti altri. I Produttori del Barbaresco sono infatti una Cooperativa nata nel 1958 con 19 agricoltori e che oggi ne conta 60 con circa 100 ettari di vigneto. Complessivamente vinifica quasi un quinto di tutto il Barbaresco disponibile, il che ne fa un vero "gigante" locale. Siamo però di fronte ad un gigante buono, che accanto al sempre caratteristico Barbaresco di annata propone sia un Nebbiolo base corretto che una quasi infinita serie di cru storici. Sono ben nove infatti le Riserve che escono nelle migliori annate e portano nomi famosi come Montestefano, Rabajà, Rio Sordo, Ovello, Moccagatta, Pajè, Pora ed ovviamente Asili. Il fortunato che potrà assaggiarle tutte, oltre che godere di brutto, si farà una cultura sulle differenze dei vari terroir. Credo fondamentale della cantina, per quanto riguarda le Riserve, è infatti quello di mantenere intatte le varie particolarità grazie a vinificazioni naturalmente accurate e a maturazioni solo in legni grandi. Di recente la quasi totale sostituzione del parco botti ha permesso un ulteriore incremento qualitativo. Sul fronte del Barbaresco base si cerca invece di creare un blend rispettoso dell'annata e delle caratteristiche del vitigno e di metterlo in commercio ad un prezzo assolutamente concorrenziale. In alcuni casi i prezzi sono quasi "spudoratamente" concorrenziali, tanto da meritarsi plausi unanimi per il rapporto qualità/prezzo. Il numero di bottiglie in commercio varia molto a seconda dell'ingresso o meno di riserve in commercio ma normalmente si aggira intorno alle 350/400.000 bottiglie.
Per quanto riguarda le valutazioni sulle guide di settore Il Sorì San Lorenzo 2001 ha avuto Tre Bicchieri dal Gambero Rosso, Cinque Grappoli dall'AIS, 19/20 dall'Espresso e Tre Stelle Blu da Veronelli. L'Asili Riserva 2000 ha Due Bicchieri dal Gambero Rosso, Quattro Grappoli dall'AIS, 17/20 dall'Espresso, Tre Stelle Rosse da Veronelli e la Corona da Vini Buoni d'Italia, che stranamente non recensisce il Sorì San Lorenzo. La bilancia pare pendere decisamente verso il Sorì San Lorenzo 2001...

IL BUONO
IL CATTIVO

Langhe DOC Nebbiolo Sorì San Lorenzo 2001
Gaja
Via Torino 36, 12050 Barbaresco (CN)
tel. 0173.635158 - fax 0173.635256
E-mail: gajad@tin.it
Bottiglie prodotte: 12.000
Prezzo medio in enoteca: circa 230-250 €

Gli appassionati di Gaja e del Piemonte sono perfettamente a conoscenza della decisione di Angelo di "declassare" i propri cru e rinunciare alla denominazione Barbaresco. Credo che mai una decisione di questo tipo sia stata più discussa, ma oramai non possiamo che prenderne atto e concentrarsi sul vino in bottiglia e non sulle scritte in etichetta. Nel campo che ci interessa la differenza sostanziale è in un'aggiunta minima (5%) di Barbera che difficilmente si percepisce al palato. Nasce comunque nell'omonimo vigneto di 3 ettari, posto a circa 260 metri s.l.m. con un'esposizione sud/sud-est. La densità è intorno alle 4.000 piante per ettaro, la forma di allevamento è il guyot e l'età media delle viti è di 35 anni. La grande attenzione al vigneto porta ad una produzione bassissima, che supera di poco il chilo per pianta. Le uve sono state vinificate in serbatoi inox, con la temperatura che non ha mai superato i 28°C. Dopo una ventina di giorni si è svinato ed il vino è andato in barriques dove ha svolto la malolattica ed è rimasto per 12 mesi. Altri 12 sono stati quelli passati in botte grande, dopo di che si è passati all'imbottigliamento ed al lungo periodo (24 mesi) di affinamento. La bottiglia ora è qui di fronte a me, giuntami (non lo nego!) come graditissimo omaggio natalizio. Ho avuto quasi paura a stapparla, pregando in varie lingue gli Dei del vino affinchè non sapesse di tappo. Le preghiere hanno avuto effetto ed ora sto versando il vino nel bicchiere. Il colore è rubino con lievissime sfumature granato. L'intensità e la brillantezza sono notevoli: sembra un vino di massimo due anni. Il naso è immediatamente avvolgente con note che prima portano verso le spezie, il caffè ed il tabacco e solo in un secondo momento verso la frutta rossa. In quest'ultima riconosciamo anche note di confettura, raramente percepite in altre annate di Sorì San Lorenzo. La potenza è notevole e tra le numerose sinfonie aromatiche cogliamo anche lievi note vegetali. Complessivamente non veniamo stregati dal mix, aspettandoci forse note più schiettamente portate verso gli aromi del Nebbiolo. In bocca la grande trama tannica si rende rotonda ed armonica per un palato di grande lunghezza e finezza. Potremmo definirlo quasi "opulento" se il giusto tannino non ci riportasse verso terra. Gioiosamente constatiamo la lunghezza e la bella, dolce, chiusura, accorgendosi solo alla fine che forse manca uno degli attori più conosciuti di questo vino: il nerbo. Sarà ancora giovane, ma non ritroviamo quella vena di austera pienezza che ci ha fatto impazzire in altre annate. .

L

A

 

S

F

I

D

A

Barbaresco DOCG Riserva 2000 Asili
Produttori del Barbaresco
Via Torino 52, 12050 Barbaresco (CN)
tel. 0173.635139 - fax 0173.635130
E-mail: produttori@produttoridelbarbaresco.com
Bottiglie prodotte: 13.000
Prezzo medio in enoteca. circa 24 €

La parte di vigneto in Asili dei Produttori è di circa 2 ettari e mezzo e si trova con esposizione sud ed in parte sud-ovest. L'altezza media è di circa 280 metri s.l.m. ed il terreno è composto da argilla e calcare, con venature sabbiose affioranti. La densità qui è intorno alle 3.000 piante e la resa (almeno per il 2000) si aggira sui 45 quintali per ettaro. Ho messo la frase tra parentesi perchè il 2000, al contrario del 2001 è stato un anno molto caldo, con difficoltà di maturazione fenolica; la selezione in pianta sia prima che durante la vendemmia è stata quindi fondamentale per avere in cantina solo uve perfette.
La vinificazione si è svolta in vasi inox ed è proseguita per oltre venti giorni con temperature massime intorno ai 30°C. I rimontaggi, nei primi giorni di fermentazione tumultuosa, avvenivano 2-3 volte al giorno. La malolattica si è svolta in botte grande, come del resto la fase di maturazione, protrattasi per 36 mesi. In questo periodo i travasi sono stati effettuati almeno 1-2 volte all'anno. Dopo l'imbottigliamento il vino è rimasto 8-10 mesi in affinamento prima di entrare in commercio.
Ora ho il vino nel bicchiere e, se Dio vuole, ha il giusto color rubino leggermente aranciato di un Nebbiolo di 5 anni. Il naso parte subito con profumi speziati e balsamici per arrivare, passando attraverso una bella ciliegia matura, a note floreali molto fini. La gamma è indubbiamente classica, netta e potente, richiamando in maniera inequivocabile aromi "molto nebbioleggianti", sempre presenti nei vini di questa cantina. Con un vino del genere ho la sensazione di sentirmi a casa e quindi vado fiducioso all'assaggio dove incontro un tannino di bella fattura che non ha la minima intenzione di cedere il passo. Me lo ritrovo in tutte le fasi della degustazione ma non è mai ingombrante o sopra le righe; è semplicemente la grana del Barbaresco che viene e resta a galla, accanto ad un'armonia dettata da acidità inferiori alla media ma sempre nella norma.
Chiude finalmente morbido, anche se austero sino all'ultimo. Senza dubbio un vino che piacerà a meno persone ma che conquisterà per sempre gli amanti del Barbaresco. Se poi, pur con i distinguo dovuti al nome, al blasone ed al marchio, ci mettiamo che costa un decimo dell'altro, la conquista avverrà anche sul campo del portafoglio.

COMMENTO FINALE: Scusate l'immodestia, ma pasteggiare (dopo la degustazione, s'intende!) con questi due vini mi ha fatto arrivare al settimo cielo. Sembravano staffettisti che si davano il cambio. Volevo rotondità potenza? Ecco il Sorì San Lorenzo 2001! Mi andava di più un tannino marcante? Arriva l'Asili Riserva 2000 con i suoi attributi! Era il momento di una fontina valdostana di media stagionatura? Il Sorì San Lorenzo la armonizzava al palato e la rendeva dolcemente pastosa! Un piccolo morso di pecorino molto stagionato? Un sorso di Asili Riserva e la sua fresca lunghezza sgretola le pungenti salinità e crea un connubio armonico! Ma non solo i formaggi sono adatti per i nostri. Mi immagino il Sorì San Lorenzo con un carré di manzo e l'Asili Riserva con una più prosaica coda alla vaccinara. Se poi volete, il Sorì San Lorenzo si trasforma anche in un inconsueto vino da meditazione.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Come avete visto sono due grandi prodotti che possono però dividere la platea. Da una parte siamo più sulla suadenza e potenza armonica, dall'altra sulla lineare freschezza e ancheggiante rusticità. Tutte queste caratteristiche possono ammaliare ma alla fine devo scegliere e scelgo, senza rimorsi, l'Asili Riserva 2000. E' un vino che oltre alle grandi caratteristiche parla il mio stesso linguaggio. Forse più rude del contendente è comunque appagante e perfettamente dentro la tipologia che chiediamo al Barbaresco Riserva. Per questo, se doveva essere un segnale di maggiore apertura a gamme più internazionali, ben ha fatto Gaja a portare il Sorì San Lorenzo nella DOC Langhe. Magari però poteva anche ritoccare leggermente il prezzo che è effettivamente "fuori quota", anche senza paragonarlo a quello dell'Asili Riserva.

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualit per le prossime sfide? Scrivimi!

ARCHIVIO ARTICOLI SEZIONE: BUONI & CATTIVI - LA SFIDA
VINI SPUMANTI
  Trento DOC: il Brut 1995 Zeni sfida il Perle' 2002 Ferrari
Metodo classico: Castel Faglia sfida Cavit
Spumante: Gavi La Scolca sfida Franciacorta Bellavista
Alto Adige Arunda Vivaldi sfida Franciacorta Bellavista
Brut Ris. 1996 Garofoli sfida Gran Cuvée Brut 1999 Bellavista
Franciacorta: Monte Rossa sfidato da Barboglio De Gaioncelli
Monsupello Brut Nature sfidato da Velenosi Brut
Ris. Fondatore Ferrari sfidato da Cuvée Pojer & Ssandri
Franciacorta DOCG: Uberti sfidato da Cavalleri
VINI ROSSI
  Barolo 2003: Bel Colle sfida Chiara Boschis
Dogliani DOCG: San Fereolo sfida Abbona Marziano
Aglianico del Vulture: Paternoster sfida Cantine del Notaio
Sangiovesi di Maremma: Colle Massari sfida Le Pupille
Rosso Piceno Sup. 2003: De Angelis sfida Velenosi
Nobile 2003: Le Casalte sfida Asinone di Poliziano
Bolgheri 2003: Argentiera sfida il Sassicaia
Salento: il Terra 2003 sfida il Graticciaia 2001
Montepulciano: il Cerano 2003 sfida il Kurni 2004
Alto Adige: Schiava sfida Pinot Nero
Valpolicella Superiore: Antolini sfida Tenuta S. Antonio
Brunello di Montalcino 2000: Soldera sfida Fanti
Produttori del Barbaresco sfida Angelo Gaja
Chianti Classico: Le Cinciole sfida Il Molino di Grace
Dolcetto 2004: Fratelli Savigliano sfida Pecchenino
Nero d'Avola 2002: Feudo Montoni sfida Firriato
Rosso Conero: Marchetti sfida Fattoria Le Terrazze
Aglianico del Vulture: Cantina di Venosa sfida Basilisco
Nebbioli: Roero 2002 Deltetto sfida Barolo 1999 Clerico
Cannonau: il Carnevale Sedilesu sfida il Turriga Argiolas
Supertuscan 2000: Le Pergole Torte sfida Carbonaione
Valpolicella Superiore: Meroni sfida Romano Dal Forno
Teroldego Rotaliano 2001: Donati sfida Foradori
Vino Nobile di Montepulciano: Salcheto sfida Fattoria del Cerro
Barbaresco DOCG 2000: Marchesi di Gresy sfida Gaja
Sagrantino di Monfefalco: Bea sfida Arnaldo Caprai
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfida Siro Pacenti
Sangiovese di Romagna: Drei Donà sfida San Patrignano
Lagrein Dunkel: C.P. Andriano sfidata da C.P. Termeno
Rosso Piceno: Saladini Pilastri sfidato da Azienda Ciù Ciù
Salento IGT: Masseria Monaci sfidato da Santi Dimitri
Montepulciano d'Abruzzo: Illuminati sfida Masciarelli
Chianti classico: La Massa sfidato da Castellare di Castellina
Barolo DOCG Bussia '98: Prunotto sfidato da F.lli Oddero
Merlot in famiglia: Ronchi di Manzano sfidato da Livon
Dolcetto di Dogliani: Pecchenino sfidato da Quinto Chionetti
Tagli bordolesi: Colterenzio sfidato da Loredan Gasparin
Barbaresco 1998: Fontanabianca sfidato da Cascina Luisin
Montepulciano d'Abruzzo: Masciarelli sfidato da Agriverde
A. A. Cabernet Sauvignon: Tedeschi sfidato da Tiefenbrunner
A. A. Pinot nero: Hofstätter sfidato da Stroblhof
Gravello Librandi sfidato da Simposia Masseria Monaci
Veneroso Tenuta Ghizzano sfidato da S. Leopoldo Il Poggione
Vino Nobile di Montepulciano: Poliziano sfidato da Valdipiatta
Merlot: Fattoria di Petrolo sfidata da Rosa Bosco
Morellino di Scansano: Le pupille sfidato da Moris Farm
Flaccianello della Pieve Fontodi sfidato da A Sirio San Gervaso
S. Leonardo S. Leonardo sfidato da M. Zanella Ca' del Bosco
Brunello di Montalcino: Casanova di Neri sfidato da Lisini
A. A. Lagrein: Colterenzio sfidato da H. Plattner Waldgries
Sagrantino: Colpetrone sfidata da Antonelli San Marco
Merlot Planeta sfidato da Nambrost Tenuta di Ghizzano
Fontalloro Felsina sfidato da Sangioveto Badìa a Coltibuono
Taurasi: Feudi San gregorio sfidato da Mastroberardino
Chianti classico: Castello di Brolio sfidato da Castello di Ama
Valtellina Sforzato: Rainoldi sfidato da Triacca
Amarone: Brunelli sfidato da Tedeschi
Salento rosso: Cosimo Taurino sfidato da Vallone
Barolo: Cordero di Montezemolo sfidato da Cascina Ballarin
VINI ROSATI
  Montepulciano Cerasuolo: Zaccagnini sfidato da Pietrantonj
VINI DOLCI
  Marsala Florio sfida Pantelleria Moscato Passito Murana
Passiti: l'Aleatico dell'Elba sfida il Moscato di Pantelleria
Vinsanto toscano: Selvapiana 1997 sfida Avignonesi 1992
Recioto della Valpolicella: Venturini sfidato da Tedeschi
Recioto di Soave: La Cappuccina sfidata da Pieropan
Aureus Niedermayr sfidato da Essenzia Pojer & Sandri
VINI BIANCHI
  Bianchi del Sud: Benito Ferrara sfida Planeta
Il Carso Vitovska Zidarich sfida il Breg Anfora Gravner
Gavi di Gavi 2004: Nicola Bergaglio sfida Villa Sparina
Verdicchio: Accadia sfida Bucci
Fiano 2004: Luigi Maffini sfida Feudi di San Gregorio
Vernaccia di S. Gimignano: Vagnoni sfida Panizzi
Alto Adige Sauvignon: Terlano sfida S. Michele Appiano
Trebbiano d'Abruzzo: Nicodemi sfida Valentini
Vernaccia di S. Gimignano: Montenidoli sfida La Mormoraia
Sauvignon del Friuli: Pierpaolo Pecorari sfida Villa Russiz
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Grancasale sfida Massaccio
Soave DOC: Vicentini Agostino sfida Inama
Chardonnay: Cervaro della Sala sfidato da Lama di Corvo Rivera
Alto Adige Gewürztraminer:Colterenzio sfida Cantina di Termeno
Verdicchio dei Castelli di Jesi: Bonci sfidato da Moncaro
Super Pinot bianco: Mauro Drius sfidato dalla Cantina di Terlano
Uvaggi friulani: Lis Neris sfidato da Russiz Superiore
Chardonnay 2000: Planeta sfidato da San Lorenzo
A. A. Sauvignon: Peter Dipoli sfidato da C.P. Cornaiano
Trentino Pinot bianco: Longariva sfidata da Ist. Ag. S. Michele
Frascati Superiore: Castel de Paolis sfidato da Fontana Candida
Chardonnay Les Crêtes sfidato da Terre di Franciacorta Gatti
Soave classico superiore : Gini sfidato da Coffele
Tocai friulano: Vigne di Zamò sfidato da Ronchi di Manzano
Collio sauvignon: Venica sfidata da Russiz Superiore
Verdicchio Castelli Jesi: Umani Ronchi sfidato da Cimarelli
Chardonnay friulani: Dorigo sfidato da Pierpaolo Pecorari
A. A. Gewürztraminer: C.P. Termeno sfidata da C.P. Cornaiano
LA VIGNETTA DEL BUONGUSTAIO | ENOTIME WINE SHOW | NATURALITA' & QUALITA' | SPECIALE EST EUROPA | FUORICASELLO | OLEUM - IL MEGLIO DALLE OLIVE ITALIANE | WINE OUTSIDE | AUTOCTONO | BIOQUALIVINO | BUONI & CATTIVI - LA SFIDA | AL DI LA' DELLA TAVOLA | SAPORI PERDUTI | SALE IN ZUCCA | ALIMENTAZIONE CONSAPEVOLE | FATTI & SFATTI | DOC | PIANETA UOMO | IL VIAGGIATOR... GOLOSO | BERE INFORMATI | MANGIARE INFORMATI

Se desideri ricevere in anteprima informazioni sui corsi che si svolgeranno nella Tua città compila l'apposito Modulo di Richiesta.

I PROSSIMI CORSI | ZOOM | FORUM | LA NOTIZIA DEL GIORNO | LA RICETTA DEL GIORNO | IL COCKTAIL DEL GIORNO
INFO | CORSI | SERVIZI PER AZIENDE | RISTORAZIONE | ENOLOGI | PARTNERS

info@enotime.it
 
Copyright 1997-2010 Enotime sas